Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.

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  • Sean
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    La "superpotenza" americana prima toglie le sanzioni sul petrolio russo altrimenti il mercato mondiale va a putt@ne, e adesso fa appello a varie marine di altre nazioni per "farsi dare una mano" nello Stretto...appellandosi anche alla Cina, alleata dell'Iran...ma come, la superflotta americana non ce la fa a scortare in proprio le petroliere?

    Araghchi li prende per il culo, d'altra parte ormai non ci si rotola per terra dalle risate solo perchè la storia mondiale non ci sta offrendo una commedia...ma una tragedia, tragedia che durerà per anni e anni, almeno finchè il mondo non avrà trovato uno o più padroni contenti di governare sulla loro porzione: fino ad allora tutto sarà terreno di conquista.
    ...ma di noi
    sopra una sola teca di cristallo
    popoli studiosi scriveranno
    forse, tra mille inverni
    «nessun vincolo univa questi morti
    nella necropoli deserta»

    C. Campo - Moriremo Lontani


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    • Sergio
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      Trump: “Spero che altri Paesi invieranno navi da guerra per Hormuz”

      "Il tanto decantato ombrello di sicurezza statunitense si è rivelato pieno di falle e, anziché scoraggiare i problemi, sembra piuttosto attirarli. Gli Stati Uniti ora stanno implorando gli altri, persino la Cina, di aiutarli a garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. L'Iran invita i Paesi vicini, a cui è legato da rapporti fraterni, a cacciare gli aggressori stranieri, soprattutto perché la loro unica preoccupazione è Israele".
      Così su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.

      Repubblica
      A me sembra di vivere in un cartone animato dei Simpson o sto probabilmente leggendo un romanzo kafkiano.

      La Cina ha rapporti commerciali con l'Iran, comperano il 90% del petrolio dell'Iran, Trump dal giorno alla notte decide di attaccare l'Iran, inizia ad ammazzare e distruggere, poi chiede l'aiuto della Cina ?!?
      Non so, sembrano cose normali a voi?

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        Trump, “Li abbiamo sconfitti. Ora coalizione per Hormuz”

        "Gli Stati Uniti d'America hanno sconfitto e annientato completamente l'Iran, militarmente, economicamente e in ogni altro modo, ma i Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz devono occuparsi di quel passaggio, e noi daremo il nostro contributo - e in modo considerevole!", scrive sul suo social Truth il presidente Usa Donald Trump. "Gli Stati Uniti si coordineranno inoltre con questi Paesi affinchè tutto proceda rapidamente, senza intoppi e con successo. Questo avrebbe dovuto essere fin dall'inizio uno sforzo congiunto, e ora lo sarà - e unirà il mondo verso l'armonia, la sicurezza e una pace duratura!” scrive Trump.

        Repubblica
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          Happy Donald Trump GIF by Team Trump

          Mission Accomplished cit
          Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
          Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
          Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.

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            Perché Trump invoca anche l'aiuto di Pechino: i segnali contraddittori del leader americano

            L'appello alla Cina e le leggi d'emergenza: la guerra si allunga? Il segnale politico a Xi Jinping: coinvolgerlo nell’azione di «pulizia dei mari».​


            La disinvoltura con cui Donald Trump ha fatto per anni affermazioni contraddittorie, giocando coi «fatti alternativi» — sortite che facevano scuotere la testa alle cancellerie di mezzo mondo suscitando commenti prima sorpresi, poi sarcastici — ora, in tempo di guerra, diventa materia di sconcerto e allarme per molte capitali: quelle dei Paesi chiamati dal presidente americano a mandare unità militari a difendere dagli iraniani la navigazione nello stretto di Hormuz («Gli Stati Uniti d’America hanno sconfitto e decimato l’Iran ma i Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz devono occuparsi di quel passaggio»).

            Il tutto pochi giorni dopo i commenti sprezzanti di Trump all’offerta della Gran Bretagna di inviare due portaerei in Medio Oriente («non ci servono più, non vogliamo gente che si unisce alla guerra quando l’abbiamo già vinta») e nonostante i ripetuti annunci del presidente di aver «distrutto il cento per cento della capacità militare dell’Iran».

