Tribuna Politica-BW Edition PARTE II

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    le priorità
    Arturo, quello è lo stesso discorso per Trump e l' "atlantismo": come tra la pubblica opinione esiste un forte antiamericanismo, trasversale ad ogni coloritura politica, parimenti c'è un forte antisionismo, anti israelismo, per cui elettoralmente insistere su Trump è dannoso quanto mettersi la kippah e baciare le pantofole di Netanyahu...o portare avanti in parlamento una legge sull "antisemitismo" che viene percepita solo come ennesima legge-bavaglio, quando l'antisemitismo è già normato dalle varie leggi Scelba, Mancino ecc...una censura a favore delle minoranze che si ritiene arroganti e protette con leggi speciali, come le "caste" - stessa cosa del tentato (dalla sinistra) ddl Zan in favore dell' "omofobia", per la quale esistono già le leggi ordinarie.

    Si può sapere perchè la destra si senta in dovere di sposare la politica estera di uno stato estero ed una corrente ideologica definita sionismo che la gran parte della pubblica opinione considera suprematista, razzista e infilata in tutti i gangli della politica, economia, finanza e del "controllo" del potere, avendo avuto dal caso-Epstein ennesima riprova?

    Anche fronte giovani quella tattica non è premiante. Mi trovo d'accordo con l'analisi di Rizzo sul Fatto: i giovani (che avevano disertato le politiche in quanto non si sentivano rappresentati da nessun partito) si sono riversati a votare per il referendum in quanto battaglia "identitaria" (o Sì o No): sposano quelle, una identificazione, come per le marce per la Palestina:

    Il referendum ha dato un risultato che sarebbe irresponsabile pensare possa essere traslato alle elezioni politiche. Ma non si può assolutamente prescindere da quel risultato, perché contiene dei messaggi politici chiari. In primo luogo il referendum, per sua natura è divisivo, indica infatti solo due strade – il Si o il No – pone alternative chiare. Questo ha avuto un impatto importantissimo sull’affluenza. Gli elettori sapevano per cosa stavano votando, potevano identificarsi in una scelta. Leggevo su La Repubblica una delle tante interviste fatte ai giovani che hanno avuto un ruolo fondamentale nella vittoria del No. La nostra generazione – questo era il senso del ragionamento del giovane elettore – non è apatica, disinteressata, è che non ci sentiamo rappresentati. Parole che ci portano nel cuore del problema della rappresentanza.

    Chi e cosa vuole rappresentare il Centro sinistra? La generazione Z, ma anche i diciottenni hanno mostrato di aver voglia di protagonismo e non solo votando al referendum anche a costo di sobbarcarsi sacrifici e disagi. Lo hanno dimostrato prima del 22 e del 23 marzo. Sono stati protagonisti di mobilitazioni che, nel giro di pochi mesi, sembrano dimenticate, ma che hanno indicato precisi temi programmatici. La più recente è quella contro il genocidio perpetrato dal governo Israeliano a Gaza. Una mobilitazione che ha portato un fiume sterminato di popolo composto in una parte importante da giovani e giovanissimi, molti alla loro prima manifestazione. Abbiamo di fronte ragazzi che se hanno una buona causa non esitano a mobilitarsi.

    Il referendum ha dato un risultato che sarebbe irresponsabile pensare possa essere traslato alle elezioni politiche. Quel risultato però contiene dei messaggi chiari (Domenico Valter Rizzo – …
    Chi sta per Israele? Chi per la l'America sionistizzata e dei banchetti orgiastici? Perchè tutto quello, come europei, come italiani, dovrebbe riguardarci? E l'ennesima guerra di aggressione americana, sotto impulso sionista, all'Iran? Perchè dovrei accettare una crisi energetica per permettere ad Israele di inverare le "promesse bibliche" e "abbattere i nemici" e "sentirsi al sicuro" sedendo su di una montagna di cadaveri e distruzioni?

