Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.

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    «Se il blocco dovesse continuare, lo Stretto di Hormuz non rimarrà aperto», ha dichiarato Mohammad Bagher Ghalibaf, Presidente del Parlamento della Repubblica Islamica. Ha aggiunto che, in ogni caso, le navi dovranno attraversare lo stretto con «il permesso dell'Iran».

    CorSera
    Il passaggio delle navi commerciali è sotto il controllo dell'Iran ed è a pagamento, così per puntualizzare.
    sigpic
    Free at last, they took your life
    They could not take your PRIDE

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    • Sean
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      Teheran: “Torna chiusura Hormuz a causa del blocco Usa”

      L'Iran richiude Hormuz, perché gli Stati Uniti mantengono il blocco navale nello Stretto. Il comando centrale militare Khatam Al-Anbiya ha comunicato in una nota citata da Tasnim: "In seguito agli accordi precedentemente raggiunti nei negoziati, la Repubblica Islamica dell'Iran ha acconsentito in buona fede a consentire il transito di un numero limitato di petroliere e navi mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz in modo controllato. Purtroppo, gli americani, con la loro ripetuta storia di mancato rispetto degli impegni, continuano a commettere atti di banditismo e pirateria con il pretesto di un cosiddetto blocco". Per questo motivo, annuncia il comando, "il controllo dello Stretto di Hormuz è tornato al suo stato precedente, sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate" iraniane.

      Media, lunedì secondo round negoziati a Islamabad
      Secondo fonti iraniane citate dalla Cnn, lunedì si terrà a Islamabad, in Pakistan, un secondo round di negoziati di pace tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran. Gli Stati Uniti non hanno confermato la programmazione dei colloqui

      ​Repubblica
      ...ma di noi
      sopra una sola teca di cristallo
      popoli studiosi scriveranno
      forse, tra mille inverni
      «nessun vincolo univa questi morti
      nella necropoli deserta»

      C. Campo - Moriremo Lontani


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        Originariamente Scritto da fede79 Visualizza Messaggio

        Il passaggio delle navi commerciali è sotto il controllo dell'Iran ed è a pagamento, così per puntualizzare.
        Come direbbe Trump: "le carte ce l'hanno loro", perchè gli americani hanno in mano le scartine - i "Volenterosi" europei invece non hanno in mano nemmeno quelle, e infatti giocano a risiko tra di loro perchè quel famoso "mondo" col quale fino a ieri amavano tanto identificarsi, adesso non se li incula nemmeno più di striscio.

        Venendo appunto alla gente "che conta", in due mesi di guerra gli Stati Uniti sono riusciti nel capolavoro di:

        - risuscitare un regime teocratico moribondo: gli Ayatollah dovevano contrastare proteste di piazza, davano una impressione di debolezza, rischiavano una rivolta interna...adesso le piazze si sono svuotate, le genti iraniane si sono strette a difesa della propria nazione, e la già poca simpatia che avevano per gli americani, o per qualunque ingerenza straniera nei loro affari, si è azzerata, grazie a stragi, distruzioni, minacce di apocalissi atomiche ecc...

        - i pasdaran, cioè l'ala militare radicale, comandano il gioco

        - l'uranio sta ancora tutto in Iran, e con esso dunque il programma atomico, che può riprendere in qualunque momento

        - lo Stretto di Hormuz, fino a prima del conflitto libero e navigabile per tutti, adesso si apre e si chiude a seconda della volontà dei pasdaran e dell'Iran

        - le monarchie arabe, alleate degli USA, si sono scoperte fragilissime e sotto alla "tutela" di una potenza "impotente" a difenderle e con esse gli impianti di estrazione e lavorazione e deposito di petrolio e gas

        - l'America ha dato mostra, in specie ai suoi nemici principali, di essere una potenza in declino, e profondamente spaccata al suo interno

        - le economia europee, di stati formalmente ancora alleati degli USA, sono state sconvolte, e l'occidente da sedicente "ombelico del mondo" è retrocesso ad orifizio anale del globo

