Originariamente Scritto da Sean
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Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.
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la soluzione è quella di Orban, non ne abbiamo altre
Originariamente Scritto da Marco pli 200 kg di massimale non siano così irraggiungibili in arco di tempo ragionevole per uno mediamente dotato.Originariamente Scritto da master wallaceIO? Mai masturbato.Originariamente Scritto da master wallaceIo sono drogato..
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FCC chair threatens to revoke broadcasters' licenses amid Trump comments on Iran coverage https://share.google/OkkV5C3TlqkFm2IUA
Broadcasters who air “fake news” must “correct course before their license renewals come up,” Carr posted on X, in remarks accompanied by a screenshot of Trump’s Truth Social post earlier in the day accusing the New York Times, Wall Street Journal and “other lowlife ‘papers’ and media” of “terrible reporting” on the U.S. and Israel’s war with Iran.
Se non segui le indicazioni del partito ti chiudono il media.
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Attacco con un drone a base italiana in Kuwait, nessun ferito
Questa mattina la base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospita mezzi e militari americani e italiani, è stata attaccata con un drone che ha colpito un capannone dove si trovava un 'velivolo a pilotaggio remoto' della Task force air italiana, che è stato distrutto. Al momento dell'attacco tutto il personale era in sicurezza e non è stato coinvolto. Lo si apprende dallo Stato Maggiore della Difesa
Il capo si di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano: drone italiano distrutto era indispensabile per nostre operazioni
Il velivolo a pilotaggio remoto distrutto nell'attacco avvenuto alla base di Al Salem in Kuwait, dove ci sono anche i militari italiani, "costituiva un assetto indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato nella base al fine di garantire la continuità delle operazioni". A comunicarlo su X è il capo si di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano. "Il dispositivo italiano della Task force air - ha aggiunto - era stato preventivamente alleggerito nei giorni scorsi, nell'ambito delle misure adottate in relazione all'evoluzione del quadro di sicurezza nell'area. Il personale rimasto nella base è impiegato per lo svolgimento delle attività essenziali della missione"
La Stampa
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Il segretario dell’Energia Usa Wright: la guerra finirà a settimane poi ci sarà il calo del costo del petrolio
Il segretario all'Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha affermato che la guerra con l'Iran finira' nelle prossime settimane e che le forniture di petrolio riprenderanno regolarmente. Le sue dichiarazioni, dai toni volutamente rassicuranti, sono state comunicate in un intervento al programma "This Week" della ABC. "Penso che questo conflitto si concludera' sicuramente nelle prossime settimane, forse anche prima. Assisteremo a una ripresa delle forniture di petrolio e a una conseguente diminuzione dei prezzi", ha detto Wright.
Cnn: l’esercito israeliano prevede almeno altre 3 settimane di guerra
L'esercito israeliano prevede almeno altre tre settimane di campagna militare contro l'Iran, con "migliaia di obiettivi" ancora da colpire. E' quanto ha dichiarato alla Cnn il portavoce militare delle Forze di difesa israeliane (Idf), il generale Effie Defrin. "Abbiamo migliaia di obiettivi davanti a noi - ha detto il portavoce -. Siamo pronti, in coordinamento con i nostri alleati statunitensi, con piani che arrivano almeno fino alla festivita' della Pasqua ebraica, tra circa tre settimane. E abbiamo piani ancora piu' estesi per altre tre settimane oltre".
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E' divertente come ormai le cancellerie di ogni stato, soprattutto UE, vanno ognuno per la propria strada.
Trump attacca senza motivo apparente (il motivo si conosce, è l'ordalia sionista) l'Iran sperando in un rovesciamento del governo, ma così non è, anzi, il popolo si è stretto ancora di più verso l'Ayatollah, con i capi del parlamento direttamente in piazza.
Israele invade prima la Palestina compiendo un genocidio, non appagata, ora sfonda nel sud del Libano.
La Cina si fa gli affari suoi, finchè il petrolio transita verso il suo stato, chi glielo fa fare?
I paesi arabi non sanno cosa fare, nel mentre subiscono attacchi a ripetizione da parte dei pasdaran.
Zelensky scodinzola a Trump promettendo il know-how sui droni, ma viene snobbato, quindi cerca appoggio in Israele, facendo così infuriare l'Iran e rendendolo paese ostile e quindi attaccabile.
Dell'UE abbiamo detto: una maionese impazzita, tutti contro tutti, unici veri sconfitti da questi conflitti, con la ricaduta sulle nostre disastrate economie.
