Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.

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  • Sean
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    DIES IRAN

    di Marco Travaglio

    Sembra ieri che, grazie ai bombardamenti american-israeliani, l’Iran era lì lì per diventare il paradiso terrestre: regime change, mullah e pasdaràn morti o in galera o convertiti al cristianesimo e/o all’ebraismo, abolizione dell’Islam, governo liberaldemocratico col figlio dello Scià o qualcun altro scelto da Trump e/o Netanyahu, addio arricchimento dell’uranio, oppositori in trionfo, ragazze truccatissime coi capelli al vento, petrolio gratis e chiù pilu per tutti.

    Il Battaglione Bibi, sparso fra i media, la destra propriamente detta e la sinistra di destra (i “riformisti”) non avevano dubbi:
    sì, vabbè, qualche migliaio di innocenti sarebbero morti ammazzati, ma non era il caso di sottilizzare. Ora, ove mai reggesse la tregua dopo i 38 giorni della guerra più pazza del mondo, il bilancio è più che lusinghiero.

    Hormuz, prima gratis per tutti, viene riaperto solo a chi paga il pizzo all’Iran, che ne diventa padrone.

    Il regime è più forte di prima, avendo resistito al peggior attacco da 40 anni, con Khamenei jr. (più oltranzista e incazzato) al posto di Khamenei sr. (un po’ meno). E se nel 2003 l’anziano ayatollah scomunicava con la fatwa le armi nucleari, ora nessun iraniano oserà più negare che l’atomica sia l’unico deterrente contro altre aggressioni. Giovani e donne che manifestavano contro il regime, illusi da Trump col famoso “resistete, stiamo arrivando”, si ritrovano in balia di una repressione ancor più dura.

    In sintesi: gli Usa hanno perso la guerra, come tutte le altre dal 1946.

    E anche la faccia: nessuno negozierà più con chi bombarda l’interlocutore con cui sta trattando; nessuno si fiderà più di parole retrattili che non valgono nulla (diversamente da quelle di Xi Jinping e Putin, che parlano poco, ma poi mantengono).

    Il 27 febbraio, alla vigilia dell’attacco, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, mediatore nei negoziati insieme ai trumpiani Witkoff e Kushner, dichiarò alla Cbs che l’Iran aveva fornito “piena disponibilità allo stoccaggio zero dell’uranio arricchito”, accettato ispettori Aiea e supervisori Usa (mentre Israele ha sempre rifiutato ispezioni ai propri siti nucleari) e perfino un’intesa sui missili da negoziare con gli Stati del Golfo: insomma “era pronto un accordo molto più avanzato di quello negoziato da Obama”.

    Ora invece l’Iran proseguirà coi suoi piani nucleari e ha mostrato una disponibilità di missili molto superiore alle stime delle disastrose intelligence di Usa e Israele, sforacchiando l’Iron Dome di Bibi e smascherando le ridotte scorte missilistiche dei due nemici.

    Ci sarebbero poi le comparse: la Meloni che “non condanna e non condivide” e la Von der Leyen che dice “grazie al Pakistan per la sua mediazione”.

    Ma della servitù parliamo magari un’altra volta.

    ​Il Fatto
    ...ma di noi
    sopra una sola teca di cristallo
    popoli studiosi scriveranno
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    C. Campo - Moriremo Lontani


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      La tregua e la Nato vacillano. Israele si accanisce su Beirut

      Nel giro di poche ore si è passati dalla minaccia di Trump dell’uso dell’atomica per cancellare la civiltà iraniana alla scomunica di papa Leone XIV contro il “ruggito del leone”, dall’annuncio di una tregua di due settimane mediata dal Pakistan con la regia cinese ai cento raid in dieci minuti con cui Israele devasta Beirut e il Libano con altre centinaia di morti, dalla riapertura dello Stretto di Hormuz con i mercati in festa alla nuova chiusura del passaggio commerciale strategico mentre sul far della sera, ieri, la tregua fragilissima mostra crepe preoccupanti e la bussola delle diplomazie mondiali è ormai del tutto impazzita.

      Ma non c’è limite alla destabilizzazione mondiale del trumpismo, la cui impalcatura sta venendo giù trascinando dietro di sé tutti, addirittura la Nato. Lo dice esplicitamente la portavoce della Casa Bianca, l’ormai famigerata Karoline Leavitt: “Il presidente Donald Trump ancora considera la possibilità di ritirare gli Stati Uniti dall’Alleanza atlantica e affronterà la questione – ieri nella tarda serata italiana – con il segretario generale Mark Rutte”. Leavitt, quindi, legge una nota scritta dallo stesso Trump: “Gli alleati della Nato sono stati messi alla prova e hanno fallito. È davvero triste che la Nato abbia voltato le spalle al popolo americano nel corso delle ultime sei settimane, proprio quando è il popolo americano a finanziare la loro difesa”. Non gli basta mai, non gli è bastato aver “impiccato” l’Europa all’acquisto obbligato delle armi americane, il ciclone Trump fagocita tutto e il suo sodale di Tel Aviv, Benjamin Netanyahu, approfitta dell’attenzione sull’Iran, della notte d’angoscia per quella minaccia atomica condannata anche dal pontefice di Roma, per rilanciare una massiccia azione militare “contro Hezbollah”; annuncia trionfante l’Idf: “Cento obiettivi colpiti in dieci minuti”. E poi ancora, altri bombardamenti. E numeri dei morti che dalla carneficina della Striscia di Gaza in poi – “genocidio” secondo molti e prestigiosi studiosi – hanno ormai completamente perso di senso.

