Siamo una barzelletta
Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.
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Originariamente Scritto da zuse Visualizza MessaggioSiamo una barzelletta
I volenterosi...pagatori, va intesa così la nuova targa che i pagliacci si sono appiccicati sul fondoschiena.
Ma non sarebbe più pietoso ormai spazzarli via quei mostriciattoli? Ma quanto può reggere ancora quella unione di cadaveri, questa Europa di agonizzanti? I miasmi è diventato impossibile e anche inutile coprirli con i deodoranti, segno preclaro che il cadavere sta giungendo agli ultimi stadi di decomposizione....ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni
«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta»
C. Campo - Moriremo Lontani
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La raffigurazione sputata di un moderno sabba stregonesco....ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni
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nella necropoli deserta»
C. Campo - Moriremo Lontani
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Originariamente Scritto da zuse Visualizza MessaggioMa no tranquillo,.abbiamo il magico trio a tutelarci !
Originariamente Scritto da claudio96
sigpic
più o meno il triplo
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Originariamente Scritto da Ponno Visualizza Messaggio
Donna al volante pericolo costante
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Il «resto del mondo» da Xi: perché il vertice in Cina con Putin e Modi è tra i più importanti dell'anno, e cos'è la sua «nuova teoria della sicurezza»
Dal 31 agosto al 3 settembre, Xi Jinping presiederà a Tianjin il vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai: sarà ribadita la sua dottrina, che «supera la teoria occidentale»
di F. Rampini
Leader di oltre 20 Paesi e 10 organizzazioni internazionali parteciperanno al vertice di Tianjin. L’elenco è impressionante. Dà un’idea dei paesi che in questa fase storica vogliono essere «nelle grazie della Cina». L’albo d’oro dei leader che affluiscono in Cina in queste ore include: il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, il primo ministro indiano Narendra Modi, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il primo ministro pakistano Shahbaz Sharif, il presidente russo Vladimir Putin, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly. A seguire, i leader di tutte le Repubbliche dell’Asia centrale ex-sovietiche (un tempo saldamente ancorate alla sfera d’influenza di Mosca), tutti i paesi del Sud-est asiatico inclusi quelli più filoamericani come Indonesia e Vietnam. E tantissimi altri. Più i capi di quasi tutte le organizzazioni multilaterali del mondo, dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres in giù.
«Xi userà il vertice come un’opportunità per illustrare un ordine internazionale post-americano, e dimostrare che tutti gli sforzi della Casa Bianca per contrastare Cina, Iran, Russia e ora anche India non hanno avuto l’effetto sperato», ha dichiarato Eric Olander, direttore del China-Global South Project.
Per capire il Xi-pensiero, e il messaggio che trasmetterà al Resto del Mondo in questo vertice, la lettura obbligata è l’organo del partito comunista cinese, il Quotidiano del Popolo. In particolare un articolo intitolato: «La Nuova teoria della sicurezza di Xi», firmato da Liu Xuelian dell’Università di Jilin. Sostiene che l’Iniziativa per la Sicurezza Globale (GSI) non è solo una proposta politica, ma una vera teoria. Sfida le dottrine occidentali delle relazioni internazionali, come il realismo (o realpolitik) e il liberalismo. Offre una visione sull’ascesa della Cina: in quanto potenza globale sarà fondamentalmente diversa dagli egemoni del passato». L’Iniziativa per la Sicurezza Globale (GSI), spiega il teorico del Xi-pensiero, è «un’innovazione sistemica: il pensiero tradizionale è centrato sullo Stato, invece la nostra sicurezza globale guarda all’umanità nel suo complesso. È la manifestazione di una visione olistica del mondo, rappresenta una trasformazione fondamentale del paradigma teorico».
La dottrina di Xi, prosegue, «supera la teoria realista occidentale secondo cui la sicurezza è antagonistica e a somma zero; al contrario afferma il principio dell’indivisibilità della sicurezza. La teoria realista occidentale sostiene che, in un contesto anarchico della società internazionale, gli Stati debbano massimizzare il potere per garantire la propria sicurezza, cercando di costruirla sull’insicurezza altrui. Così, quando la potenza di un paese – in particolare quella militare – cresce, provoca la reazione di altri attraverso misure precauzionali o corse agli armamenti, dando origine a dilemmi di sicurezza. Quando uno Stato non ha abbastanza potere per garantire la propria sicurezza, ricorre spesso ad alleanze militari, che sono esclusive e dirette contro terzi. Questo aggrava le divisioni e i conflitti nella comunità internazionale. Invece il principio cinese della sicurezza indivisibile rifiuta la logica selettiva, spinge la governance globale a passare dalla frammentazione all’integrazione sistemica».
Per quanto aggiornata nel linguaggio, la dottrina che Xi offre al Resto del Mondo, o Grande Sud globale, è identica alla propaganda che i suoi predecessori diffondevano da decenni. Non è una risposta specifica a Donald Trump. I concetti fondamentali di questa visione antioccidentale cominciarono a essere lanciati all’inizio del millennio, durante le presidenze di George W. Bush e di Barack Obama. Da allora in consessi come i BRICS e la SCO il partito comunista diffonde presso il Resto del Mondo il concetto che la Cina «è una potenza pacifica, non ha mai praticato il colonialismo dei bianchi, non invade e non fa guerra», mentre accusa l’America di «riesumare le ostilità della guerra fredda».
