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Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.
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Bhè, questa risposta dice tento sui tuoi paraocchi.Originariamente Scritto da SeanTu non capisci niente, Lukino, proietti le tue fissi su altri. Sei di una ignoranza abissale. Prima te la devi scrostare di dosso, poi potremmo forse avere un dialogo civile.
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F4Originariamente Scritto da marcu9 Visualizza Messaggio
Bhè, questa risposta dice tento sui tuoi paraocchi.Last edited by Barone Bizzio; 03-06-2026, 21:56:13.
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Barone, che l'immigrazione irregolata sia (anche) argomento di propaganda politica, ed arma ideologica (la tecno-destra americana la agita per teorizzare un diritto "alla secessione", cioè a dire creare in seno alla nazione enclavi per soli bianchi (ricchi ovviamente) all'interno delle quali poter decidere su sicurezza, vicini di casa, ed avere contatti con l'esterno solo per "commercio") su questo nessuno ci mette penna, sono d'accordo...Originariamente Scritto da Barone Bizzio Visualizza Messaggio
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...Ma se anche cancellassimo l'ideologia che strumentalizza il fenomeno, quello resta...e nelle sue manifestazioni resta identico non solo in Inghilterra ma in tutta Europa, per cui vanno rimessi in ordine i principi gerarchici di causa ed effetto: la politica e l'ideologia arrivano dopo che un fenomeno appare giungendo a dimensioni che producono effetti perturbativi, altrimenti ideologia e politica non potrebbero cavalcarlo strumentalmente per i loro fini.
Difatti non solo in Inghilterra abbiamo tribuni che sobillano sul pericolo immigratorio, ma anche in Germania (uno su tre vota o sarà intenzionato a votare l'AfD; nell'est tedesco, ex Prussia, il 60% dei giovani, ripeto dei giovani, è intenzionato a votare AfD)...idem pure in paesi che con lo stato nato dalla concezione protestante (e dunque welfare ridotto ai minimi termini, grandi masse di popolazione lasciate nell' "abbruttimento", diciamo così, per cui il singolo "deve farcela da solo") non hanno nulla a che spartire: Francia, Spagna (la destra cresce), Italia.
Quindi si fa tribuna politica con ciò che già c'è, ovverosia una immigrazione incontrollata che le popolazioni percepiscono come stravolgente il tessuto sociale, culturale, tradizionale, identitario della nazione, della "comunità ereditaria": il senso stesso di nazione viene messo in pericolo...e contro tutto questo si reagisce...e siccome la politica altro non è che "polemos", cioè conflitto (e volontà di potenza, nelle nazioni ancora vive) è ovvio che ciò che assume un particolare ed emergenziale rilievo si fa oggetto di conflitto politico.
Se non si mettono in ordine i termini della questione, ci si concentra soltanto su di un aspetto del quadro complessivo, e, come nel tuo caso, solo sulle elite...ma i popoli hanno una loro importanza decisiva...cioè a dire che nessuna forma politica od ideologica, e meno che mai nessun "leader", può darsi se non si regge su di un piedistallo a priori, che altro non è che la volontà ed il favore di un popolo, di un sentimento, di una volontà diffusa che partiti e leader poi intercettano, interpretano, organizzano, magma al quale danno una forma.
Non è Trump che ha mandato in crisi l'America, ma egli è figlio della crisi americana, ne personifica la reazione; Netanyahu non è arrivato con un meteorite ma è espressione di un ben preciso e diffuso ancestrale stato d'animo ebraico, fattosi ideologia (il sionismo) ancora ben attiva e questo perchè ne riceve linfa dal profondo (cioè dalla gente), diversamente sarebbe radice essiccatasi da tempo, come tutte le ideologie archiviate dalla storia.
Se gli Ayatollah sono ancora al potere in Iran, è perchè una parte della popolazione, come ce li ha chiamati, lì ancora ce li tiene: quella parte di popolo ritiene che rimuoverli porterebbe ad una perdita di indipendenza, ovverosia di "libertà".
