Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.

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  • Sergio
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    Originariamente Scritto da Sean Visualizza Messaggio
    Si sta riaccendendo lo scontro armato tra Iran ed USA, almeno nello Stretto di Hormuz...che però rappresenta proprio la Santabarbara che, se salta per aria, coinvolgerà tutti i paesi arabi limitrofi e quindi l'economia ed il commercio energetico mondiali.
    Gi Iraniani hanno due carte al momento :

    1) Lo stretto di Hormutz

    2) La ritorsione dei possibili attacchi verso l'Iran sui territori limitrofi, distruggendo quindi anche i paesi vicini e trascinando anche loro nel chaos.

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    • fede79
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      Originariamente Scritto da Sergio Visualizza Messaggio

      Dove l'hai letto Fede?
      sigpic
      Free at last, they took your life
      They could not take your PRIDE

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      • fede79
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        • Oct 2002
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        Vedo che Trump sta facendo di tutto per agevolare il lavoro diplomatico di Rubio in Vaticano:

        sigpic
        Free at last, they took your life
        They could not take your PRIDE

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        • Sean
          Csar
          • Sep 2007
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          • In piedi tra le rovine
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          Pazienza. La Chiesa cattolica ha sempre goduto della immensa fortuna di non essere una chiesa di "stato", a differenza di quelle ortodosse nell'Europa dell'est, e anche quelle evangeliche in America - le immagini di tutti i pastori evangelici che "benedivano" Trump nello Studio Ovale valgono più di tante parole...per cui non è Trump il superiore di Prevost...e anzi farebbe bene a controllare quanti stiano eseguendo i suoi ordini negli apparati amministrativi, di sicurezza e militari americani, perchè esiste il sempre più forte sospetto che Trump non sia più padrone nemmeno a casa sua.

          Tra l'altro non si capisce perchè, secondo Trump, il Papa sarebbe ardentemente a favore della Bomba per l'Iran...ma è inutile per tutti stare dietro a suoi deliri ormai.

          Trump ha infilato l'America in una guerra dalla quale non sa come uscire perchè non sa e non può vincere, mostrando all'universo mondo la tragica fase di declino di quel paese...poi magari distrarre l'opinione pubblica trovando ogni giorno un bersaglio diverso (oggi il Papa) magari ci può cascare qualche americano suo fan sfegatato, ma il resto del mondo ormai no.
          ...ma di noi
          sopra una sola teca di cristallo
          popoli studiosi scriveranno
          forse, tra mille inverni
          «nessun vincolo univa questi morti
          nella necropoli deserta»

          C. Campo - Moriremo Lontani


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          • Sergio
            Administrator
            • May 1999
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            Ok, non capisco di quando è l'articolo però.

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            • M K K
              finte ferie user
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              16 aprile
              Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
              Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
              Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.

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              • Sergio
                Sergio commented
                Editing a comment
                Ah, allora si, non è aggiornato.
            • Sean
              Csar
              • Sep 2007
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              • In piedi tra le rovine
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              Gran Bretagna, schiaffo elettorale a Starmer: crollano i laburisti, volano Farage e i Verdi. Il primo ministro: «Il governo va avanti»

              Il primo ministro e il suo partito perdono centinaia di seggi alle amministrative in Inghilterra. Starmer ammette la sconfitta: «Al voto un risultato che fa male». Farage: «Il meglio deve ancora venire»

              Il trionfo della destra populista di Nigel Farage e la disfatta storica dei laburisti è ciò che si delinea dai primi risultati delle elezioni amministrative in Gran Bretagna. Un test locale, ma di grande rilevanza a livello nazionale. Reform, il partito di Farage, guadagna al momento centinaia di seggi, mentre altrettanti ne perde il Labour: e dalle file del partito di governo già si levano voci che chiedono le dimissioni del primo ministro, Keir Starmer.