    Non sappiamo chi siano i giovani. Sappiamo però una cosa: i giovani appartengono alla età della sensibilità, questo non cambia, e dunque della immaginazione e dell'idealismo, e dunque, in un certo senso, del manicheismo: in quel sentire, in quell'immaginare, America ed Israele non fanno parte dell'universo dei "buoni".
    ...ma di noi
    sopra una sola teca di cristallo
    popoli studiosi scriveranno
    forse, tra mille inverni
    «nessun vincolo univa questi morti
    nella necropoli deserta»

    C. Campo - Moriremo Lontani


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      schlein, don bonus conte, frate gianni, salis la martellatrice, cratteri l'analfabeta che sogna di fare retate nei giornali, ranucci, bonelli, fantasmino magi, renzi ... Bellini sono.
      Se vuoi essere onesto gli unici che sembrano seri sono calenda e marattin
      e comunque meloni è una politica di razza
      Arturo continui a giustificare le tue posizioni, indicando le magagne dell'altra ala, che poi sono la stessa faccia della medaglia.

      Riporto un estratto di un editoriale di Travaglio:

      “Se il No scaraventa fuori dal governo i tre impresentabili più impresentabili nel giro di 24 ore, con gravi danni per l’avanspettacolo, se ne deduce che il Sì li avrebbe lasciati tutti lì, col monumento equestre, l’aureola del martirio e la causa di beatificazione. Che poi il grande Nordio l’aveva pure detto e ridetto: ora noi salviamo i nostri, poi il centrosinistra salverà i suoi.
      Oggi, se avesse vinto il Sì, lo scandalo non sarebbe il sottosegretario alla Giustizia in società coi prestanome dei Senese, ma la “manina” del Fatto che ha alzato il velo sulla Bisteccheria d’Italia dei fratelli d’Italia e del mafioso d’Italia. Lo scandalo non sarebbe la giudice-capogabinetto della Giustizia, indagata per aver mentito ai colleghi su Almasri, che definisce la magistratura “plotone d’esecuzione da togliere di mezzo”, ma chi le chiede di sloggiare.
      Lo scandalo non sarebbe una ministra con quattro processi (due per bancarotta, uno per falso in bilancio, uno per truffa allo Stato, peraltro noti da due anni e del tutto incolpevole sul referendum), ma la “manina” che rivelò i suoi magheggi e maneggi. Che poi è la stessa che fece dimettere Sgarbi perché prendeva soldi da privati per eventi da sottosegretario già pagato dallo Stato: sempre il Fatto.
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      • Sean
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        Travaglio è sempre stato giustizialista...però dovrebbe anche guardare nell'area sinistra, perchè casi come quelli della Appendino, di Mimmo Lucano, della Salis, e ci metto anche di tutti quei soggetti del campo sinistro finiti nelle reti giudiziarie delle varie inchieste di Bruxelles, non sono meno gravi, se si vuol applicare ai politici diciamo l'immacolatezza, per cui nel loro caso non si ritiene si debba aspettare la condanna definitiva per abbandonare incarichi o simili - in quanto la Santanchè in effetti ha avuto buon gioco a ricordare alla Meloni che: "io ho la fedina penale pulita".

        La Salis sta all'europarlamento, come Lucano. La Appendino alla Camera mi pare. Ora è vero che la Santanchè resterà al Senato, ma la richiesta di "presentabilità" deve valere per tutti...e quindi per tutti le campagne stampa "moralizzatrici".

        In questo caso diciamo che la Meloni ha sbagliato a tardare o a fare repulisti adesso, perchè delle due l'una: se non andavano bene avresti dovuto dimetterli da tempo; se dopo il refendum li dimetti per "fare pulizia", sbagli tempistica perchè fai nascere il sospetto che, se avessi vinto, te li saresti tenuti tutti nel governo...per cui allora era meglio aspettare qualche mese e poi farli fuori, non a ridosso della sconfitta elettorale.
        ...ma di noi
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        • Arturo Bandini
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          Arturo continui a giustificare le tue posizioni, indicando le magagne dell'altra ala, che poi sono la stessa faccia della medaglia.

