Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.

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    Sito militare iraniano attaccato dalle forze Usa
    Gli Stati Uniti hanno condotto nuovi attacchi in Iran contro un sito militare iraniano (rpt, iraniano) che minacciava le truppe statunitensi e la navigazione commerciale. Lo afferma un giornalista della Reuters su X citando un funzionario americano, secondo il quale gli Stati Uniti hanno anche intercettato droni lanciati dall'Iran.

    Fonti Usa: «Attacco a sito iraniano in risposta a lancio di droni»
    Secondo quanto riferito da un funzionario americano ad Axios, l'Iran ha lanciato quattro droni unidirezionali contro una nave commerciale statunitense. Le forze armate statunitensi hanno abbattuto i droni e attaccato un'altra unità iraniana di lancio a terra prima che effettuasse il lancio.​

    I Pasdaran: colpita base aerea Usa
    I Pasdaran hanno annunciato oggi di aver preso di mira una base americana in rappresaglia agli attacchi sferrati in precedenza dagli Stati Uniti nel sud dell'Iran. Lo riferisce la televisione di Stato Irib.​

    Hormuz, forze iraniane respingono 4 navi
    Le forze navali iraniane avrebbero costretto quattro imbarcazioni a invertire la rotta mentre tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz ed entrare nel Golfo senza coordinarsi con le autorità iraniane. Lo riferisce l'agenzia d'informazione iraniana «Tasnim» citando una fonte militare informata. Secondo la ricostruzione, le unità navali iraniane avrebbero inizialmente emesso un avvertimento alle navi, e aperto successivamente il fuoco con colpi di avvertimento. Non sono stati diffusi ulteriori dettagli in merito alle navi coinvolte né' risultano al momento informazioni su danni o vittime.​

    CorSera
    ...ma di noi
    sopra una sola teca di cristallo
    popoli studiosi scriveranno
    forse, tra mille inverni
    «nessun vincolo univa questi morti
    nella necropoli deserta»

    C. Campo - Moriremo Lontani


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    • Sean
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      Spagna, il cerchio si stringe intorno a Sánchez: la richiesta di documenti di oggi e il «complotto dei socialisti» per sviare le indagini

      Il giudice (di sinistra) Santiago Pedraz manda la Guardia Civil nella sede del Psoe. La «trama» ordita subito dopo l'incriminazione della moglie del premier

      Il cerchio si stringe intorno a Pedro Sánchez, presidente del governo spagnolo e leader del Partito socialista (Psoe) che proprio oggi si trova in visita in Italia ed è stato ricevuto in udienza privata dal Papa. All'apparenza incurante degli scandali che lo circondano, il premier ha escluso le elezioni anticipate, come gli aveva chiesto pubblicamente martedì il governatore socialista di Castiglia-La Mancha, Emiliano García-Page Sánchez, da tempo critico. «Alcuni colleghi mi chiedono ovviamente di indire elezioni anticipate perché sanno che avrò una maggioranza parlamentare al governo e in Parlamento per governare in modo molto più agevole, e lo capisco, ma non posso indire elezioni per interessi di parte; devo indire elezioni per l’interesse generale dei cittadini».

      Santiago Pedraz, giudice dell'Audiencia Nacional di Madrid, considerato vicino alla sinistra di governo, ha inviato mercoledì mattina la Guardia Civil al quartier generale del Psoe, intimando ai funzionari di fornire un'ampia documentazione e diversi file elettronici per far luce su una presunta trama anti-istituzionale.​

      Il sospetto è gravissimo: il Partito Socialista Operaio Spagnolo, secondo l'ordinanza del giudice, avrebbe contribuito a finanziare presunte manovre intimidatorie, con informazioni false o compromettenti, contro procuratori e comandanti di polizia: un vero e proprio «complotto volto a destabilizzare procedimenti giudiziari che coinvolgevano il Psoe e il governo», in particolare dopo l'incriminazione della moglie di Sánchez, Begoña Gómez, per quattro reati di corruzione, tra cui appropriazione indebita e traffico di influenze.​

      La pista è quella del cosiddetto «caso Fontanera» o «caso Leire Díez», dal nome dell'ex esponente di partito e consigliera comunale, arrestata lo scorso dicembre con l'accusa di aver organizzato un'operazione contro i comandanti della Guardia Civile per fermare i procedimenti giudiziari contro Begoña Gómez e il fratello minore del premier, David, che proprio domani dovrà comparire in tribunale per rispondere alle accuse di traffico di influenze, abuso d'ufficio e malversazione.