      Il contatore delle vittime di ieri in Libano a tarda serata corre verso le 300 con più di mille feriti, mentre anche organizzazioni come Medici senza frontiere gridano al disastro con situazioni al limite negli ospedali dove affluiscono bambini senza speranza, mutilati, vittime del buco nero mediorientale di questa terza guerra mondiale a pezzi. Mentre il suo esercito spiana il Libano, il primo ministro Netanyahu avverte il mondo che anche in Iran “siamo pronti a riprendere i combattimenti”, ma in realtà violazioni della tregua non mancano. E quel maledetto Stretto di Hormuz, motivo vero di questo conflitto sull’altare del dio denaro, ieri l’Iran lo riapre all’annuncio della tregua, imponendo l’autorità dei pasdaran sui transiti e il balzello che secondo gli analisti Trump avrebbe digerito nell’accordo, per poi richiuderlo legandone il destino anche a quanto avviene in Libano.

      Una società, quella iraniana, che negli ultimi mesi si stava in gran parte rivoltando contro l’oscurantismo degli ayatollah ieri si ricompatta esultando di gioia nelle piazze alla notizia dell’apocalisse rimandata, ma rimanendo poi ancora stordita per la piega presa dalla giornata, col ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi che sul far della sera esprime il suo sconcerto: “Gli Stati Uniti devono scegliere il cessate il fuoco o continuare la guerra tramite Israele. Non possono avere entrambe le cose, il mondo vede i massacri in Libano: la palla è nel campo degli Stati Uniti, e il mondo sta osservando se agiranno in base ai loro impegni”. Dopodomani a Islamabad dovrebbero andare in scena i negoziati con il vicepresidente Jd Vance e i soliti Steve Witkoff e Jared Kushner da parte americana. Ma gli accordi della tregua ieri sono stati “apertamente e chiaramente violati” ha preso posizione il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, capo negoziatore degli ayatollah, avvertendo che “in questa situazione una tregue bilaterale e i colloqui sono irragionevoli”. Eppure sull’incontro in Pakistan punta le sue carte anche Xi Jinping, con la Cina interessata ad approfittare del caos di Hormuz. Perché mentre Trump scalpita e si dibatte, i cinesi studiano e si avvantaggiano.

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      • Luke91
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        • Zimbabwe [ZW]
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        Tregua durata neanche 12 ore, grazie ad attacchi su civili degli ebrei

        A questo punto mi sembra palese che il loro unico obbiettivo primario è destabilizzare ad ogni costo

        Allucinante essere alleati di questi ...non so neanche come chiamarli

        Mi fa rabbia che noi europei non possiamo fare assolutamente nulla, e continuare a pagare benzina e beni primari a prezzi sempre più alti
        Originariamente Scritto da huntermaster
        tu ti sacrifichi tutta la vita mangiando mer da in bianco e bevendl acqua per.farti le seghe nella tua kasa di prigio.
        Originariamente Scritto da luna80
        Ma come? Non avevi mica posto sicuro al McDonald's come salatore di patatine?

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        • Sean
          Csar
          • Sep 2007
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          Il mezzo Unifil italiano era fermo, ben riconoscibile, tutto bianco e con le scritte blu: https://www.repubblica.it/politica/2...2-S4-T1-r35679

          ma è dall'inizio della guerra di Gaza che gli israeliani prendono di mira le basi Onu, si ricorderanno le smitragliate anche contro il personale italiano...per cui appare l'ennesima battuta di un copione comico e drammatico, quella della Meloni che "L’Italia continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di UNIFIL e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi"...quando è da anni che si ripetono, al pari dell'ennesima "convocazione" che fa Tajani dell'ambasciatore israeliano, forse perchè ha urgente bisogno di un compare per giocare a briscola.

          Per Israele ed i sionisti che hanno fondato quello stato illegale e criminale, i nemici non sono solo gli iraniani, i turchi, i palestinesi, i libanesi, e Dio solo sa chi altri...ma tutto il mondo, ivi compresi anche quegli americani che invece, poveri idioti, si considerano "fratelli" del "popolo ebraico", americani che dai "fratelli" sono visti come pupazzi da corrompere (con sesso o soldi o affari e potere) e poi da usare per i loro fini sanguinari.

          Setta criminale, folle. L'unica provincia dell'Impero romano a non riuscire a "pacificarsi" al suo interno: i Romani dovettero sostenervi 3 guerre nell'arco di soli 60 anni (tra il 66 ed il 135 d.c.), infine spianando la stessa Gerusalemme e disperdendone gli abitanti: se si vuol fare una lettura istruttiva sulla natura profonda del sionismo, niente di più illuminante che leggere Flavio Giuseppe (comandante ebreo, poi fatto prigioniero da Vespasiano al quale, non appena gli fu davanti, "profetizzerà" l'impero: Vespasiano dette ordine di fargli salva la vita e di tenerlo sotto sorveglianza, nell'attesa di vedere se si fosse realizzata quella previsione: quando poi Vespasiano divenne davvero imperatore, concederà a Giuseppe la cittadinanza romana e quegli resterà poi coi Romani e assumerà per gratitudine il nome di Flavio), che racconta da protagonista e testimone diretto la prima di quelle guerre, che si concluderà con la distruzione del Tempio; Gesù nei Vangeli non si adira mai, nemmeno contro i pagani, se non solo ed unicamente contro i suoi connazionali, e specificatamente contro "rivoluzionari", i "sicarii", i "farisei", gli estremisti, i fondamentalisti, tutti coloro che porteranno la nazione a rovina, gli eredi dei quali vediamo all'opera oggi: distruzione, immani stragi, guerra "permanente", radicale avversione per la "pace", diffusione del caos come perpetuo stato dell'essere.

