Tennis corner

Collapse
X
 
  • Filter
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts

  • Sean
    replied
    Pietrangeli ha avuto una vita lunga e piena di successi. Fino all'arrivo di Sinner era il tennista italiano più vincente. In una qual certa maniera lo resta "il più vincente", riferendoci alla epoca "eroica" del tennis da cui proviene e in cui ha raggiunto la fama e gli allori.

    Ecco, per l'appunto quello che Pietrangeli nella sua senilità non è riuscito a capire è che i paragoni che faceva tra lui "e tutti gli altri" (leggasi Sinner in special modo) non avevano assolutamente ragione di essere, in quanto sono epoche diversissime, sarebbe come voler confrontare, che so, il calcio degli anni '30 del Novecento con questo, quelle squadre, quel calcio con l'attuale...sono due sport differenti.

    Aveva timore che i successi di Sinner "oscurassero" i suoi: paura infondata, per l'appunto, perchè se ad un libro di storia viene aggiunto un capitolo, non per questo si cancellano quelli delle età precedenti.

    Ha vinto tanto, nel suo sport ha avuto fama e successo, ha, come tutti, avuto anche i suoi dolori e le sue sconfitte, era ancora cercato dai media, presenziava a tornei ed eventi, una vita intensa sotto ad ogni riguardo.

    Leave a comment:


  • Sean
    replied

    Nicola Pietrangeli è morto, aveva 92 anni: addio al gigante del tennis italiano, vinse due Slam e la Davis come capitano

    Pietrangeli si è spento all'età di 92 anni, la sua immensa carriera dai dilettanti alla Davis del '76

    Nicola Pietrangeli è morto a 92 anni. Lunedì mattina la notizia: il grande tennista, primo italiano a vincere un titolo dello Slam, ha trionfato due volte al Roland Garros ed è arrivato al numero tre della classifica mondiale.

    Fargli compagnia a colazione al bar del Tennis, affacciato sul campo del Foro Italico che porta il suo nome, significava partire con Nicola per un viaggio dalla Tunisia — dove era nato Chirinsky e madrelingua francese e russa grazie alla mamma profuga sposata con un conte, prima che con l’imprenditore Giulio Pietrangeli — fino a Roma, la sua città d’adozione («Quando sono arrivato non spiccicavo una parola d’italiano»), dove ha appeso la racchetta al chiodo ottantuno giorni dopo il 92° compleanno, che aveva scavallato l’11 settembre.

    Già estremamente malato, fiaccato dalla scomparsa prematura del figlio Giorgio a causa di un tumore al cervello, prostrato al punto da considerarsi superfluo: «Dovevo andarmene prima io, non è giusto...». Ma Nick è Nick, e sarà per sempre il nostro Nick. Ed è giusto ricordarlo soprattutto per l’esuberanza di cui ha iniettato le pagine del suo lungo romanzo, scritto sotto i nostri occhi. Fino alle novanta primavere, infatti, ancora affascinante e sornione come la storia ce l’ha consegnato, con l’understatement che si era sempre rifiutato di frequentare aveva soffiato le candeline sulla torta a modo suo: in diretta tv sui canali nazionali.

    Se n’è andato alla fine di una delle più trionfali stagioni del tennis italiano (il tempio di Wimbledon profanato da un predestinato venuto al mondo a Sesto Pusteria, azzurre e azzurri campioni del mondo in Billie Jean King Cup e Davis), nel pieno svolgimento della solenne messa pagana intitolata all’eroe moderno a cui si è paragonato con ostinazione: Jannik Sinner.

    Nella sua epoca, a cavallo di 18 lustri intensamente vissuti, Nicola Pietrangeli è stato tutto: un formidabile tennista di classe impareggiabile, il primo italiano ad annettersi un titolo dello Slam (due volte Parigi, nel ’59 e nel ’60 ma teneva moltissimo anche al trionfo in doppio con l’amico Orlando Sirola sulla coppia aussie Emerson-Fraser e in misto accanto all’inglese Bloomer), due volte re di Roma (’57 e ’61) e a lungo nei top 10 della classifica mondiale quando il ranking non era affidato alle algide logiche del computer ma ai ragionamenti degli sport writers anglosassoni, Lance Tingay del «Daily Telegraph» e Ned Potter di «Tennis World»: quel n.3 in singolare di cui l’avevano accreditato se l’era tatuato sottopelle e l’ha rivendicato finché ha avuto un grammo d’anima in corpo, lanciando dall’empireo una sfida orgogliosa e impossibile a Sinner, fuoriclasse del tennis contemporaneo, non certo del suo: «Bravo, per carità, però non gli basteranno due vite per superarmi».

