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Discussione: Integratori erboristici

  1. #1
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    Predefinito Integratori erboristici

    ecco un bel cosino che ho trovato su http://utenti.lycos.it/supplementi/studies4.html

    Recentemente l'uso degli integratori erboristici ha subito un notevole incremento e pare che la tendenza sia destinata ad aumentare, soprattutto grazie alle discipline di meditazione, filosofiche, alimentari e sportive ispirate dall'oriente, ove se ne fa un largo utilizzo. Pertanto viene pubblicata una serie di schede molto piu' approfondite destinate alle piante piu' comunemente usate in ambito erboristico in Italia.

    ***********

    ACEROLA
    Altri nomi usati: Ciliegia delle Indie occidentali, Barbados cherry, Puerto Rican cherry, West indian cherry, Huesito
    Nome botanico: Malpighia glabra L., Malpighia punicifolia L.
    Principi attivi: VITAMINA C (14,5%), VITAMINA A, TIAMINA, RIBOFLAVINA, NIACINA, CALCIO, FERRO, FOSFORO,
    Erba sostitutiva: ROSA CANINA
    Erbe sinergiche: ROSA CANINA
    L'Acerola viene usata soprattutto in composizioni di concentrati per apporto di vitamina C. Le altre vitamine e i sali minerali dell'Acerola sono contenute in concentrazioni comparabili a quelle di altri frutti. Appartiene alla categoria della frutta acidula, ricca di acidi organici, in particolare di acido malico. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare ha azione alcalinizzante per l'organismo perché gli acidi deboli, con l'ossidazione, generano acido carbonico che, combinandosi con il Sodio e il Potassio nel sangue, forma carbonati e bicarbonati: questi aumentano la riserva alcalina dell'organismo, utile difesa occorrente a neutralizzare acidi diversi che possono formarsi in seguito a condizioni morbose. D'altra parte gli stessi acidi organici formano sali di vario tipo (es. ossalati) che possono essere di importanza rilevante in caso di calcolosi renale.




    ALGHE BRUNE O KELP
    Altri nomi usati: Laminaria, Algina, Alginati, Algin, Alginates, Kelp gigante
    Nome botanico: Macrocystis pyrifera (L.) C.A. Agardh., Laminaria digitata (L.) Edmonson, Ascophyllum nodosum (L.) LeJolis
    Principi attivi: ACIDO ALGINICO FORMATO DA ACIDO D-MANNURONICO E ACIDO L-GULURONICO
    Erba sostitutiva: FUCUS
    L'alginato estratto dalle alghe brune è importante non tanto per le sue proprietà terapeutiche, quanto perché se ne fa un largo consumo in vari settori: da quello alimentare come gelificante a quello medico-farmaceutico. Sembra inoltre che l'alginato di sodio (con maggiori percentuali di acido guluronico) abbia capacità di ridurre l'assorbimento dello stronzio e diminuisce la ritenzione, di altri cationi. Le gomme naturali sono dei polisaccaridi eterogenei. Pare che la formazione da parte delle piante abbia cause fitopatologiche. Le gomme formano soluzioni adesive con acqua calda. Si suddividono in: - solubili quando danno soluzioni colloidali sciogliendosi in acqua (gomma arabica); - semisolubili quando si comportano come le insolubili e poi, per aggiunta di altra acqua diventano solubili; - insolubili se in acqua rigonfiano e danno un gel (gomma adragante, gomma karaja, gomma guar, glucomannano). L'impiego farmaceutico e cosmetico è molto vario: eccipienti, correttivi, viscosizzanti, emulsionanti ecc., in fitoterapia vengono usati anche direttamente come blandi lassativi, anoressanti, protettivi delle mucose e antiacidi. Il gel naturale estratto dall'agar è insolubile in acqua fredda ma facilmente solubile in acqua bollente ; la soluzione ottenuta (sol) è un gel solido che non fonde al di sotto degli 85° C. Con l'essiccamento del gel viene prodotta una polvere priva di tossicità che può assorbire fino a 200 volte il peso in acqua e che viene utilizzata dall'industria alimentare come addensante, dall'industria farmaceutica per sospensioni, gel e supposte, nella ricerca di laboratorio come terreno di coltura e in odontoiatria. Nella fitoterapia è considerato un buon lassativo meccanico. La gomma guar non è né solubile né dispersibile nei solventi organici. La viscosità dei sol di gomma guar non è modificata da cambiamenti di PH tra 4 e 10,5. È compatibile con la gelatina, l'amido e molte altre gomme insolubili. La gomma di carrubo è compatibile con la gelatina, l'amido e altre gomme vegetali; ha usi simili a quelli della gomma guar e viene utilizzata anche al posto della adragante; può aumentare la forza dei gel d'agar e ritardare la loro sineresi. Essa viene idratata in acqua calda per poi essere conservata in soluzione fredda (sol). Non è digerita dagli animali e viene utilizzata soprattutto come additivo in formaggi, carni, salse di pesce, gelati, torte farcite, zuppe, prodotti da forno, ecc.



    ANANAS
    Nome botanico: Ananas sativus Schult. F. + var.
    Principi attivi: BROMELINE
    Controindicazioni: NON USARE IN CASO DI ULCERA PEPTICA ATTIVA.
    Dal caule e dal frutto dell'Ananas viene estratto il succo che contiene bromelaina; questa sostanza viene lavorata e commercializzata come polvere di colore giallo-marroncino e costituisce la sostanza utilizzata in terapia. Non è stata ancora chiarita la natura di alcuni effetti terapeutici della bromelaina ma pare che siano indotti per stimolazione a produrre composti tipo prostaglandina E.
    BROMELINA PAPAINA E FICINA - Chimicamente sono considerate proteasi sulfidriliche. La bromelaina viene estratta dall'Ananas, la papaina dalla Papaya e la ficina dal Ficus insipida. Queste tre sostanze sono dei noti proteolitici, ovvero in grado di idrolizzare diversi substrati proteinacei e ottimi antiinfiammatori. Le proteasi possono indurre allergie da contatto in individui sensibili e dosi orali eccessive possono causare catarsi (evacuazione delle feci). In particolare la ficina grezza ha proprietà corrosive per la pelle e un contatto prolungato può provocare sanguinamento; la papaina ha la capacità di digerire i tessuti morti senza interessare i tessuti vivi circostanti (scalpello biologico), tuttavia un alto consumo può provocare disturbi gastrici. La bromelaina, più economica della papaina, viene usata in luogo di quest'ultima anche come ammorbidente della carne, ingrediente di cereali precotti, per la concia di pelli e nella birra.



    ARANCIO AMARO
    Nome botanico: Citrus aurantium L. var. amara Link.
    Principi attivi: OLIO ESSENZIALE D-LIMONENE, ESPERIDINA, NEOESPERIDINA, CUMARINE, PRINCIPI AMARI, VITAMINE A B C, FLAVONOIDI, SINEFRINA
    Possiede proprietà ed usi analoghi a quelli dell'Arancio dolce. L'essenza di "Neroli" è estratta dai fiori, mentre il "Petit-grain" è data dai frutti piccoli e dalle foglie e rametti asportati con la potatura. Con il frutto si preparano canditi, mentre la polpa serve a confezionare marmellate.
    I frutti acerbi e disseccati di Citrus aurantium varietà amara contengono sinefrina, un'amina simpaticomimetica (alcaloide) in grado di provocare nel ratto una significativa riduzione dell'assunzione di cibo e dell'aumento ponderale. Uno studio è stato condotto anche su esseri umani da Colker per determinare gli effetti dell'estratto di Citrus Aurantium, caffeina, e ST. John's Wort sulla composizione del corpo, sulle variazioni metaboliche, lipidemia e sullo stato d'animo in persone adulte, sane e in sovrappeso. La sinefrina è un calmante che può avere molti degli effetti positivi dell’efedrina senza i suoi effetti collaterali. In sintesi l’efedrina è sì molto potente come agente lipolitico, ma ha numerosi ed indesiderati effetti collaterali che non la rendono assolutamente sicura. Metre la sinefrina assomiglia molto all’efedrina, ha parte dei suoi effetti migliori, ma non ha la stessa efficacia, pur essendo in ogni modo sicura. Le sostanze termogene sono le seguenti: Amine simpaticomimetiche (catecolamine): sinefrina 4-6%, N- metiltiramina, hordenina, octopamina, tiramina, glucosidi flavonici. La termogenesi è un particolare processo metabolico che consiste nella produzione di calore da parte dell’organismo, soprattutto nel tessuto adiposo e muscolare. Il metabolismo, e quindi anche l’entità della termogenesi, dipendono fra l’altro da fattori genetici, e possono quindi variare da individuo a individuo. Tali fattori influenzano anche la quantità del cosiddetto tessuto bruno adiposo (grasso bruno), tessuto capace di produrre calore ed energia "bruciando" i grassi in quantità maggiore rispetto ad ogni altro distretto dell’organismo. Poiché il peso corporeo è determinato dal bilanciamento fra calorie introdotte con gli alimenti e quelle bruciate con l’attività fisica e con i vari processi metabolici quali digestione, respirazione etc., stimolando la termogenesi si può ottenere un certo controllo del peso corporeo. Il fitocomplesso contenuto nell’estratto secco di Citrus aurantium ha una particolarità: mostra un’attività termogenetica selettiva, stimola cioè soltanto i recettori adrenergici beta-3, presenti principalmente nel tessuto adiposo e nel fegato, i quali sono responsabili dei processi di demolizione dei grassi ( lipolisi). Poichè non agisce su altri tipi di recettori delle catecolamine, quali alfa-1, alfa-2, beta-1 e beta-2, ai dosaggi consigliati non provoca effetti collaterali a livello del sistema cardiovascolare nè del sistema nervoso centrale. Attraverso dunque un’aumentata beta-ossidazione dei grassi l’estratto secco di Citrus aiuta ad ottenere la riduzione del peso corporeo , ma soprattutto a migliorare il rapporto fra massa magra e massa grassa. L’estratto secco titolato e standardizzato di Citrus aurantium è indicato nelle diete dimagranti; inoltre aiuta a migliorare la performance fisica. I dosaggi usuali sono di 200-400 mg di estratto prima dei pasti principali, in capsule o compresse.
    PRINCIPI ATTIVI SULLO STOMACO (EUPEPTICHE) - Sono quelle che aumentano la quantità di succo gastrico e prendono il nome generale di 'eupeptici' o, più volgarmente, di aperitivi, digestivi, stomachici. Esse influenzano la secrezione cloropeptica in base a diversi meccanismi d'azione: A) Eupeptici a meccanismo nervoso riflesso o amari puri: rappresentati da quelle droghe che agiscono su terminazioni nervose lontane dallo stomaco (palato e lingua). Qui la secrezione è stimolata da semplice contatto dei recettori gustativi che, attraverso i nervi vaghi, determinano aumento della secrezione salivare, dei succhi gastrici e dalla mtilità del tubo digerente (Genziana, Quassio, Trifoglio fibrino, Centaurea minore). B) Eupeptici a meccanismo nervoso centrale: hanno azione parasimpaticomimetica ovvero stimolano il sistema parasimpatico determinando un aumento di tutte le secrezioni, compresa quella gastrica. Tuttavia non vengono usate per questo scopo a causa dei loro effetti collaterali. C) Eupeptici a meccanismo diretto: giunte allo stomaco stimolano direttamente la mucosa gastrica per via chimica o fisica. Le sostanze a meccanismo chimico determinano abbondante formazione di gastrina (succhi, brodi e polveri di carne opportunamente sgrassati). Le sostanze a meccanismo fisico, invece, stimolano direttamente le ghiandole gastriche o iperemizzano la mucosa (gran parte delle piante con odore e sapore intenso come Aglio, Salvia, Rosmarino, ecc.; alcuni amari aromatici contenenti essenze irritanti). Le caratteristiche eupeptiche degli amari vengono esaltate per una gradazione alcolica inferiore ai 25°. D) Eupeptici a meccanismo misto: sommano meccanismi diretti e riflessi provocati dalle loro caratteristiche organolettiche. Infine, in base alla natura chimica dei principi attivi contenuti nelle droghe eupeptiche possiamo suddividerle in: - AMARI PURI se contengono solo principi amari (Genziana, Quassia, Centaurea, Trifoglio fibrino); - AMARI ALCALOIDEI se contengono alcaloidi di sapore amaro (China, Noce vomica, Fava di St. Ignazio); - AMARI AROMATICI se contengono principi amari e oli essenziali (Angelica, Arancio amaro, Assenzio, Calamo aromatico, Luppolo, Ruta, Condurango, Cascarilla); - AMARI MUCILLAGINOSI se contengono principi amari e forti quantità di mucillagini (Colombo, Lichene islandico); - AMARI SALINI se contengono principi amari a cui si associano elevate quantità di sali (Cardo benedetto, Cicoria, Tarassaco.