          Infine Trump è dovuto uscire/sta tentando di uscire dalla guerra di Netanyahu, in quanto non si stava risolvendo con un "cambio di regime" dopo "pochi giorni", ma in una trappola per topi che, per tentare di forzarla, avrebbe dovuto coinvolgere le truppe di terra, trasformarsi in "guerra totale", cioè trascinare nella distruzione anche gli "alleati" arabi e, con i contraccolpi energetici, economici, tutto l'occidente - ma Netanyahu insiste, vuol riprendere Trump per la giacca, rigettarlo dentro alla fornace, sabotando la tregua e volendo precipitare tutti verso una crisi catastrofica.

          Soltanto gli americani possono disattivare quel Frankenstein, che tengono in vita con armi e miliardi, la creatura che però ora sovraneggia sul suo creatore. Alcuni hanno aperto gli occhi, l'ex marine che al Congresso grida che: "non si può andare a morire per Israele"; il lucidissimo atto di accusa di Joe Kent...piccoli segnali ad indicarci però che qualcuno, nel profondo della società americana, a quel gioco, e sotto a quel giogo, non vuol starci più...occorre sperare che il seme cresca, e che le stesse, ormai scoperte azioni israeliane provochino un drastico risveglio, e fare conto su di un principio ineludibile e al quale nessuno può sfuggire: il "caos permanente" alla fine è destinato a divorare e dissolvere anche se stesso.
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          C. Campo - Moriremo Lontani


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          • M K K
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            Siamo vicini alla fase piu pericolosa in assoluto , ovvero Israele che sta per rimanere isolato .
            Trump puo giocarsi la carta dell' abbiamo vinto ci ritiriamo , ma Israele no e da solo non andra tanto lontano. l'Iran , specialmente se si vedra togliere le sanzioni, in pochi anni torna militarmente piu forte di prima ... e poi sono cazz i amari.
            mi aspetto qualcosa di eclatante organizzato dal Mossad , chissa che non ritorni il terrorismo " islamico " o che stavolta a trump sparino davvero

            Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
            Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
            Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.

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            • Sean
              Csar
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              Capo nucleare iraniano: “Nessuno ci fermerà sull'arricchimento dell'uranio”
              Il responsabile nucleare iraniano ha affermato che le richieste degli avversari di limitare il programma di arricchimento dell'uranio del Paese non avranno successo. Il capo dell'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran Mohammad Eslami ha affermato che tali appelli sono "illusioni" e non possono fermare le attività nucleari dell'Iran. "Nessuna legge o individuo può fermarci", ha affermato Mohammad Eslami, aggiungendo che le azioni passate degli avversari, inclusa la guerra in corso, si sono rivelate un fallimento. Lo riporta Iran International.

              Teheran: “Hormuz riaprirà quando gli Usa cesseranno l'aggressione”
              Il viceministro degli Esteri, Saeed Khatibzadeh, ha dichiarato al programma della Bbc Today che l'Iran "garantirà la sicurezza del passaggio sicuro" attraverso lo Stretto di Hormuz, che a suo dire è rimasto "aperto per millenni" fino all'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, ha affermato, la riapertura avverrà solo "dopo che gli Stati Uniti avranno effettivamente ritirato questa aggressione", riferendosi apparentemente agli attacchi israeliani contro il Libano. Khatibzadeh ha dichiarato che l'Iran rispetterà "le norme e il diritto internazionale", ma ha anche precisato che lo Stretto non si trova in acque internazionali e che il passaggio sicuro dipende dalla "buona volontà di Iran e Oman". Il conduttore Nick Robinson ha chiesto se per 'passaggio sicuro' si intenda che l'Iran non "imporrà una tassa per ogni nave che lo attraversa, né minaccerà di farlo saltare in aria". In risposta, il ministro ha affermato che l'Iran desidera che lo Stretto sia "pacifico", ma che il passaggio sicuro è un impegno reciproco e che non accetterà che il Golfo venga "utilizzato impropriamente da navi da guerra".

              Teheran: "Libano rientra in accordo tregua con Usa"
              Gli attacchi israeliani contro il Libano di ierihanno rappresentato una "grave violazione" del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh in un'intervista alla Bbc. "Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca" ha detto Saeed Khatibzadeh "Non si può chiedere un cessate il fuoco e poi accettarne i termini e le condizioni, accettare tutte le aree a cui si applica il cessate il fuoco, nominando specificamente il Libano, e poi lasciare che il proprio alleato dia inizio a un massacro". Khatibzadeh ha definito gli attacchi israeliani una "sorta di genocidio".

              Repubblica
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                Iran, Lucio Caracciolo: “La situazione degli Usa è disperata. E Trump è ormai nell’impasse”

                Lucio Caracciolo, direttore di Limes, crede poco che la tregua annunciata da Trump possa reggere anche perché i segnali di guerra che giungono dall’area sono evidenti.

                Perché non crede alla tregua?

                Perché in questo momento Israele comanda in modo assoluto e totalitario. Il bombardamento incredibilmente potente su Beirut, rappresenta il rifiuto di qualsiasi accordo con l’Iran. Ed evidenzia anche una risposta all’apparente, e sottolineo il termine, scelta di Trump di cercare un accordo attraverso un cessate il fuoco.

                Perché apparente?

                Perché il cessate il fuoco è basato sul nulla, i punti di partenza delle parti sono troppo distanti per dare vita a un accordo vero. Appena Trump, contrariamente al primo ministro pakistano (dietro il quale c’è la Cina) è intervenuto dicendo che in effetti nel cessate il fuoco non è compreso il Libano, Netanyahu ha scatenato l’inferno. Ma la situazione e il futuro del Libano non possono essere disgiunti da quelli iraniani, ecco perché penso che siamo di fronte a una finta sul ring.