      Nel «complotto» avrebbe avuto «un ruolo di primo piano» l'allora Segretario di partito e fedelissimo di Sánchez, Santos Cerdán. Il giudice Pedraz sottolinea che Leire Díez avrebbe infatti avuto «l'iniziativa e il sostegno intellettuale e/o finanziario» dell'ex terzo segretario del partito, il quale avrebbe accettato di pagarle «4.000 euro al mese dai fondi del partito». Cerdán è indagato anche in altre inchieste riguardanti appalti per lavori pubblici.

      L'azione giudiziaria arriva a pochi giorni dall'apertura delle indagini contro l'ex premier socialista José Luis Rodriguez Zapatero, ma stavolta sarà difficile per il Psoe accusare la magistratura di agire politicamente e di fare «lawfare», guerra giudiziaria, contro il governo socialista. Il giudice Pedraz, infatti, è noto a Madrid per le sue posizioni di sinistra e per essere molto amico del giudice Baltazar Garzon, noto a livello internazionale per l'inchiesta che portò all'arresto del defunto dittatore cileno Augusto Pinochet, e che oggi resta il punto di riferimento per la sinistra giudiziaria più vicina al governo.

      Secondo Pedraz, la trama intimidatoria sarebbe partita in concomitanza con il «periodo di riflessione» annunciato da Sánchez nell'aprile del 2024, con una lettera aperta al popolo spagnolo, in seguito all'incriminazione della moglie, Begoña Gómez, da parte del giudice Juan Carlos Peinado. Fu proprio durante quei cinque giorni che Santos Cerdán convocò una riunione presso la sede federale del Psoe a Madrid, alla quale parteciparono Leire Díez, l'imprenditore Javier Pérez Dolset, Juan Manuel Serrano e l'allora direttore della comunicazione del Psoe, Ion Antolín.

      Leire Díez e Pérez Dolset hanno confermato agli inquirenti che l'imprenditore avrebbe riunito e pagato una ventina di persone per raccogliere prove di presunte irregolarità nei procedimenti giudiziari avviati durante il governo del Partito popolare. Il giudice Pedraz ritiene anche che l'ex ministro dell'Andalusia, Gaspar Zarrías, anch'egli imputato in questo caso, abbia messo a disposizione la sua azienda come «strumento» per i pagamenti a Leire Díez.​

      CorSera
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      C. Campo - Moriremo Lontani


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      • The_machine
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        Originariamente Scritto da Sergio Visualizza Messaggio

        Se intendi uno strumento della Palestina, mi sembra lecito, contro l'atomica, cosa vuoi che fanno? Li stanno massacrando, numericamente e dal punto di vista "immobiliare".
        Non è stata utilizzata l'atomica e non penso che lo sarà in un contesto del genere.

        Ma se fosse come dici te, che la situaizone non è sostenibile, perché non si arrendono? Non capisco il tuo ragionamento Sergio, mi pare assolutamente chiaro e cristallino che avessero messo in conto dopo il 7 ottobre di entrare in guerra con Israele e che questa guerra sarebbe stata asimmetrica.

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        • Sean
          Csar
          • Sep 2007
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          Originariamente Scritto da Ponno Visualizza Messaggio
          Vedo che il ritardo ancora scorre potente in questi lidi. Ritorno velocemente solo per chiedere opinioni a Sean sulla nuova enciclica di Leone che in una bolla sembra anche ottima salvo fare a *****tti con:
          1. lo IOR che lancia nuovi prodotti finanziari in cui Nvidia e altri sono considerate "cattolicamente ok"
          2. la benedizione e lancio a Castel Gandolfo della nuova (orrida) Ferrari
          Il tema della AI, che si lega a quello più ampio del dominio della Tecnica nel tempo presente (e futuro) è di importanza enorme e centrale, con implicazioni in ogni ambito del sapere, del sociale, della stessa civiltà umana, destinata al suo ennesimo "salto" in un orizzonte che ha come sempre due facce: una "attrattiva" ed una "repulsiva", una che apporterà, sotto certi riguardi, un "progresso", ed un'altra un "regresso": da qui l'inquietudine per ciò che non conosciamo e nemmeno possiamo prevedere (e quindi "controllare") in tutte le sue ciclopiche implicazioni.

          Da qui l'importanza della enciclica di Leone, che sarei quasi tentato di acquistare, perchè è giusto riflettere a fondo (e da diverse prospettive) su questo sviluppo titanico delle possibilità della Tecnica, che nelle sue dimensioni sta gettando le premesse di un superamento dell' "umano": si pensi alle applicazioni in ambito militare, dove si stanno già progettando eserciti di robot guidati da una intelligenza artificiale, che non solo deciderà quali obiettivi colpire ma avrà anche le dita sul grilletto, ovverosia, in ultimo, il controllo sarà di quella intelligenza...e la sua"fedeltà" al "creatore" da cosa, da quale "patto" potrà essere garantita?