          Riporto un estratto di un editoriale di Travaglio:

          “Se il No scaraventa fuori dal governo i tre impresentabili più impresentabili nel giro di 24 ore, con gravi danni per l’avanspettacolo, se ne deduce che il Sì li avrebbe lasciati tutti lì, col monumento equestre, l’aureola del martirio e la causa di beatificazione. Che poi il grande Nordio l’aveva pure detto e ridetto: ora noi salviamo i nostri, poi il centrosinistra salverà i suoi.
          Oggi, se avesse vinto il Sì, lo scandalo non sarebbe il sottosegretario alla Giustizia in società coi prestanome dei Senese, ma la “manina” del Fatto che ha alzato il velo sulla Bisteccheria d’Italia dei fratelli d’Italia e del mafioso d’Italia. Lo scandalo non sarebbe la giudice-capogabinetto della Giustizia, indagata per aver mentito ai colleghi su Almasri, che definisce la magistratura “plotone d’esecuzione da togliere di mezzo”, ma chi le chiede di sloggiare.
          Lo scandalo non sarebbe una ministra con quattro processi (due per bancarotta, uno per falso in bilancio, uno per truffa allo Stato, peraltro noti da due anni e del tutto incolpevole sul referendum), ma la “manina” che rivelò i suoi magheggi e maneggi. Che poi è la stessa che fece dimettere Sgarbi perché prendeva soldi da privati per eventi da sottosegretario già pagato dallo Stato: sempre il Fatto.
          oh, ma si votava per la giustizia o per altro?
          quando ci fu il referendum sul nucleare, non so se qualcuno del governo si dimise, magari sì e all'opposizione dissero hai visto è servito votare no così ci siamo tolti la santachè e del mastro dell'epoca
          Bè, oggi non ci ricordiamo neanche i nomi dei politici di allora, mentre il risultato del referendum ce lo ricordiamo ogni giorno guardando le bollette

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            Travaglio è sempre stato giustizialista...però dovrebbe anche guardare nell'area sinistra, perchè casi come quelli della Appendino, di Mimmo Lucano, della Salis, e ci metto anche di tutti quei soggetti del campo sinistro finiti nelle reti giudiziarie delle varie inchieste di Bruxelles, non sono meno gravi, se si vuol applicare ai politici diciamo l'immacolatezza, per cui nel loro caso non si ritiene si debba aspettare la condanna definitiva per abbandonare incarichi o simili - in quanto la Santanchè in effetti ha avuto buon gioco a ricordare alla Meloni che: "io ho la fedina penale pulita".

            La Salis sta all'europarlamento, come Lucano. La Appendino alla Camera mi pare. Ora è vero che la Santanchè resterà al Senato, ma la richiesta di "presentabilità" deve valere per tutti...e quindi per tutti le campagne stampa "moralizzatrici".

            In questo caso diciamo che la Meloni ha sbagliato a tardare o a fare repulisti adesso, perchè delle due l'una: se non andavano bene avresti dovuto dimetterli da tempo; se dopo il refendum li dimetti per "fare pulizia", sbagli tempistica perchè fai nascere il sospetto che, se avessi vinto, te li saresti tenuti tutti nel governo...per cui allora era meglio aspettare qualche mese e poi farli fuori, non a ridosso della sconfitta elettorale.
            Ed infatti il mio incipit è stato "sono la stessa faccia della medaglia", quindi quella corrotta e corruttibile, che sia destra o sinistra.

