Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.

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    La lettera di Teheran agli Usa. Trump: «Non mi piace. Totalmente inaccettabile!»

    Il post del presidente dopo aver letto la risposta al memorandum. Il nodo del nucleare​

    Dopo settimane di negoziati impossibili, la Repubblica islamica consegna ai mediatori di Islamabad la risposta al memorandum di Washington: «Cessazione immediata della guerra» e «ripristino della sicurezza marittima» nel Golfo e nello Stretto di Hormuz. Poi, si parlerà del resto. A guardare i contorni del documento e della replica sembra che non si discostino molto dalla bozza degli ayatollah di qualche settimana fa, che prevedeva un accordo in due fasi: prima le urgenze, poi i nodi veri.

    Il primo a commentare è il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che deve rassicurare i falchi di casa: «Non ci piegheremo mai di fronte al nemico e se si parla di dialogo o di negoziato ciò non significa resa o ritirata». Il secondo è Donald Trump che butta tutto all’aria: «Ho appena letto la risposta dei cosiddetti “rappresentanti” dell’Iran. Non mi piace: totalmente inaccettabile!».

    La proposta di Teheran pretende il pagamento dei danni di guerra, il riconoscimento della sovranità su Hormuz e la revoca delle sanzioni. L’Iran ha anche minacciato ritorsioni contro Londra e Parigi se manderanno navi nello Stretto.

    Il memorandum americano prevede tre cose immediate: via il blocco contro le navi e i porti iraniani, si riapre lo Stretto al traffico commerciale, si smette di sparare. Poi tutto il resto. Il programma nucleare, le sanzioni, i miliardi iraniani bloccati all’estero. Gli americani insistono che l’Iran ceda le scorte di uranio arricchito, chiuda tre impianti nucleari, sospenda l’arricchimento per vent’anni. Gli ayatollah, secondo i media Usa, hanno risposto positivamente per quanto riguarda la diluizione di una parte dell’uranio, il resto lo spedirebbero in Russia. Ma l’agenzia iraniana Tasnim smentisce. E, in ogni caso, l’arricchimento si fermerebbe per dieci, quindici anni al massimo. Secondo una fonte dei negoziati, il problema è che Washington e Teheran continuano ad avere posizioni massimaliste sul nucleare.

    Nel programma tv Full Measure Trump ricorda che «gli Stati Uniti non possono permettere all’Iran di possedere armi atomiche». E dice che «prenderemo l’uranio arricchito. Se qualcuno si avvicina, lo faremo saltare in aria». Gli fa eco l’amico Benjamin Netanyahu che in un’intervista a 60 minutes spiega che i materiali nucleari, i siti di arricchimento e i gruppi alleati dell’Iran devono essere smantellati prima che la guerra possa finire. Continua affermando che l’uranio arricchito può essere «portato via»: «Quello che mi ha detto Trump è “voglio entrare lì”».

    Intanto, a Teheran il comandante Khatam al-Anbiya fa visita alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei e lo informa che «le truppe sono pronte» a riprendere i combattimenti, se servisse. Khamenei junior non si vede e non si sente ma impartisce le direttive, dicono. Contrastate «i nemici con determinazione».​

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      Originariamente Scritto da Barone Bizzio Visualizza Messaggio

      Che manica di sudditi idioti. Votare per il partito dell'uomo che gli ha venduto la Brexit, il più grande errore economico dal dopoguerra ad oggi.

      Mah. Per fortuna che me ne vado
      Mi viene da riflettere che se gli inglesi continuano vigorosamente a soffiare sulle vele di Farage, questo sia un segno di mancato pentimento sulla Brexit, al contrario di quanto i media ci hanno raccontato fin qui, cioè di una Inghilterra che, se potesse, rientrerebbe in UE...a guardare i risultati delle urne mi pare proprio di no, diversamente avrebbero punito il tribuno, od il demogogo, "mistificatore" ed "ingannatore" della plebe con quel referendum...

      Se guardassimo bene e a fondo alla storia dell'Inghilterra, scopriremmo quanto già è noto: la riottosità, quando non la vera e propria avversione inglese, per tutto ciò che è Europa inteso in senso "continentale". A partire da Enrico VIII, col suo scisma da Roma, per proseguire con Elisabetta I, quando l'Inghilterra e gli inglesi scoprirono la loro vocazione marittima prima, e addirittura oceanica poi, l'Inghilterra si "isola", e non solo perchè si "scopre" vivere su di una isola, votando di conseguenza se stessa al mare, ma perchè si pone in alterità, in opposizione a quanto è terra e continente, e a tutto quanto provenga da quel continente: da quel momento la sua diventa semmai una storia anti europea, avendo come propri orizzonti non una saldatura al continente ma uno sposalizio con l'elemento mare, sul quale fonderà il suo impero, la sua autorappresentazione, la sua ideologia, la propria natura.