Che differenza corre per la Russia tra gli Zar, i leader comunisti, gli autocrati come Putin? Nessuna, questo è il punto. Il popolo russo "sente" che per tenere unita una nazione sì grande occorra un fortissimo potere centrale, personificantesi in una figura cesarea, sia essa lo Zar, Stalin o Putin.
Quando Mussolini affermò che il fascismo lo trasse "dall'animo degli italiani" non si sbagliava: nemmeno le dittature si reggono senza consenso. Hitler per i tedeschi incarnò tutti quei moti e quelle passioni che provenivano non solo dal più profondo spirito tedesco (l'irrazionale del "romantico", il cavaliere teutonico che avrebbe risvegliato le forze latenti e vendicato la Germania), ma anche dalla "catastrofe" storica occorsa al popolo...che genera Hitler, non egli quella...ed idem, nella più complessiva crisi dell'occidente, la particolare crisi apportata dalla immigrazione selvaggia: se nessuno è più disposto ad ascoltare, se lo spirito del tempo non cambiasse al tempo il suo segno (diversamente nella storia non si avrebbero i trapassi d'epoca), come elite puoi usare tutti gli strumenti, le parole, le propagande le più efficaci, ma non otterrai più alcun risultato: una crisi si manifesta in superficie difatti solo quando è già cresciuta nel sottosuolo: Simmaco nella crisi del mondo antico perorò con un discorso magnifico e commovente, pieno di buone ragioni e di umanità, la causa del paganesimo, quando l'imperatore Teodosio decise di far rimuovere l'altare della Vittoria dal Senato di Roma, ascoltando il vescovo Ambrogio che identificava quel monumento come rimasuglio "idolatrico": vinse Ambrogio e non Simmaco, perchè da tempo, da ben prima di Teodosio ormai il paganesimo si era spento...e dove si era spento se non presso il popolo prima che presso Teodosio?
Circa l'immigrazione sarò molto breve perchè ne abbiamo parlato tante e tante volte. Trascrivo qui un passo preso dal "Tramonto degli oracoli" (De defectu oraculorum) di Plutarco, che non abbisogna di commento nella sua chiarità:
"[...] la natura non ha in sè una illimitata infinità e neppure ammette un movimento senza regole e senza ordine. Se poi tra un mondo e l'altro si trasmette qualche emanazione, questa dovrà certo avere delle caratteristiche di omogeneità, che le consentono di mescolarsi dolcemente alla natura del tutto, proprio come si fondono i raggi delle stelle" (Plutarco, Dialoghi delfici, Adelphi)
Le classi basse inglesi saranno pure, come dici, "ignoranti", ma hanno una ben determinata specificità razziale e caratteriale, culturale, religiosa, identitaria: immettervi in dosi massicce ciò che non è ad essa "omogeneo" (e quindi inassimilabile) è fare violenza al popolo, provocare un trauma, ed innescare una inevitabile reazione parimenti violenta, che sorge dal profondo, da un "istinto", da un "animo", chè ogni popolo ha il suo: questo non vale solo per gli inglesi ma lo vediamo in gran parte d'Europa, e se tribuni di maggiore o minore qualità stanno sorgendo in tutto l'occidente è a cagione di una generale crisi dell'occidente stesso, e, all'interno di quella, della particolare crisi apportata dal "mescolamento disomogeneo" dovuto a massicce iniezioni di elementi alieni, che aumentano il caos complessivo, l'instabilità, e, se vogliamo, generano i "figli del caos" (che poi sul caos danzano, questo viene da sè), quelle figure contro cui punti il dito....ma di noi
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Perché hai modificato il commento?Originariamente Scritto da Barone Bizzio Visualizza Messaggio
F4Originariamente Scritto da SeanTu non capisci niente, Lukino, proietti le tue fissi su altri. Sei di una ignoranza abissale. Prima te la devi scrostare di dosso, poi potremmo forse avere un dialogo civile.