              I faragisti stanno mietendo grandi successi nelle zone del Nord dell’Inghilterra, tradizionale feudo laburista, ma a fare le spese della loro avanzata sono anche i conservatori in aree del Sud come l’Essex: «Stiamo assistendo in diretta alla morte del sistema bipartitico», ha commentato in tv un sondaggista. I Verdi stano andando bene nelle città universitarie, come Oxford ed Exeter, ma ancora c’è attesa per i risultati di Londra, dove gli eco-populisti puntano a infliggere gravi perdite ai laburisti. Dalla capitale arriva una delle poche buone notizie per i conservatori, che hanno ripreso l’iconico consiglio di Westminster dal Labour.

              Farage ha già salutato il «cambiamento storico nella politica britannica», mentre l’ex ministra conservatrice Suella Braverman, passata nelle file di Reform, ha commentato che «c’è una altissima probabilità che Nigel diventi primo ministro». Invece dalle file della sinistra laburista si lancia un allarme esistenziale: «In pericolo non c’è solo il governo, ma il partito stesso». il Labour appare, infatti, stritolato da una tenaglia che gli fa perdere voti a destra, a vantaggio di Farage, così come sinistra a vantaggio di Verdi e liberaldemocratici (che pure stanno ottenendo buoni risultati nelle aree benestanti del Sud). «Una svolta davvero storica nella politica britannica», ha detto il leader di Reform Uk commentando l'esito del voto: «Stiamo
              dimostrando in modo eclatante di poter vincere in aree che il partito Laburista ha dominato dalla fine della Prima Guerra Mondiale. Il meglio
              deve ancora venire
              ».

              La pressione su Starmer è fortissima: nelle prossime ore si vedrà se i suoi colleghi di governo lo spingeranno alle dimissioni, anche se non c’è accordo su un successore. Il Times riferiva stamattina che Ed Miliband, ministro per l’Energia e figura più influente nel governo, avrebbe detto già giorni fa al premier di fissare un calendario per l’uscita di scena e garantire una transizione ordinata: è un esito che appare di ora in ora più probabile. Intanto, il premier laburista ha riconosciuto come «molto dura» la sconfitta subita dal suo partito: un risultato che «fa male», ha dichiarato, elogiando l'impegno dei militanti del Labour e ad assumendo su di sé «la responsabilità» della disfatta, senza «cercare capri espiatori». Questa sconfitta - ha tuttavia aggiunto - «non indebolisce la mia determinazione a realizzare il cambiamento promesso» dal governo.​

              CorSera
              ...ma di noi
              sopra una sola teca di cristallo
              popoli studiosi scriveranno
              forse, tra mille inverni
              «nessun vincolo univa questi morti
              nella necropoli deserta»

              C. Campo - Moriremo Lontani


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              • Sean
                Csar
                • Sep 2007
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                A me non sembra che il "vento della destra" (populista o come la si voglia definire) stia scemando...anche perchè l'unica elezione (quella ungherese) che ha fatto giubilare i sinistri gallinacei nostrani non riguardava la vittoria di un partito di sinistra ma era una partita tutta interna alla destra - si aggiunga poi che in Romania il governo di "sbarramento" è appena caduto: https://www.ilsole24ore.com/art/in-r...C?refresh_ce=1 proprio perchè figlio di una coalizione nata in vitro, come quella attualmente al governo in Germania, non a caso in crisi pure quella.

                In ottica UE saranno decisive le elezioni presidenziali francesi e la tenuta del governo tedesco, con Merz in crisi nei sondaggi e AfD primo partito: https://www.ilfattoquotidiano.it/202...tizie/8378523/
                ...ma di noi
                sopra una sola teca di cristallo
                popoli studiosi scriveranno
                forse, tra mille inverni
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                C. Campo - Moriremo Lontani


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                • Sean
                  Csar
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                  La guerra presenta il conto ai governi europei: da Merz a Macron

                  Eurosuicidio infinito - Batosta per Starmer in Uk, Merz e Macron in picchiata. Farage trionfa, premier in trincea. Boom di Afd, Le Pen e Vox. Baccaro: “In Ue cittadini disgustati”