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            oh, ma si votava per la giustizia o per altro?
            quando ci fu il referendum sul nucleare, non so se qualcuno del governo si dimise, magari sì e all'opposizione dissero hai visto è servito votare no così ci siamo tolti la santachè e del mastro dell'epoca
            Bè, oggi non ci ricordiamo neanche i nomi dei politici di allora, mentre il risultato del referendum ce lo ricordiamo ogni giorno guardando le bollette
            Ma che vuol dire? Stai giustificando personaggi come la Santanchè e Dalmastro, che in uno Stato con la S maiuscola, dovrebbero avere la ZTL nei dintorni di Montecitorio. La stessa cosa vale per la Salis, l'Appendino (proprio i M5S che facevano la lotta agli indagati) e compagnia cantante.
            Last edited by fede79; 27-03-2026, 15:17:05.
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            • Sean
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              Il sondaggio di Pagnoncelli: FdI in calo, crescono Pd, 5 Stelle e FI. I partiti dopo il referendum

              Cerchiamo dunque di capire quali siano le conseguenze della consultazione referendaria nella percezione degli elettori e nei loro orientamenti di voto. Qui i contraccolpi sono tutto sommato contenuti. Fratelli d’Italia, più degli altri esposto nella campagna, perde poco più dell’1%, passando dal 28,0% di febbraio al 26,7% attuale. Forza Italia invece vede un incremento quasi analogo, di poco più di un punto: oggi è infatti stimata al 9,5%, contro l’8,4% del mese scorso. È possibile che ci siano diversi elementi in questo risultato, tra cui probabilmente la presenza piuttosto visibile negli ultimi tempi di Marina Berlusconi che sembra indicare un percorso di rinnovamento per questa formazione. La Lega infine rimane sostanzialmente stabile (6,3%) così come Noi Moderati (1%). Futuro nazionale di Vannacci perde lo 0,6% e si colloca al 3%.

              Nell’opposizione guadagnano i due principali vincitori della consultazione: il Partito democratico cresce dell’1,3%, collocandosi al 22% e tornando ai dati di circa un anno fa, il Movimento 5 Stelle cresce dello 0,8% e si colloca al 14,2%. In controtendenza Avs che perde lo 0,7% arrivando al 6,1%. Per quanto parte della coalizione vincente, la visibilità mediatica dell’ultima fase di campagna ha indubbiamente premiato i due partiti maggiori. Pochi decimali di scarto invece per i restanti tre partiti, Italia Viva, Azione e +Europa, per i quali non vi sono cambiamenti significativi.

              Prima della consultazione era stato avviato il dibattito per la revisione della legge elettorale che potrebbe adesso subire un’accelerazione. La proposta di legge prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza (o di stabilità, dato che la legge è stata soprannominata Stabilicum) per la coalizione che ottiene almeno il 40% dei voti. Basandoci sulla proposta di legge elettorale avanzata dal centrodestra si possono delineare due diverse possibili composizioni della Camera dei deputati. Nel caso in cui Futuro nazionale di Vannacci sia alleato con il centrodestra questa coalizione otterrebbe il premio di governabilità, arrivando a 229 seggi contro i 157 del centrosinistra. Nel caso in cui Futuro nazionale non fosse coalizzato con il centrodestra, e ammesso che superi la soglia di sbarramento del 3% accadrebbe il contrario: il premio andrebbe al centrosinistra (227 seggi) contro i 149 del centrodestra. In entrambi gli scenari Azione è considerata fuori dalle coalizioni e si stima che superi la soglia. Si precisa che in entrambi i casi non sono considerati i voti degli italiani residenti all’estero.



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                Il modello di legge elettorale e il nodo Vannacci potrebbero determinare le prossime elezioni: sono questi i passi da fare, le decisioni da prendere, da parte della Meloni.

                Ce ne sarebbe anche un'altra: una volta varata la legge elettorale, decidere se andare o meno alle elezioni: elezioni subito vorrebbe dire non rischiare di far erodere altri consensi, lasciare la sinistra con i suoi scogli circa le primarie e la scelta del leader, perchè la Schlein non è un nome automatico e nemmeno condiviso, Conte nei sondaggi le resta sopra.