          Circa le contraddizioni che metti in rilievo, esse sono figlie delle onnipervasività della Tecnica, per cui quando un fenomeno appare e si fa metro e signore del Tempo, non puoi non averci a che fare, anzi non puoi non esserne preda anche se da posizioni critiche od in opposizione a quello, come accade con tutti i fenomeni storici capaci di plasmare il tempo e lo spazio...per cui se da una parte non si può non riflettere sulla portata e le implicazioni del fenomeno, dall'altra le stesse sue portata e implicazioni ti "costringono" ad usarlo, ad averci a che fare, in quanto ogni fenomeno epocale ha un potere trasformativo su tutto e su tutti: che ci piaccia o no, noi siamo già nell'era della AI, così come la società rurale, ed i contadini, che si mantenevano "fedeli alla terra" e a quella scala di valori, erano già condizionati, anche senza accorgersene, dalla rivoluzione industriale, e dunque "sradicati" di fatto, destinati, come poi è avvenuto, all'inurbamento nelle metropoli, alla "massificazione", a trasformarsi in "proletariato" a servizio della "macchina", con un completo mutamento della loro identità.

          Diversa cosa è invece l'essersi prestati alla presentazione della Ferrari elettrica...se ne poteva fare a meno...Cosa c'entra il Papa col lancio di un'auto? Se Mattarella si presta è perchè la Ferrari è una "eccellenza" italiana, quindi ci sta che salga a bordo, faccia da testimonial pubblicitario...ma al Papa che gliene dovrebbe importare della Ferrari o simili?

          Però ci sono dei precedenti: anche Giovanni Paolo II salì a bordo di una Ferrari (che almeno era tale e non quell'obbrobrio partorito con l'elettrico), anche se in effetti in quel caso c'era la "scusa" di una visita a Maranello...per Leone forse quella dell'ecologia, in quanto auto elettrica...ma anche qui la verità è un'altra, ben più profonda: la Chiesa, a motivo di quanto detto sopra, è anch'essa immersa nel "moderno" e nelle sue ideologie e implicazioni: lo stesso essersi fatta "orizzontale" (l'accento sul "sociale", quasi fosse una onlus) a scapito del "verticale" (non parla quasi più di trascendenza e dei "destini ultimi", così come il pensiero moderno ha completamente obliato la metafisica) è "segno dei tempi"...per cui si pensa che essere "al passo coi tempi" e sposare "le cause giuste" (l'ecologismo spinto, il green, l'accoglienza dello straniero, il "lontano", l'astratto) sia attrattivo, non rendendosi conto che ci si sta facendo oggetto di una ideologia che, in radice, è in opposizione a tutto quanto è "spirituale", essendo frutto di quello stesso faustismo occidentale che ha generato, fin nelle sue dimensioni odierne, la Tecnica e le sue inquietanti implicazioni - in quanto Faust ha sempre per specchio - e daimon - un Mefistofele, suo proprio doppio con cui è chiamato a fare i conti.
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          • marcu9
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            🔴 Svizzera, urla "Allah Akbar" e accoltella 4 persone: un ferito è grave. Paura per una scolaresca sfiorata


            Originariamente Scritto da Sean
            Tu non capisci niente, Lukino, proietti le tue fissi su altri. Sei di una ignoranza abissale. Prima te la devi scrostare di dosso, poi potremmo forse avere un dialogo civile.

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            • Sergio
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              Originariamente Scritto da The_machine Visualizza Messaggio

              Non è stata utilizzata l'atomica e non penso che lo sarà in un contesto del genere.

              Ma se fosse come dici te, che la situaizone non è sostenibile, perché non si arrendono? Non capisco il tuo ragionamento Sergio, mi pare assolutamente chiaro e cristallino che avessero messo in conto dopo il 7 ottobre di entrare in guerra con Israele e che questa guerra sarebbe stata asimmetrica.
              Un po' come l'Iran, perchè non si "arrende"?
              Ma poi, per la maggior parte parliamo di civili, bombardati e sgombrati da casa, come si arrende un civile?

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              • M K K
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                Originariamente Scritto da Sergio Visualizza Messaggio

                Un po' come l'Iran, perchè non si "arrende"?
                Ma poi, per la maggior parte parliamo di civili, bombardati e sgombrati da casa, come si arrende un civile?
                Andando ad abbracciare gli invasori chiamandoli liberatori per vare un pezzo di cioccolato....ricorda qualcosa 🇮🇹?
                Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
                Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
                Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.