      Tutto questo non può non rappresentare una animità radicata entro i più arcani moti ideali e sentimentali di un popolo...e la Brexit, lungi dall'essere una singolarità, o, come preferiscono pensarla gli europei, un "errore", è semmai profondamente in linea con tutta la propria storia - e da qui discende che Farage non è la causa ma un effetto di quella animità, espressione della più intima e verace diversità inglese.

      L'Inghilterra fu una talassocrazia, gli USA ancora lo sono: imperi del mare. L'Europa è un continente ed ha espresso potenze e politiche continentali, "terrestri" (Germania e Russia non ebbero praticamente mai una flotta; la Spagna ci provò e gli andò male; la Francia non ebbe in Napoleone un ammiraglio, a quanto risulta; l'Italia, nonostante per tre quarti sia circondata dalle acque, vede il mare solo come meta estiva): Farage ha (ri)stimolato il non mai rimosso che cova nell'intimo di quel popolo e che di esso costituisce la più profonda identità.
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        Se la civiltà corre verso la catastrofe

        In un’epoca di sgomento e paura la tecnologia sconvolge le nostre forme di vita e il Diritto è in crisi profonda. Si profila una lotta finale che ci avvicina all’apocalisse

        di Massimo Cacciari

        Quando si attraversano epoche di rottura avviene sempre che figure e conflitti tendano ad assumere un significato simbolico. Vi sono momenti di crisi per così dire normali, in cui l’Ordine, la Legge si riassestano o riformano per potersi adattare a mutamenti “locali” di situazione e così resistere e durare. Ma altri nei quali la trasformazione è così sistematica, investe così organicamente tutti gli aspetti della vita, da rendere patetico ogni “riformismo” e da costringere a pensare a nuovi Ordini globali. Credo che la nostra epoca abbia questi caratteri catastrofici. Catastrofe significa letteralmente cambiamento radicale di stato. Non è l’apocalisse, poiché nell’idea di apocalisse vi è il Giudizio divino che mette fine alla storia – e però ci somiglia, ne avverte in qualche modo la tremenda imminenza. E noi, credo, per citare un verso del Faust di Goethe, ci sentiamo, tra lo sgomento e la paura, maturi a un tale Giorno.

        Nulla più continua sulle tracce del tempo passato. La Tecnica che irrefrenabilmente sconvolge le nostre forme di vita non è semplicemente una nuova espressione dell’Homo technicus. Essa pone l’uomo stesso, la sua evoluzione biologica, a oggetto del proprio potere di manipolazione e trasformazione. Così un’altra Intelligenza rispetto a quella umana sarà chiamata a programmare istituzioni, comportamenti, la nostra stessa immaginazione. Un’analoga metamorfosi sta terremotando la geopolitica; gli equilibri tra i grandi spazi che avevano caratterizzato il secondo Dopoguerra non reggono evidentemente più. All’affermazione della realtà imperiale cinese occorre aggiungere la crescita dello spazio economico, tecnologico, politico del continente indiano. E la possibilità di giungere a una pace americano-occidentale-israeliana in Medio-oriente dimostra ogni giorno di più, con le guerre e i massacri che costa, la propria radicale infondatezza. O si giunge a un accordo, a una rete di trattati multipolari, che nulla hanno più a che fare con la Yalta di un tempo, oppure, se la follia ci guida a perseguire l’obbiettivo di uno Stato mondiale, l’attuale catastrofe produrrà l’Apocalisse.

        E, infine, altro segno dell’epoca di rottura che viviamo: la crisi del Diritto in tutte le sue forme. Nei conflitti e nelle guerre in atto non se ne fa più neppure cenno. Diritto è ormai nient’altro che il “nome” dell’atto in cui realizzo la mia volontà di potere. La legalità, come ha detto un alto esponente della leadership americana, è una cosa che va trattata “tiepidamente”. Non solo non deve cercare di impedire, ma neanche essere d’intralcio all’attuazione del mio progetto. Una Giustizia patriottica è quella che serve, e che cosa significa patria lo decide, di nuovo, chi detiene il potere. Ma non era lo Stato di diritto il valore supremo che noi occidentali offrivano al resto del mondo? quello che pretendevamo anche di esportare?

        Discontinuità radicale su tutti i fronti. Nulla resterà come prima. Ripetiamolo, c’è odore di apocalisse. Inevitabile che nello stesso discorso politico emergano tratti e immagini di pregnanza simbolica.