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Interessante il fatto che tu ci abbia dovuto riflettere.Originariamente Scritto da Barone Bizzio Visualizza MessaggioPerchè trovavo questa risposta piu stimolante della precedenteOriginariamente Scritto da SeanTu non capisci niente, Lukino, proietti le tue fissi su altri. Sei di una ignoranza abissale. Prima te la devi scrostare di dosso, poi potremmo forse avere un dialogo civile.
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Zelensky a Putin: «Poniamo fine a questa guerra»
«L'Ucraina propone di porre fine a questa guerra attraverso un dialogo diretto tra noi e voi. Propongo un incontro». Lo scrive il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in una lettera indirizzata a Vladimir Putin. «La scelta
ora spetta a voi. Basta con la guerra. L'Ucraina propone di porre fine a questa guerra - aggiunge Zelensky -. Questo deve essere fatto onestamente, con dignità e con la garanzia che la guerra non verrà riaccesa». «Oggi, la linea della guerra è la linea da cui deve partire la diplomazia - evidenzia -. L'Ucraina è pronta per un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati. Questa è la prassi consolidata e gli attuali sviluppi relativi all'Iran non fanno che rafforzare questo concetto. Il tentativo di instaurare un vero silenzio è il modo migliore per iniziare a dialogare. Crediamo che non si tratterebbe di un semplice tentativo, ma di un vero e proprio cessate il fuoco, se è questo che desiderate».
«Abbiamo sentito dire che vi era stata promessa in Alaska la risoluzione di alcune questioni riguardanti l'Ucraina e l'Europa. Ma potete constatare da soli che le questioni ucraine ed europee non vengono decise ad Anchorage».
«Dato che la guerra si sta svolgendo in Europa, e dato che l'Ucraina necessita di garanzie di sicurezza, mentre anche voi cercate garanzie di sicurezza per voi stessi, sarebbe logico coinvolgere coloro che possono autenticamente fungere da garanti - sottolinea Zelensky -. Riteniamo che l'Europa debba far parte di questo processo, coloro che hanno realmente la capacità di influenzare la situazione. Riteniamo inoltre che gli Stati Uniti debbano far parte del processo. Questo è ciò che potrebbe aiutare a plasmare una nuova architettura di sicurezza per la nostra parte di mondo».
Cremlino: «Zelensky è benvenuto per incontrare Putin a Mosca in ogni momento»
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è benvenuto per incontrare la sua controparte russa Vladimir Putin a Mosca «in qualsiasi momento». Lo ha
dichiarato oggi il Cremlino dopo che il presidente ucraino ha proposto di fissare una data per un faccia a faccia tra i due per porre fine alla guerra. «Zelensky può venire a Mosca in qualsiasi momento», hanno riportato i media statali citando il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che a Putin non era ancora stata mostrata la lettera di Zelensky, nella quale tuttavia il leader ucraino aveva escluso di andare a Mosca.
Putin, per negoziati non necessario cessate fuoco
I negoziati per risolvere il conflitto ucraino possono essere avviati senza fermare i combattimenti. Lo ha affermato il presidente russo Vladimir Putin. «Non è necessario sospendere le ostilità per avviare i negoziati», ha affermato Putin durante un incontro con i massimi dirigenti delle agenzie di stampa internazionali. Le forze russe prendono il controllo di nuovi insediamenti ogni giorno, ha detto. «Le forze armate russe avanzano ogni giorno e ogni giorno nuovi insediamenti vengono tenuti sotto controllo», ha affermato Putin. «Naturalmente, in queste circostanze, l'Ucraina vorrebbe che sospendessimo il movimento delle truppe russe», ha detto Putin. L'esercito russo ha recentemente preso il controllo di quasi 2.500 chilometri quadrati di territorio, ha detto. «Sarebbe meglio fermare del tutto la guerra accettando i compromessi discussi ad Anchorage», ha affermato Putin.