    ARTIGLIO DEL DIAVOLO
    Nome botanico: Harpagophytum procumbens (Burch.) DC.
    Principi attivi: GLICOSIDI IRIDOIDI: ARPAGOSIDE, ARPAGIDE, PROCUMBIDE, ACIDI TRITERPENICI, FLAVONOIDI, BETA-SITOSTIROLO, STACHIOSIO, HARPAGOCHINONE
    Controindicazioni: NON USARE IN GRAVIDANZA O ALLATTAMENTO ED IN CASO DI ULCERA GASTRICA O DUODENALE. IN SOGGETTI SENSIBILI
    L'Harpagophytum procumbens o Arpagofito è una pianta che cresce nel deserto del Kalahari, nelle steppe della Namibia, nel Madagascar ed in Sud Africa. Conosciuta anche con il sinonimo di Artiglio del diavolo, deve questa denominazione agli uncini che coprono i suoi frutti. La parte usata a scopo medicamentoso è la radice. Nella medicina tradizionale viene usata per i suoi effetti analgesici e antipiretici. In Europa e nel mondo occidentale (principalmente in Canada) viene in genere utilizzata per alleviare i sintomi derivati da malattie artrosiche. Nell'animale da laboratorio è stato dimostrato che la somministrazione di Arpagofito allevia il dolore nei processi infiammatori cronici a carico delle articolazioni, ma la sua efficacia sembra essere inferiore a quella dell'aspirina e dell'indometacina. Poche sono le sperimentazioni condotte sull'uomo. Recentemente è stato pubblicato uno studio clinico controllato condotto su 197 pazienti che presentavano episodi ricorrenti di lombalgia in cui si dimostra che il trattamento con arpagofito è più efficace del placebo. La dose consigliata è di circa 1 grammo di estratto al giorno. I principali costituenti chimici ritenuti responsabili dell'attività terapeutica dell'Arpagofito sono i glicosidi: arpagoside, arpagide e procumbide. Tra le differenti attività farmacologiche degli estratti di Arpagofito che sono state dimostrate in laboratotorio vi sono l'attività analgesica e l'attività anti-aritmica. Il meccanismo dell'azione anti-infiammatoria non è chiaro, ma sembra che non sia coinvolto il metabolismo dell'acido arachidonico. Altri aspetti meno studiati dell'estratto di radice di Arpagofito sono la capacità di stimolare l'appetito e l'attività coleretica. L'Arpagofito sembra avere una azione regolatrice nelle dispepsie. La pianta è originaria del deserto del Kalahari. Gli animali, quando si feriscono sulle sporgenze delle radici, simili ad artigli, si agitano tanto dal dolore da sembrare indemoniati; da qui il nome "Artiglio del diavolo"




    BETULLA
    Nome botanico: Betula alba L.
    • Sinonimi: Betula verrucosa Ehrh., Betula pendula Roth., Betula pubescens Ehrh.
    Principi attivi: BETULINA (CANFORA DI BETULLA), QUERCITINA, MIRICETINA, OLIO ESSENZIALE, ESTERE BUTILICO SAPONINE, ACIDO NICOTINICO, CLOROGENICO, CAFFEICO, ACIDO BETULINICO, FLAVONOIDI,
    Controindicazioni: CONTROINDICATA NEI SOGGETTI ALLERGICI ALL'ASPIRINA (SALICILATI)
    La Betulla era chiamata "albero della saggezza" in quanto gli antichi educatori ne facevano verghe dai giovani rami a scopo.. didattico.
    La Betulla si trova comunemente in tutto il continente europeo. Le specie di Betulla sono la Betula pendula e la Betula pubescens denominate entrambe Betula alba. I principi attivi contenuti nelle foglie di Betulla sono: flavonoidi quali l'iperoside (il principale), ed i glicosidi luteolina e quercitrina. Nella pianta sono presenti anche saponine e tannini. Le foglie fresche contengono anche oltre 0,5 % di acido ascorbico. Gli estratti in commercio sono titolati in flavonoidi totali (2,22 %) calcolati come iperoside. Le attività che la medicina popolare riconosce alla Betulla sono di tipo diuretico, antiinfiammatorio ed antisettico. Le foglie di Betulla sono state tradizionalmente utilizzate per il trattamento della gotta, delle malattie infiammatorie delle articolazioni e per trattare il dolore di tipo medio nell'artrite. La Betulla è anche utilizzata per ridurre i fenomeni di ritenzione idrica e nella calcolosi renale. Nell'animale da laboratorio la somministrazione orale di Betulla produce un aumento della diuresi del 30-40 % e del 50-100 % dell'escrezione di sodio urinario. E' stato anche dimostrato che gli estratti di Betula pubescens possiedono effetti antibatterici contro lo Stafilococcus aureus. Le indicazioni terapeutiche nella moderna fitoterapia sono la irrigazione del tratto urinario, in caso di infiammazione, i casi lievi di calcolosi renale e come coadiuvante nelle infezioni batteriche del tratto urinario. Per la sua attività diuretica la Betulla viene comunemente impiegata nel trattamento della cellulite.
    PRINCIPI ATTIVI SULL'APPARATO URINARIO - Le piante medicinali ad azione diuretica, ovvero che aumentano la diuresi, sono moltissime. Il loro meccanismo d'azione non è mai univoco e questo porta ad una loro difficile classificazione. Tuttavia in base alla natura del principio attivo responsabile dell'azione diuretica possiamo suddividerle in: a) droghe diuretiche per la presenza prevalente di saponine; b) droghe diuretiche per la presenza prevalente di composti flavonoidi; c) droghe diuretiche per la presenza prevalente di sali (potassio); d) droghe diuretiche per la presenza prevalente di oli essenziali. E' anche molto interessante, dal punto di vista terapeutico, conoscere di quali sostanze le droghe riescono a facilitare l'escrezione attraverso i reni. Così abbiamo: 1) Diuretici azoturici, se aumentano l'eliminazione dell'urea (Spirea olmaria, Prezzemolo, Salsapariglia, Betulla, Carciofo, Cipolla, Enula, Orthosifon, Ononide); 2) Diuretici uricolitici, se aumentano l'eliminazione dell'acido urico e dei suoi sali (Alkekengi, Frassino, Ribes nero, Betulla, Salsapariglia, Mais, Uva ursina, Mirtillo rosso e nero, Verga d'oro, Pioppo nero gemme, Ginepro); 3) Diuretici decloruranti, se aumentano l'eliminazione dei cloruri (Orthosifon, Ononide, Pungitopo, Finocchio, Sambuco, Ortica, Asparago, Spirea olmaria); 4) Diuretici fosfatici e ossalici, se promuovono l'eliminazione dei fosfati e degli ossalati (Mais); 5) Diuretici antiputridi, se possiedono una azione antisettica capace di combattere e contrastare le infezioni batteriche dell'apparato urinario (Uva ursina, Mirtillo nero e rosso, Corbezzolo, Sandalo essenza, Pioppo nero gemme, Verga d'oro, Ginepro, Lavanda, Timo).



    CACAO
    Nome botanico: Theobroma Cacao L.
    Sinonimi: Cacao minor Gaertn., Cacao sativa Lamk.,, Cacao Theobroma Tussac
    Principi attivi: TANNINI, LIPIDI, GLUCIDI, PROTEINE, POLIFENOLI, ALCALOIDI PURINICI TEOBROMINA CAFFEINA ADENINA GUANINA, GLICERIDI INSATURI, GLICERIDI DIINSATURI
    Controindicazioni: IL CACAO VA USATO CON MODERAZIONE DA: BAMBINI, GOTTOSI, URICEMICI, ARTRITICI, OBESI, OSSALURICI. CONTROINDICATO NELL'ERNIA IATALE IN QUANTO LA TEOBROMINA RIDUCE LA PRESSIONE DELLO SFINTERE ESOFAGEO
    Nei paesi anglosassoni il termine "Cacao" è generalmente usato per denominare sia l'albero che i semi, mentre il termine "cocoa" si riferisce al prodotto lavorato. Dai semi di Cacao si ricavano tre ingredienti principali: la polvere, il burro e gli estratti. I semi sono prima posti a fermentare e vengono essiccati, intanto la polpa che li circonda viene rimossa. I semi (ora denominati cacao grezzo) vengono tostati a 100-150° a seconda del prodotto finale che sivuole ottenere. Viene rimosso anche il tegumento e l'ipocotile. I cotiledoni rimasti contengono circa il 55% di burro di cacao che è una massa dall'aspetto di polvere bianca o di liquido detto cioccolato liquido, dal quale vengono rimosse quantità variabili di burro di cacao per pressione, compressione idraulica o tramite solventi. La 'torta' di cacao che rimane sul filtro viene raffreddata e ridotta in polvere fine; questa è la polvere di cacao che contiene ancora un 22% di grassi. Attualmente la polvere di cacao viene prodotta con il metodo olandese o processo alcalino che le conferiscono una maggiore solubilità, un colore migliore ed un sapore superiore. Gli estratti sono preparati con estrazione idroalcolica dai semi tostati; da questi ultimi si ottiene un olio essenziale per distillazione in corrente di vapore. L'attività della teobromina è simile a quella della caffeina, ma molto più debole, mentre è più forte la stimolazione cardiaca, dilatante le coronarie e rilassante la muscolatura liscia. Il burro di cacao è comedogenico (favorisce la formazione dei punti neri sulla pelle) Ma pare che sia fonte di antiossidanti liposolubili. Il suo impiego nella fitoterapia, combinato con altre droghe è rimedio per infezioni intestinali e diarrea, tosse e congestione polmonare. Sembra inoltre che riesca a regolare le funzioni delle ghiandole endocrine, specialmente della tiroide.



    CAFFE'
    Nome botanico: Coffea arabica L. + var.
    Sinonimi: Coffea vulgaris Moench., Coffea canephora Pierre ex Froe., Coffea robusta Lind.
    Principi attivi: ALCALOIDI: CAFFEINA, TRIGONELLINA, ADENINA, GUANINA, XANTINA, IPOXANTINA, ACIDI VOLATILI, POCO OLIO ESSENZIALE (OLIO DI CAFFÈ), ACIDO CAFFETANNICO (ANTAGONISTA SOSTANZE DEPRIMENTI), AMMINOACIDI.
    Controindicazioni: IL CAFFÈ VA USATO CON MOLTA MODERAZIONE DA: BAMBINI, CARDIOPATICI, IPERTESI, GOTTOSI, URICEMICI, ARTRITICI, OBESI, OSSALURICI E IN CASO DI ERNIA IATALE E ULCERA GASTRICA. LA DOSE LETALE PER L'UOMO E' 10 gr CAFFEINA.
    Note terapeutiche: L'azione depressiva è causata da alte dosi; l'azione analgesica è più evidente se associato all'acido
    acetilsalicilico. La caffeina è presente in varie piante: Caffè semi 1-2 %, Tè foglie 1-4 %, Mate foglie 0,5-2 %, Guaranà semi 3-5 %, Cola semi 1-2,5 %, Cacao semi 0,1-0,4 % ed ha i seguenti effetti biologici: eccitazione del SNC e apparato neuromuscolare, stimolo adrenergico dell'apparato cardiovascolare, effetto diuretico, effetto lipolitico. Alte dosi producono tremore, insonnia, tachicardia e ipertensione.
    La caffeina stimola il cuore, dilata le coronarie, rilassa la muscolatura liscia, ma a dose di 1 g può produrre mal di testa, nausea, insonnia, aritmie ecc. Una tazza di caffè contiene circa 100 mg di caffeina. In uno studio a doppio cieco, si è osservato che la somministrazione di caffeina produce effetti termogenici e lipolitici. I ricercatori costatarono che gli effetti termici erano correlati significativamente ai livelli di trigliceridi nel plasma, alla concentrazione di lattato, e al tono vascolare (cioè a maggiori incrementi nei vari livelli descritti corrispondono maggiori aumenti della termogenesi). Gli autori riferirono dunque l'incremento di lattato, di trigliceridi e l'aumentato tono vascolare, all'incremento del metabolismo. Vediamo come si arriva al chicco di caffè che conosciamo bene. I frutti maturi appena raccolti sono essiccati al sole in 2-3 settimane e in seguito vengono sottoposti alla rimozione meccanica dell'involucro essiccato (tegumento, polpa e tegumento del seme), oppure vengono immersi in acqua e trattati con delle impastatrici per la rimozione dell'involucro; si procede quindi alla fermentazione, che dura diversi giorni e all'essiccamento. Il primo metodo detto 'metodo secco' produce il caffè 'naturale'; il secondo, detto 'metodo umido', produce il caffè 'lavato'. A questo punto i chicchi prendono il nome di 'caffè verde' e sono pronti per l'esportazione. Per sviluppare il caratteristico sapore e aroma i chicchi vengono miscelati e sottoposti a tostatura a temperature variabili superiori ai 220° a seconda del tipo di caffè da produrre. Il caffè decaffeinato viene prodotto intervenendo con solventi (clorurati) sul chicco ancora verde. Il caffè istantaneo viene prodotto mediante estrazione del caffè tostato macinato con acqua calda sotto pressione, l'estratto viene quindi essiccato per congelamento o nebulizzazione, ottenendo il prodotto granulare o in polvere.