            La Casa Bianca dà la sensazione di preoccuparsi soprattutto dell’effetto mediatico delle sue parole, essenzialmente in chiave interna. Da qui i tentativi anche visuali di far apparire la guerra come un grande videogioco. Una deriva pericolosa, denunciata anche dall’arcivescovo di Chicago, il cardinale Cupich, che l’ha definita «disgustosa» e «un profondo fallimento morale». La reti tv, come la Cnn, che hanno dato ampia diffusione ai messaggi di «gamificazione» della guerra della Casa Bianca, tra incroci con videogiochi come Call of Duty e con clip di film su eroi combattenti (Braveheart, Iron Man, Top Gun, Il Gladiatore), hanno ricevuto i complimenti dei comunicatori del presidente anche quando il loro obiettivo era stigmatizzare questi messaggi. Può apparire strano, ma evidentemente quelli che un portavoce ha definito «i nostri video più spettacolari» servono a Trump, in un momento di difficoltà, in mezzo al guado della guerra, a dare messaggi di forza, cercando di puntellare l’immagine di un leader sempre pronto a colpire duro.

            Ma, intanto, sul piano strategico il presidente pare brancolare nel buio. O sta cominciando a prepararsi a un conflitto che potrebbe essere destinato a durare a lungo, anche se lui continua a dire che la resa di Teheran è imminente.

            Difficile spiegare altrimenti l’appello a cinque Paesi — Cina, Giappone, Corea del Sud, Gran Bretagna e Francia, oltre ad altri «volenterosi» — a dislocare navi nell’area del Golfo: per preparare le unità e trasferirle dall’Estremo Oriente ci vorrebbero settimane. E cosa andrebbero a fare fregate e incrociatori, visto che lo stesso Trump ammette che, azzerate marina e aviazione dell’Iran, i pasdaran riescono comunque a colpire con droni, minuscoli barchini e le mine sparse in mare? Semmai il segnale è politico: il tentativo di coinvolgere la Cina in un’azione di «polizia dei mari». Alla quale Pechino, che per adesso continua a ricevere il petrolio iraniano, con ogni probabilità risponderà in modo negativo.

            Un altro passo fa pensare a una Casa Bianca che, caduta nella trappola di Hormuz nonostante i moniti dei generali del Pentagono (avvertimenti più volte ripetuti dallo stesso capo di Stato maggiore, il generale Dan Caine, ma ignorati dal presidente) starebbe lentamente prendendo atto della prospettiva di un lungo conflitto di attrito: l’ordine esecutivo, firmato venerdì sera da Trump, che amplia la possibilità di ricorso al Defense Production Act: una legge che consente di militarizzare industrie civili in tempo di guerra.

            Secondo il sito Axios, l’obiettivo è quello di riattivare la produzione di alcune piattaforme petrolifere al largo delle coste californiane. Anche qui tempi lunghi e, ancora una volta, un’operazione che sembra più una manovra politica (una disputa col governatore democratico della California, Gavin Newsom) che un contributo sostanziale all’emergenza energetica: anche se riattivati rapidamente, i pozzi offshore potrebbero dare dai 45 mila ai 55 mila barili di petrolio al giorno (con la possibilità di arrivare fino a 60 mila nel 2030): appena lo 0,05% di quello che manca ogni giorno sui mercati — 20 milioni di barili di greggio — a causa della chiusura di Hormuz.​

            CorSera
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              La Ue pensa a un piano per tagliare i consumi di gas. Orban: Riapriamo ai russi

              Il punto di partenza è che ogni paese riduca su base volontaria del 15% la domanda di metano rispetto alla media degli ultimi 5 anni​



              La crisi del Medio Oriente provoca un caos globale sul mercato del petrolio

              Il crocevia nel Golfo Persico garantiva un flusso di greggio e gas naturale su scala mondiale. Europa e Asia le aree più esposte alla crisi. Le banche d’affari: “Rischio petrolio a 200 dollari”

              Il crocevia nel Golfo Persico garantiva un flusso di greggio e gas naturale su scala mondiale. Europa e Asia le aree più esposte alla crisi. Le banche d’affari…

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                Gli Stati Uniti hanno già perso la guerra contro l’Iran: parola di John Mearsheimer

                La conversazione tra Glenn e John Mearsheimer ruota attorno a una tesi netta: Washington può ancora infliggere distruzione, ma non sa più come trasformare la forza militare in un risultato politico. Da qui nasce il cuore del ragionamento: una guerra iniziata nella convinzione di imporre una resa rapida si sta convertendo in un conflitto di logoramento in cui l’Iran conserva capacità di risposta, margini di escalation e soprattutto il potere di rendere insostenibile il prezzo della guerra per gli Stati Uniti, per Israele e per l’economia mondiale. Mearsheimer non si limita a dire che la campagna stia andando male; sostiene che, sul piano strategico, il danno è già stato fatto, perché manca una via d’uscita credibile e manca una vittoria decisiva da imporre.