        Direi dunque un capolavoro...l'ultimo di una serie lunga fin qui quasi 80 anni...ma rimaniamo comodi perchè il copione della tragicommedia in onda, dal titolo "America ultima corsa", non termina qui ma anzi è appena cominciato.
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          Teheran: “Vi avevamo avvertito, godetevi il ritorno allo status quo”. Il viceministro iraniano: “Trump parla troppo e si contraddice, noi siamo pronti a combattere”

          Ebrahim Azizi, capo della Commissione parlamentare per la Sicurezza Nazionale iraniana, ha invitato gli Usa a "godersi" la nuova chiusura dello Stretto di Hormuz, decisa in reazione al persistere del blocco navale statunitense. "Vi avevamo avvertito ma lo avete ignorato", scrive Azizi su X, "ora GODETEVI il ritorno dello Stretto di Hormuz allo status quo".

          Il presidente americano Donald Trump "parla troppo". Lo ha detto il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh a margine del Forum diplomatico di Antalya, in Turchia, interrogato sulle recenti dichiarazioni di Trump, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero "ricominciato a bombardare" se non si fosse raggiunto un accordo con l'Iran entro mercoledì. Lo riporta Al-Jazeera. Trump "ha detto cose contraddittorie nella stessa dichiarazione - ha affermato il funzionario iraniano - Non so esattamente cosa intendesse". Khatibzadeh ha dichiarato che l'Iran ritiene che "la guerra non possa portare ad alcun risultato positivo", ma è pronto a continuare a difendersi in caso di attacco. "Combatteremo fino all'ultimo soldato iraniano", ha concluso.

          La Stampa
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          • miketyson
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            • impero romano
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            La vedo male male,dovrebbe solo che morire a sto punto Trump
            Alboreto is nothing

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              Iran: «No a colloqui diretti con gli Usa se non cambiano le richieste massimaliste»

              Non ci saranno ulteriori colloqui di persona con gli Stati Uniti finché questi non cambieranno le loro richieste «massimaliste», ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, il quale ha affermato che l'Iran sta cercando di finalizzare un «accordo quadro» prima di passare a un altro incontro, riferisce Sky News. «Non siamo ancora pronti per passare a un incontro vero e proprio perché ci sono questioni su cui gli americani non hanno ancora abbandonato la loro posizione massimalista», ha detto all'Associated Press durante un forum diplomatico in Turchia. Tuttavia, negli ultimi giorni ci sono stati molti scambi di messaggi tra le parti, ha affermato Khatibzadeh. Ha aggiunto: l'Iran non consegnerà il suo uranio arricchito agli Stati Uniti, definendo l'idea «inaccettabile».

              Axios: «Trump convoca una riunione nella "situation room", senza una svolta la guerra riprende»

              Donald Trump ha convocato questa mattina una riunione nella situation room per discutere della nuova crisi sullo Stretto di Hormuz. Lo riporta Axios citando due funzionari americani, uno dei quali ha riferito che se non ci sarà presto una svolta, la guerra potrebbe riprendere nei prossimi giorni. Alla riunione erano presenti il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Secondo Axios hanno partecipato anche il capo della Cia John Ratcliffe, l'inviato Steve Witkoff, la capa di gabinetto Susie Wiles e il capo dello stato maggiore aggiunti Dan Caine.​

              CorSera
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                Ghalibaf: progressi, ma vogliamo pace duratura. Accordo lontano
                Mohammad Baqer Ghalibaf, presidente del parlamento della Repubblica islamica, ha dichiarato in un'intervista televisiva: «Vogliamo una pace duratura affinché la guerra non si ripeta», sottolineando che la Repubblica islamica e gli Stati Uniti hanno opinioni differenti su diverse questioni nucleari e sullo Stretto di Hormuz e aggiungendo che su questi temi permangono ancora divergenze di opinione per quanto «progressi siano stati fatti», ma che l'accordo «resta lontano». «Naturalmente, l'essenza della negoziazione è la comprensione, ma noi abbiamo i nostri principi», ha aggiunto Ghalibaf chiarendo che nei colloqui trilaterali «abbiamo sottolineato con forza la nostra totale sfiducia nei confronti dell'America».