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                • KURTANGLE
                  Inculamelo: l'ottavo nano...quello gay
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                  Originariamente Scritto da Sean Visualizza Messaggio

                  Il tema della AI, che si lega a quello più ampio del dominio della Tecnica nel tempo presente (e futuro) è di importanza enorme e centrale, con implicazioni in ogni ambito del sapere, del sociale, della stessa civiltà umana, destinata al suo ennesimo "salto" in un orizzonte che ha come sempre due facce: una "attrattiva" ed una "repulsiva", una che apporterà, sotto certi riguardi, un "progresso", ed un'altra un "regresso": da qui l'inquietudine per ciò che non conosciamo e nemmeno possiamo prevedere (e quindi "controllare") in tutte le sue ciclopiche implicazioni.

                  Da qui l'importanza della enciclica di Leone, che sarei quasi tentato di acquistare, perchè è giusto riflettere a fondo (e da diverse prospettive) su questo sviluppo titanico delle possibilità della Tecnica, che nelle sue dimensioni sta gettando le premesse di un superamento dell' "umano": si pensi alle applicazioni in ambito militare, dove si stanno già progettando eserciti di robot guidati da una intelligenza artificiale, che non solo deciderà quali obiettivi colpire ma avrà anche le dita sul grilletto, ovverosia, in ultimo, il controllo sarà di quella intelligenza...e la sua"fedeltà" al "creatore" da cosa, da quale "patto" potrà essere garantita?

                  Circa le contraddizioni che metti in rilievo, esse sono figlie delle onnipervasività della Tecnica, per cui quando un fenomeno appare e si fa metro e signore del Tempo, non puoi non averci a che fare, anzi non puoi non esserne preda anche se da posizioni critiche od in opposizione a quello, come accade con tutti i fenomeni storici capaci di plasmare il tempo e lo spazio...per cui se da una parte non si può non riflettere sulla portata e le implicazioni del fenomeno, dall'altra le stesse sue portata e implicazioni ti "costringono" ad usarlo, ad averci a che fare, in quanto ogni fenomeno epocale ha un potere trasformativo su tutto e su tutti: che ci piaccia o no, noi siamo già nell'era della AI, così come la società rurale, ed i contadini, che si mantenevano "fedeli alla terra" e a quella scala di valori, erano già condizionati, anche senza accorgersene, dalla rivoluzione industriale, e dunque "sradicati" di fatto, destinati, come poi è avvenuto, all'inurbamento nelle metropoli, alla "massificazione", a trasformarsi in "proletariato" a servizio della "macchina", con un completo mutamento della loro identità.

                  Diversa cosa è invece l'essersi prestati alla presentazione della Ferrari elettrica...se ne poteva fare a meno...Cosa c'entra il Papa col lancio di un'auto? Se Mattarella si presta è perchè la Ferrari è una "eccellenza" italiana, quindi ci sta che salga a bordo, faccia da testimonial pubblicitario...ma al Papa che gliene dovrebbe importare della Ferrari o simili?

                  Però ci sono dei precedenti: anche Giovanni Paolo II salì a bordo di una Ferrari (che almeno era tale e non quell'obbrobrio partorito con l'elettrico), anche se in effetti in quel caso c'era la "scusa" di una visita a Maranello...per Leone forse quella dell'ecologia, in quanto auto elettrica...ma anche qui la verità è un'altra, ben più profonda: la Chiesa, a motivo di quanto detto sopra, è anch'essa immersa nel "moderno" e nelle sue ideologie e implicazioni: lo stesso essersi fatta "orizzontale" (l'accento sul "sociale", quasi fosse una onlus) a scapito del "verticale" (non parla quasi più di trascendenza e dei "destini ultimi", così come il pensiero moderno ha completamente obliato la metafisica) è "segno dei tempi"...per cui si pensa che essere "al passo coi tempi" e sposare "le cause giuste" (l'ecologismo spinto, il green, l'accoglienza dello straniero, il "lontano", l'astratto) sia attrattivo, non rendendosi conto che ci si sta facendo oggetto di una ideologia che, in radice, è in opposizione a tutto quanto è "spirituale", essendo frutto di quello stesso faustismo occidentale che ha generato, fin nelle sue dimensioni odierne, la Tecnica e le sue inquietanti implicazioni - in quanto Faust ha sempre per specchio - e daimon - un Mefistofele, suo proprio doppio con cui è chiamato a fare i conti.

                  mamma mia che bel post
                  grazie sean <3
                  leggerti vuol dire arricchirsi
                  Originariamente Scritto da SPANATEMELA
                  parliamo della mezzasega pipita e del suo golllaaaaaaaaaaaaazzzoooooooooooooooooo contro la rubentus
                  Originariamente Scritto da GoodBoy!
                  ma non si era detto che espressioni tipo rube lanzie riommers dovevano essere sanzionate col rosso?


                  grazie.