    CENTELLA ASIATICA
    Nome botanico: Centella asiatica (L.) Urban
    Sinonimi: Hydrocotyle asiatica L., Centella coriacea Nannfd.
    Principi attivi: OLIO ESSENZIALE VELLARINA, STEROLI, FLAVONOIDI, POLLINE, SAPONINE TRITERPENOIDI: ASIATICOSIDE, ACIDO ASIATICO E MADECASSICO, CENTELLOSIDE, BRAMOSIDE, TANKUNOSIDE, ZUCCHERI, GLICERIDI, AMMINOACIDI, POLIFENOLI, TANNINI.
    Note terapeutiche: Per l'attività eutrofica sul connettivo i triterpeni estratti dalla Centella sono indicati nella cura della cellulite, sia in pomata, che per via generale, sia in mesoterapia. È infatti dimostrata una diminuita evoluzione verso la sclerosi dei fibroblasti. Il meccanismo d'azione dimostrato è l'incameramento nella struttura del collagene, di due aminoacidi, l'alanina e la prolina, con aumento della stabilità del tessuto connettivo della parete venosa. Valido anche l'utilizzo per prevenzione di cicatrici ipertrofiche, ulcere varicose e ragadi anali. La centella asiatica mostra un particolare trofismo per il tessuto connettivo stimolando principalmente la sintesi di glicosamminoglicani, componenti fondamentali della matrice amorfa del tessuto connettivo, in misura minore la sintesi delle componenti fibrillari (collagene ed elastina). Questo la rende ideale per il trattamento della cellulite. La sua attività si manifesta con due azioni terapeutiche principali: vasoprotettiva e trofica-cicatrizzante. 1) AZIONE VASOPROTETTIVA - migliora la funzionalità venosa tonificando le pareti vasali, diminuendo la stasi venosa e favorendo il ritorno venoso dalla periferia al cuore. 2) AZIONE TROFICO-CICATRIZZANTE - si esplica producendo una migliore vascolarizzazione, stimolando elettivamente il sistema reticolo-endoteliale similmente alle biostimoline di Filatov, favorendo la riparazione dei tessuti sia per via interna che esterna. Tale azione è dovuta in parte ad un effetto simil-anabolizzante capace di stimolare la sintesi delle proteine strutturali del connettivo. In effetti la centella agisce unicamente su aminoacidi come prolina, idrossiprolina e alanina che costituiscono il 40% degli aminoacidi totali del connettivo stesso.
    Nella medicina tradizionale cinese e indiana la Centella è usata per raffreddore, insolazione, tonsillite,pleurite, infezioni epatiche e urinarie, itterizia, dissenteria, avvelenamento da funghi, scabbia, herpes zoster, lebbra, lupus, sifilide, tubercolosi e disturbi dermatologici.


    COLA NITIDA
    Nome botanico: Cola nitida (A. Chev.) Schott. et Vent., Cola acuminata Schott et Endl.
    Sinonimi: Sterculia grandifolia Vent., Cola vera K. Sch., (Cola acuminata, Sterculia acuminata)
    Principi attivi: CAFFEINA, TEOBROMINA, TEOFILLINA, XANTEINA, ADENINA, IPOXANTINA, TANNINO, POTASSIO, FOSFORO, MAGNESIO, FERRO, CALCIO, SILICIO
    Controindicazioni: CARDIOPATIE ISCHEMICHE, IPERTENSIONE, IPERTIROIDISMO, INSONNIA. LA CAFFEINA RIDUCE L'ASSORBIMENTO DEL LITIO E AUMENTA QUELLO DELL'ASPIRINA
    Erba sostitutiva: GUARANA
    L'azione è simile al Caffè e Guaranà per il suo contenuto in caffeina ma più modesta. Per sfruttare al meglio gli effetti tonici e stimolanti per le prestazioni fisiche e su soggetto convalescenti o disappetenti, è opportuno non superare la dose di 200-300 mg al giorno di caffeina. E' una pianta concentrata nelle zone tropicali ed equatoriali dell'Africa dell'ovest. Contiene sali minerali, aminoacidi, cellulosa, amido, polifenoli, basi puriniche, caffeina, teobromina. E' uno stimolante del sistema nervoso centrale, aumenta lo stato di vigilanza, la rapidità dei processi intellettivi, l'associazione di idee. A forti dosi stimola i centri bulbari respiratori, vasomotori e vagali. Aumenta il metabolismo basale e la lipolisi. Un studio condotto in parallelo con caffeina e seme di cola, mostra che gli effetti osservati con la cola sono più graduali rispetto a quelli ottenuti con la caffeina e che, in più, il seme possiede un'azione specifica sul tono muscolare. Le xantine nella cola sono legate ai polifenoli : ciò assicura loro una liberazione lenta ed un'azione progressiva. Si usa anche il seme di cola fresca, utile da masticare per sostenere sforzi prolungati. Si usa anche come stimolante a livello fisico ed intellettivo. La polvere di cola è stata utilizzata nei convalescenti, in caso di surmenage e nello sport. Impiegata a dosi moderate è uno stimolante non nocivo ed ha azione prolungata.



    ELEUTEROCOCCO
    Nome botanico: Eleutherococcus senticosus Maxim.
    Sinonimi: Acanthopanax senticosus Harms
    Principi attivi: GLUCOSIDI ELEUTEROSIDI, DERIVATI CUMARINICI, SAPONINE TRITERPENICHE. ASSENTI SAPONINE GLICOSIDICHE PROPRIE DEL GINSENG.
    Erba sostitutiva: GINSENG
    E' diffusissimo nella Cina del nord, in Siberia ed in Mongolia. Le sue proprietà antistress e adattogene sono state sperimentate in doppio cieco su vari gruppi di sportivi. I risultati dimostrano che l'euterococco, durante l'esercizio muscolare fa diminuire la frequenza cardiaca e migliora la capacità di prelevare ossigeno dall'ambiente. Molto studiato anche in Russia e diffusamente somministrato agli anziani per ritardare gli effetti dell'invecchiamento, l'eleuterococco aumenta la resistenza agli sforzi, ed è assolutamente privo di tossicità: il suo effetto è farmacologicamente attribuibile ai vari ginsenosidi ed eleuterosidi contenuti in esso. Otimo contro la depressione nervosa, la ipotensione arteriosa, la convalescenza, lo stress fisico e mentale, ottimo per gli studenti nella concentrazione mentale.






    FIENO GRECO
    Nome botanico: Trigonella Foenum-Graecum L.
    PRINCIPALI CARETTERISTICHE ACCERTATE: ANABOLIZZANTE, EMO-ERITRO-POIETICO, IPO-COLESTEROLEMIZZANTE, IPO-TRIGLICERIDEMIZZANTE, IPO-LIPIDEMIZZANTE.
    È utilizzato come ingrediente nella polvere di curry. Negli USA l'uso principale concerne le imitazioni dello sciroppo di mele. Gli estratti sono usati come base per profumi, detergenti, lozioni e creme e anche in prodotti alimentari, quali bevande alcoliche ed analcoliche, prodotti da forno, gelatine e pudding, carne e prodotti derivati. Il Fieno greco venne introdotto nella medicina cinese nel 1057 D.C.; da allora è stato usato come nutriente, per malattie renali,impotenza e altre patologie maschili. Sono usati i semi naturali o tostati (fritti e spruzzati con acqua salata). È stato usato per millenni come droga, alimento e spezia in Egitto, India e Medio oriente. I suoi impieghi medicinali comprendono quello antipiretico, il trattamento di ulcere alla bocca, bronchiti, tossi croniche, labbra screpolate, aumento della produzione del latte, coadiuvante della digestione, trattamento del cancro; a Giava è usato anche come tonico per capelli e per curare la calvizie. Impiegato anche per aromatizzare il Tabacco, in molti paesi l'uso principale è quello di mangime per bestiame. In ragione del suo contenuto in sapogenine, i semi di Fieno greco costituiscono una fonte potenziale di materia prima per l'emisintesi degli ormoni steroidei.




    FUCUS
    Nome botanico: Fucus vesciculosus L.
    Erba sostitutiva: ALGHE BRUNE O KELP
    Il Fucus è molto attivo nella prevenzione di malattie infiammatorie croniche e recidivanti della vie aeree per la sua attività antiinfiammatoria e immunostimolante. Pare che il potere dimagrante della droga non sia efficace in tutti i casi di obesità, anzi, ne è sconsigliato l'uso per automedicazione; comunque i primi risultati apparirebbero dopo 3 settimane. L'acido alginico assunto con abbondante acqua è coadiuvante in diete ipocaloriche oppure rimedio tampone
    PRINCIPALI CARATTERISTICHE ACCERTATE: CURATIVO DRENANTE, ANTIFLOGISTICO, IMMUNOSTIMOLANTE E MODULANTE, STIMOLA L'ATTIVITA' TIROIDEA




    GARCINIA
    Nome botanico: Garcinia cambogia Desr.
    L'efficacia terapeutica dell'estratto dipende dalla sua biodisponibilità, ovvero dalla possibilità di essere assorbito dall'organismo e dal suo titolo che, in questo caso deve essere al 50% in acido idrossicitrico. La solubilità dovrebbe essere intorno al 100% (in complesso con calcio e potassio) e ciò determina un Ph favorevole al massimo assorbimento gastrointestinale.
    Possibili meccanismi biochimici d’azione - Lo studio che terminiamo di descrivere suggerisce che l’(-) HCA inibisce la biosintesi degli acidi grassi (così come del colesterolo) abbassando direttamente il contenuto di acetil Coenzima A. L’(-) HCA, come il citrato, ha la funzione di substrato sul quale l’enzima citrato liasi può agire. Se è presente l’(-) HCA, il citrato non può essere facilmente convertito in aceti Coenzima A ed in ossalacetato. La ridotta disponibilità di questi due composti altera di conseguenza altri passaggi del ciclo di Krebs che accelerano la combustione dei grassi nel fegato. Quando le esigenze di ATP o di energia di una persona sono elevate, l’acetil Coenzima A viene incanalato nel ciclo di Krebs. Però quando le richieste di energia sono basse, l’acetil Coenzima A in eccesso non è più necessario agli aumentati livelli di energia metabolica. In questo caso, l’acetil Coenzima A viene incanalato nella biosintesi degli acidi grassi come riserva di combustibile. Quando si forma acetil Coenzima A a partire dal piruvato, esso resta all’interno dei mitocondri, incapace di diffondersi attraverso la membrana mitocondriale. La sintesi degli acidi grassi, al contrario, avviene fuori dai mitocondri. L’acetil Coenzima A è anche l’elemento costitutivo basilare per la sintesi degli acidi grassi. Durante il processo enzimatico di anabolismo dei grassi, l’acetil Coenzima A attraversa la membrana mitocondriale ed entra nel citoplasma. Qui l’acetil CoA ed il citrato citoplasmico iniziano la sintesi degli acidi grassi. Il primo passaggio nella biosintesi degli acidi grassi implica la formazione del malonil Coenzima A a partire dall’acetil Coenzima A. Il malonil Coenzima A blocca l’attività dell’enzima carnitina aciltransferasi. La principale funzione di questo enzima è di trasportare i grassi all’interno del mitocondrio, dove possono essere bruciati per fornire energia. Questo enzima collega i grassi con la L-carnitina, lo speciale componente portatore che tende ad attivarlo. L’ormone insulina indirettamente rende la carnitina aciltransferasi più sensibile alla inibizione causata dal malonil CoA. La carnitina, che è un aminoacido, gioca un ruolo chiave nel trasporto mitocondriale dell’acetil CoA dall’interno dei mitocondri al citoplasma. Questo ruolo è intimamente collegato alle capacità di "bruciare i grassi" della L-carnitina. Alcuni ricercatori sostengono che combinare la carnitina con l’(-) HCA promuove al massimo l’ossidazione degli acidi grassi, e conseguentemente la perdita di grassi del corpo. Tuttavia, anche senza ulteriore somministrazione di L-carnitina, l’(-) HCA sarebbe un prodotto naturale altamente efficace per la scomposizione del grasso corporeo in eccesso. Una volta diminuito il livello di malonil Coenzima A, viene ridotta anche la sua soppressione della carnitina-aciltransferasi. Di conseguenza, l’ossidazione o la combustione dei grassi nel fegato può poi essere accellerata. Questo è un altro meccanismo grazie al quale l’(-) HCA sembra avere un effetto positivo sul controllo del peso. Comunque, il valore terapeutico di questa sostanza di derivazione vegetale ai fini del controllo del peso si basa più sulla sua capacità di accelerare la combustione del grasso che sulla sua capacità di bloccare la formazione di nuovo grasso. In circostanze normali, gli uomini (a differenza di molti altri mammiferi, compresi i ratti) ricavano quasi tutto il grasso corporeo dai lipidi assunti con l’alimentazione. La formazione di nuovo grasso non incide molto sul controllo del peso. In uno studio, ad esempio, si è verificato che il fegato umano sintetizza meno della metà di un grammo di grasso al giorno. Questa quantità è considerevolmente bassa, specialmente se si confronta con regimi a bassissimo tenore di grassi, come la dieta di Pritkin che somministra un minimo di venti o trenta grammi di grassi al giorno. La sintesi di grasso nuovo, tuttavia, può arrivare ad essere importante in circostanze speciali, come in condizioni di indigestione prolungata, osservanza di una dieta artificiale senza grassi, e, forse, in gravidanza; ma nella maggior parte dei casi la sintesi dei grassi sembrerebbe essere di poca importanza nell’accumulazione dei grassi del corpo umano. La produzione di nuovi grassi rappresenta una parte trascurabile del grasso corporeo. In questo modo, la capacità dell’(-) HCA di inibire la formazione di nuovo grasso, benchè notevole, non risulterebbe di importanza cruciale per l’uomo. L’attività della carnitina aciltransferasi è incrementata sostanzialmente durante un digiuno prolungato. Durante questi periodi, il corpo è privato di carboidrati. I livelli di malonil CoA ed insulina scendono, però il fegato accumula attivamente L-carnitina. Tutti questi effetti tendono a stimolare l’azione catalizzatrice della carnitina aciltransferasi. Nei miticondri viene trasportato tanto grasso che per il fegato è impossibile bruciarlo completamente. Molto di questo grasso invece è ossidato solo parzialmente, e produce come prodotto secondario alcuni composti denominati corpi chetonici che poi entrano nel flusso sanguigno. Da qui sono trasportati ad altri organi come fonte di energia, incluso il cervello. Il cervello non è in grado di utilizzare direttamente i grassi per soddisfare le sue esigenze metaboliche. Tuttavia, i corpi chetonici costituiscono una fonte di grassi immagazzinati, una notevole riserva di energia alimentare che rimane disponibile per il cervello durante il digiuno. Inoltre, i corpi chetonici possono rallentare la velocità di scomposizione delle proteine nel muscolo scheletrico. La produzione dei corpi chetonici nel fegato costituisce un importante meccanismo di adattamento che la Natura ha creato per permettere al corpo di conservare proteine durante i periodi prolungati di carestia o digiuno. Dato che l’(-)HCA (così come la L-carnitina) accelera la velocità di produzione dei corpi chetonici, probabilmente ha un effetto di risparmio delle proteine. Il glucosio che si forma con la gluconeogenesi, invece, dovrebbe aiutare a conservare la massa magra, stimolando la secrezione di insulina. E’ necessario sottolineare che la scomposizione delle proteine viene inibita se l’attività dell’insulina aumenta. L’energia metabolica è necessaria per poter sintetizzare nuovo glucosio. Così, tutte le volte che viene stimolata la gluconeogenesi, aumenta il tasso metabolico. Per motivi ancora non chiariti, vengono bruciate più calorie quando i grassi vengono trasformati in corpi chetonici (attraverso un meccanismo noto come "trasporto inverso degli elettroni"). Ma prima di poter essere usati come carburante, i corpi chetonici devono venire attivati. Tale stadio richiede l’impiego di circa il 13% dell’energia alimentare presente nei corpi chetonici stessi. Parecchi meccanismi possono stimolare contemporaneamente la gluconeogenesi e ossidazione dei grassi nel fegato, incrementando in tal modo il consumo di calorie ed accelerando il tasso metabolico. Negli studi in vitro, quando le cellule epatiche vengono incubate con un acido grasso e un precursore della gluconeogenesi (piruvato), il consumo di ossigeno da parte di tali cellule (pari all’incirca al loro tasso metabolico) aumenta del 70%. Nei diabetici il metabolismo basale solitamente aumenta perché la loro carenza di attività insulinica non è in grado di sopprimere la gluconeogenesi e l’ossidazione del grasso che hanno luogo nelle cellule epatiche. Se si stimola l’ossidazione dei grassi nel fegato, aumenta la gluconeogenesi. Questo è un effetto dovuto all’incrementata attività della piruvato carbossilasi, un enzima stimolato dall’acetil CoA prodotto quando si brucia il grasso.