                Circa Vannacci, in effetti più che alla Meloni la decisione spetterà a Tajani e Salvini: lo vorranno a bordo? Per i "liberal" di FI Vannacci è troppo "estremista"; per la Lega di Zaia pure...eppure senza Vannacci rischieresti fortemente di non farcela.
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                  Ad oggi Vannacci lo votereste?
                  Originariamente Scritto da Sean
                  Tu non capisci niente, Lukino, proietti le tue fissi su altri. Sei di una ignoranza abissale. Prima te la devi scrostare di dosso, poi potremmo forse avere un dialogo civile.

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                  • Sean
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                    Meloni va avanti, il primo obiettivo è la legge elettorale. E avvisa: niente scherzi oppure si vota

                    Dubbi nella Lega sulla «chiamata» di Zaia alle Imprese: «Così i ministri più esposti sarebbero lui e Giorgetti»​

                    Nel silenzio occorre attaccarsi alla terzultima riga di un post sui social. Alle otto di domenica sera Giorgia Meloni interviene sul fermo preventivo disposto per 91 anarchici e scrive che sulla sicurezza «il governo continuerà a muoversi». Un modo, per chi è costretto a esercitare doti da esageta, per dire che «si va avanti». Come d’altronde ripete in privato la premier a chiunque le scriva o lo chiami: «Lasciamoci il referendum alle spalle». Oggi sarà una settimana dalla sconfitta sulla riforma della giustizia. La presidente del Consiglio non ha impegni istituzionali in agenda fino a dopo Pasqua.

                    Gli scenari però continuano a volteggiare, come cattivi pensieri, sopra alla sua villa a sud di Roma. Quello più politico riguarda la legge elettorale che domani sarà incardinata alla Camera in Prima commissione (atto tecnico, più che altro). Su questo dossier Meloni sembra aver dato disposizioni chiare: è una priorità per la stabilità del Paese, il voto che porterà alla prossima legislatura, quella che eleggerà il nuovo presidente della Repubblica, non può terminare con un pareggio, un quadro esiziale che aprirebbe a governi di larghe intese o, peggio ancora, tecnici.​

                    Da qui il suo avviso ai naviganti del centrodestra: sulla legge elettorale non si scherza, abbiamo i numeri per approvarla, se qualcuno farà scherzi, il voto anticipato, magari in autunno, resta un’ipotesi (nella Lega non la smentiscono). Sono pistole sul tavolo in un momento in cui il centrodestra è sotto choc: Matteo Salvini da giorni parla il meno possibile (oggi c’è una segreteria politica del Carroccio), Antonio Tajani è in missione verso l’Ucraina ma deve badare alle voci di dentro che provengono da Forza Italia, dopo le dimissioni coatte di Maurizio Gasparri da capogruppo in Senato.

                    In agenda non ci sono nemmeno Consigli dei ministri, anche se il 7 aprile scade la misura sulle accise mobili: torna l’ipotesi di un bonus benzina per le famiglie meno abbienti o di sgravi settoriali. La misura in vigore finora è costata 600 milioni di euro e non ha prodotto benefici concreti per gli italiani. «Quindi va rivista», anticipano dal ministero dell’Economia.

                    «Non mi risultano elezioni anticipate, ma aggiustamenti di direzione, ove necessari, per tutto compatibili con una impostazione che vede nella stabilità del governo un valore aggiunto per l’Italia», ha spiegato il ministro di FdI Francesco Lollobrigida, a margine del primo Forum della cucina italiana, promosso da Bruno Vespa. Ottima occasione, tra i capannelli ghiotti di notizie, per parlare di rimpasti e non solo di soufflé tanto che lui aggiunge : «Se dovesse servire, il mio posto è sempre a disposizione».