                  Dopo il riarmo “in vista di un attacco russo entro il 2029” (Boris Pistorius dixit) valso già milioni di euro di welfare ai maggiori Paesi europei, e gli aiuti all’Ucraina – ultimo prestito comunitario da 90 miliardi – il genocidio a Gaza, che ha riportato in piazza milioni di cittadini contro l’aggressione israeliana – l’attacco congiunto di Usa e Israele all’Iran “rischia di diventare un incubo politico per i leader europei al governo”. Lo choc economico con i prezzi dell’energia in aumento, la crescita che rallenta e la liquidità limitata a disposizione degli esecutivi comunitari per proteggere gli elettori dalle conseguenze di un’ennesima guerra spacciata per “lampo”, infatti, stanno riportando in auge partiti di estrema destra:

                  Berlino: la locomotiva contro il governo Merz

                  In Germania, l’europeista Cancelliere Friedrich Merz – sceso all’ultimo posto dei politici popolari, con solo il 15% dei tedeschi si dice soddisfatto della sua coalizione – si sta affannando per impedire che la crisi energetica si trasformi in una vera e propria crisi economica e per evitare che i rivali populisti la usino contro di lui alle urne. Ma quest’ultima crisi internazionale, dalla quale Berlino ha provato a tenersi fuori subendo le ritorsioni di Donal Trump che ha ritirato dal Paese 5 mila soldati, e la conseguente stagnazione economica “politicamente, crea spazio per la sfiducia nella capacità delle istituzioni europee di proteggere i cittadini dagli choc esterni”, ha commentato qualche giorno fa a Politico Seamus Boland, presidente del Comitato economico e sociale europeo.

                  Intanto un assaggio del sorpasso di Alternative für Deutschland in Germania lo danno i sondaggi a quattro mesi dalle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt: l’AfD vola al 41% e resta di gran lunga il partito più forte, ben davanti alla Cdu con il 26%.

                  Francia: Macron a fine regno, si scalda Le pen

                  A meno di un anno dal primo turno delle presidenziali, l’11 aprile 2027, a Parigi c’è atmosfera da “fine di regno”, come scrive la stampa francese. Finiti i due mandati, Macron non potrà ricandidarsi e lascerà l’Eliseo senza aver mantenuto le promesse fatte di riformare il Paese e guarire le sue divisioni. Paradossalmente, l’estrema destra che diceva di voler combattere, è sempre più forte: l’ultimo sondaggio Harris dà il Rassemblement National in testa al primo turno, con 34% o 32% a seconda se a candidarsi sarà Jordan Bardella o Marine Le Pen. Segue un macronista, l’ex premier Edouard Philippe, ma molto distante, al 19%.

                  In politica interna, dalla decisione del 2024 di sciogliere l’Assemblea, che lo ha reso ancora più impopolare (21% di opinioni a favore), Macron non ha quasi più spazio di manovra. Esiste solo la politica estera: offre all’Ue la deterrenza nucleare, manda la portaerei nel Golfo persico, avvia un tour in Africa e a giugno ospiterà il G7 a Évian. Intanto l’Eliseo si sta svuotando. Una decina di collaboratori di Macron, anche i più stretti, lasciano le loro funzioni per cercare posti meno precari. L’ultimo a fare gli scatoloni è stato il segretario generale, Emmanuel Moulin. Da fonti del Parisien, per la sua uscita di scena, Macron starebbe organizzando la più spettacolare parata militare del 14 luglio, una “dimostrazione di forza” dell’esercito francese, ora che Trump ha annunciato di ritirare i suoi soldati.

                  ​Il Fatto

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                  «nessun vincolo univa questi morti
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                  • Barone Bizzio
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                    Originariamente Scritto da Sean Visualizza Messaggio
                    Gran Bretagna, schiaffo elettorale a Starmer: crollano i laburisti, volano Farage e i Verdi. Il primo ministro: «Il governo va avanti»

                    Il primo ministro e il suo partito perdono centinaia di seggi alle amministrative in Inghilterra. Starmer ammette la sconfitta: «Al voto un risultato che fa male». Farage: «Il meglio deve ancora venire»

                    Il trionfo della destra populista di Nigel Farage e la disfatta storica dei laburisti è ciò che si delinea dai primi risultati delle elezioni amministrative in Gran Bretagna. Un test locale, ma di grande rilevanza a livello nazionale. Reform, il partito di Farage, guadagna al momento centinaia di seggi, mentre altrettanti ne perde il Labour: e dalle file del partito di governo già si levano voci che chiedono le dimissioni del primo ministro, Keir Starmer.