        Chi avrebbe mai immaginato un presidente degli Stati Uniti che attacca la Chiesa di Roma? Sbaglieremmo profondamente a derubricarlo come un caso pato-psicologico, limitato alla “maschera” di Trump. Le forme attuali del potere che regolano il sistema economico-finanziario globale, nel suo necessario rapporto con quello politico-militare, non possono non entrare in conflitto con il significato e il ruolo che la Chiesa contemporanea è chiamata, per propria natura, ad assumere. Anzitutto, esso è un ruolo di contenimento o di freno. Per questo aspetto, non si viene a contraddire in quanto tale la pressione irrefrenabile cui ci sottopone il ritmo dell’innovazione, ma certo si denuncia il fatto che l’imperativo dell’indefinito sviluppo non considera i propri effetti, le disuguaglianze che produce, non si traduce in benessere generale.

        Il sistema della Tecnica, che si esprime nella crescente simbiosi di economia e politica caratterizzante i grandi spazi imperiali, non tollera queste funzioni di contenimento. Per essi queste rappresentano limitazioni di quella libertà dell’individuo dalla cui fonte, dalla cui inesauribile tensione soltanto vengono ricerche, scoperte, innovazioni. Ogni sforzo va sostenuto per promuoverne l’energia creativa. O la politica assume questo come il proprio fine, o che l’ira Dei possa distruggerla. L’Anticristo è uno Stato mondiale che pretenda di programmare crescita e distribuzione della ricchezza, e ogni Stato che voglia ancora svolgere funzioni di comando sull’Intelligenza che dello sviluppo è l’anima, governarne lo spirito attraverso la sua “lettera”, dell’Anticristo è l’immagine.

        Posta così la questione, lo scontro è radicale, poiché attiene al significato ultimo dell’escatologia cristiana. Colui che in prima persona è chiamato a rappresentarla e difenderla non può non denunciare il rovesciamento totale che della figura dell’Anticristo viene fatto da chi ora se ne proclama l’autentico nemico. Anticristo è chi sovverte in toto il senso cristiano della libertà, assumendo il volto del suo difensore e svuotandola dall’interno.

        Si profila davvero una lotta sulle “cose ultime”, come avvenne con un altro Papa allo scoppio della prima Guerra mondiale che decise del suicidio d’Europa. La libertà cristiana escatologicamente intesa è quella che obbedisce al “comandamento nuovo”, all’unico comandamento, quello di amore. È quella del samaritano che con gesto assolutamente gratuito cura il nemico mezzo morto sulla sua strada. È quella di chi sa perdonare.

        Vi era un potere che ipocritamente sembrava a volte rendere omaggio a questo “comandamento”, e lo tradiva in tutti i modi di continuo. Ora infingimenti e ipocrisie non hanno più corso. È bene che così sia. Lo spirito di ognuno di noi può decidere in chiarezza. Due forme di libertà si confrontano e richiedono questa decisione. La libertà che come limite non ha che il proprio potere. E quella libertà che trascende il proprio stesso potere e riconosce il valore indistruttibile dell’altro e ne ha cura, e con lui vuole pace.

        In un’epoca di sgomento e paura la tecnologia sconvolge le nostre forme di vita e il Diritto è in crisi profonda. Si profila una lotta finale che ci avvicina a…

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            Ma è un vero e proprio corso Alcuni mi sembrano interessanti...mi incuriosiscono quelli su Dante, sul declino dell'impero americano, sulla escatologia...ma servirebbero un paio di mesi per mettersi in pari
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              Ma è un vero e proprio corso Alcuni mi sembrano interessanti...mi incuriosiscono quelli su Dante, sul declino dell'impero americano, sulla escatologia...ma servirebbero un paio di mesi per mettersi in pari
              Li sto vedendo come fossero una serie TV: ha praticamente anticipato ogni analisi che poi si sia vista in seguito su giornali o altrove
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                Xi Jinping accoglie Trump, cita la Trappola di Tucidide e avverte: «Rischio di guerra se Taiwan gestita male». Donald apre al dialogo: «Avremo un futuro fantastico»

                A Pechino il settimo faccia a faccia tra i leader delle due superpotenze. Hormuz, Taiwan e dazi i nodi sul tavolo. E il leader cinese evoca la «Trappola di Tucidide»