                Iran, Ghalibaf: sminare Hormuz sarà come violare la tregua
                L'Iran considera qualsiasi azione volta a interferire con il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz, incluso lo sminamento, come una violazione del cessate il fuoco. Lo ha detto ai media statali iraniani, Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo della delegazione iraniana ai colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad. "Gli americani hanno annunciato un blocco nei giorni scorsi. Si tratta di una decisione avventata e sconsiderata", ha detto "Sara' impossibile per chiunque attraversare lo Stretto di Hormuz finche' non sara' possibile per noi. Se gli Stati Uniti non revocano il blocco, il transito attraverso lo Stretto di Hormuz restera' limitato".

                Libano: Guterres, Hezbollah ha ucciso soldato francese Unifil
                Sono stati i miliziani di Hezbollah a sparare contro il contingente Unifil e a uccidere un soldato francese. Lo ha confermato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, rendendo note le risultanze di un'indagine preliminare condotta dagli uomini della missione di pace in Libano. Guterres ha condannato fermamente l'imboscata in cui altri tre soldati francesi sono rimasti feriti, due in modo grave. "Secondo le prime indagini della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil)" ha detto Guterres, "i caschi blu sono stati presi di mira da attori non statali ritenuti affiliati al gruppo sciita filo-iraniano Hezbollah".

                L'Idf: soldato israeliano ucciso in combattimento nel Sud del Libano
                L'esercito israeliano ha annunciato oggi la morte di un soldato in combattimento nel sud del Libano, dove questa settimana è entrato in vigore un cessate il fuoco temporaneo. «Lidor Porat, 31 anni di Ashdod, soldato del 7106mo Battaglione 769ma Brigata regionale, è caduto in combattimento nel Libano meridionale», ha dichiarato l'esercito israeliano in un comunicato senza fornire ulteriori dettagli. Il bilancio totale delle vittime dell'esercito israeliano nella guerra di sei settimane tra Israele e Hezbollah è ora di 15 morti, secondo dati militari. Si tratta della seconda morte di un soldato annunciata da Israele nel Libano meridionale dall'inizio della tregua di dieci giorni annunciata dagli Stati Uniti venerdì scorso, parte di un più ampio sforzo per porre fine in modo definitivo alla guerra in Medio Oriente.​

                CorSera-La Stampa
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                  Zettelmeyer: “Anche se si riapre tutto avremo 10 anni di alti prezzi del greggio”

                  Intervista al direttore del think tank Bruegel: “Per risolvere la situazione si dovrebbe accettare la pretesa iraniana di un pedaggio per Hormuz che però dovrebbe essere più basso di un dollaro al barile”

                  Intervista al direttore del think tank Bruegel: “Per risolvere la situazione si dovrebbe accettare la pretesa iraniana di un pedaggio per Hormuz che però …


                  L’analista Toossi: “I pasdaran vogliono lo Stretto, al più ci sarà un’intesa a tempo”

                  Lo studioso del Center for International Policy: “Washington troppo ottimista, quelle acque sono la vera leva degli ayatollah, non cederanno nemmeno sul diritto all’arricchimento”

                  Lo studioso del Center for International Policy: “Washington troppo ottimista, quelle acque sono la vera leva degli ayatollah, non cederanno nemmeno sul diritt…


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                    Beh a questo punto possiamo dire che questa operazione è stata un successone.