                    I faragisti stanno mietendo grandi successi nelle zone del Nord dell’Inghilterra, tradizionale feudo laburista, ma a fare le spese della loro avanzata sono anche i conservatori in aree del Sud come l’Essex: «Stiamo assistendo in diretta alla morte del sistema bipartitico», ha commentato in tv un sondaggista. I Verdi stano andando bene nelle città universitarie, come Oxford ed Exeter, ma ancora c’è attesa per i risultati di Londra, dove gli eco-populisti puntano a infliggere gravi perdite ai laburisti. Dalla capitale arriva una delle poche buone notizie per i conservatori, che hanno ripreso l’iconico consiglio di Westminster dal Labour.

                    Farage ha già salutato il «cambiamento storico nella politica britannica», mentre l’ex ministra conservatrice Suella Braverman, passata nelle file di Reform, ha commentato che «c’è una altissima probabilità che Nigel diventi primo ministro». Invece dalle file della sinistra laburista si lancia un allarme esistenziale: «In pericolo non c’è solo il governo, ma il partito stesso». il Labour appare, infatti, stritolato da una tenaglia che gli fa perdere voti a destra, a vantaggio di Farage, così come sinistra a vantaggio di Verdi e liberaldemocratici (che pure stanno ottenendo buoni risultati nelle aree benestanti del Sud). «Una svolta davvero storica nella politica britannica», ha detto il leader di Reform Uk commentando l'esito del voto: «Stiamo
                    dimostrando in modo eclatante di poter vincere in aree che il partito Laburista ha dominato dalla fine della Prima Guerra Mondiale. Il meglio
                    deve ancora venire
                    ».

                    La pressione su Starmer è fortissima: nelle prossime ore si vedrà se i suoi colleghi di governo lo spingeranno alle dimissioni, anche se non c’è accordo su un successore. Il Times riferiva stamattina che Ed Miliband, ministro per l’Energia e figura più influente nel governo, avrebbe detto già giorni fa al premier di fissare un calendario per l’uscita di scena e garantire una transizione ordinata: è un esito che appare di ora in ora più probabile. Intanto, il premier laburista ha riconosciuto come «molto dura» la sconfitta subita dal suo partito: un risultato che «fa male», ha dichiarato, elogiando l'impegno dei militanti del Labour e ad assumendo su di sé «la responsabilità» della disfatta, senza «cercare capri espiatori». Questa sconfitta - ha tuttavia aggiunto - «non indebolisce la mia determinazione a realizzare il cambiamento promesso» dal governo.​

                    CorSera
                    Che manica di sudditi idioti. Votare per il partito dell'uomo che gli ha venduto la Brexit, il più grande errore economico dal dopoguerra ad oggi.

                    Mah. Per fortuna che me ne vado

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                    • Steel77
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                      Originariamente Scritto da Barone Bizzio Visualizza Messaggio

                      Che manica di sudditi idioti. Votare per il partito dell'uomo che gli ha venduto la Brexit, il più grande errore economico dal dopoguerra ad oggi.

                      Mah. Per fortuna che me ne vado
                      Dove te ne vai? Non dirmi che torni in italia

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                      • Sean
                        Csar
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                        Putin: «Il conflitto in Ucraina sta volgendo al termine»
                        Durante una conferenza stampa al Cremlino, Putin ha dichiarato di ritenere che il conflitto in Ucraina «stia volgendo al termine».