I paesi vicini sanno che la realtà è molto diversa. Per limitarsi solo al suo passato recente e comunista: la Cina ha partecipato all’aggressione unilaterale contro la Corea del Sud (1950-53), ha attaccato l’India (1962), ha invaso il Vietnam (1979), ha scagliato le forze armate contro i propri civili indifesi (Pechino 1989), ha represso con interventi militari rivolte etniche in regioni storicamente non-cinesi (Tibet, Xinjiang, 2008-2009), ha calpestato gli impegni presi sul rispetto dell’autonomia di Hong Kong (2019-2021). Inoltre la Cina moltiplica le «prepotenze a bassa intensità» per intimidire tutti i vicini con cui ha contese territoriali. Il vero pensiero cinese sui vicini lo rese esplicito nel 2010 colui che allora era uno dei massimi esponenti della politica estera, il diplomatico Yang Jiechi. In un summit a Singapore in cui gli venivano rinfacciate le incursioni brutali della marina cinese a danno degli Stati limitrofi, rispose: «La Cina è un grande paese e altri paesi sono piccoli, questo è un dato di fatto».
Quel linguaggio si ricollega ad una tradizione millenaria. La Cina imperiale – oltre a distinguersi in conquiste coloniali proprio come gli imperi europei, vedi Tibet, Xinjiang, Mongolia, più pezzi del territorio indocinese – ha sempre considerato le relazioni internazionali in termini gerarchici. I piccoli vicini non avevano da temere se si comportavano da tributari, vassalli, rendevano omaggio alla superiorità cinese, versavano imposte. Ma la storia non conta, quel che va in scena in questi giorni è la disponibilità del Grande Sud globale a legittimare la narrazione di Xi. E alla Parata della Vittoria si affacceranno anche due leader di paesi europei, Serbia e Slovacchia, un tempo nella sfera imperiale russa, oggi destinatari di importanti investimenti cinesi.
https://www.corriere.it/oriente-occi...tml?refresh_ce...ma di noi
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C. Campo - Moriremo Lontani
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LA TELA DI PENELOPE
di Marco Travaglio
La Russia continua ad attaccare e ad avanzare in Ucraina.
Ma va? Chi l’avrebbe mai detto.
L’unica cosa che stupisce è lo stupore. Da tre anni e mezzo, per l’Occidente, la scelta è sempre la stessa. Non tra la pace e i condizionatori accesi, come disse quel genio. Ma tra il provare a vincere la guerra inviando qualche centinaio di migliaia di soldati a combattere e a morire sul campo (ipotesi esclusa fin dall’inizio), e l’accettare un compromesso con chi la sta vincendo.
Il compromesso, nel marzo 2022 a Istanbul, costava poco: non prevedeva cessioni di territori, ma solo Kiev fuori dalla Nato e parzialmente demilitarizzata e l’autonomia speciale al Donbass.
Ora costa di più: oltre alle altre condizioni, il controllo russo su Crimea, Lugansk, Donetsk e tre quarti occupati degli oblast di Zaporizhzhia e Kherson.
E domani sarà ancor più costoso.
È un ricatto?
Sì, come in tutte le guerre. Ci sono alternative? No.
A meno che sia un’opzione continuare a drogare Zelensky con promesse di armi e soldi (che non abbiamo) perché mandi al macello i suoi superstiti e perda altri territori.
È la linea criminale e criminogena prima della Nato e, ora che Trump s’è sfilato, della sola Ue, che vaneggia di articoli 5 e “addestratori militari nell’Ovest dell’Ucraina” (l’ultima ideona della Kallas, che esporrà ad attacchi forsennati anche quelle regioni finora risparmiate).
Qualcuno avrà notato il folle ghigno con cui Macron e Merz, tornati in posizione eretta dopo le genuflessioni a Trump, annunciano l’uno che “Putin è un orco” e l’altro che “non ci sarà nessun vertice Zelensky-Putin”.
Peskov, portavoce dell’orco, ha risposto che “il bilaterale è tutt’altro che escluso, ma va preparato bene”.
In effetti, mentre la posizione russa è chiara (e condivisa a Washington), quella ucraina è buio fitto.
Zelensky a dicembre ammise: “Non riprenderemo i territori occupati”.
Poi parlò di “riconquista” completa. Ieri ha ricambiato idea.
E Putin, disponibile a vederlo dopo aver parlato con Trump di compromessi territoriali, non ama gli incontri al buio. Né ha interesse a una tregua che, se l’Ue non smette di comprare armi dagli Usa per inviarle a Kiev, favorirebbe solo il suo nemico.
È una tela di Penelope. Trump ogni notte agevola i negoziati e l’Ue ogni giorno li sabota: poi, siccome ovviamente la guerra continua con l’Ucraina che continua ad arretrare e la Russia ad avanzare, si mette a strillare: “Visto che Putin non vuole trattare?”.
Intanto i russi, pezzo per pezzo, si prendono con bombardamenti e stragi ciò che chiedono per via negoziale. E, non paghi delle cinque regioni annesse, entrano pure in una sesta: il Dnipropetrovsk.
Oggi Zelensky offre ciò che Putin gli chiedeva nel 2022. Domani magari dovrà implorarlo di accettare ciò che gli chiede oggi.»
https://infosannio.com/2025/08/30/la-tela-di-penelope/...ma di noi
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C. Campo - Moriremo Lontani
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