                Ha fatto riferimento alla Cina: che ruolo ha giocato?

                Mi sembra chiaro che sia intervenuto per cercare di sedare una crisi che fino all’altra notte sembrava definitiva e dagli esiti catastrofici. Perché quando Trump dice che in una notte “cancellerà una civiltà” , vuol dire che pensa all’arma atomica. Dei Paesi in conflitto, del resto, due su tre, Usa e Israele, sono potenze atomiche.

                Siamo in una fase in cui l’atomica è un’opzione?

                Dal punto di vista strategico la situazione per gli Usa è disperata: hanno un presidente non padrone di sé che gioca con la tattica del deal per poi trovare accordi minimi e soprattutto ha speso tutte le risorse possibili dal punto di vista militare. L’atomica, che prima era una deterrenza, sempre più viene sbandierata come la misura che può chiudere le ostilità, con la decisione nelle mani del “comandante in capo”.

                Ma Trump ha problemi o no all’interno dell’esercito Usa?

                Si sono visti scontri nel bel mezzo della guerra. La crisi della potenza militare Usa – in un mese e mezzo non sono riusciti a realizzare nulla – sembra conclamata e nelle forze militari Usa, sia a livello di base sia ai piani alti, si nota un’evidente insofferenza per il comandante in capo. Nelle ultime settimane c’è stato un ammutinamento sulla principale portaerei, spacciato per blocco delle fognature, e segnali di insofferenza si sono visti con il licenziamento del capo di stato maggiore dell’Esercito. C’è una crisi del sistema che riguarda anche l’impiego della bomba atomica: nella catena decisionale, a quanto si apprende, ci sono figure che hanno detto di no al suo utilizzo.

                Che previsioni possiamo fare nel prossimo periodo?

                Da un punto di vista strategico, a oggi, non c’è dubbio che Usa e Israele siano in una impasse. Solo che mentre Israele vuole continuare la guerra, l’America vuole uscirne spacciando il risultato per vittoria. Ma non ci sono le condizioni: dopo la ripresa dei bombardamenti da parte di Israele e la nuova chiusura di Hormuz, siamo tornati a dove eravamo la sera prima dell’ultimatum e paradossalmente l’Iran è meglio armato e resiste più di quanto si pensasse, e soprattutto non c’è nessuno nel Paese che possa rovesciare il regime.

                Che idea si è fatta del comportamento di Trump?

                Che c’è un problema strutturale: Trump non è libero di decidere visto il potere di ricatto di Israele, come dimostrano i resoconti delle riunioni riservate pubblicati dal New York Times. Ci può essere una componente patologica, ma questo è tema degli specialisti. Certo, osserviamo una forma non coerente dell’agire, un’attitudine da pokerista che per esaurirsi necessita di un’ammissione della sconfitta, cosa però impossibile. Resta il problema che nella maggiore superpotenza una decisione così importante come la guerra viene affidata a una persona sola. In queste forme non era mai avvenuto.

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                  Come Trump (convinto da Netanyahu) ha deciso di iniziare la guerra contro l'Iran: la ricostruzione del «New York Times»

                  La vera storia di come il primo ministro di Israele è riuscito a convincere il presidente americano a muovere guerra all’Iran, raccontata da Jonathan Swan e Maggie Haberman in uno straordinario reportage per il New York Times​

                  Ora che la guerra è (forse) in stand-by, può essere utile tornare a vedere come è cominciata. Aiuta a capire quale sia il decision making, il processo decisionale nella Casa Bianca del Trump bis, e come la predisposizione caratteriale di poche persone – oltre ovviamente a quella di chi fa la scelta finale – influiscano per anni sulle vite di miliardi di terrestri. Le nostre vite. Certo che è sempre stato così. Ma con Donald Trump l’estemporaneità e l’aleatorietà non smettono di impressionare per le conseguenze. Senza sottovalutare l’importanza della loro connessione con certe sue ossessioni permanenti: il blitz spettacolare e risolutivo come nei film d’azione, la voglia di fare ciò che non è riuscito ai predecessori. E l’Iran, che è sempre stato in sé una fissazione trumpiana. Su quel tasto Benjamin Netanyahu ha saputo manovrare da par suo, ovvero da manipolatore eccezionale e capace di capitalizzare anni di relazione stretta con Trump.​

                  Questa è quindi la vera storia di come il primo ministro di Israele è riuscito a convincere il presidente americano a muovere guerra all’Iran, raccontata da Jonathan Swan e Maggie Haberman in uno straordinario reportage per il New York Times (che è anche un capitolo di un loro libro in uscita, «Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump»). Vediamo com’è andata.