                «Caro Presidente Trump: è per me un grande piacere incontrarla ancora una volta qui a Pechino. Questa segna la Sua prima visita in Cina dopo nove anni, ed è opportuno notare che il nostro incontro sta attirando l'attenzione di tutto il mondo», ha detto Xi Jinping aprendo i lavori del summit con il presidente americano, intorno ad un tavolo rettangolare nella Grande Sala del Popolo. Davanti a lui sedeva gran parte del governo americano: Trump, il segretario di Stato Marco Rubio alla sua sinistra (era sulla lista nera per il suo passato al Senato di falco anti-Cina ma hanno chiuso un occhio e l’hanno fatto entrare cambiando la traslitterazione del cognome), l’ambasciatore Usa in Cina David Perdue alla sua destra, e poi Pete Hegseth (primo segretario della Difesa in Cina da 8 anni e il primo dai tempi di Nixon ad accompagnare il presidente Usa nella Repubblica popolare), il segretario al Tesoro Scott Bessent che ha pianificato gran parte dell'incontro, il rappresentante del Commercio Jamieson Greer, il vicecapo dello staff della Casa Bianca Stephen Miller.​

                I due leader si sono seduti al tavolo dopo che Xi ha accolto Trump con una lunga stretta di mano ai piedi della scalinata dell’edificio maestoso, la banda ha suonato l’inno americano e poi quello cinese, e insieme i due leader hanno passato in rassegna le truppe e sono passati davanti a un gruppo di bambini che saltavano sventolando bandierine e fiori. Più volte i due leader si sono scambiati osservazioni senza l’aiuto degli interpreti, l’uno al fianco dell’altro sotto una pedana rossa e dorata, durante questa cerimonia di benvenuto. I membri del governo americano, insieme agli amministratori delegati delle aziende americane più potenti del mondo aspettavano più indietro in piedi sugli scalini del maestoso edificio.

                Nel suo discorso all'interno Xi ha detto che la relazione tra Usa e Cina è «ad un bivio» di fronte alle «turbolenze» mondiali, e ha citato come già ha fatto anche in passato prima di incontrare Biden, la Trappola di Tucidide: la teoria geopolitica secondo cui quando una potenza emergente minaccia di sostituire una potenza dominante, la probabilità che scoppi un conflitto armato diventa altissima. Il presidente cinese ha poi affermato di aver sempre creduto che «gli interessi comuni tra la Cina e gli Stati Uniti superino le divergenze» e che «una relazione stabile» tra i due Paesi «giovi a entrambe le parti» e al mondo intero, «mentre il confronto danneggia entrambe»: «Il mondo si trova a un nuovo bivio. Possono la Cina e gli Stati Uniti superare la cosiddetta Trappola di Tucidide e forgiare un nuovo paradigma per le relazioni tra le grandi potenze? Possiamo unire le forze per affrontare le sfide globali e infondere maggiore stabilità nel mondo? Possiamo promuovere il benessere dei nostri due popoli — così come il futuro e il destino dell'umanità — e creare insieme un avvenire più luminoso per le nostre relazioni bilaterali? Queste sono, indubbiamente, domande della storia, domande del mondo e domande per l'umanità. Queste sono anche le risposte per la nostra epoca: risposte che io e Lei, in quanto leader di grandi nazioni, dobbiamo scrivere insieme». «Dobbiamo essere partner, non rivali – ha concluso Xi - Dobbiamo raggiungere il successo insieme, perseguire una prosperità comune e tracciare il giusto percorso per l'interazione tra le grandi potenze in questa nuova era», e ha auspicato che »il 2026 possa diventare un anno storico e cruciale, capace di proiettare le relazioni tra Cina e Stati Uniti verso il futuro».

                Trump ha replicato che questa visita per lui «un onore come pochi che ho visto prima» e si è detto particolarmente colpito dai bambini. «I bambini erano straordinari». Si è rivolto a Xi: «Sei un grande leader. È un onore essere tuo amico. Avremo un futuro fantastico insieme. C’è chi dice che questo sarà il più grande summit di tutti i tempi». Trump ha anche citato la sua delegazione di uomini d'affari, spiegando che la loro presenza è un segno di «rispetto verso la Cina»: «Abbiamo i più grandi imprenditori, i migliori del mondo. Gente fantastica e sono tutti con me. Abbiamo chiesto ai principali 30 nel mondo e ciascuno di loro ha detto sì». Nessuno dei due leader ha menzionato l'Iran o i conflitti globali, sono rimasti entrambi concentrati sulla stabilità delle relazioni bilaterali.