    GINKGO BILOBA
    Nome botanico: Ginkgo biloba L.
    I glucosidi flavonoidici e i derivati terpenici del Ginkgo hanno proprietà microvascolari e nootrope che agiscono con meccanismi complessi: riduzione degli spasmi arteriolari e miglioramento della microcircolazione, miglioramento dello scambio ossigeno/glucosio con i tessuti, effetto antiossidante, inibizione del PAF, fattore di aggregazione piastrinica, antagonismo con reazioni da malattie allergiche, infiammatorie ed immunologiche.
    E' un'erba molto popolare nel mondo, usata per migliorare l'afflusso di sangue al cervello, per migliorare la memoria e lo stato di coscienza nell'anziano e la circolazione del sangue in generale. Usata anche per rallentare la progressione della malattia di Alzhaimer. Il ginkgo biloba avrebbe anche proprietà inibitrici sulla 5-alfa-reduttasi. Il ginkgo biloba contiene terpeni, ginkgolide B con azione inibitrice del Paf-acether, mediatore fosfolipidico intercellulare implicato nell'aggregazione piastrinica, la tromboformazione, nell' aterogenesi e l' iperpermeabilità capillare; polifenoli, flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide), con azione a tutti i livelli del sistema circolatorio : attività vasodilatatrice sulle arterie, aumento del tono venoso, aumento della circolazione cerebrale. Il ginketolo, isiginketolo, bilabetolo agiscono sulle membrane cellulari, stabilizzandole. Il ginkolide blocca la perossidazione lipidica e la formazione di radicali liberi, inibisce il fattore di attivazione delle piastrine (PAF). In cosmetica il ginkgo biloba si usa per la regolarizzazione della secrezione sebacea, pelle secca e devitalizzata, etc. Originario della Cina e del Giappone, è un specie leggendaria vecchia di più di 250 milioni di anni e che ha resistito ai peggiori inquinamenti del ventesimo secolo ed in particolare ai residui della bomba atomica di Hiroshima. E' particolarmente conosciuta per la sua attività sulla circolazione venosa, arteriosa e soprattutto per quella cerebrale. Numerose prove cliniche sono state compiute dimostrando l'efficacia delle foglie di ginkgo a tutti i livelli della circolazione sanguigna. * migliora la circolazione - aumentando l'afflusso di sangue al cervello migliora l'acuità mentale, la concentrazione, la memoria a breve termine, e l'abilità cognitiva. Utile perciò nelle perdite di memoria dovute a età avanzata, e nei problemi della memoria a breve termine. Aiuta anche in casi di tinnito (ronzio alle orecchie) e vertigini. Una migliore circolazione periferica aiuta a ridurre la sensazione di freddo alle estremità, i dolori intermittenti alle gambe e i crampi. Il gingko è utile anche nel trattamento per neuropatie diabetiche, degenerazione maculare, e altri problemi circolatori. E' uno scavenger (spazzino) dei radicali liberi, inibendo la perossidazione lipidica delle membrane - protegge quindi il cervello e il sistema nervoso dai danni provocati dai radicali liberi, e ciò può aiutare a controllare gli effetti dell'invecchiamento. Protegge la barriera sangue-crevello (barriere anatomiche e sistemi di trasporto che controllano tipi di sostanze che entrano nello spazio extracellulare del cervello). Diminuisce la viscosità del sangue inibendo il fattore attivante del PLATELET - platelet activating factor (PAF). Diminuisce il danno ai tessuti durante stress circolatori e aumenta la circolazione alle estremità; assiste nella distribuzione di ossigeno e glucosio al cervello protegge le arterie, le vene e i capillari dai danni, e aiuta a regolare il loro tono e la loro elasticità. E' usato anche per rallentare la progressione della malattia di Alzhaimer. Alcuni pazienti con scarso afflusso di sangue al cervello possono andare incontro a un leggero e passeggero mal di testa per i primi due o tre giorni. E' un segno che il gingko sta funzionando.
    PRINCIPALI CARATTERISTICHE ACCERTATE: ACETILCOLINERGICO, ANTIAGGREGANTE PIASTRINICO, ANTIARTERIOSCLEROTICO ANTIATEROSCLEROTICO, ANTINEVRALGICO, ANESTETICO LOCALE, ANTIOSSIDANTE, CONTRASTANTE TURBE MENOPAUSA E CLIMATERIO, STIMOLANTE CIRCOLAZIONE CEREBRALE, STIMOLANTE CIRCOLAZIONE SANGUE, VASOPROTETTORE, CAPILLAROTROFO
    Frase della settimana : "Massy, sei un grande!" "anche tu sei alto!"
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    GINSENG
    Nome botanico: Panax Ginseng C. A. Meyer
    • Sinonimi: Panax schinseng Nees., Panax quinquefolium var. coreense Sieb., Panax quinquefolius Trew. Var. coreensis Sieb., Pseudoginseng Wall
    Pare che l'azione afrodisiaca non possa essere stata confermata dagli studi attuali sul Ginseng. I ginsenoidi aumentano la capacità di adattamento agli stress esterni mediante stimolo del sistema endocrino e su neurotrasmettitori centrali come serotonina, dopamina e noradrenalina. Il Ginseng migliora lo stato di benessere psico-fisico con azione di stimolo sull'asse ipotalamo-ipofisi-surrene ed anche il metabolismo del SNC con attività antidepressiva e immunostimolante.
    Stimola le ghiandole surrenali, antistress (resistenza al freddo, al calore, a intossicazioni chimiche, alla fatica,etc.), stimola la sintesi proteica e il SNC attività ipoglicemizzante (riduce la concentrazione ematica di glucosio, utile nel diabete mellito), ipolipemizzante (riduce il tasso dei lipidi nel sangue), ipocolesterolemizzante (abbassa il colesterolo), epatoprotettore, attività antiaggregante piastrinica e fibrinolitica, immunostimolante, potenziamento del NGF (nerve growth factor), anabolizzante (stimola i processi costruttivi dell'organismo) generale, miglioramento dei riflessi, accellerazione alla risposta nervosa, riequilibra il sistema nervoso, etc. Ha alto contenuto di principi attivi tonificanti : ginsenosidi (composti chimicamente molto complessi), vitamine del gruppo B, vit. C, olio essenziale (0.05%), peptidi, pollini, saponosidi, aminoacidi, minerali (tra cui germanio) ed oligoelementi. Contiene anche manganese che è un potentissimo antiastenico. Esteriormente ha effetto revitalizzante del tessuto cutaneo, sostantivante e lucidante dei capelli. E ' sicuro dal punto di vista tossicologico, pressocché esente da effetti collaterali, anche se dosi prolungate possono dare effetti simili a quelli dati da una dose eccessiva di corticoidi. In genere si somministra in brevi periodi (ad es. tre mesi) ed a intervalli regolari. I ginsenosidi sono anche "scavenger" (spazzini) antiradicali liberi potenti. Il ginseng è nativo della Cina e coltivato estensivamente in Cina, Korea, Giappone e Russia. Il Panax quinquefolia è nativo del Nord America. Il Panax Ginseng è la qualità più pregiata tra le 50 specie che compongono la famiglia. Ha un alto contenuto di isoflavoni (fitoestrogeni) e altre sostanze ormonosimili come l'estradiolo, che hanno un influsso diretto nel regolarizzare la produzione ormonale femminile.
    Ha alto contenuto di principi attivi tonificanti: ginsenosidi (composti chimicamente molto complessi), saponine con struttura triterpenica, tutte le vitamine del gruppo B (tra cui si trova una percentuale - dallo 0, 01 allo 0, 1 - di colina, una sostanza già presente nell'organismo e che partecipa al controllo della pressione sanguigna, abbassandola e regolarizzandola) , vitamina C, vitamine A e K, acido folico (con il quale si identificano fattori vitaminici in precedenza indicati come vitamina B1, B2 e vitamina M), olio essenziale (0.05%), peptidi, pollini, saponosidi, tutti gli aminoacidi essenziali, minerali ed oligoelementi (sodio, potassio, magnesio, zolfo, fosforo, ferro, zinco, cobalto, manganese - un potentissimo antiastenico - antifatica, alluminio, rame, germanio, silicio, vanadio e diverse terre rare), enzimi (amilasi, glicolasi, fenolasi), acidi grassi polinsaturi (oleico, fitosterolico, serterpenico, stiroleico, oleanolico); acidi organici basi di acidi nucleici e nucleosidi: Adenina, Guanina, Uracile e Uridina; i fitosteroli: Campesterolo, beta-sitosterolo, Stigmasterolo; Sostanze ormonosimili di tipo estrogeno e androgeno: Estriolo, Estrone, beta-estradiolo; amido, mucillagine, tannino, olii e resine. Di recente, una sostanza antiossidante denominata "Maltol", è stata scoperta da ricercatori Coreani. E le ricerche continuano, per svelare i segreti di una radice che pare non voglia smettere di essere considerata veramente misteriosa. Anche se cure miracolose sono state attribuite al Ginseng e il suo nome botanico latino suggerisce una abilità da panacea, il suo uso principale è come tonico. La sua unica combinazione di componenti e principi attivi agisce su una vasta gamma di funzioni come l'assorbimento del glucosio, la funzione cerebrale, la respirazione e le ghiandole endocrine. La radice è usata come tonico per invigorire e combattere la fatica, la ridotta capacità sul lavoro, la concentrazione, e nella convalescenza. Il Ginseng aiuta a ripristinare la normale funzione ghiandolare dopo la contraccezione o la terapia ormonale (di sintesi). Al ginseng, la moderna farmacologia riconosce una azione tonica e corroborante, confermando l'esperienza millenaria orientale. Agisce sui sistemi immunitario, endocrino e nervoso grazie alla sua abilità di aumentare la capacità dell'organismo di adattarsi allo stess interno ed esterno rafforzando quei sistemi. Il farmaco adattogeno è una sostanza che aumenta la capacità di reazione del cervello e del surrene, migliorando quindi la resistenza dell'organismo di fronte ai più diversi agenti lesivi di carattere chimico, fisico, meccanico, farmacologico e biologico. In altre parole, il farmaco adattogeno aiuta l'organismo ad adattarsi più facilmente alle circostanze che lo colpiscono. Agisce su tutti i sistemi grazie alla sua abilità di rinvigorire e rafforzare tutti i sistemi e gli organi. Il ginseng coreano è particolarmente utile nei pazienti in convalescenza da gravi incidenti, operazioni chirurgiche serie, o malattie debilitanti legate all'età. E' utile nel sostegno delle malattie a lungo termine, delle debolezze respiratorie, della debolezza sistematica, della funzione cerebrale, per l'assorbimento di zucchero, per le ghiandole endocrine, e per tutte le malattie da deficienza. Agisce su tutti i sistemi grazie alla sua abilità di aumentare temporaneamente la funzione e l'attività in modo rapido. Agisce sul sistema endocrino e sulla funzione ormonale grazie alla sua abilità di ridurre o controllare l'alto tasso di zuccheri nel sangue (che è principalmente responsabilità del pancreas); stimola le ghiandole endocrine e surrenali; riequilibra e stimola il sistema nervoso centrale. Agisce sul sistema endocrino e la funzione ormonale grazie alla sua abilità di prevenire e/o alleviare la fatica - grazie alla presenza di Manganese che è un potente antifatica. Conferisce resistenza al freddo, al caldo, alle intossicazioni chimiche, alla fatica, ecc.
    Esperimenti sull'uomo e sull'animale ribadiscono l'effetto antistress del ginseng. Da queste ricerche si deduce che non soltanto il ginseng accresce la resistenza in situazioni stressanti "eccitando" semplicemente il sistema nervoso ma si pensa che riesca anche ad intervenire a livello ormonale. La sua azione equilibratrice dipenderebbe dall'interazione tra i suoi principi attivi con gli psicoormoni, cioè quegli ormoni che non solo defluiscono dal cervello per trasmettere ordini a tutto l'organismo ma circolano all'interno del cervello stesso.
    Inoltre: stimola la sintesi delle proteine; anabolizzante naturale; accelera il metabolismo; abbassa e controlla il tasso di lipidi nel sangue; protegge il fegato; favorisce la buona digestione; stimola il sistema immunitario; potenzia il fattore di crescita dei nervi; migliora i riflessi; agisce sul sistema cardiovascolare con regolazione della pressione arteriosa - grazie alla presenza di colina, una sostanza già presente nell'organismo e che partecipa al controllo della pressione sanguigna, abbassandola e regolarizzandola; i ginsenosidi sono potenti spazzini dei radicali liberi. Il "notiziario Chimico Farmaceutico" informa che, in pubblicazioni di alto livello scientifico vengono riportati gli effetti radioprotettivi degli estratti di " Panax Ginseng" contro i danni cellulari da radiazioni, affermando che è possibile avere una radioprotezione simile a quella della cisteamina. Il ginseng protegge dalle radiazioni (per es. quelle dei telefoni cellulari) rimuovendo i grassi ossidati della membrana cellulare; è l'azione antiossidante quella che previene e diminuisce il danno delle radiazioni; antidepressiva e tonica per il sistema cerebrale. La ricerca scientifica recente sta indagando sulle presunte proprietà anticancro del Ginseng, che si ritiene sia particolarmente efficace per le donne nel prevenire i tumori al seno, grazie al suo alto contenuto di isoflavoni.