                  11 febbraio: il momento chiave

                  Il momento chiave è mercoledì 11 febbraio, poco prima delle 11 del mattino. Dopo mesi di pressing su Trump, Netanyahu si presenta personalmente alla Casa Bianca per convincerlo ad attaccare di nuovo l’Iran, otto mesi dopo la «Guerra dei 12 giorni», ma stavolta - afferma - per assestargli il colpo definitivo. Collegati da Tel Aviv ci sono David Barnea, il capo del Mossad, e altri funzionari israeliani. Per gli americani, con il presidente ci sono la capa dello staff Susie Wiles, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il capo di Stato maggiore Dan Caine, il capo della Cia John Ratcliffe e i factotum di Trump per tutti i negoziati (Iran compreso), Jared Kushner e Steve Witkoff. Importantissimo è l’assente: il vicepresidente JD Vance, in visita in Azerbaigian e impossibilitato a collegarsi.​

                  La presentazione di Netanyahu

                  Il premier di Israele parla per un’ora, dopo colloqui preliminari in cui aveva affermato che il rischio dell’inazione era superiore a quello dell’azione. Afferma che un’operazione congiunta Usa-Israele può portare al regime change effettivo, alla fine della Repubblica islamica in Iran. Mostra una serie di possibili nuovi leader, tra cui Reza Pahlavi, il figlio dell’ultimo scià, deposto dalla rivoluzione khomeinista del 1979. Dice, Netanyahu, che in poche settimane si sarebbe potuto distruggere il programma missilistico iraniano e che il regime sarebbe stato troppo debole per riuscire a bloccare lo Stretto di Hormuz.

                  Gli uomini del Mossad, da parte loro, assicurano che la protesta popolare, opportunamente fomentata dagli agenti israeliani, è pronta a riesplodere e che, accompagnata da una campagna di bombardamenti, porterebbe al rovesciamento del regime. Aggiungono, gli israeliani, che un’ulteriore pressione arriverebbe dalle milizie curde iraniane presenti in Iraq, pronte ad attraversare il confine e a creare un fronte terrestre nel nord-ovest.

                  Trump è favorevolmente colpito dal quadro dipinto dagli ospiti, e nella sua cerchia fa presa l’argomento secondo cui gli iraniani potrebbero accumulare missili e droni a un ritmo molto maggiore e a un costo molto minore rispetto a quelli richiesti agli Usa per dotarsi, e dotare gli alleati, di intercettori. Nella notte gli analisti americani preparano uno studio di fattibilità. All’appuntamento decisivo mancano poche ore.

                  La riunione del 12 febbraio

                  È quella riservata alla cerchia trumpiana, e che deve decidere se dire sì o no a Netanyahu. Due alti funzionari dell’intelligence Usa fanno un quadro degli argomenti del premier israeliano, dividendoli in 4 parti:
                  1. Decapitazione del regime con l’uccisione della Guida Suprema.
                  2. Ridimensionamento drastico della sua potenza regionale e della minaccia che rappresenta per i vicini.
                  3. Rivolta popolare.
                  4. Cambio di regime e insediamento di una leadership laica.

                  La valutazione dell’intelligence è che i primi due obiettivi sono raggiungibili, mentre gli altri - compresa l’ipotesi dell’intervento curdo - sono «staccati dalla realtà».

                  Ratcliffe, il direttore della Cia, sintetizza l’analisi a Trump definendo lo scenario del cambio di regime «farcical». Traduzioni possibili: farsesco, ridicolo, grottesco. Traduzione di Marco Rubio: «In pratica, sono cazzate» («bullshit»).

                  Vance, che stavolta c’è perché ha fatto in tempo a rientrare dall’Azerbaigian, ne approfitta per esprimere tutto il suo scetticismo.

                  A quel punto Trump si rivolge all’uomo il cui parere, con ogni probabilità, pesa di più: anni prima ne era stato conquistato perché gli aveva detto che lo Stato Islamico poteva essere distrutto facilmente, e lui l’aveva trasformato da topgun a suo principale consigliere militare. Chiede dunque il presidente: «Generale, lei cosa ne pensa?».

                  Dan Caine dà una risposta che gli storici delle relazioni israelo-americane conoscono bene e che tutti gli analisti dovrebbero appuntarsi: «Signore, in base alla mia esperienza, questa è la prassi abituale degli israeliani. Tendono a promettere più di quanto possano mantenere e i loro piani non sono sempre ben definiti. Sanno di aver bisogno di noi, ed è per questo che ci stanno mettendo sotto pressione».

                  Ci si aspetterebbe dunque che il capo di Stato maggiore si dica contrario alla guerra. Ma Caine non è fatto così. Certo che ha molte riserve sull’operazione, ma non interpreta il suo ruolo in modo assertivo. Il suo compito gli appare quello di dare al presidente tutte le informazioni sulle opzioni sul tavolo e sulle loro possibili conseguenze, senza interferire sulla sua decisione. L’esatto opposto del suo predecessore durante il primo mandato di Trump, il generale Mark A. Milley, che si era spesso scontrato col presidente per dissuaderlo da decisioni avventate. Caine si limita a prospettare lucidamente il rischio di depauperare l’arsenale americano, a cominciare dagli intercettori, e quello di un blocco di Hormuz, ma non va oltre. La sua figura rappresenta dunque in modo emblematico i limiti della cerchia trumpiana in questa fase: nessuno contraddice il leader e lui alla fine si fa dire quello che vuole sentire dire, quello per cui ha già una propensione fortissima.

                  L'ossessione iraniana

                  Ovvero, l’ossessione di una vita per Netanyahu ma abbondantemente condivisa per decenni da Trump (ne aveva parlato anche Yair Rosenberg sull’Atlantic), che anche da giovane tycoon l’aveva giurata agli iraniani vedendo le immagini degli ostaggi americani nell’ambasciata a Teheran. E da anziano presidente non è il tipo che manda giù l’idea che gli iraniani abbiano cercato di ucciderlo per vendicare l’eliminazione del generale Soleimani (il capo dei pasdaran ammazzato su ordine di Trump nel 2020).

                  In più, il presidente ha ancora negli occhi le immagini del blitz che poco più di un mese prima aveva condotto al rapimento del dittatore venezuelano Nicolás Maduro senza la minima perdita per gli americani. E assapora un bis.