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Vieni in Russia, vieni, quwsto sarebbe un modo per finire la guerraOriginariamente Scritto da Sean Visualizza MessaggioCremlino: «Zelensky è benvenuto per incontrare Putin a Mosca in ogni momento»
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è benvenuto per incontrare la sua controparte russa Vladimir Putin a Mosca «in qualsiasi momento». Lo ha
dichiarato oggi il Cremlino.
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Caso Lyhanna, bambina di 11 anni uccisa da un pedofilo in Francia: «Era noto dal 2017, su di lui 5 segnalazioni, ma non era mai stato arrestato. Perché?»
Lyhanna Bernard era scomparsa venerdì 29 maggio; i genitori ne avevano immediatamente denunciato la sparizione, e le immagini avevano permesso di individuare un uomo, che la conosceva. La famiglia che lo denunciò nel 2025: «La polizia ci disse di non insistere e che eravamo troppo molesti». Macron: «Inaccettabile»
Dopo una settimana di ricerche nei dintorni del villaggio di Fleurance (poco lontano da Tolosa) per ritrovare Lyhanna Bernard, 11 anni, in un’azienda agricola è stato ritrovato «un corpo che sembra essere quello di una bambina, con abiti simili a quelli della minorenne scomparsa», ha annunciato il procuratore di Agen, Olivier Naboulet.
I risultati dell'autopsia lo hanno confermato, Lyhanna è stata uccisa. E in Francia infuriano le polemiche perché il presunto assassino, agli arresti, è un pedofilo noto alla giustizia dal 2017 che ha a suo carico cinque tra segnalazioni e inchieste per violenze sessuali su minori, eppure non è mai stato arrestato e processato prima d’ora, quando ormai è troppo tardi.
Venerdì 29 maggio Lyhanna non torna a casa da scuola. I suoi genitori, Martial Bernard e Charly Rameau, si precipitano alla gendarmeria della cittadina di campagna per denunciare la scomparsa della figlia. «È certo che sia stata rapita, non può essersene andata di sua volontà – dice il padre alla tv France 3 -. Lyhanna è una bambina timida. Una volta, quando eravamo in ritardo di cinque minuti per andarla a prendere al corso di teatro, l’abbiamo trovata seduta in lacrime ad aspettarci».
Viene diffuso un avviso di ricerca: Lyhanna è descritta come «di statura media per la sua età», «capelli castani». «Indossa una canottiera alla marinara a grosse righe bianche e nere e pantaloncini neri».
I gendarmi perlustrano la zona intorno alla piscina di Fleurance, dove l’undicenne è stata vista per l'ultima volta. Un testimone l'ha vista salire su un'auto guidata da un uomo. Le immagini della videosorveglianza consentono di identificare un uomo di 41 anni che abita nelle vicinanze, a Montestruc-sur-Gers. Fermato e portato in gendarmeria, l’uomo mantiene il silenzio e non risponde ad alcuna domanda.
Il centro culturale e sportivo di Fleurance viene trasformato nella base operativa da cui vengono organizzate le ricerche. Quasi 200 militari sono mobilitati per perlustrare campi, boschi, sentieri e corsi d'acqua, con l’aiuto di sommozzatori. Alla tv Bfm, l'avvocato della famiglia dice che l’uomo sospettato è un conoscente, perché Lyhanna e sua figlia sono amiche e frequentano la stessa scuola media. Le due famiglie si incrociano da anni, in particolare nei pressi della scuola.
Ma i genitori di Lyhanna hanno interrotto «ogni contatto» con il sospettato, Jérôme Barella, dopo un pigiama party all'inizio dell'anno scolastico a casa della figlia. «Lyhanna mi aveva parlato di lui dopo quella serata, quando siamo andati a prenderla. Mi ha detto che le aveva comprato una pizza solo per lei e che le aveva fatto il solletico», racconta la madre, che allora aveva parlato a Jérôme Barella: «Gli ho detto che non volevo più che le rivolgesse la parola o la vedesse. Ma poi abbiamo saputo che spesso andava davanti alla scuola media e portava la merenda a Lyhanna».