    Il tempo libero in cui non si godeva il presente, infatti, il golf, la Lazio (giocò tre anni nelle giovanili con Maestrelli a Tor di Quinto), i tre figli avuti dall’unica ex moglie Susanna, i due nipoti (una, femmina, chiamata Nicola per un ottimo motivo: perché il marchio non scomparisse) e i gatti, Nick l’ha trascorso impegnato in un personalissimo braccio di ferro con un passato che credeva non gli avesse restituito abbastanza, né in termini di soldi («Oggi se perdi al primo turno dell’Open Usa prendi 80 mila dollari, a me quando vincevo a Montecarlo regalavano una medaglietta!») né di popolarità; e non era sempre bonario nel rivendicare il maltolto, soprattutto quando vedeva definire la sua nemesi, Adriano Panatta, «il migliore tennista italiano» (pre-Sinner naturalmente).

    Lo spartiacque tra dilettantismo ed era Open lo costringeva in uno spazio temporale che a Pietrangeli stava stretto come una camicia di forza e benché la sua primogenitura e le sue conquiste siano nei libri, Nicola riteneva opportuno mettere i puntini sulle «i» a ogni piè sospinto, condendo i racconti con aneddoti strepitosi (quando giocava a tennis con il padre Giulio internato in un campo di prigionia dopo l’occupazione alleata della Tunisia), sacrosante rivendicazioni (lo scontro con il governo Andreotti per portare la squadra di Davis nel Cile di Pinochet), conquiste femminili sognate («Porto a cena Edwige Fenech, al tavolo accanto c’è Luca di Montezemolo: glielo presento e mi do la zappa sui piedi da solo!») e avute («In vita mia ho amato quattro volte: Susanna la madre dei miei figli, Lorenza che mi ha lasciato perché non la sposavo, Licia Colò che ancora non ho capito perché se n’è andata e Paola»), paragoni impossibili («Federer il più forte di tutti i tempi, Rod Laver il migliore che abbia mai affrontato ma sulla partita secca Lew Hoad era imbattibile»), risate corte e definitive come una volée.

    Quella Davis che aveva sfiorato due volte da giocatore (Australia-Italia 4-1 nel ’60 e 5-0 nel ’61), l’aveva conquistata da capitano nel ‘76. Il Cile della dittatura, le magliette rosse di Panatta e Bertolucci in doppio (ma con la tv in bianco e nero nessuno se ne accorse), la battutaccia a tavola nell’hotel di Santiago che aveva spinto il venerando maestro Belardinelli ad alzarsi di scatto, infuriato, e a schiantarsi contro una vetrata che non aveva visto. Il ritorno nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica italiana, la giusta attenzione per quell’impresa meravigliosa ricevuta quasi cinquant’anni dopo, grazie alla docuserie «Una squadra» di Domenico Procacci, capace di togliere oltre ogni tempo limite la polvere a Pietrangeli e agli azzurri, ma anche di riaprire antiche ferite e riaccendere inveterati rancori. Fotografie che non si stancava mai di condividere.

    Larger than life lo definirebbero gli americani, che avrebbero scolpito quella faccia dai lineamenti fanciulleschi, illuminata da due fari azzurri, nel granito del Monte Rushmore, tra i presidenti. Da noi Nicola Pietrangeli, oltre che icona, è stato l’amico di una vita di Lea Pericoli (mai innamorati però), uomo della comunicazione di grandi brand, frequentatore di vip e potenti (uno su tutti: il principe Alberto di Monaco, cui Nick nelle sue scorribande in riviera si onorava di dare del tu), conduttore tv, attore, ministro degli esteri della Federtennis di Angelo Binaghi, che lo piange («Nicola è stato il primo a insegnarci cosa volesse dire vincere davvero, dentro e fuori dal campo»), inesauribile fonte di racconti quando aveva voglia di aprire il file della memoria elefantesca, a costo di far incavolare mezza Italia, a cominciare da Panatta.

    Una vertigine, mesi fa, l’aveva portato all’ospedale. Credeva di tornare il giorno dopo; è stato l’inizio della fine. Si era divertito ad immaginare il suo funerale: «Sul campo Pietrangeli, perché si trova facilmente posteggio; due preti, cristiano e ortodosso: sono russo, ricorda? Musica di Sinatra, che conobbi al torneo di Indian Wells. E se piove si rimanda: non vorrei che le signore si bagnassero le scarpe». E fino all’ultimo non si è capacitato di come i giovinastri contemporanei — Berrettini finalista a Wimbledon 2021, che gli tolse il record della semifinale sull’erba, e poi Jannik Sinner piovuto dal cielo dell’Alto Adige di confine —, potessero attirare più luce di lui, il principe Nicola Chirinsky Pietrangeli, il solo italiano insieme a Gianni Clerici ad essere stato ammesso nella Hall of Fame di Newport.