                  Il «no» di Vance

                  È interessantissima l’analisi delle posizioni prese dalle persone più vicine a Trump in questo momento cruciale. Marco Rubio è ambiguo: dice che preferirebbe continuare a fare pressione sull’Iran senza guerra, ma non fa nulla per dissuadere il presidente.

                  Wiles, la capa dello staff, non è entusiasta dell’intervento ma resta defilata.

                  Ma il più in difficoltà è il vicepresidente, che per tutta la carriera si è speso contro l’interventismo militare e aveva definito l’eventualità di una guerra con l'Iran «un enorme spreco di risorse». A Trump aveva sempre consigliato di colpire l’Iran con punizioni limitate. Nel momento decisivo, elenca tutte le controindicazioni, dal caos regionale allo svuotamento dell’arsenale, dalla reazione iraniana al blocco di Hormuz, con conseguenze che non avrebbero risparmiato l’economia Usa. Fino al tradimento delle promesse all’elettorato Maga.

                  Fine febbraio: la scelta di Trump

                  Un paio di settimane dopo, gli israeliani prospettano agli americani la possibilità di uccidere Khamenei e la sua cerchia in un colpo solo.

                  In quei giorni, Kushner e Witkoff stanno negoziando con gli iraniani a Ginevra. Finora, le ricostruzioni di quei colloqui avevano attestato una sostanziale propensione del regime di Teheran all’accordo. Quella del New York Times rivela invece lo scetticismo di Kushner, genero di Trump e da sempre vicino a Netanyahu. È lui a dire al suocero-presidente che la soluzione diplomatica, bene che andasse, avrebbe richiesto mesi.

                  La riunione decisiva

                  Giovedì 26 febbraio, 5 del pomeriggio. Ci sono tutti, ma non i due ministri che avrebbero dovuto fronteggiare le conseguenze economiche della guerra, il segretario al Tesoro Scott Bessent e quello all’Energia Chris Wright, così come manca la direttrice della National Intelligence Tulsi Gabbard.

                  Trump chiede a tutti un parere e nessuno si oppone.

                  La risposta di Rubio è articolata: «Se il nostro obiettivo è un cambio di regime o una rivolta, non dovremmo farlo. Ma se l'obiettivo è distruggere il programma missilistico iraniano, quello è un obiettivo che possiamo raggiungere».

                  Vance invece risponde così: «Sai che secondo me è una pessima idea, ma se vuoi farlo ti sosterrò».

                  Trump tira le somme: «Credo che dobbiamo farlo», aggiungendo che l’Iran non doveva dotarsi di armi nucleari né avere più la possibilità di lanciare missili contro Israele o altri Paesi.

                  Il generale Caine gli dice che può aspettare ancora, fino alle 16 del giorno dopo. Trump lancia il dado 22 minuti prima di quella scadenza, a bordo dell'Air Force One, dando l’ordine che cambia la storia: «L'operazione Epic Fury è approvata. Nessuna interruzione. Buona fortuna».

                  Alla fine, commentano gli autori di questa ricostruzione che si legge d’un fiato, «tutti si sono rimessi all’istinto del presidente. Lo avevano visto prendere decisioni audaci, assumersi rischi incalcolabili e, in qualche modo, uscirne vincitore. Nessuno avrebbe osato ostacolarlo in quel momento».

                  Ed è questo il punto che si ripete drammaticamente in certi frangenti decisivi, nelle tante ore delle decisioni irrevocabili, con i tanti leader che vogliono fare la storia nel modo sbagliato, e i loro consiglieri che non sanno o non vogliono più contraddirli.

                  CorSera
                  ...ma di noi
                  sopra una sola teca di cristallo
                  popoli studiosi scriveranno
                  forse, tra mille inverni
                  «nessun vincolo univa questi morti
                  nella necropoli deserta»

                  C. Campo - Moriremo Lontani


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                    Disgustoso.

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                    • Sean
                      Csar
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                      Afferma [Netanyahu] che un’operazione congiunta Usa-Israele può portare al regime change effettivo, alla fine della Repubblica islamica in Iran. Mostra una serie di possibili nuovi leader, tra cui Reza Pahlavi, il figlio dell’ultimo scià, deposto dalla rivoluzione khomeinista del 1979. Dice, Netanyahu, che in poche settimane si sarebbe potuto distruggere il programma missilistico iraniano e che il regime sarebbe stato troppo debole per riuscire a bloccare lo Stretto di Hormuz.

                      Gli uomini del Mossad, da parte loro, assicurano che la protesta popolare, opportunamente fomentata dagli agenti israeliani, è pronta a riesplodere e che, accompagnata da una campagna di bombardamenti, porterebbe al rovesciamento del regime. Aggiungono, gli israeliani, che un’ulteriore pressione arriverebbe dalle milizie curde iraniane presenti in Iraq, pronte ad attraversare il confine e a creare un fronte terrestre nel nord-ovest.
                      Quelle motivazioni, agitate da Netanyahu per convincere Trump, non farebbero presa su di un moccioso di 10 anni, a partire da Reza Pahlavi come possibile uomo di paglia da mettere in Iran al posto degli Ayatollah...quando anche un deficiente avrebbe saputo che in Iran gli Ayatollah sono arrivati proprio perchè il popolo dello Scià manovrato dagli americani non ne poteva più...basta così poco per ingannare e manovrare la più grande fu potenza del mondo? Pare proprio di sì...in specie se per genero hai un ebreo sionista (Jared Kushner) che ti porti sempre appresso e notte e giorno ti fa il lavaggio del cervello.