Secondo quanto riferito dal procuratore della Repubblica di Auch durante una conferenza stampa, la giustizia ha trovato una prima traccia di Jérôme Barella nel dicembre 2017. Non una denuncia, ma una segnalazione. All'epoca, la madre di un'adolescente di 17 anni aveva scoperto che sua figlia aveva una relazione con lui. Poi si è appreso che Jérôme Barella è stato licenziato nel 2020 dal liceo in cui lavorava come addetto alle pulizie a seguito di un «comportamento inappropriato» nei confronti di una ragazzina. Nel 2022, segnalazione di molestie su minore, mentre nell'estate del 2025 è stata presentata una denuncia per violenza sessuale su una bambina di 10 anni, dopo stupri commessi tra il settembre 2024 e maggio 2025 a casa di Jérôme Barella. Mercoledì 3 giugno, il pubblico ministero ha annunciato che è stata presentata una nuova denuncia per stupro di minore contro Jérôme Barella, senza fornire ulteriori dettagli. Le diverse indagini ora dovrebbero essere accorpate.
La madre della bambina di 10 anni, che ha presentato la denuncia nell’estate del 2025, dopo la scomparsa di Lyhanna è andata in televisione per protestare contro le lentezze della giustizia e il comportamento inammissibile della polizia. Nei nove mesi dalla denuncia, Jérôme B. non è mai stato posto in stato di fermo, né è stato mai interrogato in merito a quel caso.
«Ho chiamato la polizia e mi hanno detto chiaramente che li stavo infastidendo, e che se non avessi smesso di chiamare, avrebbero denunciato me per molestie», ha raccontato, aggiungendo che se la sua denuncia fosse stata trattata con maggiore serietà e rapidità, forse la scomparsa di Lyhanna avrebbe potuto essere evitata.
Il caso Lyhanna sta suscitando grande emozione in Francia. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha deciso di convocare il ministro dell’Interno Laurent Nuñez e il ministro della Giustizia Gérald Darmanin per una riunione d’urgenza e «per fare il punto della situazione». Mercoledì il ministro Nuñez ha annunciato l'avvio, insieme al ministro della Giustizia, di un'indagine amministrativa, e ieri Darmanin si è detto «sconvolto» da un simile «cattivo funzionamento della giustizia».
«Quello che si scopre giorno dopo giorno è assolutamente intollerabile», ha detto giovedì la portavoce del governo, Maud Bregeon, secondo la quale «è una questione di rapidità della giustizia, e per questo servono risorse. Abbiamo aumentato in modo massiccio le risorse destinate alla giustizia negli ultimi nove anni, ma, evidentemente, bisognerà andare oltre». «I tempi della giustizia in Francia sono sconcertanti per i nostri concittadini. Nessuno capisce come una cosa del genere sia possibile», ha detto Jean-Philippe Tanguy, deputato del Rassemblement National, che critica il governo per l’incapacità di assicurare la sicurezza dei cittadini, uno dei temi della futura campagna elettorale per l’Eliseo, nel 2027
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Zelensky, lettera (e minaccia) a Putin: «Non è il futuro della Russia a essere in bilico, ma il tuo. E lo sai bene»
Nella lettera il leader ucraino scrive: «Le tue risorse si stanno riducendo. Non avere paura a porre fine alla guerra. Lo sai bene che quando il popolo russo si stanca, arrivano i cambiamenti»
È un’offerta di dialogo, ma anche una sfida aperta e persino una minaccia, la lettera che Volodymyr Zelensky invia a Vladimir Putin e rende pubblica, per cercare di risolvere il conflitto russo-ucraino. In sostanza, il presidente ucraino dice all’omologo russo che la guerra d’aggressione da lui voluta e diretta non sta portando a nessuna vittoria e addirittura oggi sta minacciando la stessa stabilità interna del regime di Mosca.