Però Repubblica ci dice che Putin potrebbe usare l'atomica ora che tutti sono distratti...sigpic
Free at last, they took your life
They could not take your PRIDE
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Repubblica fa sembrare un giornalista pure Fedez e l'altro con le treccineOgni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.Originariamente Scritto da Bob TerwilligerDi solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.
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Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.Originariamente Scritto da Bob TerwilligerDi solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.
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Quel colloquio precede di 3 giorni le agenzie di ieri sera con quel patetico appello di Trump a vari paesi, compresa la Cina (e qui davvero si raggiunge l'apice del ridicolo), per andare a scortare le navi petroliere e commerciali dello Stretto...appello che la Cina ovviamente non raccoglie, vedremo se ci sarà qualche paese europeo...ma non mi pare ci sia la fila od una corsa...
Chi rompe paga ed i cocci sono i suoi, qualche cancelleria lo starà pensando.
Trump è partito dietro a Netanyahu senza preavvertire nessun altro paese: questo ci dice che erano convinti di un paio di cose che, non appena andate a segno, avrebbero portato ad una vittoria veloce: la decapitazione delle principali figure del regime avrebbe dovuto spingere il popolo alla rivoluzione; i paesi del Golfo (alleati degli americani e dei sionisti, sulla base di una religione più terrena, quella del dio soldo e del dio potere) si sarebbero dovuti unire contro l'Iran: non è accaduto nulla di tutto questo.
Il chiamare in soccorso altre marine per scortare le navi dello Stretto, ci parla dei costi e della impreparazione di questa guerra...e Trump dovrà prima o poi iniziare a pensare a rimettere a cuccia l'amico Netanyahu e trovare una qualche scusa, una qualche balla (il che non dovrebbe essere difficile) per divincolare se stesso e il suo paese da quella follia.
I sionisti sostengono che hanno piani "per 3 settimane" ma nel caso anche "per altre 3"...6 settimane, una eternità...ma loro hanno i soldi ed i rifornimenti che gli forniscono gentilmente e gratuitamente gli USA (perchè Israele non potrebbe mai permettersi di sostenere i costi della difesa e dell'attacco di una guerra simile), mentre Trump invece i soldi li sta cacciando fuori, altro che dazi...e l'inflazione si farà sentire anche in America...e l'occidente è già in forte sofferenza, la crisi energetica potrebbe essere catastrofica: Trump non ha insomma il tempo dei sionisti, per lui nella clessidra la sabbia si consuma e dovrà decidere che fare di questa guerra, cioè se uscirne o se inviare centinaia di migliaia di americani sul suolo iraniano per un conflitto "totale", perchè a forza di bombardamenti dall'aria non la vinci, non la vinci e non la vinci...con tutto che è da 80 anni che gli americani non ne vincono più una di guerra, puntualmente perdendo o sul terreno o nel dopo conflitto: sono un totale disastro, dei poveri idioti, degli abominevoli ignoranti, buoni solo a lanciare missili e inviare i bombardieri, come se una guerra fosse solo quello e si risolvesse tutta lì.
Ci mandino la loro di flotta a scortare le petroliere, così vedremo se l'Iran ha davvero terminato i missili o se si metterà a giocare a battaglia navale nello Stretto....ma di noi
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...E quelli vorrebbero "difendere" Taiwan, rendiamoci conto...e come? La Cina sta ad un metro da quella isola e dal pezzo di mare che la circonda, giocherebbe al tiro al bersaglio con i vascelli americani...se mai gli USA mantenessero la parola data ai taiwanesi, perchè mica ne sono tanto sicuro...cioè stiamo parlando degli americani, che di parola non ne hanno mai avuta una sola ma due, tre o quattro, a seconda della convenienza, di come va il "business" al momento, un pò come i piazzisti, che è quello che sono, dei venditori (di fumo) e dei gangster, e questo lo avevano capito (per averlo sperimentato) già i poveri Indiani....ma di noi
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Ce un problema non da poco se l'Iran ha o sta minando lo stretto, ne parlano i due ammiragli verso la fine del video , ovvero che poi ci vorranno come minimo settimane per bonificarlo e ancora prima settimane perché le flotte nato e non solo di dragamine arrivino nel porto....
altra mossa che con 50 k euro di mine causera centinaia di miliardi di dollari di danni economici ...