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                    • Sean
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                      Il politologo Kupchan: «Trump ha fretta di chiudere un accordo, l’Iran lo sa e per questo si sente forte. Due opzioni: per lui andrà male o molto male»

                      Dice l'esperto che «ci sono due opzioni davanti: per lui andrà male o molto male»​

                      Trump sente il fiato sul collo, schiacciato dalla pressione dell’opinione pubblica e dal prezzo del petrolio, e cerca una via d’uscita in fretta. Forse anche troppo in fretta, se è vero, come scriveva il Wall Street Journal, che l’urgenza di chiudere la partita lo espone ai negoziati con Teheran da una posizione più debole.

                      «Gli iraniani sanno bene che Trump è nei guai», dice al Corriere Charles Kupchan, già consigliere di Obama e docente di Relazioni internazionali a Georgetown. Nei guai, appunto. «La situazione gli si è rivoltata contro. Trump pensava che il regime sarebbe crollato nel giro di qualche giorno e che lui sarebbe passato alla Storia come l’unico presidente capace di sconfiggere l’Iran. Invece ha alimentato la più grande crisi energetica di quest’epoca, ha tradito la promessa di non imbarcarsi in lunghe guerre e ha peggiorato il costo della vita. Si sente alle strette e vuole un accordo il prima possibile, prima che si avvicinino troppo le elezioni di midterm».

                      Che tipo di accordo vuole?
                      «Uno che gli consenta di dire di aver eliminato la minaccia che lo ha spinto a dichiarare la guerra».​

                      Cioè il nucleare?
                      «Probabilmente adesso Trump spera di ottenere qualcosa sull’uranio arricchito e punta a riaprire lo Stretto di Hormuz. Va detto però che, prima e durante il conflitto, ha cambiato molte volte versione su quale fosse davvero la minaccia che l’ha indotto ad agire. Resta il nodo del programma missilistico iraniano e del sostegno degli ayatollah alle milizie in Medio Oriente. Su questo, temo che le possibilità di arrivare a una situazione migliore di quella precedente alla guerra siano piuttosto scarse».

                      Anche il verbo “riaprire” può voler dire cose diverse. L’Iran vorrebbe mantenere il controllo di Hormuz, con le navi che passano sì, ma pagando un pedaggio. Europa e Paesi arabi, invece, vorrebbero una navigazione libera.
                      «Credo che a Trump interessi soprattutto che ricominci il movimento delle navi, perché finché restano ferme la crisi energetica e quella dei fertilizzanti non potranno che peggiorare».

                      Accetterebbe un controllo iraniano dello Stretto?
                      «No. Non potrebbe accettare una situazione in cui Teheran continua a chiedere due milioni di pizzo per ogni nave. Ma potrebbe accettare una soluzione con un sistema di monitoraggio internazionale che includa anche l’Iran».

                      Però Trump non sta sostenendo i “volenterosi” riuniti a Parigi.
                      «È arrabbiato e permaloso, per questo ha attaccato Meloni e il Papa. Ma è il segno che si sente più debole».

                      Sta negoziando da una posizione di debolezza?
                      «Gli iraniani hanno capito che è in difficoltà e che Hormuz dà loro una leva importante, quindi tengono una posizione dura».

                      Trump può ancora uscirne vincitore?
                      «Le opzioni sono due. Per lui può finire molto male, oppure solo un po’ male. Se non ottiene un accordo, si andrà verso una recessione globale. Se invece lo ottiene, canterà vittoria ma, a seconda delle condizioni, difficilmente riuscirà a proiettare un’immagine davvero da vincitore».​

                      CorSera
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                        Nonostante si conoscano le motivazioni (almeno a livello superficiale, quello più visibile) del rovinoso provocare la guerra in Iran da parte americana, resta tuttavia incomprensibile il come si sia potuto pensare e credere che tutto sarebbe stato facile e veloce, che non vi sarebbe stata nessuna reazione, che una volta smossa la pietra che occultava la tana degli scorpioni, quelli o non si sarebbero mossi o sarebbero poi rientrati nel covo con un semplice schioccar di dita - ovviamente non è andata così, ovviamente l'America ha sbagliato l'ennesimo calcolo e adesso non è più possibile ricomporre la situazione "per come era", nella storia non funziona così: una volta che si dà il via ad un processo con una azione, per il principio della causa che contiene in sè tutti gli effetti in potenza (che proprio per questo non possiamo conoscere nella loro totalità, ovvero, di quell'illimitato tra gli eventuali possibili, quanti e quali di essi si concretizzeranno sulla scena, da qui la fallacia di tante presunzioni, "previsioni" e di tanti catastrofici errori degli uomini e degli stati) si muta del tutto un quadro generale e nel suo livello più profondo: sono principi della metafisica che l'occidente ha completamente oscurato e dimenticato.