                Trump era stato accolto la sera prima da trecento giovani vestiti di bianco e celeste che sventolavano bandierine cinesi e americane in perfetta sincronia all’aeroporto di Pechino: «Benvenuto, benvenuto presidente – gridavano -. Benvenuto, benvenuto con calore». A stringergli la mano era stato il vicepresidente Han Zheng, una figura cerimoniale ma che non ha vero potere – e alcuni esperti intervistati dal New York Times lo avevano letto come segno che sarà una visita di grande simbolismo ma con accordi limitati, mirata a per prendere tempo da parte della Cina nella competizione con gli Usa.

                È la prima vista di un presidente americano in Cina da quasi 9 anni (Biden non venne ma incontrò Xi Jinping in California), l’ultima è stata quella dello stesso Trump nel 2017. È il loro settimo faccia a faccia, si sono scambiati lettere negli anni. I due leader hanno interessi diversi ma entrambi vogliono maggiore stabilità (la parola d'ordine di questo summit) e vedono investimenti e commercio come il canale migliore nel breve periodo, mentre allo stesso tempo cercano di ridurre la dipendenza l’uno dall’altro. Oggi Trump chiederà a Xi di «aprire» la Cina alle imprese americane, alla presenza di più di una dozzina dei più potenti amministratori delegati del mondo (BlackRock, Blackstone, Apple, Nvidia, Boeing, Meta, Cargill, Citygroup, GE Aerospace, Goldman Sachs, Micron Technology, Qualcomm, Illumina, Visa, Mastercard). Sarà questa la sua «primissima richiesta», come anticipato da Trump su Truth. I due Paesi sono in guerra commerciale (ai dazi americani, Pechino ha risposto limitando l’esportazione di terre rare) ma è stata raggiunta una tregua lo scorso ottobre quando Xi e Trump si sono incontrati in Sud Corea.

                In questo summit di due giorni a Pechino si parlerà di ulteriori acquisti di prodotti americani (aerei Boeing, soia) da parte di Pechino. La Casa Bianca non esclude investimenti cinesi diretti in America. Alcuni repubblicani hanno criticato duramente un’offerta cinese di investire 1 trilione di dollari negli Usa in cambio di minori restrizioni alla sicurezza nazionale. La Casa Bianca nega che «la sicurezza nazionale verrà compromessa». Bessent e Lutnick l’anno scorso hanno respinto una proposta cinese di produrre veicoli elettrici negli Usa. Presente anche il figlio di Trump Eric, che co-gestisce con il fratello la Trump Organization, e sua moglie Lara. Il Financial Times scrive che una azienda legata a Eric Trump e alla famiglia, Alt5 Sigma, sta esplorando la possibilità di un accordo con un produttore di chip cinese, Nano Labs, per costruire data center in America; ma i parlamentari americani hanno avvertito che l'azienda cinese avrebbe legami con il partito comunista. Un portavoce di Eric Trump ha dichiarato al giornale che lui e la moglie sono in Cina «a titolo personale» , «non parteciperanno a incontri d'affari» e che il figlio del presidente «non ha affari in Cina e non intende farne».

                Seppure non menzionati nei discorsi d'apertura sul tavolo ci sono chiaramente anche l’Iran e Taiwan. L’embargo Usa su Hormuz blocca le esportazioni di petrolio iraniano in Cina, e gli americani pensano che Xi possa aiutare per porre fine alla guerra. Rubio ha detto in un’intervista a Fox News in volo sull’Air Foce One che è nell’interesse della Cina aiutare gli Stati Uniti con l'Iran, perché il blocco dello Stretto di Hormuz sta impedendo anche il passaggio delle loro navi. Il segretario di Stato Usa ha aggiunto di sperare che la Cina non metta il veto ad una risoluzione co-sponsorizzata dagli americani che verrà votata presto al Consiglio di sicurezza dell’Onu e che condanna l’Iran per il blocco dello Stretto, affermando che la Repubblica islamica deve rimuovere i pedaggi imposti alle navi commerciali e dichiarare dove sono state posizionate le mine. Rubio ha definito la Cina «la nostra principale sfida geopolitica ma anche la nostra più importante relazione da gestire. Avremo interessi che saranno in conflitto con i loro, e per evitare le guerre e mantenere la pace e la stabilità nel mondo, dovremo gestirli».

                Intanto Xi cerca di erodere l’impegno politico e militare americano per Taiwan. «Per esempio se l’amministrazione Biden disse di 'non appoggiare' l’indipendenza di Taiwan, ora la Cina vuole che Trump dica che 'vi si oppone', cosa che Biden rifiutò nel 2023» scrive il Washington Post. In una lettera a Rubio, dodici membri bipartisan del Congresso Usa hanno chiesto di continuare la vendita di armi a Taiwan e non cambiare la politica di ambiguità strategica. Ma il sito Politico spiega che per lo più i falchi anti-Cina nel partito repubblicano non stanno criticando la politica del presidente.​

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                  Trump ha sempre sulle labbra la parola "successo" ma si è presentato da Xi da perdente: perdente il suo paese (impressionante fase di declino, società spaccata, in crisi politica, ideologica, civile e di futuro), perdente lui in prima persona...e perdente nella folle guerra che ha scatenato contro l'Iran - Hormuz è ancora chiuso, anzi chiuso a doppia mandata, in quanto gli iraniani lo avevano sigillato e gli americani vi hanno posto sopra un ulteriore "blocco".