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Trump: «Ho chiesto aiuto a Starmer, ma si è rifiutato»
Donald Trump esprime frustrazione per la risposta della Gran Bretagna alla sua richiesta di mobilitazione in Iran. Il tycoon, che domenica ha parlato col premier Keir Starmer, ha detto che «il Regno Unito potrebbe essere considerato l'alleato numero uno, quello con la storia più lunga e così via: eppure, quando ho chiesto loro di intervenire, si sono rifiutati». E non appena «abbiamo praticamente annullato la capacità di minaccia dell'Iran, loro hanno detto: `Beh, allora invieremo due navi´. E io ho risposto: `Abbiamo bisogno di queste navi prima di vincere, non dopo aver vinto´», ha detto Trump in un'intervista al Financial Times.
Giappone: “No a Trump per operazioni sicurezza Hormuz”
Il Giappone ha dichiarato di "non prendere in considerazione" operazioni di sicurezza marittima dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto ad altri paesi di inviare navi da guerra per aiutare a proteggere lo Stretto di Hormuz. "Nell'attuale situazione con l'Iran, al momento non stiamo prendendo in considerazione l'avvio di un'operazione di sicurezza marittima", ha dichiarato il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi al parlamento
Australia non invierà navi per sicurezza Stretto Hormuz
Il ministro dei Trasporti australiano ha dichiarato che il Paese non invierà una nave della Marina nello Stretto di Hormuz, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto ad altri Paesi di inviare navi da guerra per contribuire a proteggere la strategica via navigabile. "Non invieremo una nave nello Stretto di Hormuz. Sappiamo quanto sia importante, ma non è qualcosa che ci è stato chiesto nè a cui stiamo contribuendo", ha dichiarato il ministro dei Trasporti Catherine King all'emittente nazionale AB
Berlino: non parteciperemo a un'operazione per lo Stretto di Hormuz
Berlino non parteciperà a un eventuale intervento internazionale per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ai microfoni dell'Ard. "Diventeremo presto una parte attiva di questo conflitto? No", ha sottolineato il capo della diplomazia tedesca, sottolineando che "il governo ha una posizione molto chiara su questo punto, espressa anche dal cancelliere Friedrich Merz e dal ministro della Difesa, Boris Pistorius". La sicurezza nello Stretto di Hormuz, ha aggiunto, potrà essere garantita "solo attraverso una soluzione negoziata" e "parlando anche con l'Iran".
Wsj, compagnie petrolifere Usa a Trump: “Probabile crisi peggiori”
Le compagnie petrolifere americane hanno recapitato un messaggio cupo ai funzionari dell'amministrazione Trump: è probabile che la crisi energetica legata alla guerra in Iran sia destinata a peggiorare. In una serie di riunioni tenutesi mercoledì alla Casa Bianca e in recenti colloqui con i segretari all'Energia Chris Wright e agli Interni Doug Burgum, gli amministratori delegati di Exxon Mobil, Chevron e ConocoPhillips hanno avvertito - ha riferito il Wall Street Journal - che le interruzioni ai flussi energetici in uscita dallo Stretto di Hormuz avrebbero continuato a generare volatilità nei mercati energetici globali.
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Il pantano dei presidenti Usa
Guerra in Iran: come altri suoi predecessori Trump stavolta si è infilato in una palude. E nessuno dei suoi può farglielo notare
di Paolo Mieli
All’inizio della terza settimana di guerra, non passa giorno senza che Donald Trump si trattenga dall’annunciare, in termini sempre più roboanti, che il nemico iraniano è sul punto di cedere. Condendo queste profezie con profferte alla Russia, minacce all’Ucraina, bizzarri inviti a questo e a quello perché si uniscano alla sua impresa. Il Wall Street Journal, tra i giornali statunitensi forse il meno ostile alla Casa Bianca, offre quotidianamente ai propri lettori segnali di crescente perplessità. Riserve spuntano qua e là, ancorché disordinatamente, da quello che fu il mondo Maga. Ma le persone che Trump ha collocato nei punti nevralgici del ponte di comando non contribuiscono certo ad arricchire la discussione.
Eccezion fatta per il capo dello stato maggiore congiunto Dan Caine che per un attimo (ma solo per una frazione di secondo) ha messo tutti sull’avviso sui rischi che gli Usa stanno correndo e facendo correre all’economia mondiale nello stretto di Hormuz. Registriamo la presa di posizione di Caine solo per dovere di completezza.