                      La "protesta popolare"...anche lì come si fa a basarsi su quanto vedi ai tg, alla CNN o simili, quando sai o dovresti sapere che l'Iran conta quasi 100 milioni di abitanti, che le manifestazioni di piazza non sono lo specchio di un paese (o ne dovremmo concludere che qua in Italia, per esempio, tutti stanno a sinistra con Landini o con quei quattro gatti spelacchiati delle sfilate "pro Europa" di Michele Serra e pupazzi simili), che l'opposizione iraniana è senza capi, senza strutture, senza armi...e che attaccare un paese di lunghissima tradizione, di fortissimo nazionalismo, che si percepisce come un "impero", avrebbe prodotto l'effetto opposto, cioè il popolo a difesa della indipendenza, sovranità del Paese, Ayatollah o non Ayatollah.

                      Ma americani e compresione delle storia e della antropologia culturale, religiosa, spirituale, storica dei popoli sono diavolo ed acqua santa...Ma Trump non è che si è "fatto giocare", ha piuttosto dato ascolto a quanto voleva sentirsi dire, questo è il punto...perchè Caine non ci casca:

                      Dan Caine dà una risposta che gli storici delle relazioni israelo-americane conoscono bene e che tutti gli analisti dovrebbero appuntarsi: «Signore, in base alla mia esperienza, questa è la prassi abituale degli israeliani. Tendono a promettere più di quanto possano mantenere e i loro piani non sono sempre ben definiti. Sanno di aver bisogno di noi, ed è per questo che ci stanno mettendo sotto pressione».
                      come anche il capo della Cia:

                      Ratcliffe, il direttore della Cia, sintetizza l’analisi a Trump definendo lo scenario del cambio di regime «farcical». Traduzioni possibili: farsesco, ridicolo, grottesco. Traduzione di Marco Rubio: «In pratica, sono cazzate» («bullshit»).
                      e si paventava anche il rischio del blocco di Hormuz, l'erosione degli arsenali...ma non è servito a niente, hanno vinto le flautate voci del genero sionista e dell'amico Netanyahu...e di molto altro (affinità elettive, forse ricatti) che non sapremo mai: tra idioti o tra criminali o tra folli o tra viziosi, o tra tutte queste cose e molte altre messe assieme, ci si intende.
                      ...ma di noi
                      sopra una sola teca di cristallo
                      popoli studiosi scriveranno
                      forse, tra mille inverni
                      «nessun vincolo univa questi morti
                      nella necropoli deserta»

                      C. Campo - Moriremo Lontani


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                      • Luke91
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                        Qualcosa si può fare, io ho appena firmato con SPID.
                        Originariamente Scritto da huntermaster
                        tu ti sacrifichi tutta la vita mangiando mer da in bianco e bevendl acqua per.farti le seghe nella tua kasa di prigio.
                        Originariamente Scritto da luna80
                        Ma come? Non avevi mica posto sicuro al McDonald's come salatore di patatine?

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                        • M K K
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                          L'atomica sull Iran non servirebbe a niente se non ad annullare ogni credibilità politica degli usa , che poi se venisse asuta...dove ? Su Teheran? Dubito..su qualche remota base nel deserto ? Inutile...
                          l'unica utilità sarebbe quella di dare un avvertimento ad eventuali altri nemici,...ma non mi sembra che Russia e Cina abbiano il minimo interesse a schierarsi apertamente con l'Iran .
                          I fatti sono molto semplici , gli usa hanno perso ... la guerra la faccia e gli alleati .Trump si e' politicamente suicidato , Israele ha perso l'occasione d'oro di distruggere il nemico iraniano e molto probabilmente perdera l'ampio sostegno degli usa da qui a parecchie amministrazioni .
                          La Russia torna prepotente come potenza globale se non altro energetica.
                          Cosa succederà adesso ? O niente , con trump che prende atto di essere finito che magari si dedica alla " pace" in Ucraina scaricando di fatto zalesnski, oppure essendo un pazzo demente , pensando che chiodo scaccia chiodo sposteea le truppe a cuba ...ma a questo punto solo altri dementi peggio di lui potrebbero appoggiarlo e restare in carica.
                          Oppure , cosa che mi aspetto , ci sarà qualche colpo di scena epocale architettato dai servizi . Ricordiamo che la narrativa America tradizionalmente vuole sempre che gli usa vengano prima attaccati per poi rispondere...in modo da rimescolare le carte e fare riavvicinare i paesi nato agli Usa per far fronte a un nemico comune immaginario
                          Il 2027 e' anche l'anno in cui cina e usa sarsnno reciprocamente pronte a combattessi , progetto 33... Di scenari se ne potrebbero aprire infiniti
                          Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
                          Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
                          Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.

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                          • Sean
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                            Media: “Trump ha chiesto a Netanyahu di ridurre gli attacchi in Libano”

                            Donald Trump ha chiesto al premier israeliano Benjamin Netanyahu di ridurre l'intensità degli attacchi israeliani in Libano al fine di contribuire a garantire il successo dei negoziati con l'Iran. Lo riferisce Nbc citando un funzionario dell'amministrazione Trump. Israele ha accettato di "essere un partner collaborativo", ha messo in evidenza

                            Netanyahu: “Ordinato di avviare al più presto negoziati diretti con il Libano”

                            Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver dato istruzioni affinché Israele avvii colloqui di pace con il Libano che includano anche il disarmo di Hezbollah. “Alla luce delle ripetute richieste del Libano di avviare negoziati diretti con Israele, ieri ho dato istruzioni al gabinetto di avviare negoziati diretti con il Libano il prima possibile”, ha dichiarato Netanyahu in un comunicato. “I negoziati si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull'instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e il Libano”