                  PROFEZZOREZZAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

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                  • Sean
                    Csar
                    • Sep 2007
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                    Un contractor italiano, Alex Pineschi, è stato ucciso in Ucraina. Ne dà notizia l'associazione di volontari Memorial: "il nostro amato fratello è morto sul campo di battaglia".

                    Pineschi era partito in difesa dell'Ucraina dopo l'invasione della Russia nel 2022. Originario di La Spezia, 43 anni, ex alpino, aveva anche combattuto contro l'Isis nel nord dell'Iraq.

                    Aveva sottoscritto un contratto con le forze armate di Kiev e presumibilmente faceva parte delle forze speciali dell'intelligence del ministero della Difesa ucraina. Pineschi aveva fatto il contractor in altri teatri di guerra, tra i quali la Siria ed il Kurdistan.

                    Sui suoi profili scriveva: «Combatto dal 2022, ma trascorrere anni in guerra non significa automaticamente aver imparato qualcosa. La sola esperienza di combat…
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                    «nessun vincolo univa questi morti
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                    C. Campo - Moriremo Lontani


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                    • The_machine
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                      Originariamente Scritto da Sergio Visualizza Messaggio

                      Un po' come l'Iran, perchè non si "arrende"?
                      Ma poi, per la maggior parte parliamo di civili, bombardati e sgombrati da casa, come si arrende un civile?
                      oh le guerre si possono anche perdere, se non lo fai e vai avanti ad oltranza (perché i palestinesi continuano a portare avanti azioni armate) vuol dire che ti va bene continuare a perdere anche civili

                      Commenta

                      • Sergio
                        Administrator
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                        Originariamente Scritto da The_machine Visualizza Messaggio

                        oh le guerre si possono anche perdere, se non lo fai e vai avanti ad oltranza (perché i palestinesi continuano a portare avanti azioni armate) vuol dire che ti va bene continuare a perdere anche civili
                        Machine, io te voglio bene, pero' questa non e' una "guerra", sono gli Israeliani che sono stati messi in medio oriente dagli Inglesi nel passato perche, erano scomodi in Inghilterra, glie rompevano li cojoni.
                        Gli hanno conquistato un pezzo di Palestina e li hanno messi li, un piccolo focolaio, dicevano, in questo modo se li sono levati di torno. Gli americani poi se ne sono approfittati per trasformare Israele nella piu' grande base americana nel medio oriente.

                        Ora, due cose:

                        - Il focolaio e l'appoggio in medio oriente stanno un po' sfuggendo di mano.
                        - Gli zingari, quando si accampano in un posto, danno meno fastidio.

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                        • The_machine
                          Bodyweb Senior
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                          ti voglio bene anch'io però abbiamo idee dieverse su questo tema

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                          • Sergio
                            Administrator
                            • May 1999
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                            • Florida
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                            Come dicono qui, "agree to disagree", va benissimo cosi', ci mancherebbe altro. Un abbraccio.

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                            • Barone Bizzio
                              Bodyweb Senior
                              • Dec 2008
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                              Originariamente Scritto da The_machine Visualizza Messaggio
                              ti voglio bene anch'io però non mi sono informato su questo tema
                              Parole sante

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                              • Sean
                                Csar
                                • Sep 2007
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                                • In piedi tra le rovine
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                                Franco Bernabè: «Oggi l'Occidente non è il dominatore del sistema internazionale»

                                «Il grande errore è stato sottovalutare la profondità delle differenze tra le diverse civiltà. In Europa permane una matrice solidaristica; in Cina prevale una concezione comunitaria, nella quale la collettività viene prima dell'individuo. Per questo il capitalismo ha potuto espandersi senza produrre una vera omogeneizzazione politica e culturale»