                        Epperò sarebbe pur bastato rivolgersi al più terreno piano della storia per ricavarne un ammonimento, anche solo alla storia di casa propria, dove, da dopo la II GM, e nonostante una netta superiorità tecnologica, nessuna delle tante guerre americane si è conclusa con una vittoria, perdendole o sul campo o a livello strategico, in quanto non sono stati ottenuti i fini per i quali quelle guerre erano state iniziate: in Vietnam ed in Corea, in Iraq (dove il rovescio di Saddam ha scomposto lo stato in clan etnico-tribali e figliato l'Isis), in Afghanistan, dove addirittura ci si è umiliati nel riconsegnare il paese ai talebani contro i quali la guerra era stata mossa.

                        Molto nasce da una compulsione (volontaria ed involontaria), un autoinganno, l'illusione di essere un, anzi "il" centro ed il metro del mondo, e conseguentemente di assumere la propria prospettiva come assoluta. In occidente in quell'artificio ci si casca continuamente, gli americani per primi, nonostante tutte le lezioni contrarie provenienti dalla storia (no, gli "altri" non vogliono essere "liberati" e, meno che mai, assumere il modello di vita americano per vivere le loro di vite).

                        Si apre un giornale e ci si trova di fronte ancora oggi a titoli come questo (a firma di Lorenzo Cremonesi):

                        Stretto di Hormuz, come fa l’Iran a ricattare il mondo? Droni, barchini e mine: come funziona la «diga» di Teheran

                        La difficile mappatura delle mine. Teheran, anche se indebolita militarmente, si ritrova più forte e rilevante di prima sulla scena internazionale, con la capacità di ricattare l’economia mondiale
                        "Ricattare il mondo"...come se gli iraniani si fossero una bella mattina svegliati e, siccome era andata male la colazione, per favorire la digestione abbiano deciso di minare e bloccare Hormuz...e non perchè invece siano stati fatti oggetto di una aggressione di gravità tale da mettere in pericolo la loro stessa esistenza come popolo (popoli nel loro caso), stato e nazione, e dunque sovranità, libertà, indipendenza: Hormuz semmai diventa un'arma contro il nemico, non un "ricatto al mondo"...

                        ...E rieccoci col "mondo"...il mondo che conta 8 miliardi di abitanti, di cui l'occidente rappresenta una piccola minoranza, e di questa minoranza l'Europa sul piano geopolitico non riveste più alcuna rilevanza da almeno 80 anni, cioè da dopo l'apocalisse della guerra mondiale, e resta la sola America, che però nel mutato quadro internazionale, scompostosi in un multipolarismo, è un regno che deve confrontarsi con altri e soprattutto con la sua epocale crisi interna, la più grave dalla sua fondazione.

                        Dunque il mondo quale? Quello dei Cremonesi...perchè il mondo dei russi e dei cinesi sta con l'Iran; il mondo delle monarchie petrolifere arabe, pur se fatte oggetto di attacchi iraniani, non ha reagito, non si sono schierate pro America; il mondo turco idem, anzi indicando in Sion il mandante (lo è) primo di questa catastrofe; il mondo pakistano opera per tentare di ricomporre questa immane crisi; il mondo indiano sta nei Brics assieme all'Iran (e a "paesuncoli" come Cina, Brasile...e la Russia, quella che, anche allora: "il mondo l'ha sanzionata ed isolata"...e vai poi a vedere questo "mondo" e scopri che a sanzionarla ed "isolarla" sono stati i soli quattro rognosi gatti occidentali).