    GLUCOMANNANO
    Nome botanico: Amorphophallus konjac Koch.
    Erba sostitutiva: PSILLIO
    Nelle diete dimagranti è utile per indurre un senso di sazietà preso con almeno 2 bicchieri di acqua prima dei pasti (1 o 2 g a dose). Per ridurre l'assorbimento di lipidi e glucidi nelle ipercolesterolemie o nel diabete può essere assunto durante i pasti. Nel caso, invece, di colon irritabile, stitichezza e diverticolosi, va assunto alla fine del pasto. In ogni caso chi utilizza questo tipo di fibre deve bere almeno due litri di acqua al giorno.
    PRINCIPALI CARATTERISTICHE ACCERTATE: ANORESSANTE, IPOCOLESTEROLEMIZZANTE, IPOTRIGLICERIDEMIZZANTE



    GUARANÀ
    Nome botanico: Paullinia sorbilis (L.) Mart.
    Sinonimi: Paullinia Cupana Kunt.
    Controindicazioni & proprieta': VEDI CAFFE'




    GUGGUL
    Nome botanico: Commiphora mukul Hook
    L'efficacia come rimedio naturale ipolipemizzante è dimostrata: riduce il livello di colesterolo LDL, trigliceridi e fosfolipidi mentre aumenta la quota di HDL. La resina non purificata e gli estratti di corteccia hanno effetti irritanti sull'apparato gastroenterico. L'estratto standardizzato in guggulipide costituisce la forma corretta per l'impiego in fitoterapia.
    PRINCIPALI PROPIETA' ACCERTATE: ANTIACNEICO, IPO-COLESTEROLEMIZZANTE, IPO-TRIGLICERIDEMIZZANTE



    GYMNEMA
    Nome botanico: Gymnema silvestre R. Br.
    Descrizione - La Gymnema sylvestre è una pianta rampicante arborea spontanea nelle foreste dell’India, del Ceylon, e dell’Africa tropicale, in lingua Hindu viene denominata Gurmar: elimina zuccheri. Il principio attivo, ac. Gimnemico, si trova nelle foglie sotto forma di sale potassico ed è costituito in realtà da una miscela di almeno nove acidi glicosidici a struttura simile il cui componente più attivo risulta essere l’acido gymnemico AI (o A-D).
    Costituenti e attività - L’acido gymnemico svolge azione ipoglicemizzante attraverso due meccanismi principali: a) inibizione dell’assorbimento degli zuccheri a livello intestinale b) aumentata trasformazione metabolica del glucosio a livello cellulare. L’acido gymnemico ha una molecola simile a quella degli zuccheri, ma più grossa, per cui è capace di legarsi ai recettori intestinali adibiti all’assorbimento degli zuccheri bloccandoli reversibilmente. Tale blocco si instaura velocemente e permane diverse ore, soprattutto se le dosi sono ripetute nell’arco della giornata, impedendo per circa il 50% l’assorbimento degli zuccheri. Un analogo legame si instaura anche a livello delle papille gustative infatti, ponendo sulla lingua una piccola quantità di polvere di Gymnema, in pochi istanti viene annullata la percezione del dolce e dell’amaro (lasciando inalterata invece la percezione del gusto salato, acido e metallico. In carenza di insulina, o per l’insensibilità del ricettore insulinico di membrana, il glucosio in eccesso (in quanto non demolito attraverso la glicolisi con produzione di energia) viene in parte eliminato con le urine insieme ad una notevole quantità di acqua, in parte trasformato attraverso vie metaboliche insulino-indipendenti portando alla formazione di proteine glicosilate, glicosamminoglicani ed alcuni loro intermedi. I prodotti glicosati vengono accumulati nei tessuti formando col tempo proteine legate da legami trasversi. Tale glicosilazione non enzimatica è ritenuta direttamente responsabile dell’espansione della matrice vascolare e quindi della maggior parte degli effetti dannosi di una sovralimentazione a base di carboidrati e del diabete: complicazioni cardiovascolari, aterosclerosi, opacizzazione del cristallino. L’assunzione di Gymnema riporta alla normalità i valori ematici delle suddette sostanze: questa normalizzazione è legata ad una aumentata disponibilità di insulina e/o ad una aumentata sensibilità del recettore di membrana. La terapia con Gymnema ha mostrato sperimentalmente la capacità di raddoppiare il numero delle beta-cellule dimostrando una possibile rigenerazione o riparazione delle Isole del Langherans, purché queste non siano completamente distrutte. La Gymnema sylvestre sembra antagonizzare anche l’effetto iperglicemico di somatropina e corticotropina, tali dati vanno però confermati da ulteriori ricerche. Terapeuticamente si consiglia nell’obesità legata ad eccessiva assunzione di carboidrati e a insulino resistenza, tutti i casi di iperglicemia, in particolare nelle varie forme del diabete mellito, compreso il tipo 1 non grave. L'ideale in una dieta dimagrante e/o da definizione muscolare sarebbe assumere garcinia e gymnema.




    MIRTILLO NERO
    Nome botanico: Vaccinum Myrtillus L.
    Sinonimi: Vaccinia nigra Dod., Vitis Idaea Myrtillus Moench.
    I frutti hanno proprietà vasoprotettrici sull'endotelio delle arteriole e dei vasi capillari, riducono la perossidazione del colesterolo LDL e proteggono la microcircolazione dai danni del diabete, del fumo e dell'ipertensione. Le foglie sono ipoglicemizzanti, antisettiche e astringenti ma il loro impiego a scopo curativo è abbandonato in quanto espongono al rischio di intossicazioni (anemia, ittero, cachessia).
    Le bacche del Mirtillo Nero contegono gli antocianosidi, preziosi principi attivi costanti oggetto di studio, dei quali finora sono stati isolati ben 15 tipi diversi; i più importanti sono i glicosidi di delfinidina, cianidina, petunidina e malvidina. Gli antocianosidi rinforzano il tessuto connettivo che sostiene i vasi sanguigni, migliorondone così l'elasticità, hanno azione antiemorragica e di protezione dei danni da radicali liberi e da eccesso di lipidi nel sangue: ne conseguono effetti di aumento della tonicità delle vene, diminuzione della permeabilità capillare e prevenzione delle microemorragie, particolarmente pericolose a livello dell'irrorazione della retina. L'altra importante funzione di queste molecole è quella di intervenire sui meccanismi della visione: esse sono in grado di aumentare la velocità di rigenerazione della porpora retinica, con effetto di miglioramento della capacità visiva, specie notturna. Le bacche del Mirtillo Nero sono quindi validi coadiuvanti per problemi di circolazione venosa, di teleangectosie (dilatazioni dei vasi cutanei, evidenti soprattutto a livello degli inferiori, denominate impropriamente "capillari"), couperose ed emorroidi, anche per chi ne soffre in gravidanza o dopo il parto e nella prevenzione e trattamento dei disturbi della vista di qualsiasi origine. Ottimo per: miglioramento delle capacità visive; miopia e retinopatie anche di origine diabetica; fragilità capillare; teleangectasie; couperose; emorroidi; insufficienze venose.






    MUIRA PUAMA
    Nome botanico: Ptycopetalum olacoides Benth.
    Erba sostitutiva: DAMIANA
    L'azione afrodisiaca è dovuta alla muirapuamina (alcaloide) che risulta alfa-bloccante e vasodilatatrice. Incrementa la libido, è un tonico che agisce sia a livello nervoso che muscolare e circolatorio e sembra poter prevenire la caduta dei capelli




    OPUNTIA
    • Nome botanico: Pontia streptacantha L
    Per indurre senso di sazietà nelle diete dimagranti il prodotto va assunto con 300 ml di acqua un ora prima dei pasti; come lassativo, invece, dopo i pasti. In soggetti diabetici la cura deve essere controllata dal medico per evitare picchi di ipoglicemia. Un interessantissimo derivato dalle foglie di fico d’india. Ha la capacità di assorbire i grassi e di impedirne la digestione, con azione simile a quella del chitosano ed ha il vantaggio di essere totalmente vegetale. Inoltre ha azione ipoglicemizzante ed è ricchissimo di fibra vegetale. In uno studio due grammi di opuntia sono stati aggiunti ad un prototipo di pasto semiliquido consistente in 20 g di olio di girasole omogeneizzato con 144 g di yogurt. Sono in seguito state prelevate da diversi punti, corrispondenti ai più significativi comparti dell’apparato digerente (gastrico, duodenale e dell’alto intestino), delle frazioni del preparato nonché aliquote del materiale corrispondente alla frazione assorbita. Questo materiale è stato successivamente analizzato per la determinazione della relativa composizione in acidi grassi. La capacità legante di opuntia nei confronti dei grassi è stata calcolata per differenza con i dati ottenuti sul bianco (prototipo di pasto privo dell’aggiunta di opuntia). I risultati ottenuti hanno evidenziato come, nel corso delle 4 ore di durata dell’esperimento, 2 grammi di opuntia siano in grado di assorbire il 28% dei grassi introdotti con un pasto. opuntia rappresenta una materia prima completamente naturale in grado di legare efficacemente i grassi sottraendo, in tal modo, dall’assorbimento una sensibile porzione dalla componente lipidica introdotta con la nostra dieta.
    PRINCIPALI CARATTERISTICHE ACCERTATE - LASSATIVO PURGANTE MECCANICO, ANTICELLULITICO, DIMAGRANTE, IPERCOLESTEROLEMIA IPERTRIGLICERIDEMIA IPERLIPIDEMIA




    ORTHOSIPHON
    Nome botanico: Orthosiphon stamineus Benth.
    Sinonimi: Ocimum grandiflorum Blume
    PRINCIPALI CARATTERISTICHE - ANTIGOTTOSO ANTIURICO, DIURETICO AZOTURICO, DIURETICO DECLORURANTE, DIURETICO URICOLITICO, IPOTENSIVO
    L'azione diuretica della pianta è stata oggetto di recenti studi che hanno dimostrato una potente capacità di eliminare urea e cloruri. Tali proprietà sono dovute sicuramente all'azione combinata dei flavonoidi e dei sali di potassio (forse rinforzata da alcuni ac. organici e dalle saponine (ancora non ben identificate). Accanto a questa azione principale l'Ortosifon svolge pure una leggera azione coleretica per stimolazione della biligenesi. E' riferito un notevole potere batteriostatico e virostatico legato alla presenza dei derivati dell'ac. rosmarinico, utile nel trattamento delle infezioni urinarie.
    PIANTE DEPURATIVE E DRENANTI - Per combattere disordini biologici e metabolici che accompagnano certe affezioni cutanee è estremamente importante favorire l'eliminazione delle tossine da parte dell'organismo, attraverso quelli che possono essere considerati gli emuntori naturali: fegato, reni, intestino, pelle in quanto il loro funzionamento difettoso ostacola l'eliminazione delle tossine prodotte dall'organismo. Con l'attività generalizzata sulle ghiandole emuntorie o elettiva su alcuni organi come la pelle, certe piante sono in grado di potenziarne il loro potere filtrante aumentando quindi l'eliminazione degli elementi tossici dal sangue. Non a caso la medicina popolare prescrive "cure depurative primaverili" o "depurativi del sangue" per quelle persone che soffrono di foruncolosi, acne, sfoghi della pelle, disordini epatobiliari, infiammazioni, ecc. Le piante depurative sono associabili e sinergiche tra loro. Viola tricolore, Bardana, Dulcamara, Olivo, Carciofo, Ribes nero, Fumaria, Tarassaco, Frassino spinoso, per esempio, rinforzano a vicenda la loro azione terapeutica e sono efficaci in tutte le forme di eruzioni cutanee.