                                L’Occidente, accantonate le avveniristiche speranze della globalizzazione, si trova imprigionato in una profonda crisi che ne ha smentito le granitiche certezze e le magnifiche e progressive sorti. L’emersione di un mondo con maggiori caratteristiche multipolari, la crisi dell’ordine internazionale economico e politico, le conseguenze sociali della finanziarizzazione e della verticalizzazione delle ricchezze hanno evidenziato le ingenuità e le miscalculation in cui sono caduti Europa e Stati Uniti negli ultimi anni, e di cui l’effetto Trump e l’ascesa del movimento dei Brics+ sono le più recenti conferme. Tutti cambiamenti ben analizzati da un testo irrinunciabile, affilato ed acuto, come In trappola. Ascesa e caduta delle democrazie occidentali (e come possiamo evitare la Terza guerra mondiale) di Franco Bernabè con Paolo Pagliaro (Solferino, 2024). Un libro intervista in cui Bernabè, già amministratore delegato di ENI, Telecom Italia, figura chiave nel mondo industriale, finanziario e culturale italiano, ora presidente del Consiglio di amministrazione dell’Università di Trento e unico occidentale nel Board di PetroChina, affronta i principali nodi della condizione di stallo in cui è caduto l’Occidente.​

                                Per quale motivo l’Occidente è “in trappola” e le democrazie occidentali sembrano faticare a orientarsi nel nuovo quadro internazionale?
                                Perché l’Occidente ha in larga misura costruito le condizioni del proprio ridimensionamento. La globalizzazione, la liberalizzazione degli scambi, l’ingresso della Cina nel WTO, la finanziarizzazione dei mercati e l’integrazione produttiva su scala mondiale hanno favorito un’accelerazione della crescita del resto del mondo e, in special modo, dell’Asia. Paesi come la Cina e l’India hanno conosciuto una forte crescita demografica, accompagnata dalla nascita di vastissime classi medie, capace di modificare gli equilibri globali. Oggi l’Occidente non è certo marginale, ma non è più il dominatore indiscusso del sistema internazionale.

                                -Che cosa non si è capito?
                                Si è pensato che l’apertura dei mercati avrebbe prodotto un’estensione automatica del modello occidentale, basato sul capitalismo, sull’individualismo e sulla liberal-democrazia. In realtà si sono diffusi soprattutto lo sviluppo capitalistico e tecnologico, ma non necessariamente la democrazia liberale. Anzi. Alcuni paesi hanno adottato gli strumenti dell’economia di mercato senza assumere i relativi presupposti politici e culturali, in primo luogo il liberalismo politico.

                                -Qual è stato il grande errore dell’Occidente?
                                Aver sottovalutato la profondità delle differenze tra le diverse civiltà. In Europa permane una matrice solidaristica; in Cina prevale una concezione comunitaria, nella quale la collettività viene prima dell’individuo. Per questo il capitalismo ha potuto espandersi senza produrre una vera omogeneizzazione politica e culturale.

                                Gli Stati Uniti hanno creduto che lo sviluppo economico della Cina l’avrebbe resa più simile a loro. Invece Pechino ha costruito un proprio modello alternativo di modernizzazione, fatto di mercato, pianificazione e selezione della classe dirigente filtrata dall’apparato politico, con radici non nel sistema anglosassone ma nella tradizione cinese, se non addirittura confuciana. È il segno che lo sviluppo capitalistico può convivere con modelli politici e culturali estremamente diversi. E questa evidenza rende più traumatico, per l’Occidente, il passaggio da un mondo unipolare a un mondo multipolare, molto più competitivo. Credo che impiegheremo ancora molti anni per metabolizzare questo cambiamento.

                                Secondo lei, come dicono alcuni studiosi, la Cina ha vinto?
                                Io penso che, da parte occidentale, e soprattutto da parte americana, sia stata sottovalutata la capacità della Cina di produrre un modello di sviluppo sostenibile.

                                Naturalmente il modello cinese presenta problemi importanti. Paradossalmente, uno dei più rilevanti è proprio l’assenza di un sistema di welfare simile a quello sviluppato in Europa: paradossale, appunto, se si pensa che si tratta di un regime comunista.

                                Eppure questa mancanza è all’origine di una parte significativa delle difficoltà cinesi, per esempio del sovrainvestimento nel settore immobiliare. Non disponendo di un sistema pensionistico e di protezione sociale capace di garantire sicurezza nella vecchiaia, molti cinesi hanno investito pesantemente nel real estate, vedendolo come una forma di tutela per il proprio futuro. Questo ha generato una sovrapproduzione nel comparto immobiliare e una serie di crisi, anche finanziarie, dal momento che quel settore è cresciuto attraverso una forte espansione del debito.

                                Dunque questo modello sociale presenta criticità evidenti. Tuttavia, l’aspetto interessante è che, nel suo fondo, il sistema cinese rimane un sistema meritocratico, nel quale il merito viene addirittura riconosciuto e realizzato attraverso strumenti come il social scoring, che in Occidente sarebbero inaccettabili.

                                La selezione della classe dirigente in Cina è certamente condizionata dal partito, ma risulta abbastanza efficiente, perché combina lealtà e merito.