                La trappola dell’escalation

                Il primo punto della discussione è brutalmente semplice: la guerra non sta andando come Trump sperava, e questo non sorprende, perché Trump era stato avvertito prima di imboccare questa strada. Secondo Mearsheimer, persino in ambienti mediatici americani e israeliani si comincia a riconoscere che l’Iran non sta collassando e non ha alcuna intenzione di arrendersi. Da qui la domanda decisiva: se il tempo gioca a favore di Teheran, perché gli Stati Uniti hanno scelto questa strada? La risposta è che Trump, a giudizio di Mearsheimer, vorrebbe già uscire dal conflitto, ma non sa come farlo, perché nessuno è in grado di raccontare una storia plausibile sulla fine della guerra.

                La vulnerabilità del Golfo

                È su questo terreno che la discussione diventa più concreta. Mearsheimer spiega che, se gli Stati Uniti e Israele intensificano i bombardamenti e colpiscono infrastrutture critiche in Iran, l’Iran può rispondere colpendo infrastrutture critiche negli Stati del Golfo e in Israele. E può farlo con relativa facilità, perché dispone di numerosi missili balistici e droni, molti dei quali altamente precisi, e perché opera in un ambiente pieno di obiettivi vulnerabili. La sua non è una minaccia astratta: è una leva materiale, immediata, credibile.

                Da qui deriva la sua formula più dura: l’Iran dispone, in sostanza, di una capacità di distruzione assicurata nei confronti del Golfo. Non nel senso nucleare classico, ma nel senso di poter arrecare danni così profondi da mettere in crisi l’intera architettura regionale. Per questo Mearsheimer ritiene fallace l’idea americana di dominare l’escalation. Se i siti petroliferi e gli impianti di desalinizzazione del Golfo possono essere distrutti con relativa facilità, non sono gli Stati Uniti a detenere il pieno controllo dell’escalation: anche l’Iran ha una mano forte da giocare, e questa mano tocca il cuore dell’economia mondiale.

                Il limite della sola potenza aerea

                La Seconda guerra mondiale e tutte le guerre successive hanno mostrato i limiti reali della sola potenza aerea. La conclusione è inequivocabile: i bombardamenti strategici possono essere molto utili, ma non vincono da soli una guerra contro un avversario formidabile. Mearsheimer ricorda il caso dell’Iraq nel 2003: gli Stati Uniti aprirono con la campagna aerea, con lo “shock and awe”, ma per ottenere il cambio di regime e una vittoria decisiva dovettero comunque impiegare forze terrestri. Nel caso iraniano, invece, non ci sono forze di terra, e Trump non vuole metterle. Dunque tutta la scommessa americana si riduce all’idea che si possa vincere solo con i bombardamenti. Per Mearsheimer questa non è una strategia: è una fantasia.

                I precedenti storici mostrano che popolazioni e Stati possono sopportare punizioni devastanti e continuare a combattere. Cita la Seconda guerra mondiale, la Corea, il Vietnam. Inoltre, aggiunge, non sarà possibile eliminare tutti i missili balistici e tutti i droni iraniani: Teheran continuerà a lanciare attacchi contro Israele, contro gli Stati del Golfo e contro le risorse militari americane. Dunque la sola potenza aerea non produrrà, salvo miracoli, una vittoria decisiva. E Mearsheimer, esplicitamente, dice di non credere ai miracoli.

                Un errore politico prima ancora che militare

                La discussione poi si sposta sulle responsabilità della decisione americana. Qui Mearsheimer è molto preciso: l’amministrazione era stata avvertita prima della guerra da almeno due fonti interne di grande peso. La prima era il generale Keane, figura molto vicina a Trump, richiamato dal pensionamento e promosso a capo dei capi di stato maggiore. Keane aveva detto chiaramente al presidente che non esisteva un’opzione militare praticabile. La seconda era il Consiglio nazionale d’intelligence, che aveva prodotto uno studio secondo cui era improbabile ottenere un rapido cambio di regime e una fine veloce del conflitto. Due segnali, dice Mearsheimer, che lampeggiavano davanti al presidente come luci arancioni se non rosse. Trump li ha ignorati.