    Non hai capito che possiamo anche avere occhi per Sinner ma il cuore è per sempre riservato a te, caro Nick. Senza la tua dolcezza livorosa, vivremo nel culto dei ricordi.​

    CorSera

    Leave a comment:


  • Steel77
    replied
    Che dire, non ci sono parole per quello che hanno fatto. Berrettini ma sopratutto Cobolli sono stati fenomenali. Penso che un Musetti dopo un primo set perso 6-1 sarebbe probabilmente scomparso dal campo, invece Cobolli poco a poco e riuscito a risalire. Ma forse a lui le partite normali nn piacciono

    Leave a comment:


  • germanomosconi
    replied
    Originariamente Scritto da The_machine Visualizza Messaggio
    Qualcosa di nemmeno immaginabile 10 anni fa.

    Ricordo ancora quando si andava in Davis con Gaudenzi e Furlan per prendere scoppole da Sampras e Agassi.

    Adesso vincono con le seconde linee.
    Seconde linee che cagano in testa e di brutto ai vari Gaudenzi e Nargiso

    Leave a comment:


  • The_machine
    replied
    Qualcosa di nemmeno immaginabile 10 anni fa.

    Ricordo ancora quando si andava in Davis con Gaudenzi e Furlan per prendere scoppole da Sampras e Agassi.

    Adesso vincono con le seconde linee.

    Leave a comment:


  • fede79
    replied
    Cobolli mio che capolavoro!!!

    Terza Davis consecutiva, nel tennis facciamo la storia.

    Leave a comment:


  • Steel77
    replied
    Originariamente Scritto da fede79 Visualizza Messaggio
    Grandissima Italia della Davis ed un meraviglioso Cobolli, che ha fatto saltare completamente i piani a mamma Rai posticipando e mandando in onda in versione sintetica l'inutile TG1!
    partita stupenda ieri, bravo Berrettini a nn mollare nel momento di difficoltà, strepitoso Cobolli. Mi sono stancato solo a guardarlo, nn ha mai mollato. Emozionante
    Rai secondo me sempre vergognosa, vero è che hanno posticipato il tg1 ma l'intervista in campo a cobolli, che supertennis ha invece trasmesso, meritava; potevano passare su rai 2 o su rai sport e invece niente. Cmq almeno nn c'è più fiocchetti alla telecronaca, il telecronista di ieri, di cui al momento nn ricordo più il nome, molto meglio

    Leave a comment:


  • fede79
    replied
    Grandissima Italia della Davis ed un meraviglioso Cobolli, che ha fatto saltare completamente i piani a mamma Rai posticipando e mandando in onda in versione sintetica l'inutile TG1!

    Leave a comment:


  • germanomosconi
    replied
    Originariamente Scritto da fede79 Visualizza Messaggio
    Anche Alcaraz non giocherà la Davis, chissà la stampa spagnola come l'avrà presa.

    Con rammarico poi dovremo dirlo a Vespa...ah ma lui tifa Alvarez!
    in Spagna è giustamente venerato, solo in Italia facciamo il contrario perchè siamo un popolo di rosiconi invidiosi

    Leave a comment:


  • fede79
    replied
    Anche Alcaraz non giocherà la Davis, chissà la stampa spagnola come l'avrà presa.

    Con rammarico poi dovremo dirlo a Vespa...ah ma lui tifa Alvarez!

    Leave a comment:


  • The_machine
    replied
    Wawrinka è uno che ha ottimizzato facendo bene in alcuni slam, ma per il resto ha un record di vittorie-sconfitte relativamente scarso, ben inferiore a Zverev.

    Su Murray ti do ragione, ma appunto, stai mettendo assieme i top in 20 anni di tennis. In quei 20 anni ci son stati periodi dove Federer giocava da solo, periodi in cui giocavano Federer e Nadal perché Djokovic non era sbocciato, periodi in cui Federer era vecchio e Nadal sempre infortunato con Djokovic che giocava da solo.

    Alcaraz e Sinner sono li da 4-5 anni e (oltre a Zverev e Medvedev) hanno comunque incrociato i big 3, 2 di striscio e uno (Djokovic) in pieno.