                        Nella guerra del Peloponneso, Tucidide racconta che Atene, alla prospettiva di poter muovere guerra a Siracusa, si galvanizzò: i giovinetti arrivarono a disegnare sulla polvere delle strade ateniesi la Sicilia, e, al di sotto di quella, le coste africane, indicando Cartagine come tappa di conquista successiva, nonostante lo stratego Nicia avesse messo in guardia della pericolosità di una tale azione bellica, sconsigliando, scongiurando i maggiorenti ed il popolo fino all'ultimo: finì tutto (spedizione, uomini, guerra, sogni e ambizioni) nelle Latomie, compreso il povero Nicia che si sacrificò al volere dei più e, pur convinto del tragico errore che si andava a compiere, accettò per obbedienza verso la patria di assumere il comando della flotta: il "mondo", quando non lo si vuol leggere, (ri)conoscere, ascoltare, ti ripaga spesso con quel tipo di soprese fatali che non ti aspetti.
                        ...ma di noi
                        sopra una sola teca di cristallo
                        popoli studiosi scriveranno
                        forse, tra mille inverni
                        «nessun vincolo univa questi morti
                        nella necropoli deserta»

                        C. Campo - Moriremo Lontani


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                          Trump: "I miei negoziatori vanno a Islamabad, domani le trattative"
                          “I negoziatori americani "stanno andando a Islamabad, in Pakistan. Saranno lì domani per le trattative". Lo annuncia Donald Trump sul suo social Truth

                          Trump: “Offriamo accordo equo, se non accettano distruggeremo centrali elettriche e ponti”
                          "Stiamo offrendo un accordo molto equo e ragionevole, e spero che lo accettino perché, se non lo faranno, gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran". Lo scrive Donald Trump su suo social Truth. Se gli iraniani "non accetteranno l'accordo, sarà un onore per me fare ciò che deve essere fatto, ciò che altri presidenti avrebbero dovuto fare all'Iran negli ultimi 47 anni. E' ora che la macchina di morte dell'Iran finisca", aggiunge Trump.

                          Il presidente dell’Iran Pezeshkian: “Trump non ha il diritto di negarci i benefici del nucleare. L’Iran non ha attaccato nessuno, si autodifende. Qual è il nostro crimine?”
                          "Il presidente degli Stati Uniti afferma che l'Iran non dovrebbe usare il suo potere nucleare, ma non spiega di quale crimine si tratti. Qual è la sua posizione nel mondo per poter privare una nazione dei suoi diritti legali?". Ad affermarlo è il presidente dell'Iran Masoud Pezeshkian. "Secondo i principi umanitari, ognuno dovrebbe godere dei propri diritti legittimi e noi chiediamo che l'Iran venga trattato secondo giustizia nel sistema internazionale" aggiunge. "Trump non ha il diritto di negare i diritti a un popolo e di affermare che l'Iran non può trarre beneficio dal suo diritto nucleare" le sue parole citate da Al-Jazeera.

                          La Stampa
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                          C. Campo - Moriremo Lontani


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                          • Sergio
                            Administrator
                            • May 1999
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                            Non sono molto tranquillo in questo momento, le tensioni continuano a crescere, ma credo fermamente nella capacità diplomatica degli Iraniani, credo che questo crescere di tensioni pre-trattativa non sia altro che un intelligente tentativo Iraniano di creare leva da usare durante la trattativa.

                            Trump lo sappiamo che tira a caso, non riesce a bluffare e si caga sotto, se voleva un intervento armato lo avrebbe già fatto.
                            D'altra parte però non sappiamo quali siano gli armamenti degli Iraniani, non sappiamo con certezza che non ci sono missili balistici intercontinentali o sottomarini nucleari, nessuno ne ha la certezza. Ad ogni modo anche senza queste armi estreme, se vogliono, se attaccati in modo vile, su ponti e strutture civili, possono sempre radere al suolo tutti gli alleati americani vicini e tutte le loro raffinerie, impianti energetici, per non dimenticare Tel Aviv centro.