                  Guardando poi a come gli USA hanno "difeso" i propi alleati arabi, è assai dubbio che riescano a mantenere quelle promesse di protezione ed intervento per Taiwan...e questo la Cina lo sa benissimo, tanto più che la guerra americana contro l'Iran gliene ha offerta una prova evidente.

                  Dunque sì, è tutto un "successo" ma per gli altri, Cina in primis. Nell'unica vera e propria prova di forza cui Trump si è assurdamente costretto, l'America ne è uscita a pezzi, convincendo vieppiù la Cina che l'occidente è in una crisi irreversebile, la presa degli USA a livello globale in dissoluzione, e che la politica cinese della "pazienza" sta servendo i propri frutti su di un vassoio d'oro, e senza il bisogno di sparare un colpo.
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                  forse, tra mille inverni
                  «nessun vincolo univa questi morti
                  nella necropoli deserta»

                  C. Campo - Moriremo Lontani


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                  • centos
                    Bad Lieutenant
                    • Jan 2009
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                    • Ducato di Parma
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                    è un po' roba da meme, diventa difficile essere seri - trump un cravatta rossa giropalle stile mio ammore stravaccato sulla sedia

                    Xi: Sig Presidente non è che stia andando benissimo in iran o sbaglio?
                    Trump : Xi chi lo dice è un traditore sono tutte menzogne dei democratici
                    Xi:Ehmm qui siamo in Cina, non ci sono traditori e nemmeno democratici ma vabbè. Comunque se non ti dispiace ci prendiamo sai quell'isoletta inutile dove fanno semiconduttori?
                    Trump: Ah si mi vuoi provocare ti vuoi prendere un'isoletta vicina? E io mi prendo Cuba voglio vedere come fai senza zucchero da canna

                    E giù grasse risate dell'assemblea del popolo cinese, mentre repubblicani e democratici in patria chiamano uno a uno tutti i santi del paradiso.



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                    • Sergio
                      Administrator
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                      Originariamente Scritto da Sean Visualizza Messaggio
                      Intanto Xi cerca di erodere l’impegno politico e militare americano per Taiwan. «Per esempio se l’amministrazione Biden disse di 'non appoggiare' l’indipendenza di Taiwan, ora la Cina vuole che Trump dica che 'vi si oppone', cosa che Biden rifiutò nel 2023» scrive il Washington Post. In una lettera a Rubio, dodici membri bipartisan del Congresso Usa hanno chiesto di continuare la vendita di armi a Taiwan e non cambiare la politica di ambiguità strategica. Ma il sito Politico spiega che per lo più i falchi anti-Cina nel partito repubblicano non stanno criticando la politica del presidente.
                      CorSera
                      Ma gli americani, i ca77i loro non se li fanno mai?

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                      • marcu9
                        Bodyweb Senior
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                        Tragedia alle Maldive, cinque italiani morti in un'immersione. C'era allerta meteo. I corpi a 50 metri di profondità in una grotta. Malé: il peggiore incidente della storia. Le vittime: una docente dell'Università di Genova e la figlia, una ricercatrice del Torinese e due istruttori subacque #ANSA

                        C'era allerta meteo. I corpi a 50 metri di profondità in una grotta. Malé: il peggiore incidente della storia. Le vittime: una docente dell'Università di Genova e la figlia, una ricercatrice del Torinese e due istruttori subacquei (ANSA)
                        Originariamente Scritto da Sean
                        Tu non capisci niente, Lukino, proietti le tue fissi su altri. Sei di una ignoranza abissale. Prima te la devi scrostare di dosso, poi potremmo forse avere un dialogo civile.