    PEPE (NERO E BIANCO)
    Nome botanico: Piper nigrum L.
    Erba sostitutiva: PEPE CUBEBE
    PRINCIPALI CARATTERISTICHE ACCERTATE - TERMOGENICO, ECCITANTE, NEUROTONICO, LIPOTROPO



    PEPERONCINO
    • Altri nomi usati: Capsico, Pepe di Cajenna, Pepe di Guinea, Paprika, Cayenne pepper, Tabasco, Chili
    • Nome botanico: Capsicum frutescens L.; Capsicum annuum L.
    • Sinonimi: C. minimum (Mill.) Roxb., C. fastigiatum Blume, C. chinense Jacq., C.baccatum L. var pendulum, C.pubescens Ruiz et Pavon
    • Principi attivi: CAPSAICINA, CAPSICINA (DA DECOMPOSIZIONE), CAROTENOIDI, VITAMINE B2, PP, C,E , PROVITAMINA A, ACIDI MALONICO E CITRICO, PROTEINE, OLIO VOLATILE
    L'utilizzo in fitoterapia è prevalentemente esterno, in associazione ad altre componenti per pomate o unguenti contro reumatismi, artrite, lombalgie, nevralgie, geloni, ecc. L'uso eccessivo causa perdita di appetito e gastrite. L'assunzione di peperoncino sinergizza l'assorbimento della teofillina. Il Capsicum anuum L. pianta erbacea annua,, varietà longum e grossum è il famoso Peperoncino rosso, la cui polvere è detta Paprika; la varietà dulcis è il Peperone. Il Capsicum frutescens è il Peperoncino rosso forte o Pepe di Cayenna o Chillies ed è quello indicato dalle varie farmacopee. Il Capsico è un potente stimolante locale; la sua oleoresina o i suoi principi attivi sono fortemente irritanti per gli occhi ed ammorbidiscono la pelle, producendo una sensazione di intenso bruciore, pur senza portare alla formazione di vesciche cutanee…. Mentre una singola dose di capsaicina produce dolore, infiammazione ed ipersensibilità, il perdurare delle applicazioni dei preparati, opportunamente formulati, porta a desensibilizzazione, ad attività analgesica ed antiinfiammatoria. Si ritiene che l'analgesia e gli effetti lenitivi indotti siano spiegabili in base al rilascio e alla deplezione di neuropeptidi… Uno studio recente condotto sull'attività antiinfiammatoria di analoghi della capsaicina, suggerisce che la natura antiossidante dell'anello metossifenolico della capsaicina può interferire con il meccanismo di trasferimento dell'ossigeno radicalico comune ai cicli biochimici della lipoossigenasi e della cicloossigenasi. La capsaicina causa un'emolisi dose-dipendente (1-100 nM) delle cellule del sangue umano, associata a cambiamenti significativi nei componenti lipidici della membrana degli eritrociti (diminuzione del contenuto in colesterolo e fosfolipidi) e dell'attività di un' acetilcolinesterasi. Inoltre è stata riscontrata un'alterazione delle membrane che comprende l'omeostasi del calcio, perdita nei liposomi e alterazione dei sistemi di difesa enzimatici antiossidanti.



    PILOSELLA
    • Nome botanico: Hieracium Pilosella L.
    Solo la pianta fresca riesce ad avere un'ottima azione diuretica raddoppiando il volume dell'urina. In ogni caso le attività terapeutiche confermate sono quelle antinfiammatoria e diuretica. La pianta viene utilizzata nel trattamento terapeutico della ritenzione idrica e del soprappeso, manifestando una marcata attività diuretica (soprattutto la pianta fresca). A questa attività si associa un’azione antiurica ed antisettica, favorendo i processi riparativi della mucosa vescicole. La pianta trova altresì indicazione nel trattamento delle cistiti ricorrenti grazie all’umbelliferone dotato di attività antibiotica. Esercita inoltre un’azione coleretica e colagoga che sostiene e favorisce l’attività antitossica del fegato. Nei numerosi libri e manuali riguardanti l'uso familiare delle piante officinali è raro trovare notizie su questa particolare pianta. In realtà, il suo utilizzo viene già descritto alcuni secoli or sono e questa piantina, dai capolini di un colore giallo chiaro, non è difficile da incontrare sui margini delle strade e dei campi, come sui pascoli di montagna e nei luoghi sassosi. Studi più recenti hanno evidenziato una spiccata azione sull'apparato renale, tale da rendere la pilosella un ottimo "drenante", da utilizzare come "depurativo" in presenza di un eccesso di cloruri e di acidi urici ed anche come coadiuvante nella ritenzione idrica e nella tendenza agli edemi. La pilosella si è dimostrata particolarmente preziosa nel trattamento della cellulite e durante le diete dimagranti.
    PRINCIPALI ATTIVITA' ACCERTATE - ANTIINFIAMMATORIO MUCOSE GASTROINTESTINALI, ANTIINFIAMMATORIO VIE UROGENITALI, DIURETICO, DIURETICO URICOLITICO, IPOTENSIVO





    RHODIOLA ROSEA
    DESCRIZIONE - La Rhodiola rosea, anche conosciuta come radice rosa, radice dorata, radice artica, è una pianta che appartiene alla famiglia delle Crassulaceae, e cresce spontaneamente nelle regioni del nord Europa (Scandinavia, Lapponia), Alaska e montagne del Tibet. Già in passato questa pianta era riconosciuta donare forza e vigore, e veniva comunemente usata per trattare gli stati di debolezza e astenia dovuti ad infezioni, per aumentare la resistenza e l’attività performante dell’organismo, determinando un generale miglioramento dello stato di benessere. In particolare è stata molto studiata da medici e farmacologi russi tanto è vero che ancora oggi Rhodiola è largamente utilizzata per integrare l’alimentazione dei piloti aereospaziali.
    FISIOLOGIA - L’estratto di Rhodiola rosea è conosciuto per la sua potente attività adaptogena, che aumenta la resistenza dell’organismo allo stress psico-fisico. Viene definito adattogeno un composto estratto da piante, che aumenta le resistenze non specifiche dell’organismo, ottimizza il metabolismo energetico cellulare, normalizza le funzioni del corpo. ed è assolutamente sicuro, non possiede cioè effetti collaterali indesiderati. Fra le varie specie di Rhodiola, soltanto la Rhodiola rosea possiede proprietà adaptogene.
    PROPRIETA’ ED INDICAZIONI - Attività protettiva dagli effetti dello stress psico-fisico e agente antiossidante-antiinvecchiamento. Lo stress è un fenomeno che si manifesta nel nostro organismo con sintomi differenti, dei quali i più comuni sono la stanchezza, la depressione, l’ansia, l’irritabilità, ed una conseguente minor capacità di resistenza sia fisica che psichica. La Rhodiola rosea esercita un’attività positiva sul sistema nervoso, agisce come blando sedativo, migliora la qualità del sonno e regola l’appetito. Questa attività è sostenuta da un aumento delle b-endorfine nel plasma, che inibiscono i cambiamenti ormonali conseguenti ad una condizione di stress. Indagini biochimiche hanno dimostrato che gli adptogeni causano un significativa riduzione del colesterolo totale e delle beta-lipoproteine, ed aumentano i livelli degli antiossidanti fisiologici. Aumento della resistenza fisica e della funzionalità sessuale. Gli adattogeni sono stati ampiamente studiati in soggetti sottoposti ad intenso e prolungato lavoro fisico, e sono stati dimostrati capaci di aumentare la resistenza fisica alla fatica. L’estratto di Rhodiola rosea implementa i livelli degli enzimi proteolitici e delle proteine importanti sia per l’attività muscolare, che nella fase di recupero muscolare successivo ad un’attività fisica. Questa attività performante nell’attività fisica, spiega anche il motivo per cui la Rhodiola rosea da sempre, sia rientrata nella preparazione di pozioni stimolanti dell’attività sessuale. Studi condotti a questo proposito hanno in seguito evidenziato effetti terapeutici nelle disfunzioni sessuali, come le disfunzioni erettili e/o eiaculazione precoce, determinando un complessivo aumento della funzionalità sessuale. Aumento della capacità di lavoro mentale. Sono stati studiati gli effetti di un estratto alcolico-acquoso (1:1) di Rhodiola rosea sul processo di apprendimento e memorizzazione. I risultati hanno evidenziato un aumento della durata dell‘attenzione, della capacità di apprendimento e della memoria a lungo termine. Attività cardioprottetiva. L’estratto di Rhodiola rosea è stato valutato per i suoi effetti sul cuore in condizioni di danno cardiaco. Questa pianta è in grado di limitare quegli effetti che concorrono ulteriormente al danneggiamento del cuore, dopo il danno cardiaco subito, vale a dire l’aumento degli enzimi e il rilascio di proteine. L’attività antiaritmica osservata, è determinata dall’induzione della biosintesi di peptidi oppiodi, e dalla riduzione dell’adrenoreattività del cuore da parte della Rhodiola rosea. Attività immunostimolante. Studi sul meccanismo d’azione della Rhodiola rosea hanno rivelato che questa pianta possiede proprietà immunostimolanti. Gli effetti degli adaptogeni, manifestati dalla loro capacità di indurre la formazione di interferone endogeno, si rivelano un aspetto essenziale nel controllo dei meccanismi immuno-competenti, che aumentano le resistenze dell’organismo alle infezioni. Attività antitumorale. La valutazione dell’ attività antitumorale dell’estratto di Rhodiola rosea ha evidenziato proprietà antimetastatiche, e proprietà antimutageniche determinate dall’aumento dell’efficienza dei meccanismi intracellulari di riparazione del DNA.
    COSTITUENTI - Le proprietà della Rhodiola rosea sono attribuite ad una serie complessa di fattori nutrizionali, vitamine, micro e macro elementi ed importanti glicosidi di varia natura: rhodiocianoside A, e B, due bioattivi cianoglicosidi. Altri importanti costituenti sono la salidroside, p-tirosolo, beta-sitosterolo, acido gallico e pirogallolo.