                Su questo entra in scena Netanyahu. Mearsheimer sostiene che il premier israeliano abbia alimentato l’illusione di una vittoria rapida e quasi magica. Netanyahu avrebbe ripetuto per anni che il regime iraniano era vulnerabile, che bastava colpirlo duramente, mostrare coraggio e perseguire il cambio di regime perché crollasse, lasciando il posto a leader più moderati e sottomessi agli Stati Uniti e a Israele. Ogni presidente prima di Trump, incluso Biden, aveva evitato quella trappola. Trump invece, secondo Mearsheimer, vi è caduto, convinto dalla promessa di una vittoria rapida e decisiva che non si è materializzata.

                La credibilità americana e la razionalità dell’avversario

                Mearsheimer sviluppa qui una tesi controintuitiva: gli Stati mentono meno agli altri Stati di quanto mentano alle proprie opinioni pubbliche, perché la menzogna è efficace solo se chi la ascolta ritiene possibile che tu stia dicendo la verità. Se diventi un bugiardo seriale, la menzogna perde valore come strumento. Ed è per questo, aggiunge, che nelle democrazie liberali si possono vedere più menzogne rivolte al pubblico che nelle autocrazie.

                Quando il discorso si concentra su Trump, però, la questione si complica. Mearsheimer dice che in molti casi Trump non mente neppure nel senso classico del termine, perché sembra credere davvero a ciò che dice, anche quando quelle affermazioni hanno poco o nulla a che fare con la realtà. Questo, afferma, è ancora più inquietante. In altri casi mente apertamente, ma le sue menzogne risultano inefficaci proprio perché tutti sanno che mente. Ne deriva un doppio danno: nessun vero vantaggio strategico e, in più, un’erosione della credibilità americana.

                L’Europa nella posizione del vassallo

                L’ultimo blocco della conversazione è forse il più duro sul piano politico. Glenn chiede come interpretare la posizione europea, il sostegno retorico dell’Unione, il ruolo di Merz, dei britannici, di Macron e le conseguenze economiche per il continente. Mearsheimer risponde che, se la guerra si intensificasse e si realizzassero gli scenari peggiori evocati all’inizio della discussione, per l’Europa le conseguenze economiche sarebbero catastrofiche. Le élite europee lo capiscono benissimo e avrebbero voluto che questa guerra non iniziasse mai, perché non porta alcun beneficio al continente.

                Eppure, continua, gli europei fanno come quasi sempre ciò che gli americani vogliono. Non condannano apertamente Stati Uniti e Israele per l’aggressione e per l’assassinio del leader di un paese straniero; si allineano, salvo eccezioni come la Spagna. Il motivo, secondo Mearsheimer, è la paura che gli Stati Uniti riducano la loro presenza militare in Europa o lascino il continente a sé stesso. Per tenere in piedi la NATO e mantenere l’impegno americano, le élite europee scelgono la sottomissione.

                La sconfitta prima della fine

                La tesi finale della discussione è dunque limpida. Gli Stati Uniti non hanno perso perché incapaci di bombardare o di distruggere. Hanno perso perché hanno aperto un conflitto senza poter raccontare una fine plausibile, confidando in una vittoria rapida che non c’è stata, ignorando avvertimenti interni, sopravvalutando il potere della sola aviazione, sottovalutando la razionalità dell’avversario e aprendo uno spazio in cui l’Iran può colpire il Golfo, destabilizzare l’energia mondiale, logorare Israele, favorire la Russia, alleggerire la pressione sulla Cina e aggravare la crisi europea. La superiorità militare americana resta enorme, ma non coincide più con una superiorità strategica. Ed è qui, in questo divorzio tra forza e risultato, che Mearsheimer colloca la vera sconfitta: non alla fine della guerra, ma nel momento in cui una grande potenza continua a combattere senza sapere come trasformare la guerra in vittoria.