E per mettere in risalto quanto sia povero il dibattito, se così lo si può chiamare, fra gli alti partecipanti al vertice degli Stati Uniti. Per l’ennesima volta nella fase iniziale di una presidenza Usa si scivola in un acquitrino. Ci aiuta a capire quel che sta accadendo la Quagmire theory formulata da Arthur Schlesinger a metà Anni Sessanta del secolo scorso per spiegare come possa accadere che, con maggiore o minore consapevolezza, la più grande potenza militare del mondo si ritrovi, appunto, in un pantano. Il primo anno di presidenza sembra studiato apposta per provocare uno stato generale di unanime, pericolosa euforia che indurrà a commettere errori. Il capo dello Stato e coloro che sono stati da lui scelti per i posti di massima responsabilità si persuadono di possedere il tocco magico o comunque che lo abbia il capo. E di poter risolvere ogni problema prospettato da eventuali persone dubbiose tenute nel conto di piantagrane. Nessuno poi vuol porre argini al proprio futuro mettendo in dubbio le doti taumaturgiche del presidente.
Ai tempi questa maledizione toccò a Lyndon B. Johnson che nel 1965 entrò alla Casa Bianca dove peraltro già risiedeva, come vice prima e successore poi di John F. Kennedy ucciso a Dallas a fine novembre ’63. Nei primi mesi del ’65 il clima nella Sala ovale era di esaltazione, tutti facevano a gara nell’assecondare il neopresidente in ogni sua decisione. Anzi, se — proprio come per la guerra del Vietnam — Johnson dava segni di cautela, i suoi collaboratori, a cominciare dal segretario alla Difesa Robert McNamara, lo esortavano a essere più risoluto. Salvo poi chiamarsi fuori, primo tra tutti proprio McNamara, allorché nel ’68 l’avventura di Saigon si rivelò un disastro.
Le carte segrete di quell’operazione militare (i Pentagon Papers pubblicati nel 1971 da New York Times e Washington Post) rivelarono che la maggior parte di coloro che erano chiamati a prendere le decisioni in merito alle operazioni nel Sud-Est asiatico avevano gli elementi per capire di essere finiti nella palude già dai tempi dell’amministrazione precedente. A cominciare dal sempiterno McNamara che, sempre come segretario alla Difesa, aveva servito Kennedy fin dal 1961. Ma ebbero paura, tutti, di mostrarsi disfattisti. Così, per non guastare il clima festoso e incline all’ottimismo di cui si è detto, minimizzarono, sorvolarono e mentirono. Se qualcuno provava a prospettare i rischi dell’operazione, veniva messo a tacere.
Nel nostro caso però la Quagmire theory è utile solo in parte per comprendere quel che sta accadendo alla Casa Bianca. Anche perché siamo oltre il primo anno di presidenza e nel circondario di Trump non c’è neanche la pallida ombra di un McNamara. Tanto meno di qualcuno intenzionato a valutare, al cospetto degli astanti, l’eventualità di un insuccesso. E probabilmente neanche in privato. Qualche segnale di resistenza all’ineluttabile viene dal complesso dei Paesi che fino a ieri definivamo occidentali. Ma, come ha acutamente osservato su queste colonne Maurizio Ferrera, la tentazione di dire che le medie potenze hanno fallito il primo serio test di reazione al nuovo disordine è forte. Anzi, fortissima. Va tuttavia messo in evidenza che quasi tutti i Paesi dell’Europa allargata non hanno fin qui seguito Trump sui cedimenti alla Russia e questo conta. Conta moltissimo. Le stesse crepe che si intravedono in Paesi come l’Italia, resi più vulnerabili a causa delle evidenti, fortissime pressioni di Mosca, sono ad oggi marginali.
Quanto a Teheran, può darsi che domattina venga giù tutto. E allora staremo a vedere chi prenderà il potere. Ma allo stato attuale niente ci autorizza a confidare in un crollo imminente del regime. E soprattutto non riusciamo neanche a immaginare chi se non uno dell’attuale establishment possa prendere le redini dell’Iran. Al momento la cosa più probabile è che Trump all’improvviso sorprenda il mondo intero annunciando di aver «vinto» (con ciò dichiarando la fine della guerra). E che tutto torni ad essere come era prima del 28 febbraio. Così, giusto per tirarsi fuori dal pantano.
CorSera
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Vedrai che Giorgia madre donna e cristiana post referendum mandera le nostre navi, alla fine gli italiani brava gente aiutano sempre chi ha bisogno.Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.Originariamente Scritto da Bob TerwilligerDi solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.
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