                                Il modello cinese è dunque destinato a durare nel tempo, pur andando incontro a un processo di adattamento e trasformazione di fronte alle sfide future. Dopo il secolo dell’umiliazione, la Cina ha riconquistato un ruolo di riscatto sulla scena mondiale. E non credo che questo processo sia destinato a esaurirsi presto.

                                -Come valuta la condizione del sistema statunitense?
                                Gli Stati Uniti vivono una crisi strutturale, che non può essere ridotta alla sola figura di Trump, anche se Trump ne è una manifestazione molto evidente. Alla base c’è l’estremizzazione di un individualismo economico-finanziario che, negli ultimi decenni, ha prodotto una concentrazione crescente di ricchezza e di potere. Questa concentrazione si è trasformata in influenza politica, alterando il funzionamento stesso della democrazia americana.

                                Uno dei punti centrali è il progressivo indebolimento dei limiti alla verticalizzazione del potere economico, avviato nell’era Clinton. L’indebolimento della legislazione antimonopolio, il ruolo crescente della finanza, la capacità dei grandi attori economici di condizionare direttamente la politica, anche attraverso il finanziamento delle campagne elettorali, hanno costruito un sistema nel quale il potere economico pesa in modo sempre più forte sulle decisioni pubbliche. La qualità del processo democratico è stata erosa da una concentrazione di potere difficilmente compatibile con una democrazia equilibrata.

                                -E Trump è più causa o sintomo di questa crisi?
                                L’attuale presidente si inserisce in questa frattura. L’ha saputa sfruttare per costruire la sua ascesa politica e, allo stesso tempo, l’ha ampliata. Da un lato intercetta il disagio di una parte dell’America che ha percepito la globalizzazione come una perdita di lavoro industriale, di status e di sicurezza. Dall’altro propone risposte che spesso hanno un carattere più polemico che strategico. L’idea della reindustrializzazione americana, per esempio, si scontra con problemi molto concreti: la struttura dei costi, la mancanza di manodopera adeguata, la trasformazione già avvenuta dell’economia verso i servizi, la finanza e la tecnologia.

                                Anche in politica estera si vede questa contraddizione.

                                -In che modo?
                                Trump oscilla tra pulsioni isolazioniste e interventismi selettivi. Contesta il ruolo di gendarme globale degli Stati Uniti, mentre continua a intervenire in teatri nei quali Washington produce spesso più instabilità che ordine. Il Medio Oriente è il caso più evidente. Gli Stati Uniti non hanno più, in quell’area, lo stesso rapporto strategico che avevano quando la loro sicurezza energetica dipendeva direttamente dal petrolio mediorientale. Eppure continuano a esservi trascinati da alleanze sbilanciate e da scelte politiche viziate da necessità interne, che generano effetti destabilizzanti.

                                -Quali conseguenze ha tutto questo sul Vecchio Continente?
                                L’Europa si trova in una posizione difficile, perché subisce contemporaneamente l’ascesa di nuove potenze e la crisi del suo storico alleato americano. Per decenni il continente ha potuto costruire la propria prosperità anche grazie a una forma di delega: sicurezza garantita dalla NATO e dagli Stati Uniti, proiezione economica fondata sul commercio e sulla manifattura. Oggi questo equilibrio è saltato.

                                Il problema di fondo è che l’Europa ha molto peso economico ma scarso peso politico-strategico. E il peso politico, nel sistema internazionale, continua a poggiare in ultima istanza sulla forza e quindi sull’hard power. Il soft power funziona soltanto se alle sue spalle esiste una capacità di deterrenza credibile. Da questo punto di vista l’Europa è incompiuta in quanto è una grande area economica, ma non è ancora una vera potenza politica.

                                Questo non significa che il continente sia irrilevante. L’Europa ha capitali, competenze, capacità industriali e una base manifatturiera che in alcuni settori resta di altissimo livello. Il problema è che queste risorse vengono spesso frenate da una costruzione istituzionale troppo lenta e troppo burocratica. L’Europa deve decidere se vuole restare soltanto un grande mercato regolato o diventare un soggetto capace di autonomia. Per farlo deve semplificare e abbattere le barriere legislativo-burocratiche, investire nelle filiere strategiche, puntare sui privati, rafforzare la propria base tecnologica. Oltre che ridefinire il rapporto con gli Stati Uniti per ottenere maggiore autonomia strategica.