«Quando salisti al potere oltre 26 anni fa eri visto con favore da tanti ucraini. Ma questo è il passato. Oggi la grande maggioranza della nostra popolazione vede con favore il blitz di droni a lungo raggio che hanno visitato l’apertura del tuo Forum Economico a San Pietroburgo coprendo una distanza di oltre mille chilometri», scrive subito Zelensky. Parole che rispondono direttamente alle affermazioni ripetute ancora ieri da Putin, secondo il quale il suo esercito starebbe «vincendo e avanzando su tutti i fronti». E la missiva continua contraddicendo la narrativa russa, per cui la guerra sarebbe una risposta al supposto allargamento della Nato verso est, ma è invece una sua «scelta personale: una guerra senza una vera causa».
Zelensky parla poi del crescente malcontento, del fatto che le «conseguenze per la Russia sono sempre più negative: ai russi non piacciono i nostri droni e i nostri missili». Come del resto oggi soffrono per il carburante razionato e non vedono alcuna luce in fondo al tunnel del conflitto. «Le tue risorse stanno riducendosi in modo significativo», gli dice rincarando la dose. Così menziona i «30.000 tra morti e feriti gravi tra i soldati russi ogni mese».
«Sappiamo che il 63 per cento delle tue perdite sui campi di battaglia sono morti e solo 37 per cento feriti: nel 21esimo secolo nessun esercito può soffrire perdite del genere». Ovvio che anche gli ucraini subiscono pesanti perdite, aggiuge Zelensky. Ma il rapporto è «un caduto ucraino per cinque o sei russi», dice, sottolineando che anche quest’anno per lui sarà impossibile occupare l’intero territorio del Donetsk. Così, si dice certo che a questo punto «la maggioranza dei russi risponderebbe positivamente a un accordo di pace». A suo dire, la dirigenza russa non si aspettava che la resistenza ucraina potesse dimostrarsi tanto tenace. «E questo è stato un errore».
Dunque, suggerisce Zelensky in un tono che oscilla tra il confidenziale e il paternalistico, «non avere paura di porre fine a questa guerra». Questo anche per il fatto che «l’Ucraina ha preservato la propria indipendenza e continuerà a farlo». Commenta: «Noi riceviamo aiuti dal mondo e invece voi sanzioni». E ricorda la sorte del leader ungherese Viktor Orban: «il cui esempio dimostra che coloro che scelgono di aiutare la Russia in questa guerra poi finiscono in disgrazia». L’Ucraina ha suprerato anche quest’ultimo inverno e adesso sta «portando la guerra nel territorio russo». Non è servito l’aiuto della Corea del Nord. La consegiuenza è che oggi la Russia, «per la prima volta nella sua storia, dipende completamente dalla Cina».