                (Giuseppe Gagliano – lafionda.org) – La conversazione tra Glenn e John Mearsheimer ruota attorno a una tesi netta: Washington può ancora infliggere distruzione, ma non sa più come trasf…
                ...ma di noi
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                  Come scrissi giorni fa non mi sorprenderebbe se si usasse l'atomica a breve
                  Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
                  Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
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                  • Sean
                    Csar
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                    L'America è una potenza in declino e una nazione profondamente divisa al suo interno, con gravissime e acute spaccature politiche, ideologiche, sociali, dove una buona metà delle elite e della popolazione si augura una "sconfitta" (in ottica anti-trumpiana) in questa scriteriata guerra all'Iran - una divisione interna più reale, e alla prova dei fatti molto più gravida di conseguenze, che non quella che si presupponeva avrebbe dovuto portare alla caduta del regime iraniano, che nella guerra ha invece trovato un collante col popolo, come facilmente prevedibile e preventivato anche dal semplice uomo della "strada", e questo dà la misura del completo ottenebramento in cui soggiacciono le folli, idiote o, a seconda dei casi, corrotte e pervertite elite occidentali.

                    Anche all'interno dell'universo della "destra" americana c'è una spaccatura: i silenzi dei Vance e dei Bannon sono più eloquenti di ogni pubblica dichiarazione di contrarietà contro l'intervento militare in Iran, una vera e propria calata negli abissi che in un attimo ha contraddetto tutta l'ideologia Maga.

                    L'Europa, i servi ebeti ed inutili, sta sempre più venendo scossa da questa epoca inaugurante la guerra dei mondi, dove ne percepiamo solo il vestibolo: due settimane dall'aggressione americano-sionista all'Iran e già si trova a dover pensare a piani di tagli al gas e ad attingere alle riserve strategiche per il petrolio: il "porcospino di acciaio" si rivela un aculeo che si è infilzato solo nelle chiappe di un continente senza sovranità, senza risorse, senza potenza, senza peso strategico, senza unità, senza futuro - e nonostante questo incapace di collocarsi in azioni politiche e strategiche indipendenti dall'orbita (auto)dissolvente degli USA: un autentico crimine verso se stessi, un programmato e deliberato suicidio.

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                      Originariamente Scritto da M K K Visualizza Messaggio
                      Come scrissi giorni fa non mi sorprenderebbe se si usasse l'atomica a breve
                      Così da autorizzare la Russia a fare altrettanto contro l'Ucraina e la Cina su Taiwan...L'unica atomica che qua è deflagrata è quella che i sionisti hanno fatto eplodere nel cervello di Trump, convincendolo che l'Iran era ormai un paese finito, un regime appeso ad un filo, e che pochi giorni di "guerra lampo" dai cieli, con "devastanti" bombardamenti, avrebbe portato al crollo del regime, ad incoraggiare una rivoluzione dal basso, nella metropoli Teheran o dalle regioni iraniane ma non persiane.

                      Ignorate tutte le ragioni contrarie ad un intervento tanto rischioso quanto azzardato, in primis quello (da sempre noto e temuto) di incendiare e destabilizzare una regione-cardine per l'economia mondiale e occidentale in particolare.

                      L'appello di Trump alla Cina è il segno più evidente di come adesso si navighi a vista, si cerchi di mettere su in corso d'opera una "coalizione" che venga in soccorso almeno per mettere in sicurezza lo stretto di Hormuz...ma la sicurezza della Cina è una sconfitta strategica degli Stati Uniti, e che l'amministrazione americana non lo capisca, anzi si umili in un appello alla disperata agli "amici" e soprattutto ai "nemici", offre la misura del completo cortocirucuito in cui si sta muovendo il governo americano.
                      ...ma di noi
                      sopra una sola teca di cristallo
                      popoli studiosi scriveranno
                      forse, tra mille inverni
                      «nessun vincolo univa questi morti
                      nella necropoli deserta»

                      C. Campo - Moriremo Lontani


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                      • fede79
                        Bass Player
                        • Oct 2002
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                        • Send PM

                        Questo è il livello della stampa occidentale:

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                        Free at last, they took your life
                        They could not take your PRIDE

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                        • M K K
                          finte ferie user
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                          • Send PM

                          Ricordiamoci che e' pochi km dal Veneto e punta ad arrivare fino a Lisbona con i carri armati
                          Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
                          Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
                          Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.