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                        • Sergio
                          Administrator
                          • May 1999
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                          Noooo, io ho un terrore fottuto delle grotte difatti, mai fatte. Se arriva mar mosso, si solleva il polverone e non vedi più nulla, sei chiuso in un grotta al buio con aria che termina dopo alcuni minuti, che morte orribile

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                          • Sean
                            Csar
                            • Sep 2007
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                            • In piedi tra le rovine
                            • Send PM

                            I dossier «sospesi» al vertice Trump-Xi: le armi per Taiwan, le aperture al business e l’aiuto su Hormuz

                            Il leader cinese cercava (e ha ottenuto) la conferma che il suo Paese è sullo stesso piano degli Stati Uniti. Ma su Taipei Rubio ha detto che la politica di Washington «non cambia»​

                            Al degli là degli accordi specifici, il summit tra Xi e Trump aveva la funzione più ampia di ridefinire la diplomazia tra i due Paesi come «relazione costruttiva di stabilità strategica». Xi ha detto che la Cina lo considererà il principio guida per i prossimi tre anni (e oltre): significa cooperazione e «competizione misurata» con divergenze gestibili attraverso guardrail per evitare escalation pericolose (per esempio, si lavora a «misure di salvaguardia» sull’Intelligenza artificiale). Xi cercava (e ha ottenuto) la conferma che il suo Paese è sullo stesso piano degli Stati Uniti. Questo porterà probabilmente a una proroga eventuale della tregua sui dazi raggiunta lo scorso ottobre. Per Xi la stabilità serve a fortificarsi per la partita di lungo periodo (superare gli Stati Uniti come superpotenza mondiale) aumentando l’indipendenza tecnologica, commerciale e scientifica nella convinzione che l’ascesa cinese è una certezza storica, insieme al declino americano.

                            Taiwan

                            Quello che Xi vuole di più da Trump è ammorbidire l’appoggio politico e militare americano per Taiwan ritardando o riducendo la vendita di armi o ottenendo una dichiarazione da Washington contro l’indipendenza di Taipei. Non è chiaro cosa abbia risposto Trump, ma Rubio è intervenuto per assicurare che la politica Usa «non cambia»: il segretario di Stato ha detto a Nbc che Xi ha sollevato il tema di Taiwan come fa sempre, ma non è stato centrale nel summit e l’America come sempre ha «chiarito la propria posizione ed è passata ad altro». Rubio ha avvertito che sarebbe «un terribile errore» se la Cina prendesse Taiwan con la forza: «Ogni forzatura rispetto allo status quo sarebbe negativa per entrambi i Paesi» e «ci sarebbero ripercussioni globali».​

                            Affari e commercio

                            Trump ha detto a Fox che Xi ha accettato di acquistare soia, «energia» e 200 aerei Boeing dagli Stati Uniti. La Cina ha rinnovato le licenze (sospese in risposta ai dazi) a centinaia di mattatoi americani per esportare la carne. E Xi ha promesso agli imprenditori giunti con Trump che la Cina si «aprirà di più» e che avranno più opportunità. Così Nvidia ha ripreso i colloqui su possibili ordini cinesi di chip avanzati H200, secondo le indiscrezioni. Ha fatto discutere la presenza in Cina di Eric, figlio di Trump, che secondo il Financial Times avrebbe in ballo un possibile affare; lui nega: «Sono qui a titolo personale». Bessent ha detto che verranno creati due board, per il commercio e per gli investimenti, con l’idea di individuare prodotti cinesi «non sensibili» per 30 miliardi di dollari (esempio: i fuochi d’artificio) su cui applicare dazi più bassi. La Cina in cambio potrebbe comprare più petrolio e gas dagli Usa riducendo la dipendenza dall’Iran: almeno così vorrebbe Washington.

                            Iran

                            Trump ha aggiunto che Xi «vuole che ci sia un accordo» con Teheran e ha «offerto il suo aiuto». Secondo la Casa Bianca, il leader cinese è «d’accordo che lo Stretto di Hormuz debba rimanere aperto», contrario «a pedaggi» e ad un Iran nucleare. Ma nel comunicato cinese non v’è menzione dell’Iran (si parla vagamente di «Medio Oriente»). Non è chiaro se Xi sia pronto a impegnarsi attivamente nei negoziati, soprattutto su nodi difficili come l’uranio. Rubio ha attenuato le aspettative: «È un bene che abbiamo un’alleanza o almeno un accordo su quel punto» (Hormuz) ma «Trump non ha chiesto l’aiuto della Cina, non ne abbiamo bisogno». Washington spera che stavolta Pechino eviti di mettere il veto alla risoluzione sulla libertà di navigazione all’Onu. Trump ha detto pure che Xi si è impegnato a «non dare più equipaggiamenti militari» all’Iran, ma l’intelligence Usa avverte che le aziende cinesi puntano a passare da Paesi terzi per evadere i controlli.​

                            CorSera
                            ...ma di noi
                            sopra una sola teca di cristallo
                            popoli studiosi scriveranno
                            forse, tra mille inverni
                            «nessun vincolo univa questi morti
                            nella necropoli deserta»

                            C. Campo - Moriremo Lontani


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                            • Sean
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                              • Sep 2007
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                              • In piedi tra le rovine
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                              Tra Cina e America le grandi questioni restano tutte aperte...e non può essere altrimenti, in quanto parliamo di due potenze che lottano per la supremazia di una sull'altra, ovverosia per la propria sicurezza esistenziale.