A questo punto i toni si fanno ancora più duri: il mondo è più stanco della Russia che non dell’Ucraina. E non manca un affondo molto personale sull’età del presidente russo. «Dopo 26 anni al potere l’età comincia a farsi sentire e col tempo la stanchezza non farà che aumentare». Zelensky gli suggerisce di abbandonare i suoi piani di continuare la guerra nei prossimi anni e di convolgere la Bielorussia e la Transinistria. «Davvero vuoi andare avanti in questo modo?», chiede polemico. «Basta con la guerra», ripete. Ne segue la proposta per un loro summit a quattr’occhi in tempi brevi. Rifiuta senza appello la solita risposta russa, già avanzata più volte in passato, per cui Zelensky dovrebbe andare a Mosca. «Dopo questi 26 anni non c’è nulla da fare per un leader ucraino nella tua capitale, come del resto non c’è nulla da fare per un leader russo a Kiev». Resta la possibilità di vedersi in Turchia o in Svizzera…
Non serve rifarsi al dialogo tra Putin e Trump a Anchorage lo scorso ferragosto. Zelensky crede invece sia salutare coinvolgere l’Europa, come del
resto anche gli Stati Uniti. In pratica, «occorre partire dall’attuale linea del fronte per avviare il dialogo diplomatico». L’Ucraina è pronta al cessate il fuoco immediato per tutta la durata dai negoziati accompagnato dallo «scambio di tutti i prigionieri di guerra». Il finale della lettera tocca toni minacciosi: in ogni caso l’Ucraina non si arrenderà mai. E se Putin dovesse decidere di continuare la guerra si troverà a dover combattere «per la sua stessa esistenza personale». Conclude Zelensky: «È un dato della storia Russa che tu ben conosci, quando la Russia si stanca arrivano i cambiamenti», dice riferendosi alla fine tragica della dinastia zarista dopo la rivoluzione del 1917
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Putin: «La lettera di Zelensky è maleducata, non crea le condizioni per un incontro»
Putin ha criticato la lettera aperta che gli ha inviato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, sostenendo che contenga «elementi di maleducazione» e che non favorisca un clima utile per eventuali negoziati. Lo ha riferito l'agenzia di stampa Tass. Intervenendo alla sessione plenaria del Forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief), Putin ha affermato che «la lettera contiene effettivamente elementi di maleducazione. È un modo per creare le condizioni per un incontro e per dei negoziati o per creare un contesto in cui qualsiasi incontro diventa impossibile? Credo sia la seconda opzione», ha dichiarato il presidente russo.
Putin: «La guerra finirà quando la Russia raggiungerà i suoi obiettivi»
La guerra in Ucraina finirà solo quando la Russia avrà raggiunto i suoi obiettivi. Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin intervenendo alla sessione plenaria del Forum economico internazionale di San Pietroburgo. «Le azioni militari finiranno prima o poi, ne siamo convinti. Senza dubbio, finiranno una volta raggiunti gli obiettivi che ci siamo prefissati», ha dichiarato Putin.
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Beh, in effetti il modo migliore per invitare qualcuno ad un incontro di affari è prima insultarlo e minacciarlo e poi domandargli: "allora vieni?"...e alla (ovvia) risposta negativa di quello ribattere: "vedete, è lui che non vuole vedermi, non vuole concludere l'affare".
Quella guerra non finirà, non ci sarà mai nessun trattato di "pace". Se andrà bene, si raffredderà negli anni come tra le due Coree...Zelensky però si preoccupi, prima che delle condizioni della Russia, di quelle della sua nazione: metà popolazione è sparita (da 50 milioni l'Ucraina è scesa a 25 circa) dipende in tutto e per tutto dai soldi europei, non ha alcuna concreta possibilità di recuperare le regioni occupate dai russi...e circa la storia se la ripassi bene...e vedrà che se è vero che in Russia i leader possono essere accompagnati fuori facendoli passare non dalla porta del Cremlino ma dalla finestra, è altrettanto vero che i successori sono in tutti identici a quelli defenestrati, e che la guerra (cioè il possesso delle regioni ucraine confinanti con la Russia, per porre territorio tra la Russia e l'occidente europoide, considerato come ostile) non è questione di questo o quello Zar ma di sicurezza esistenziale per la Madre Russia, cioè a dire che il successore di Putin potrebbe decidersi per l'uso di maniere ancora più forti....ma di noi
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Israele spia gli Usa? Il report segreto del Pentagono riaccende lo scontro sull’Iran
Secondo le rivelazioni della Nbc la Dia indica come elevata la minaccia del Mossad negli Stati Uniti. Un segnale delle tensioni tra gli alleati sulla crisi iraniana.
Pochi giorni fa le rivelazioni sulle parole forti usate da Donald Trump con Bibi Netanyahu. Adesso le indiscrezioni della NBC sull’allarme lanciato dalla Dia sulla minaccia rappresentata dallo spionaggio israeliano negli Usa. Per l’intelligence militare il livello è di rischio alto.