    ROSA CANINA
    Nome botanico: Rosa canina L. e sspp.
    Erba sostitutiva: ACEROLA
    L'essiccamento distrugge dal 40 al 90% di vitamina C che, invece, viene mantenuta nel frutto fresco e nel gemmoderivato il quale è indicato nella prevenzione e trattamento delle affezioni invernali, soprattutto in età pediatrica e nel caso di calo di beta e gamma globuline. Tuttavia gli estratti di Rosa canina possono essere presi in considerazione come fonte di vitamina C solo quando il suo contenuto esatto è riportato in etichetta. Può accadere anche che un buon infuso risulti astringente per la prevalenza di tannini rispetto alle pectine.
    La Rosa canina è una delle innumerevoli specie di rose selvatiche comuni nelle nostre campagne, soprattutto nell'Appennino; si trova facilmente in tutta Europa e forma siepi alte fino a 3-4-metri. Parti usate : Le foglie e i frutti (cinorrodonti). In effetti ossono essere impiegate tutte le parti della pianta. Per esempio i fiori e le foglie vengono usati in farmacopea per la preparazione di infusi e tisane; con i semi vengono preparati anche antiparassitari; con i petali dei fiori, infine, viene preparato il miele rosato. La parte più importante della pianta è rappresentata dal frutto (cinorrodonte) che, in effetti, non è un vero frutto. Il concentrato totale del principio attivo è ottenuto dai cinorrodonti di rosa canina mediante estrazione a freddo (per evitare l'alterazione delle vitamine contenute che sono termolabili) e concentrazione dello stesso. Ha un alto contenuto di Vitamina C. Se usata assieme ad altri fitoterapici, ne facilita l'assorbimento. Contiene anche bioflavonoidi, ovvero fitoestrogeni. I piccoli frutti della Rosa Canina, pianta selvatica dei boschi europei e dell'America tropicale, risultano essere le "sorgenti naturali" più concentrate in Vitamina C, presente in quantità fino a 50-100 volte superiore rispetto agli agrumi tradizionali (arance e limoni) e per questo in grado di contribuire al rafforzamento delle difese naturali dell'organismo. (100 grammi di cinorrodonti contengono la stessa quantità di vitamina C o acido ascorbico contenuta in 1 chilo di agrumi). I Bioflavonoidi, presenti nelle polpa e nella buccia di numerosi frutti, esercitano un'azione sinergica alla Vitamina C, favorendone l'assorbimento da parte dell'organismo. Poiché la vitamina C (conosciuta anche con il nome di acido ascorbico) non può essere sintetizzata direttamente dall'uomo ( a differenza di quanto avviene per gli altri animali) essa deve essere introdotta o con gli alimenti, se la dieta è buona ed equilibrata, o con l'integratore alimentare, nei casi in cui l'alimentazione è carente di vitamina C, come normalmente succede. (Lo stile di vita occidentale, l'inquinamento industriale, l'influsso di apparecchi elettronici e il fumo di sigarette sono tutti fattori che aumentano il nostro fabbisogno di vitamina C per cui una integrazione è praticamente necessaria nella vita anche del più salutista di noi!). ALTRI PRINCIPI ATTIVI della Rosa Canina (oltre alla viamina C): Tannini, pectine, carotenoidi, acidi organici, polifenoli (cinorrodonti). Ricca di bioflavonoidi. Le principali proprieta' della Rosa Canina sono quindi: vitaminizzante; antiinfiammatoria; anitallergenica ; diuretica; astringente - Grazie alla presenza di tannini, sostanze che hanno proprietà astringenti, risulta efficace nella cura delle diarree.
    Secondo il premio Nobel Linus Pauling, assunta in forti dosi, previene e combatte, in caso di malattia, la crescita cancerogena





    SALICE
    • Nome botanico: 1) Salix alba L. 2) Salix nigra (Willd.) Marsch. 3) Salix purpurea L. 4) Salix fragilis L.
    • Sinonimi: 2) Salix caroliniana Mich., Salix pentandra Walt.
    Parti usate: La corteccia e/o i rametti.
    Raccolta - In Primavera (Aprile-Maggio) la corteccia viene strappata dai rami più giovani e più lisci (sono più potenti), di solito di 2-5 anni. Nel caso di salici di tipo arbustivo, tagliare le fronde più lunghe, spesse e scure, eliminate le foglie e fate seccare in fasci. Possono essere tagliate in sezioni dopo l’essicatura e i pezzi utilizzati in toto.
    Costituenti. Glicosidi fenoliche (2.5-11%). Comprendono salicina, salicortina, salicil alcol, acido salicilico, salireposide, piceina, fragilina e triandrina; i salicilati sono predominanti (1%). Il contenuto in salicilati totale nella corteccia essiccata delle varie specie è come segue: S. alba 0.5-1%. S. purpurea 6.1-8.5%. S. daphnoides 4.9-8.4%. S. fragilis 3.9-10-.2%. Il contenuto è massimo in primavera ed estate, e minimo in inverno. (BHC). - Flavonoidi (1-4%). Isoquercitrina, quercetina, quercimeritrina, rutina, cianidin-3-glucoside e catechina. In S. purpurea e S. daphnoides si trovano i flavononi (+) e (-) naringenin-5-glucoside ed il calcone isosalipurpuroside.Tannini. Soprattutto del tipo catechinico (8-20%) insieme a quantità variabili di gallotannini. Polisaccaridi. Apigenina e glucomannano.
    Azioni - Primarie: antiinfiammatoria; analgesica; antipiretica; antireumatica; astringente Secondarie: antiidrotica; antisettica; antiaggregante.
    Farmacologia - Bisogna premettere che non vi è quasi ricerca sull’estratto totale della corteccia. Piuttosto, grazie alla scopreta delle proprietà farmacologiche della salicina, il meccanismo dei salicilati è stato attentamente studiato in isolamento. Ciò che segue è una lista di attività dei costituenti e non della corteccia in toto e neppure degli altri componenti presenti nella corteccia. La ricerca su Salix è iniziata molto tempo fa - la salicina fu isolata dall’albero nel 1838. La scoperta della salicina portò alla creazione dell’aspirina (acido acetilsalicilico) nel 1899. Gli esteri come la salicortina, il 2’-O-acetil-salicortina e tremulacina vengono lentamente idrolizzate a salicina nel fluido alcalino intestinale. La salicina viene a sua volta idrolizzata dalla flora batterica fino all’aglicone saligenina, che viene assorbito e quindi ossidato nel sangue e nel fegato per dare acido salicilico. La salicina (e le glicosidi fenoliche in genere) possiedono proprietà analgesiche ed antiinfiammatorie simili all’aspirina, inibendo la produzione di PGs, riducendo il dolore e calmando la febbre. Ciononostante, dato che i composti fenolici esistono nel contesto della corteccia in toto (marcatamente astringente), e dato che la salicina è assorbita a livello del duodeno piuttosto che nello stomaco, non si ha irritazione della mucosa gastrica (effetto collaterale tipico dell’aspirina quando presa in grandi quantità o per lunghi periodi). La salicina non possiede una attività sulla funzione piastrinica paragonabile a quella dell’aspirina. L’86% della salicina amministrata per os viene recuperato nelle urine sotto forma di metaboliti, soprattutto acido salicilurico più una certa quantità di glucoronide salicilico, acido salicilico, acido gentisico e saligenina. La concentrazione plasmatica dei salicilati rimane costante per molte ore, mostrando un effetto più prolungato dell’acido salicilico per os. Flavonoidi e tannini come isoquercitrina, quercetina e rutina sono importanti agenti antiossidanti , antiperossidanti, antiistaminici ed inibitori di 5-LOX e COX , e possiedono buone proprietà vasoprotettive.
    Utilizzo - Salix è un rimedio specifico per le infiammazioni artritiche e reumatiche e per il dolore derivato da tali infiammazioni ( o degenerazioni). Tipici esempi sono i dolori artririci e reumatici alle ginocchia, anche e schiena. E’ possibile usarlo per gotta, spondilite anchilosante e artropatie psoriatiche. Nonostante sia un rimedio specifico per le succitate patologie, Salix non è sufficiente da solo a risolverle, ed è spesso utilizzato in combinazione con rimedi alterativi (o discrasici, seguendo un’altra terminologia). La corteccia è solo mediamente analgesica, ma si può usare a livello sintomatico per mal di testa e nevralgie. E’ un ottimo rimedio per le febbri in combinazione a diaforetici come Mentha x piperita, per gestire e prevenire la febbre alta.





    TARASSACO
    Nome botanico: Taraxacum officinale (L.) Wiggers
    Sinonimi: Taraxacum officinale Weber, Leontodon Taraxacum L., Taraxacum dens leonis Desf., Taraxacum officinarum Roth., Taraxacum vulgare Lamk. Link., Hedypnois Taraxacum Scop.
    Le azioni eupeptica, colagoga e diuretica sono confermate per le foglie della pianta. L'effetto lassativo è in relazione ala contenuto di inulina nella radice. Ha azione diuretica, tonica, depurativa del sangue e stimolante del fegato. La radice contiene fruttosio, taraxacoside, lattoni amari, triterpeni, lattoni sesquiterpenici, steroli.
    PRINCIPALI ATTIVITA' ACCERTATE - ANTIINFIAMMATORIO VIE BILIARI, DEPURATIVO DRENANTE, DIGESTIVO EUPEPTICO, DIMAGRANTE, IPERCOLESTEROLEMIA IPERTRIGLICERIDEMIA IPERLIPIDEMIA NEL SANGUE, ATONIA GASTRICA, DISPEPSIE ATONICHE, IPOCLORIDRIA O IPOSECREZIONE GATRICA, OBESITÀ E SOVRAPPESO