    Leave a comment:


  • germanomosconi
    replied
    Ma guarda che non ho detto una cosa diversa, però tolti loro 2 (che sono al livello dei big three all'apice) non vedo il murray o wawrinka di turno.
    e ribadisco che lo stesso zverev non è quello di 3/4 anni fa, ricordati che in quella semifinale al RG gliela stava facendo sudare e pure tano a rafa

    Leave a comment:


  • The_machine
    replied
    Originariamente Scritto da germanomosconi Visualizza Messaggio

    Intanto Nadal e Federer avevano appunto Djokovic (quindi siamo già a 3 mostri e non 2), a questi aggiungi gente come Murray o Wawrinka, ora se mi dici che c'è anche solo uno che gli si avvicina (tolti ovviamente i primi 2) ma manco per il kazzo...
    Poi tutti gli altri sono d'accordo il livello è simile, ma per quanto riguarda Zverev a mio avviso il suo massimo periodo di forma è stato il 2022 quando stava per diventare n.1, poi però si è fracassato la caviglia e tra la caviglia e comunque il colpo psicologico di trovarsi 2 fenomeni del genere a mio avviso questo Zverev ha ben poco a vedere con quello di 3/4 anni fa, basta anche che guardi il punteggio che ha adesso che è circa la metà di quello che aveva nel 2022.
    Il punteggio è metà rispetto al 2022 perché i punti se li sono mangiati tutti Sinner e Alcaraz che sono cresciuti di livello, è normale che due giocatori così giovani siano più forti adesso rispetto a 3 anni fa.

    Ripeto, Zverev nel 2018 ha vinto il le finals in cui partecipavano i seguenti:
    1 Serbia (bandiera) Novak Đoković 8 045 14 8 settembre
    2 Svizzera (bandiera) Roger Federer 6 020 10 8 settembre
    3 Germania (bandiera) Alexander Zverev 5 085 18 12 ottobre
    4 Sudafrica (bandiera) Kevin Anderson 4 310 20 28 ottobre
    5 Croazia (bandiera) Marin Čilić 4 050 18 2 novembre
    6 Austria (bandiera) Dominic Thiem 3 895 23 2 novembre
    7 Giappone (bandiera) Kei Nishikori 3 390 21 3 novembre
    8 Stati Uniti (bandiera) John Isner 3 155 22 5 novembre
    Quindi tutta gente che ritieni superiore alle seconde linee di oggi.

    Va accettato che questi due (Alcaraz e Sinner), hanno alzato il livello. tirano semplicemente più forte, c'è poco da fare. Lo dicono anche i giocatori che hanno visto entrambe le epoce.

    Leave a comment:


  • germanomosconi
    replied
    Originariamente Scritto da The_machine Visualizza Messaggio
    Sapete che su questa interpretazione (che va un po' a sminuire il livello ed traguardi raggiunti da Alcaraz e Sinner) mi trovate in disaccordo.
    La concorrenza che c'è oggi non è inferiore a quella di 10 o 20 anni fa, tutt'altro.
    Ricordiamo che alle Finals c'era anche uno Zverev che nel 2018 e 2021 ha vinto il torneo quando giocavano ancora Djokovic, Nadal e Federer.
    Intanto Nadal e Federer avevano appunto Djokovic (quindi siamo già a 3 mostri e non 2), a questi aggiungi gente come Murray o Wawrinka, ora se mi dici che c'è anche solo uno che gli si avvicina (tolti ovviamente i primi 2) ma manco per il kazzo...
    Poi tutti gli altri sono d'accordo il livello è simile, ma per quanto riguarda Zverev a mio avviso il suo massimo periodo di forma è stato il 2022 quando stava per diventare n.1, poi però si è fracassato la caviglia e tra la caviglia e comunque il colpo psicologico di trovarsi 2 fenomeni del genere a mio avviso questo Zverev ha ben poco a vedere con quello di 3/4 anni fa, basta anche che guardi il punteggio che ha adesso che è circa la metà di quello che aveva nel 2022.

    Leave a comment:


  • The_machine
    replied
    Sapete che su questa interpretazione (che va un po' a sminuire il livello ed traguardi raggiunti da Alcaraz e Sinner) mi trovate in disaccordo.
    La concorrenza che c'è oggi non è inferiore a quella di 10 o 20 anni fa, tutt'altro.
    Ricordiamo che alle Finals c'era anche uno Zverev che nel 2018 e 2021 ha vinto il torneo quando giocavano ancora Djokovic, Nadal e Federer.

    Leave a comment:

Working...
X