La valutazione, secondo la tv, è stata messa nero su bianco in un report interno di sette pagine. Le spie di Tel Aviv cercherebbero di ottenere informazioni attraverso fonti dirette o con l’uso di tecnologie, nel mirino i funzionari statunitensi che seguono la crisi con l’Iran. Un’attività resa necessaria da obiettivi diversi e dalle tensioni (di facciata o reali) sorte tra i due alleati su come gestire il nemico.
La Casa Bianca è alla ricerca di una soluzione negoziata, anche se mantiene la pressione usando il modello Venezuela, ossia strike mirati e interventi limitati. Il premier israeliano, invece, vorrebbe continuare con il conflitto ad oltranza (specie contro l’Hezbollah libanese) e teme che alla fine The Donald accetti un’intesa che diventerebbe un successo per la Repubblica islamica.
Per questo il Mossad, ma anche altri apparati, sarebbero impegnati nella raccolta di dati. Un lavoro di pesca dove gli israeliani conoscono bene il «mare di Washington». Il New York Times ha indicato anche alcuni dei target: il negoziatore Steve Witkoff, il responsabile dell’ufficio politico del Pentagono Elbridge Colby e il suo vice, Michael DiMino IV.
Già la notizia diffusa dalla Nbc – corredata di smentite – rappresenta un segnale. Che può avere origini diverse. A innescarlo lo stesso governo Usa oppure quella parte dell’establishment che non condivide la linea israeliana e ancora meno la copertura data da Trump a Netanyahu.
Nell’Iraneide l’intelligence è centrale. Una ricostruzione sostiene che The Donald si è fatto convincere ad entrare in guerra da un piano presentato in inverno da Netanyahu e dal capo del Mossad dell’epoca, David Barnea. In sostanza gli israeliani hanno detto agli americani: decapitiamo il regime iraniano con i raid, provochiamo una nuova ondata di proteste popolari, coinvolgiamo l’opposizione armata (i curdi). La spallata militare avrebbe dovuto scatenare l’effetto domino ma la realtà è stata ben diversa. E, a questo proposito, lo spionaggio Usa, insieme al Dipartimento di Stato, aveva espresso a suo tempo scetticismo sulla «fattibilità» dell’operazione. Per contro lo stesso Mossad aveva reagito affermando che il piano non era mai iniziato. La storia era apparsa anche un tentativo di Netanyahu di scaricare sui servizi una parte di responsabilità. Scelta ormai abituale del premier, lesto nell’ attribuire le colpe agli altri.
C’è comunque altro, anzi esiste una tradizione. Innanzitutto, è acclarato che nello spionaggio non esistono amicizie. Gli americani ne sono consapevoli in quanto parte attiva a danno dei partner. Sono poi ricorrenti gli scoop sulle incursioni degli 007 israeliani negli Stati Uniti. Da una vita. Negli anni ’80 ci fu la vicenda di Jonathan Pollard, il funzionario del Pentagono che passò segreti a Tel Aviv, e durante la presidenza Clinton è diventata un caso la possibile presenza di una talpa (mai scoperta) alla Casa Bianca. Una figura misteriosa accostata da alcuni a morti strane nell’entourage di Bill e Hillary.
Nel 2015, sotto Obama, gli israeliani sono stati sospettati di cercare dettagli sulle trattative sul nucleare iraniano. Situazione analoga a quella di oggi. Quattro anni dopo l’Fbi ha scoperto dei sistemi elettronici – StingRay – attorno ai palazzi governativi, equipaggiamenti in grado di captare comunicazioni. A piazzarli, secondo il sito Politico, sempre il Mossad.
E, da questa parte dell’Atlantico, il racconto di Boris Johnson. Quando era ministro degli Esteri britannico venne individuata una cimice nel suo bagno personale al Foreign Office: stando alla sua versione lo aveva usato poco prima Netanyahu. A sua volta il premier sarebbe stato molto prudente in occasione di visite a Washington per paura di essere intercettato.
Ecco perché vale sempre la regola del «silenzio, l’amico di ascolta».
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