Cari amici del forum, ho pensato di aprire questo spazio per esplorare insieme il 'perché' dietro molte delle pratiche che adottiamo in palestra!
La Scienza dietro
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dopo tanto tempo mi ritrovo su queste pagine. Forse si apre un nuovo periodo dell'allenamento con i pesi? un periodo stimolato dalle necessità di alcune riflessioni più profonde sull'allenamento a "espressione endogena? Forse ci siamo stancati dei video e delle parole di una cultura fisica fatta di slogan motivazionali che cercano di nascondere il vuoto della loro teoria. Insomma, se togliamo la chimica, cosa resta di quei protocolli tanto decantati, di quegli atleti così straordinariamente pieni e voluminosi?
Penso sia il tempo di tornare a un linguaggio che consideri rispettosamente la biologia e la logica del vivente.
Come posso ragionare di una programmazione, di una pianficazione di esercizi e di carico, quando utilizzando un supporto esogeno sposto artificiosamente i confini della fisiologia?
Il calo di interesse dei forum è sostanzialmente la resa dinanzi all'avanzare di una generazione che si fida di quanto dimostrato con fatti evidenti di atleti dichiaratamente enhanced, dunque una realtà allenante in cui un eccesso di volume e intensità si dimostrerebbero impossibili da gestire e sostenere da un corpo normale.
Del resto, i giovani sono attratti dalle parole di questi guru di atleti enhanced in quanto non possono essere falsificati, si presentano come dogmi, perché i risultati che dimostrano arrivano comunque.
Al contrario, l'allenamento dell'atleta a espressione endogena, quello che difendo e moltissimi di noi difendono, è la vera scienza: se il nostro metodo è sbagliato, il nostro corpo non cresce oppure si infortuna. La biologia "allenante", quello che scelto io da sempre naturale, è il giudice unico e supremo che non può accettare parole vane e vuote. Sarebbe dunque tempo di guadagnare lentamente ogni piccola fibra muscolare, andare oltre l'apparenza delle frasi vuote, è tempo per chi fosse in bilico tra la spinta esogena e il mantenimento della forza endogena di cercare la sintonia delle proprie funzioni muscolari e organiche, evitando di trattare il muscolo come qualcosa da "distruggere", ma di generare una perturbazione omeostatica mirata e recuperabile ottimizzando il rapporto stimolo/recupero, altrimenti definito come volume critico.
Sono convinto che chi ignora il limite biologico non fa che parlare al vuoto, ma chi invece lo studia e lo sfida con profondità, compie un atto di vera conoscenza.GUTTA CAVAT LAPIDEM
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MANX SDS
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