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                              Rutte: «Periodo di profondo cambiamento per la Nato, alleati lenti nel supporto agli Usa»

                              Gli alleati della Nato «riconoscono, e io riconosco, che ci troviamo in un periodo di profondo cambiamento dell'Alleanza transatlantica», ha dichiarato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, intervenendo al Reagan Institute di Washington. «Questa alleanza non sta facendo finta di niente, come direste negli Stati Uniti». Rutte ha aggiunto che gli Stati membri europei dell'Alleanza hanno «ascoltato» le richieste di sostegno avanzate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per il Medio Oriente e che stanno «rispondendo». «Quando è arrivato il momento di fornire il supporto logistico e di altro tipo di cui gli Stati Uniti avevano bisogno in Iran, alcuni alleati sono stati un po' lenti, per usare un eufemismo», ha spiegato il segretario generale, precisando che «sono stati anche un po' sorpresi, perché, per mantenere l'effetto sorpresa degli attacchi iniziali, il presidente Trump ha scelto di non informare gli alleati in anticipo, e lo comprendo».

                              Rutte: “Trump mi ha ripetuto gli appelli a uscire dall’Alleanza”

                              Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito durante il suo colloquio di ieri con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, il suo appello affinché gli Stati Uniti escano dall'Alleanza. Lo ha dichiarato lo stesso Rutte, in una discussione presso il Ronald Reagan Institute, a Washington. Secondo Rutte, quella con Trump "è stata una buona conversazione. Ho chiaramente percepito la sua delusione, che, in effetti, il presidente ha espresso apertamente. Ha anche rilanciato appelli affinché gli Stati Uniti possano potenzialmente ritirarsi dalla Nato", ha affermato. Secondo il segretario generale, però, "è importante ricordare che il dibattito sulla partecipazione degli Stati Uniti alla Nato non è qualcosa di nuovo", ricordando una frase del primo segretario generale della Nato, Lord Ismay, secondo cui la sfida e lo scopo dell'Alleanza era "tenere fuori i russi e tenere dentro gli americani"

                              CorSera-Repubblica
                              ...ma di noi
                              sopra una sola teca di cristallo
                              popoli studiosi scriveranno
                              forse, tra mille inverni
                              «nessun vincolo univa questi morti
                              nella necropoli deserta»

                              C. Campo - Moriremo Lontani


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                              • Sean
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                                Originariamente Scritto da M K K Visualizza Messaggio
                                L'atomica sull Iran non servirebbe a niente se non ad annullare ogni credibilità politica degli usa , che poi se venisse asuta...dove ? Su Teheran? Dubito..su qualche remota base nel deserto ? Inutile...
                                l'unica utilità sarebbe quella di dare un avvertimento ad eventuali altri nemici,...ma non mi sembra che Russia e Cina abbiano il minimo interesse a schierarsi apertamente con l'Iran .
                                I fatti sono molto semplici , gli usa hanno perso ... la guerra la faccia e gli alleati .Trump si e' politicamente suicidato , Israele ha perso l'occasione d'oro di distruggere il nemico iraniano e molto probabilmente perdera l'ampio sostegno degli usa da qui a parecchie amministrazioni .
                                La Russia torna prepotente come potenza globale se non altro energetica.
                                Cosa succederà adesso ? O niente , con trump che prende atto di essere finito che magari si dedica alla " pace" in Ucraina scaricando di fatto zalesnski, oppure essendo un pazzo demente , pensando che chiodo scaccia chiodo sposteea le truppe a cuba ...ma a questo punto solo altri dementi peggio di lui potrebbero appoggiarlo e restare in carica.
                                Oppure , cosa che mi aspetto , ci sarà qualche colpo di scena epocale architettato dai servizi . Ricordiamo che la narrativa America tradizionalmente vuole sempre che gli usa vengano prima attaccati per poi rispondere...in modo da rimescolare le carte e fare riavvicinare i paesi nato agli Usa per far fronte a un nemico comune immaginario
                                Il 2027 e' anche l'anno in cui cina e usa sarsnno reciprocamente pronte a combattessi , progetto 33... Di scenari se ne potrebbero aprire infiniti
                                Hanno perso, hanno perso in maniera totale, dimostrando al mondo il grado di declino e di degenerescenza a cui sono giunti...ma proprio per questo, e visto che a maggio Trump andrà in Cina da Xi, e siccome gli Stati Uniti si rendono conto che in questo momento non possono fare nessuna "guerra" alla Cina (nè militare ovviamente, ma nemmeno commerciale, industriale ecc...) da quel lato si potrebbero avere degli accordi e delle buone notizie, cioè una "distensione" nei rapporti.

                                La rabbia di Trump potrebbe scaricarsi sugli europei...oppure provare una azione su Cuba come dici...di sicuro gli Stati Uniti non resteranno a girarsi i pollici, in specie dopo questo clamoroso smacco che ha convinto il mondo che sono un paese in declino, con una elite di pervertiti, infiltrato da lobby che fanno gli interessi di uno stato estero (Israele), e con una classe politica di totali incapaci ed idioti e con un presidente che si fa "incantare" e teleguidare dal genero e da quel vampiro di Netanyahu. Circa Israele non so cosa accadrà, so che gli auguro il peggio...e come me una gran parte di mondo credo...tra Gaza, Epstein, Iran, Libano, il sacrosanto livello di odio nei loro confronti è praticamente e mondialmente quasi unanime.
                                ...ma di noi
                                sopra una sola teca di cristallo
                                popoli studiosi scriveranno
                                forse, tra mille inverni
                                «nessun vincolo univa questi morti
                                nella necropoli deserta»

                                C. Campo - Moriremo Lontani


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