                              Lo stesso Xi, soprendentemente attingendo alla più antica storia dell'occidente, ha citato la ormai famosa "trappola di Tucidite", quella teoria della storia che afferma che due potenze che sono in competizione per l'egemonia degli stessi spazi (che possono andare anche oltre la mera individuazione geografica ed intendersi anche come spazi di influenza, spazi economici, industriali, tecnologici, commerciali ecc...), prima o poi sono destinate a confliggere, come per l'appunto accadde a Sparta ed Atene (ma anche a Roma e Cartagine e una serie di altri casi in tutta la storia).

                              Basterebbe osservare questa cartina per rendersi conto del reale stato delle cose. Le basi americane circondano tutta la Cina, e Taiwan appare come la serratura che, vista dai cinesi, apre verso il Pacifico (e le sue rotte essenziali, vitali per la Cina), e che vista dall'America è invece uno sbarramento nei confronti della Cina: una mano che la stringe al collo:

                              Click image for larger version  Name:	US-bases-island-chains-web-size.jpg Views:	0 Size:	50.2 KB ID:	16369249

                              La Cina si sente minacciata, e come darle torto guardando a quella cintura militare che la circonda da presso? Taiwan è la punta di lancia nemica più avanzata, la spina che tormenta le carni, il chiodo fisso che va rimosso.

                              Per diventare la potenza egemone del circondario, la Cina ha bisogno dello sbocco all'oceano e del controllo di quelle rotte punteggiate dalle basi americane...e primariamente di spalancare quella porta che dinnanzi a sè, in Taiwan, vede serrata. Se a questo si aggiunge che la Cina considera come propria quella isola, imprescindibile porzione della madrepatria, se ne conclude che Tucidite ha dalla sua tutti gli argomenti a che la propria teoria sfoci ancora una volta in una finale attuazione.
                              ...ma di noi
                              sopra una sola teca di cristallo
                              popoli studiosi scriveranno
                              forse, tra mille inverni
                              «nessun vincolo univa questi morti
                              nella necropoli deserta»

                              C. Campo - Moriremo Lontani


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                              • centos
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                                Originariamente Scritto da Sean Visualizza Messaggio
                                Lo stesso Xi, soprendentemente attingendo alla più antica storia dell'occidente, ha citato la ormai famosa "trappola di Tucidite", quella teoria della storia che afferma che due potenze che sono in competizione per l'egemonia degli stessi spazi (che possono andare anche oltre la mera individuazione geografica ed intendersi anche come spazi di influenza, spazi economici, industriali, tecnologici, commerciali ecc...), prima o poi sono destinate a confliggere, come per l'appunto accadde a Sparta ed Atene (ma anche a Roma e Cartagine e una serie di altri casi in tutta la storia).

                                se ne conclude che Tucidite ha dalla sua tutti gli argomenti a che la propria teoria sfoci ancora una volta in una finale attuazione.
                                L'analisi è corretta, ma c'è anche da dire che la "pace" perdura fino a quando le due potenze si sentono alla pari e la reazione di una all'attacco dell'altra sarebbe disastrosa. La paura e la tensione mantengono gli equilibri.

                                L'esempio lampante penso sia stata la guerra fredda tra USA e URSS, ma anche li un minimo errore una dimostrazione di forza tipo l'invio dei missili sovietici a cuba può scatenare la distruzione totale.
                                In quel caso ci siamo andati molto vicini e l'italia sarebbe stata uno dei primi obiettivi assieme alla turchia vista l'installazione dei missili nucleari nelle basi americane

                                Però c'è un però, se Chruscev poteva essere dotato di una stabilità come lo è Xi non si può dire che Trump abbia la stessa stabilità mentale di Kennedy nonostante le sue dipendenze.
                                Kennedy aveva suo fratello Robert. Trump chi ha? Rubio? Vance?

                                In tutti i casi la sorgente del problema,allora come adesso, sono sempre stati gli USA
                                Se Kennedy non avesse dotato di missili jupiter nucleari italia e turchia, Chruscev non avrebbe fatto installare missili nucleari a cuba

                                La storia si ripete.
                                Si gioca su piani diversi adesso, ma è ciclica.






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