    THÈ
    • Nome botanico: Thea sinensis L.
    • Sinonimi: Camellia thea Link., Camellia theifera Griff., Camellia sinensis Kuntze, Thea bohea L., Thea viridis L.
    In fitoterapia, di questa pianta si utilizzano il germoglio apicale e le prime due foglioline; l'impiego delle foglie poste più in basso, essendo meno ricche in principi attivi, determina una notevole riduzione della qualità del the ottenuto. I principi attivi di maggiore interesse sono: composti polifenolici (catechine, flavonoli e loro glucosidi); metilxantine (caffeina-o teina-, teofillina, teobromina); saponine triterpeniche. Per la presenza di polifenoli e di metilxantine, questa droga viene utilizzata come coadiuvante nella riduzione del peso corporeo nell'ambito di regimi dietetici controllati; queste sostanze sarebbero infatti in grado di stimolare il metabolismo basale e la lipolisi e di aumentare la funzionalità renale con conseguente aumento della diuresi (produzione di urina). Al the verde vengono attribuite proprietà toniche e stimolanti sul sistema nervoso centrale per la presenza di caffeina, e proprietà antiossidanti, volte a neutralizzare l'eccesso di radicali liberi prodotti dall'organismo; infine, a livello cardiovascolare il the verde sarebbe in grado di diminuire la coagulazione del sangue e di aumentare la fibrinolisi. Il the verde, sottoforma di estratto secco titolato , si trova spesso associato ad altre sostanze in integratori dietetici per la riduzione del peso corporeo. Per quanto riguarda l'infuso, che si ottiene lasciando in infusione un cucchiaio da the di droga in acqua a 75° circa per non più di 4 minuti, sono invece consigliate circa tre tazze al giorno, anche se risulta difficile stabilirne con precisione il titolo in principi attivi. Il the verde è generalmente privo di effetti indesiderati; solo se assunto in elevate quantità può provocare insonnia, stati ansiosi, e irritabilità a causa della presenza di caffeina. Per lo stesso motivo è bene limitarne l'uso nelle persone che soffrono di disturbi cardiocircolatori. Dalle foglie di tè sottoposte a torrefazione o essiccamento per riscaldamento subito dopo la raccolta oppure a flusso di vapore si ottiene il tè verde; le foglie del tè nero, invece, subscono una fermentazione prima di essere essiccate con corrente di aria calda che converte alcuni costituenti in composti responsabili del caratteristico aroma; il tè "oolong" è semifermentato e non è molto conosciuto in Europa. Il tè verde è ricco di polifenoli antiossidanti e per questo costituisce un rimedio contro lo stress ossidativo. Nei paesi asiatici viene curato molto anche il rituale del tè, che tiene in grande considerazione anche l'acqua e gli utensili con cui viene preparato e servito. Dal punto di vista terapeutico è stimolante, angioprotettore, antipuriginoso, antidiarroico, coadiuvante ai regimi dimagranti, antiastenico, leggermente diuretico e depurativo. L'infusione breve in acqua bollente causa la soluzione immediata della caffeina in acqua e la bevanda risulta più eccitante, mentre una infusione prolungata determina una maggiore estrazione di tannini che inibiscono l'effetto della caffeina. Il tè è anche una fonte di coloranti naturali, come verde, giallo, arancio e nero, addizionati ai cibi.
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    Voglio farmi Timea Majorova. Ma avrei bisogno di un goldone di titanio.
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    VITE ROSSA
    • Nome botanico: Vitis vinifera L.
    Nella fitoterapia moderna vengono utilizzati estratti ottenuti dalla buccia e dai semi titolati in procianidine (OPC) e resveratrolo indicati in caso di patologie cardiovascolari (lesioni ischemiche, ipertensione, vasculopatie diabetiche, insufficienza venosa, ecc.), nella prevenzione di malattie croniche degenerative o neoplastiche e in fitocosmesi come protettivo cutaneo.
    PROPRIETA' ACCERTATE: ANTIEMORROIDARIO, ANTIINFIAMMATORIO ANTIFLOGISTICO, ANTITUMORALE (RITARDANTE LA PROLIFERAZIONE METASTATICA), CARDIOVASCOLARE, DERMOPURIFICANTE DERMOPROTETTIVO, FLEBOTONICO, VASOPROTETTORE CAPILLAROTROFO, CANCRO O CARCINOMA, EMORROIDI, FLEBITE E VENE VARICOSE, INFEZIONI GENERALIZZATE O CRONICHE, INSUFFICIENZA CARDIACA, INSUFFICIENZA CIRCOLATORIA E VENOSA, PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI, TUMORI E NEOPLASIE
    Introduzione - Le numerose proprietà terapeutiche attribuibili agli acini d’uva (Vitis vinifera, famiglia delle Vitaceae) rappresentano una scoperta relativamente recente della moderna fitoterapia. Gli sforzi della ricerca indirizzati all’identificazione di nuove terapie naturali hanno infatti condotto alla scoperta della presenza di numerosi componenti ad elevato potere antiossidante all’interno degli acini d’uva della specie Vitis vinifera. Tali componenti, le cosiddette proantocianidine oligomeriche (conosciute anche con la sigla OPCs), sono i principali responsabili delle molteplici virtù dell’estratto secco di acini d’uva. Le principali applicazioni di questo estratto riguardano, proprio in seguito all’alto potere antiossidante, la protezione dei vasi sanguigni e della retina, la prevenzione delle patologie dell’apparato cardiovascolare, nonché delle allergie e della degenerazione del collagene presente nei tessuti. Sono state inoltre identificate proprietà anti-infiammatorie, anti-mutagene ed anti-edematose.
    Fitochimica - La proantocianidine oligomeriche (OPCs) presenti negli acini d’uva appartengono ad una classe di composti polifenolici molto diffusi in natura. Straordinaria, invece, è la loro concentrazione negli acini d’uva: estratti secchi ricavati dai semi di Vitis vinifera possono raggiungere infatti titolazioni in OPCs pari all’85-95%. Dal punto di vista molecolare, sono molecole polifenoliche complesse composte da più unità monomeriche (catechine ed epicatechine), la cui attività di contrasto nei confronti delle degenerazioni collegate alle reazioni radicaliche (danneggiamento ossidativo a carico di tutti i tessuti ed organi del nostro organismo) è estremamente elevata, in alcuni casi addirittura pari a cinquanta volte quella della vitamina C ed E (2, 15). Sembra inoltre che l’estratto di acini d’uva contenga acido gallico e relativi esteri, altri composti noti per le loro proprietà antiossidanti.
    Proprietà - Contro l’insufficienza venosa ed i problemi circolatori: In maniera simile a quanto accade per gli antocianosidi presenti nel mirtillo, gli OPCs sono in grado di stabilizzare le pareti dei vasi sanguigni rinforzando il collagene e le proteine presenti a livello cutaneo, tendineo, cartilagineo e muscolare (3,4). Per questi motivi, l’estratto di acini d’uva è consigliato nei casi di fragilità capillare (che si manifesta come arrossamento visibile anche a livello cutaneo) e difficoltà a livello di microcircolazione. Numerosi ricerche sperimentali supportano l’applicazione dell’estratto di acini d’uva nei soggetti affetti da insufficienza venosa. In uno studio a doppio cieco condotto su 92 soggetti affetti da insufficienza venosa (vene varicose), ad esempio, è stato osservato come una dose pari a 100 mg di OPCs tre volte al giorno abbia provocato notevoli miglioramenti a livello sintomatico (principalmente per quanto riguarda pesantezza, fastidio e gonfiore agli arti inferiori). Dopo un periodo di un mese, ben il 75% dei pazienti trattati ha rivelato sostanziali progressi nello stato di salute dei vasi considerati (5). Un altro studio a doppio cieco condotto su 50 persone affette da vene varicose agli arti inferiori ha dimostrato come l’efficacia di riduzione dei sintomi collegata ad un dosaggio pari a 150 mg/die di OPCs sia stata largamente superiore a quella del bioflavonoide diosmina, composto largamente utilizzato in Europa per la cura di questa patologia (6). Un recente studio condotto su ratti ha messo in evidenza le proprietà protettive degli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva nei confronti degli eritrociti soprattutto per quanto concerne la perossidazione dei fosfolipidi di membrana e l’emolisi conseguente all’esposizione a radiazioni UVB. In particolare, tale azione si è verificata efficace nei capillari sub-epidermali. Tutto ciò sembra incoraggiare l’applicazione dell’estratto di acini d’uva in preparazioni mirate a contrastare l’insorgenza e l’esacerbazione del foto-danneggiamento cutaneo provocato da esposizione a raggi UVB (14). Prevenzione delle malattie dell’apparato cardiovascolare: Proprio in seguito alle loro spiccate proprietà antiossidanti e coadiuvanti della circolazione, gli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva sono in grado di rappresentare un valido aiuto per la prevenzione delle malattie a carico dell’apparato cardiovascolare, prime tra tutte l’arteriosclerosi e l’infarto (7,8). Sembra, inoltre, che agli OPCs possano essere attribuite proprietà anticoagulanti, ovvero di inibizione dell’aggregazione piastrinica, anche se a tal proposito necessari ulteriori studi (1). Contro gli edema post-operatori: Le virtù sgonfianti gli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva nei confronti degli edema post-operatori sono ormai note. In particolare, uno studio condotto su 63 donne reduci da un’operazione di asportazione di cancro alla mammella, ha evidenziato come 600 mg di OPCs al giorno per 6 mesi sono stati in grado di ridurre significativamente il gonfiore, il dolore, l’edema e la parestesia, ovvero tutti quei sintomi che affliggono normalmente il braccio delle pazienti che hanno subito questo tipo di intervento (9). Anche gli edema presenti nei pazienti sottoposti a lifting facciale e quelli conseguenti ad ematomi o ferite sportive hanno risposto positivamente al trattamento con OPCs. Contro le visioni notturne: Uno studio a doppio cieco condotto su 100 soggetti sani ha dimostrato come la somministrazione di estratto secco di acini d’uva pari a 200 mg/die di OPCs possa significativamente migliorare le visioni ed i bagliori notturni. Altre potenziali applicazioni: Nonostante ulteriori ricerche siano necessarie a tal proposito, sembra che gli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva possano esercitare un effetto benefico e preventivo anche nei confronti di: degenerazioni maculari (ovvero una delle principali cause della cecità senile), infiammazioni, allergie (soprattutto febbre da fieno), retinopatia diabetica e cancro (1). Alcuni recenti studi sembrano infatti attribuire all’estratto di acini d’uva definite proprietà antitumorali che si esplicherebbero soprattutto nei confronti di alcune linee cellulari coinvolte nel cancro alla prostata ed in quello della cavità orale (16, 17).
    Posologia e tossicità - La dose normalmente consigliata per l’estratto secco di acini d’uva varia in funzione del titolo in OPCS (normalmente espresso come “Procyanidolic value”) ed alla finalità per la quale lo si assume. Come generico antiossidante basta infatti un quantitativo corrispondente a 50 mg/die di OPCs. Per il trattamento, invece, di patologie specifiche (per es. vene varicose) il dosaggio indicato può variare da 150 a 300 mg/die OPCs. Gli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva sono considerati come generalmente non tossici (18). Gli effetti collaterali sono rari e limitati a occasionali reazioni allergiche e leggeri disturbi digestivi. Fino ad ora comunque non sono ancora stati definiti dosaggi massimi di sicurezza riferibili a bambini, donne incinta od in allattamento e soggetti affetti da patologie al fegato od ai reni. Dal momento che agli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva sono attribuite potenziali proprietà anticoagulanti, è bene premunirsi non assumendo prodotti che li contengono nel caso ci si stia sottoponendo a trattamenti con farmaci a base di eparina o warfarina.
    Sinergie - L’assunzione dell’estratto di acini d’uva può incrementare la sua efficacia se associata a quella di altri estratti contenenti OPCs, primo fra tutti l’estratto di corteccia di pino. Anche la contemporanea somministrazione delle vitamine C ed E ne incrementa l’attività di contrasto nei confronti dei radicali liberi. In particolare, infatti, mentre l’azione della vitamina E si rivolge soprattutto agli agenti ossidanti liposolubili e quella della vitamina C è indirizzata alla frazione idrosolubile, l’attività antiossidante degli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva si esplica su entrambi i fronti (1). Per il miglioramento della circolazione sanguigna ed il trattamento delle vene varicose, altre sinergie potrebbero derivare dall’abbinamento dell’estratto di acini d’uva a quello di: mirtillo, centella asiatica, ippocastano, thè verde, guggul ed ananas (bromelina).
    LA CURA DELL'UVA - La cura dell'uva ha come risultato quello di depurare l'organismo apportando al contempo una valida azione tonificante che prepara l'organismo a superare il cambio di stagione. Il valore calorico per 100 g di parte edibile (94%) è di 57 calorie. L'uva è ricca di fruttosio e glucosio che vengono direttamente assimilati e utilizzati dagli organi più importanti. Fra i sali minerali contenuti primeggia il Potassio e poi Ferro, Rame, Manganese; fra le vitamine la B1, B2, PP, A, C sono in una forma direttamente utilizzabile dall'organismo. La cura può durare dai 15 giorni alle 3 settimane. È opportuno iniziare con un massimo di 500 g al giorno per arrivare a 2-3 kg nella seconda settimana nel corso della quale saranno opportuni 1 o 2 giorni di dieta priva di altri alimenti. Nell'ultima settimana la quantità di uva verrà ridotta fino ad arrivare a 1 kg al giorno. Tutte le uve vanno bene ma è preferibile utilizzarne una sola varietà al giorno (per alcuni autori è preferibile l'uva bianca e ben matura). Le uve devono essere masticate bene e non vanno ingeriti semi, bucce e vinaccioli per evitare possibili disturbi intestinali. Conviene far precedere la prima assunzione di uva da una colazione leggera perché l'uva a digiuno può provocare diarrea. La dieta durante la cura dovrà essere semplice e leggera. La cura dell'uva può essere praticata utilizzandone il solo succo ( 1 kg di uva da circa 650 g di succo).



    YOHIMBE
    Nome botanico: Corynanthe Yohimbe K. Schum.
    • Controindicazioni: CONTROINDICATA NELL'INSUFFICIENZA EPATICA E RENALE.
    PRINCIPALI CARATTERISTICHE ACCERTATE: AFRODISIACO SPINALE-SACRALE, ANTIASTENICO, IPOTENSIVO PERIFERICO, SIMPATICOLITICO (ACCETTORI ADRENERGICI), SPASMOLITICO CORONARICO, SPASMOLITICO NEUROTROPO SIMPATICOLITICO, SPASMOLITICO VIE RENALI E FAVORENTE L'ESPULSIONE DI CALCOLI, SPASMOLITICO VIE RESPIRATORIE, VASODILATATORE CORONARICO.


    ZENZERO
    Nome botanico: Zingiber officinale Roscoe. Juss.
    PRINCIPALI CARATTERISTICHE ACCERTATE: ANTIALLERGICO, ANTIASTENICO, ANTIEMETICO, ANTIFLOGISTICO, ANTIFERMENTATIVO, ANTIMICROBICO
    Contiene amido, olio essenziale (con un centinaio di costituenti), resina, gingeroli (responsabili delle proprietà piccanti). Ha azione antiulcerosa, inibitore delle prostaglandine e della aggregazione piastrinica. E ' calologo (aumenta la secrezione biliare), epatoprotettore, ipotensore, bradicardizzante, antiulceroso, stimolante. Attivo sul sistema nervoso centrale, con attività anticonvulsivante, analgesica. Lo zenzero è uno stimolante generale ed un efficace ricostituente conosciuto da molto tempo dalla farmacopea cinese per lottare contro l'affaticamento, l'astenia e l'impotenza. Nella medicina asiatica, lo zenzero viene considerato una spezia "calda", che stimola la circolazione, rilassa i vasi sanguigni periferici, impedisce il vomito, ha effetto spasmolitico, favorisce la digestione, è antiflatulente ed antisettico. In Cina, la radice dello zenzero è considerata un efficace tonico Yang, il quale serve proprio per rafforzare le energie maschili, del fuoco e della vitalità. Approfondite ricerche mediche compiute di recente in Giappone ed in Europa hanno dimostrato i notevoli effetti terapeutici dello zenzero e dei suoi numerosi componenti. Le principali sostanze in esso contenute sono l'olio essenziale con zingiberene, il gingerolo e lo shogaolo, che favoriscono la digestione e stimolano l'organismo, gli enzimi e antiossidanti, con proprietà anti-invecchiamento.


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  5. #4
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    che bello Marcolò... qualcun altro che utilizza i metodi erboristici...

    Alcune delle tue piantine non le conoscevo nemmeno....

    ottimo!

    Ripeto una mia considerazione fatta tempo fa: si potrebbe anche creare una sezione dedicata a queste cose. Penso che dalla natura ognuno possa prendere degli spunti sia per terapia sia per vivere meglio....


    Please Sergio.... facci una pensata su, dai...


    Love

    Ippo
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  6. #5
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    Haoooo , ve sete dimenticati la mariaaa.... , pur sempre erba è !!!
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  7. #6
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    se per te è OK marcolone le metto in nota insieme alle altre del mio post

  8. #7
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    Quel posto dimenticato da dio in mezzo alle risaie... Novara.
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    as you want, pero' l'articolo non e' mio!
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  9. #8
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    beh, araba, magari se lo ritieni interessante potrsti aggiungere anche le cose che ho messo per gli anti infiammatori naturali e il plasma di quinton..


    Love


    Ippo
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  10. #9
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    Originally posted by Sergio
    Haoooo , ve sete dimenticati la mariaaa.... , pur sempre erba è !!!
    Quella utilizzata a scopi medici o quella della frase:
    " l'erba del vicino.... uhmmm buona!!!"

  11. #10
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    nn posso credere che sto 3d sia finito nel dimenticatoi merita una nota a parer mio
    Ultima modifica di Drugo84; 09-03-2005 alle 18:44:35 Motivo: scambio di vocali :p

  12. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da Drugo84
    nn posso credere che sto 3d sia finito nel dimenticatoi merita una nota a parer mio
    ottimo post
    Allenamento e dieta fanno di te un atleta

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