                        Putin: incontro personale con Zelensky parte finale accordo
                        Un incontro personale con Volodymyr Zelensky dovrebbe rappresentare il punto finale dell'accordo sull'Ucraina, non una parte del processo negoziale. Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin. "Se la parte ucraina, cioè il signor Zelensky, è pronta a tenere un incontro personale...affinché io possa partecipare a questo evento o firmare qualcosa, deve essere il punto finale, non una parte dei negoziati", ha detto Putin ai giornalisti. Il leader russo ha confermato che il primo ministro slovacco Robert Fico gli ha trasmesso un messaggio di Zelensky, aggiungendo che non conteneva "nulla di nuovo". Putin ha affermato di non aver rifiutato l'incontro, ma nemmeno di averlo accettato.

                        CorSera
                        ...ma di noi
                        sopra una sola teca di cristallo
                        popoli studiosi scriveranno
                        forse, tra mille inverni
                        «nessun vincolo univa questi morti
                        nella necropoli deserta»

                        C. Campo - Moriremo Lontani


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                        • Sean
                          Csar
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                          Quella atlantica è un’alleanza solo a parole

                          (di Lucio Caracciolo – repubblica.it) – Nella sintesi del più acuto esponente della destra reazionaria americana, il politologo di nascita italiana naturalizzato statunitense Angelo Maria Codevilla (1943-2021), teorico dell’America First: «Il governo degli Stati Uniti è insieme sovra-armato e impotente, sovra-alleato e in contrasto con la maggior parte dell’umanità – persino con il suo stesso popolo». I corsivi sono nostri a marcare la catena logica e fattuale che attribuisce la catastrofe strategica degli Usa all’eccesso di armi e alleanze. Tradotto: la Nato è la malattia dell’America.

                          Le invettive trumpiane contro gli europei scrocconi che al momento del bisogno – soccorrere gli americani nell’insana avventura di Hormuz – si tirano indietro sono la punta di un iceberg colossale, per decenni celato dal geopoliticamente corretto: la diffidenza degli americani verso gli europei e l’idea stessa di Europa – bene o male, il continente da cui i loro avi sono fuggiti. Lo scisma geopolitico in corso ha radici troppo robuste per immaginarlo reversibile.

                          L’Europa è lo scudo dell’America. Nella contrapposizione fra Usa e Urss (poi Russia) i rispettivi imperi europei servivano a Washington e a Mosca come ring del loro eventuale scontro. Carta assorbente. I soci europei restano avvertiti che in caso di olocausto nucleare saranno le vittime sacrificali del primo scambio di colpi, affinché sia l’ultimo. Come già esposto da Eisenhower nel 1951, gli americani non sono qui per morire al posto nostro: «Non possiamo essere una moderna Roma che protegge le frontiere lontane con le nostre legioni, perché queste non sono le nostre frontiere».

                          Un punto decisivo resta sospeso da sempre, giacché se chiarito smantellerebbe l’alleanza: l’articolo 5 del Trattato nord-atlantico. Scritto con l’inchiostro simpatico del miglior gergo diplomatico, si è convenuto di volgarizzarlo garanzia che l’aggressione contro uno Stato membro provocherà la reazione di tutti. Se così fosse, l’America sarebbe lo scudo degli europei, rovesciando la sua idea di Nato.

                          È il segretario di Stato Acheson, con l’inchiostro del codicillo non ancora asciugato, a offrire l’interpretazione autentica che gli Stati Uniti hanno sempre dato e continuano a dare di quel famigerato articolo. Di fronte alla commissione Esteri del Senato, assicura: «L’articolo 5 non significa che gli Stati Uniti sarebbero automaticamente in guerra se una delle altre nazioni firmatarie fosse vittima di attacco armato. Per la nostra costituzione solo il Congresso può dichiarare guerra». Lezione appresa nel 1919, quando il Senato rifiuta l’adesione alla Società delle Nazioni per evitare il rischio di scivolare in guerre altrui. Confermata nel 1945 a San Francisco, quando gli Stati Uniti – non l’Unione Sovietica – sulla base di tale imperativo impongono il diritto di veto per i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. L’entità sovraordinata protetta da Dio non può scadere al rango di potenza mortale.