                    La premier non vuole un Meloni bis e scongiura le elezioni anticipate perché coltiva l’obiettivo di essere a capo del governo più longevo della storia repubblicana: la calcolatrice dice 1.255 giorni, terzo posto, a 157 dal record del Berlusconi II. Oltre i numeri però ci sono ministri da sostituire o operazioni «chirurgiche» da portare a termine. Tra le tante ipotesi ce n’è una che manda in fibrillazione la Lega: quella che Luca Zaia possa sostituire Adolfo Urso al ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) con Urso al posto di Santanchè. Non è tanto il fatto che — se di rimpasto si discute — non si possa prescindere da un ragionamento sul Viminale per Matteo Salvini. L’interessato, il Doge trevigiano, non si fa scucire una sillaba.

                    Ma nel partito il malumore si fa sentire. Nulla contro l’ex governatore veneto. Ma il ragionamento è semplice: è leghista il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Se diventasse leghista anche il ministro alle Imprese, il partito diventerebbe l’intestatario di tutte le (difficili) scelte economiche all’orizzonte. Un deputato leghista sceneggia: «Già me li sento, quando sarà necessario far trangugiare il non trangugiabile, che prendono l’arietta pragmatica e la lasciano cadere: “d’altronde, tutti i ministri economici sono leghisti”».​

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                      Originariamente Scritto da marcu9 Visualizza Messaggio
                      Ad oggi Vannacci lo votereste?
                      Nulla osta a che lo si voti, è un soggetto politico come un altro.

                      Vannacci anzi ha compreso che a destra c'è uno spazio da coprire e da rappresentare, cioè tutti coloro che sono scontenti della Lega ed anche di FdI. Faccio presente che un partito come quello di Vannacci, ovvero di destra "destra", in Germania raccoglie una marea di voti. La Meloni ha scelto la via della destra moderata, per cui c'è una quota di elettorato che è senza partito e Vannacci si rivolge a quelli.
                      ...ma di noi
                      sopra una sola teca di cristallo
                      popoli studiosi scriveranno
                      forse, tra mille inverni
                      «nessun vincolo univa questi morti
                      nella necropoli deserta»

                      C. Campo - Moriremo Lontani


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                      • Death Magnetic
                        Bodyweb Senior
                        • Jan 2009
                        • 19812
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                        Non so come funzionano in Germania ma qua da noi direi che è l'ennesimo partito di rottura che nella fantascientifica ipotesi che si ritrovasse a governare si conformerebbe alle dinamiche solite di tutti gli altri. Con un pizzico di folklore in più al massimo.

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                        • Arturo Bandini
                          million dollar boy
                          • Aug 2003
                          • 33322
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                          Originariamente Scritto da marcu9 Visualizza Messaggio
                          Ad oggi Vannacci lo votereste?
                          no, piuttosto voto lega se Meloni mi sembra moderata.
                          Vannacci è troppo imprevedibile, non si sa se sarà in coalizione e se poi al primo intoppo aprirebbe crisi di governo

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                          • Arturo Bandini
                            million dollar boy
                            • Aug 2003
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                            Originariamente Scritto da Sean Visualizza Messaggio
                            Il modello di legge elettorale e il nodo Vannacci potrebbero determinare le prossime elezioni: sono questi i passi da fare, le decisioni da prendere, da parte della Meloni.

                            Ce ne sarebbe anche un'altra: una volta varata la legge elettorale, decidere se andare o meno alle elezioni: elezioni subito vorrebbe dire non rischiare di far erodere altri consensi, lasciare la sinistra con i suoi scogli circa le primarie e la scelta del leader, perchè la Schlein non è un nome automatico e nemmeno condiviso, Conte nei sondaggi le resta sopra.

                            Circa Vannacci, in effetti più che alla Meloni la decisione spetterà a Tajani e Salvini: lo vorranno a bordo? Per i "liberal" di FI Vannacci è troppo "estremista"; per la Lega di Zaia pure...eppure senza Vannacci rischieresti fortemente di non farcela.
                            ma a me preoccupa FI più che Vannacci. possibile che Marina la faccia alleare col campo largo o tenti un terzo polo coi moderati?

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                            • Arturo Bandini
                              million dollar boy
                              • Aug 2003
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