                                -In questa discussione entra anche il Green Deal. È stato un errore?
                                Il punto di partenza del Green Deal era corretto. Era giusto riconoscere la necessità di ridurre l’impatto umano sulla biosfera e sul clima. L’errore non stava quindi tanto negli obiettivi quanto nei tempi e nei metodi. Si è pensato di imporre una trasformazione industriale profondissima in un arco temporale troppo breve rispetto ai ritmi reali dell’industria. E soprattutto si è cercato di definire politicamente non solo gli obiettivi, ma anche gli strumenti, comprimendo troppo lo spazio di adattamento delle imprese.

                                Una politica industriale intelligente dovrebbe fissare traguardi chiari e lasciare a chi produce la possibilità di individuare i mezzi più efficaci per raggiungerli. Invece, in diversi casi, l’Europa ha sovraccaricato il proprio sistema produttivo di vincoli, costi e incertezze, proprio mentre il mondo entrava in una fase di concorrenza più dura. Il risultato è stato il rischio di un pesante indebolimento industriale

                                Come mai, pur restando una grande economia industriale ed esportatrice, il nostro continua ad essere percepita come un paese piccolo?
                                Perché l’Italia è realmente un paese piccolo in senso strutturale. È più piccola di altri grandi attori sul piano demografico, linguistico, geografico e geopolitico. Questo non significa che valga poco: significa che deve ragionare con realismo sui propri limiti e sulle proprie possibilità. L’Italia, nonostante tutto, resta una grande economia manifatturiera e una delle principali potenze esportatrici del mondo.

                                I problemi italiani riguardano soprattutto il lato dell’offerta. Ci sono tre fattori fondamentali che determinano la crescita di lungo periodo: demografia, tecnologia e risorse naturali. L’Italia è debole su tutti e tre. Ha una crisi demografica seria, dispone di poche risorse naturali e presenta livelli medi di istruzione e di accumulazione tecnologica inferiori a quelli dei paesi europei più avanzati. Questo rende il sistema meno dinamico e meno capace di innovare.

                                Di cosa avrebbe bisogno il Paese?
                                Serve lavorare per sanare queste tre grandi crisi. In primo luogo è necessario investire maggiormente in istruzione, ricerca, innovazione e produttività. Serve anche una politica migratoria seria e controllata, perché con l’attuale andamento demografico il paese non può reggere a lungo. È necessaria inoltre una maggiore integrazione e partecipazione femminile al mondo del lavoro, perché oggi una parte enorme del potenziale produttivo nazionale resta sottoutilizzata.

                                Ma questi problemi italiani non si risolvono in una legislatura. Richiedono una strategia di decenni. Ed è proprio questo che la politica fatica ad accettare, perché cerca risultati rapidi e immediatamente spendibili. I grandi nodi dell’Italia, come quelli dell’istruzione, della natalità, della produttività e della qualità istituzionale, possono essere affrontati solo con continuità e con una visione di lungo periodo.

                                In conclusione, che tipo di potenza vuole diventare la Cina? Dobbiamo aspettarci una sua evoluzione in senso neocolonialista e talassocratico?
                                Non credo che la Cina replicherà il modello talassocratico occidentale nel senso classico del termine. L’Occidente, negli ultimi cinque secoli, ha costruito la propria espansione sulla conquista marittima, coloniale e imperiale. La Cina ha una storia diversa. Vuole certamente estendere la propria influenza, consolidare il controllo sullo spazio che la circonda, proteggere le rotte commerciali e impedire di essere contenuta da altri. Ma tutto questo non implica necessariamente una riproduzione della tradizione coloniale europea.

                                Pechino mira soprattutto a dominare il proprio grande spazio strategico attorno ai propri confini e a costruire una rete di influenza compatibile con i propri interessi economici e politici. Ha un’ambizione di centralità, non una vocazione coloniale nel senso storico occidentale, anche per la sua tendenza a isolarsi rispetto al resto del mondo. Anche qui l’errore sarebbe giudicarla soltanto attraverso categorie europee o americane. La Cina si espande pertanto secondo una propria logica, completamente diversa da quella occidentale. Per capirla occorre studiare la storia, cercare di capire le tradizioni e le ragioni degli altri. Un aspetto che purtroppo noi occidentali spesso sottovalutiamo…

                                «Il grande errore è stato sottovalutare la profondità delle differenze tra le diverse civiltà. In Europa permane una matrice solidaristica; in Cina prevale una concezione comunitaria, nella quale la collettività viene prima dell'individuo. Per questo il capitalismo ha potuto espandersi senza produrre una vera omogeneizzazione politica e culturale»

                                ...ma di noi
                                sopra una sola teca di cristallo
                                popoli studiosi scriveranno
                                forse, tra mille inverni
                                «nessun vincolo univa questi morti
                                nella necropoli deserta»

                                C. Campo - Moriremo Lontani


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