                          Questione chiarita con stile da Trump il 10 febbraio 2024 in un raduno elettorale a Conway, Carolina del Sud. L’ex/futuro presidente racconta della baruffa con un «importante alleato Nato» (Ian), che si rifiuta di pagare la tassa atlantica da lui fissata nel 5% del rapporto fra spese per la difesa e pil.

                          Ian: «Bene, signore, se noi non paghiamo e siamo attaccati dalla Russia, voi ci proteggerete?».

                          Trump: «Non pagate? Siete morosi?».

                          Ian: «Sì. Diciamo che faremo così».

                          Trump: «No. Non vi proteggeremo. Anzi incoraggerò i russi a fare tutto quel diavolo che vorranno. Tu devi pagare. Devi pagare i tuoi conti… E i soldi sono volati in cassa».

                          Se questa è un’alleanza.
                          ...ma di noi
                          sopra una sola teca di cristallo
                          popoli studiosi scriveranno
                          forse, tra mille inverni
                          «nessun vincolo univa questi morti
                          nella necropoli deserta»

                          C. Campo - Moriremo Lontani


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                          • Sean
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                            L'articolo 5 della Nato era un "automatismo" solo nelle balle della "libera" stampa europoide. Persino in Italia lo "stato di guerra" deve essere votato dal parlamento: ciascun paese decide per sè quando si tratta di questioni di rilievo esistenziale come il dichiarare una guerra...ed oggi c'è da chiedersi chi sarebbe disposto a rischiare un conflitto nucleare per, che so, la Polonia...gli Stati Uniti non di sicuro...ed anche in Europa ci sarebbero mille distinguo, riflesso della frammentazione del continente.

                            La Nato non è mai stata una alleanza: è stata il braccio armato imposto dagli USA in e all'Europa, la sua estensione imperiale da contrapporre a quella sovietica, quando l'Europa, per l'opposizione dei due blocchi, rappresenteva il ring sul quale si sarebbe potuto scatenare lo scontro tra le due potenze, nel caso di un conflitto diretto...all'Europa frutto del cataclisma della II GM, infine "pacificata" della sua pulsione (auto)distruttiva dalla occupazione americana e sovietica, garanti della "pace" imposta con le armi - e con cosa sennò?

                            Dissoltosi il blocco sovietico, mutandosi completamente il quadro geopolitico, la Nato non ha più alcun senso di esistere, anche perchè l'Europa ha perso il suo significato "assiale" per le potenze, in quanto è la stessa morfologia del mondo ad essere mutata e di conseguenza gli interessi, gli obiettivi, i fini strategici della "grande politica" (che non riguarda più l'Europa da 80 anni) che è solo la politica di potenza.

                            Resterebbe dunque da chiedersi quale futuro per l'Europa, rispondere a questo enorme interrogativo, ma anche qui con una ipoteca, in quanto lo sciogliere quell'interrogativo è di enorme interesse per noi, ma di nullo significato per tutti gli "altri"...ed è proprio in questa trasparenza la risposta al momento più plausibile, quella che per gli europei non prevede futuro.

                            ...ma di noi
                            sopra una sola teca di cristallo
                            popoli studiosi scriveranno
                            forse, tra mille inverni
                            «nessun vincolo univa questi morti
                            nella necropoli deserta»

                            C. Campo - Moriremo Lontani


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                            • Sergio
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                              Titoli di oggi :

                              - Guerra in Iran stagnante, gli americani hanno vinto 2.943.728 volte, ma lo stretto di Hormutz è sempre controllato dagli Iraniani.

                              - Prossima visita di Trump in Cina, l'economia delle Cina, sia le importazioni che le esportazioni hanno subito un boom a partire dall'inizio della guerra in Iran. Darei un testicolo per esseere presente a quel dialogo e vedere Trump con la coda tra le gambe, visto che le opzioni sono 2, tiene la coda tra le gambe o peggiora le cose.

                              - Rilasciato dall'amministrazione degli Stati Uniti (per la seconda volta) il fascicolo sugli Ufo, la prima volta non se ne sono neppure accorti, forse la seconda smetteranno di chiedere il rilascio degli Epstein file?

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