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                          • The_machine
                            Bodyweb Senior
                            • Nov 2004
                            • 18797
                            • 620
                            • 40
                            • Send PM

                            Non credo che muovere guerre in giro per il mondo sia in contraddizione con l’ideologia MAGA, anzi. L'idea che "l'America venga prima" implica che gli altri debbano stare dietro, e spesso gli equilibri internazionali si impongono proprio attraverso l'uso della forza.
                            Piuttosto, MAGA tende a guardare con scetticismo alle guerre "ideologiche", cioè quelle giustificate principalmente con l’obiettivo dichiarato di esportare democrazia e diritti. Ma questo, evidentemente, non è il tipo di motivazione che caratterizza la linea politica di Trump.
                            A mio avviso, le ideologie di destra conservatrice e identitaria sono intrinsecamente più conflittuali e tendono ad aumentare le tensioni internazionali. Lo stiamo vedendo sia negli Stati Uniti di Trump sia nella Russia di Putin.
                            A me non stupisce affatto l'interventismo che stiamo osservando con Trump, piuttosto mi stupisce che vi stupisca.

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                            • Sean
                              Csar
                              • Sep 2007
                              • 125776
                              • 4,369
                              • 3,995
                              • Italy [IT]
                              • In piedi tra le rovine
                              • Send PM

                              A me stupisce invece che ancora ci sia qualcuno che dia un qualche peso alle categorie politiche destra/sinistra, dissoltesi da tempo e che su quella ragnatela vi appenda le altrettanto fumose categorie "morali" di bene e male, di meglio e peggio, che nella storia politica non hanno alcun senso "pratico", derivando semmai da quella delle religioni.

                              Destra e sinistra moderne sono entrambe figlie del liberalismo: hanno entrambe mosso, giustificato, accettato guerre e pulsioni imperialistiche; la convinzione che il progresso e il futuro avrebbero portato ad una liberazione dell'uomo e ad una età di felicità, benessere, "giustizia", facendo del regime democratico liberalista un assoluto, talmente forte da vedervi una "legittimità" alla sua universale "applicazione"...mentre l'unico "progresso" che abbia una sua ragione autosufficiente, autosussistente e autolegittimante, e dunque "autentica", è solo quello impersonale, a-morale e a-politico della Tecnica, dominio presso il quale tutti ("destra" "sinistra") si inchinano e ancor più si inchineranno domani.

                              Gli appetiti non hanno avuto colore: Biden ha usato l'Ucraina in funzione antirussa, incurante della matematica reazione di una potenza (se non avesse reagito non avrebbe più avuto il diritto di definirsi come tale). L'America è da 80 anni che sta esportando destabilizzazione. E' stato un democratico come Kennedy a dare il via alla guerra in Vietnam, alle aggressioni a Cuba, ad essere giunto ad un soffio dalla terza guerra mondiale perchè i missili russi a Cuba no...e invece quelli Nato in Ucraina sì?

                              Trump nella sua prima presidenza non ha mosso guerre, nè ideologiche nè di altro genere. Questa in Iran lo è invece una guerra ideologica, e segna una patente discontinuità col suo precedente mandato: ha le sue radici nella convinzione che America e Israele siano nazioni sorelle, anzi gemelle, e che i loro destini siano uno: il sigillo di "verità" e dunque di "legittimazione" è ricavato dal vecchio testamento e dalla interpretazione letterale (protestante, evangelica, puritana) che si fa di esso: è l'ideologia del sionismo-cristiano, la trappola entro la quale è scivolato Trump.
                              ...ma di noi
                              sopra una sola teca di cristallo
                              popoli studiosi scriveranno
                              forse, tra mille inverni
                              «nessun vincolo univa questi morti
                              nella necropoli deserta»

                              C. Campo - Moriremo Lontani


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                              • The_machine
                                Bodyweb Senior
                                • Nov 2004
                                • 18797
                                • 620
                                • 40
                                • Send PM

                                Per me la distinzione rilevante non è tra destra e sinistra, ma tra liberal-democrazie e destre conservatrici identitarie che considero forme di proto-dittatura.
                                Queste ultime, a mio avviso, sono intrinsecamente più conflittuali perché fondano la propria visione politica sulla logica del "noi vs loro" (MAGA - MEGA etc), da questa impostazione discende il resto.
                                Ciò non significa che le democrazie siano immuni alla conflittualità. Possono esserlo eccome. La differenza, però, è soprattutto di grado e di intensità.
                                Non è casuale che l’Europa sia stata devastata da due dittature che hanno condotto alla seconda guerra mondiale. Allo stesso modo, quella che oggi molti definiscono una "guerra mondiale a pezzi" nasce ancora una volta dall'azione di dittature o proto-dittature (Russia di Putin e USA di Trump).

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