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                            • M K K
                              finte ferie user
                              • Dec 2005
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                              Radere al suolo e' sempre un parolone ...si e' visto il potere distruttivo dei super missili russi....buttano giù un palazzo..stop... sono armi convenzionali e probabilmente anche anti economiche sia di soldi che di strategia rispetto a droni e piccoli missili di saturazione dei vari scudi..
                              il discorso e' che il danno lo fanno gli operatori finanziari e i mercati, a livello bellico un palazzo-capannonne e una decina di morti sono il nulla ...
                              Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
                              Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
                              Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.

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                              • Sergio
                                Sergio commented
                                Editing a comment
                                Vero, gli iraniani lo sanno e si stanno giocando questa carta.
                            • Sean
                              Csar
                              • Sep 2007
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                              Louisiana, spara e uccide 8 bambini da 1 a 14 anni. La polizia: "Killer neutralizzato, lite domestica"

                              Alcuni bambini colpiti erano parenti del sospettato. L'aggressore è deceduto dopo un inseguimento della polizia

                              Otto, tra bambini e ragazzini, uccisi all’alba in tre posti diversi a Shreveport, Louisiana, in un crocevia di strade di un quartiere anonimo. Due donne ferite. E il killer ucciso dalla polizia dopo un lungo inseguimento. L’ultima strage americana colpisce ancora una volta uno dei suoi angoli più normali, ma non sorprende più vista la ripetitività. Però questa devasta: un uomo ha ucciso bambini tra un anno e 14, come in un’esecuzione. Uno di questi è stato inseguito mentre cercava di salvarsi correndo per strada. Alcuni media dicono che sia morto, altri sostengono sia rimasto ferito. Attorno al suo destino milioni di americani sono alla disperata ricerca di un motivo di sollievo. La polizia parla di “violenza estrema domestica”.

                              Alcuni bambini erano legati al killer, non è chiaro se fossero suoi figli. L’uomo è entrato in azione alle 6 di mattina, sparando e uccidendo in una casa al numero 300 della 79ª street, zona ovest di Shreverport, 180 mila abitanti, la terza città più popolosa della Louisiana dopo New Orleans e Baton Rouge, vicino al confine con il Texas e l’Arkansas. Case singole, circondate da querce, magnolie e cipressi. Strade larghe e deserte. La chiesa battista a pochi isolati. Un posto come tanti dell’America rurale.

                              Dopo aver colpito in una abitazione, il killer è andato in una strada vicina e poi in una strada poco distante per uccidere ancora. Ha rubato una macchina e ha tentato la fuga, la polizia lo ha inseguito, raggiunto e ucciso. Il sindaco Tom Arceneaux dice solo poche parole ai giornalisti: “Questa è una situazione tragica, forse la peggiore che abbiamo mai avuto”.​

                              “Ci sono tre posti diversi - aggiunge il portavoce della polizia, Chris Bordelon - la sparatoria vera e propria è avvenuta lungo la strada, al numero 300 di West 79th Street. C’è un’altra sparatoria collega a questa in Harrison Street e poi una residenza vicino, sempre su West 79, dove uno dei feriti è corso dopo la sparatoria”. “Non so proprio cosa dire al momento - confessa il capo della polizia, Wayne Smith - il mio cuore è sconvolto. Non riesco neanche a immaginare come possa essere successo tutto questo”.​

                              Secondo i dati di Gun Violence Archive, nel 2026 ci sono state 114 sparatorie in 108 giorni, con 65 bambini con meno di 11 anni uccisi. Quel tragico elenco, adesso, dovrà essere aggiornato.

                              ...ma di noi
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                              popoli studiosi scriveranno
                              forse, tra mille inverni
                              «nessun vincolo univa questi morti
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                              C. Campo - Moriremo Lontani


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