Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.

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    Trump agli iraniani: «Prendete il controllo. Arrivano gli aiuti»

    «Conservate i nomi dei vostri assassini, pagheranno un prezzo alto». Incertezza sulle mosse del presidente: «Le scoprirete». La Russia: inaccettabile. Witkoff incontra in segreto il figlio dello Scià

    Donald Trump afferma che intende sostenere i manifestanti in Iran. «Tutto ciò che dico loro è: l’aiuto è in arrivo», ha dichiarato il presidente americano parlando a Detroit presso l’Economic Club dove però ha trattato soprattutto di politica ed economia, dei suoi piani per gli americani, anche se ha toccato temi di politica estera incluso il Venezuela. Il suo messaggio sull’Iran in mattinata sul suo social Truth ha alimentato le attese di un possibile raid americano contro gli ayatollah. «Patrioti iraniani, continuate a protestare contro le vostre istituzioni — ha scritto il presidente americano —. Conservate i nomi degli assassini e di coloro che compiono abusi. Pagheranno un grosso prezzo. Ho cancellato tutti gli incontri con funzionari iraniani fino a che non si interrompe l’insensata uccisione di manifestanti. L’aiuto è in arrivo». Ha concluso: «MIGA» (Make Iran Great Again).

    «Lo scoprirete»

    Alla Reuters che gli chiedeva cosa significhi «l’aiuto è in arrivo», ha replicato: «Lo scoprirete» e ha sottolineato che gli americani dovrebbero lasciare l’Iran. Parole simili a quelle pronunciate sul Venezuela nelle settimane precedenti alla cattura di Maduro. La sua portavoce Karoline Leavitt ha affermato in volo che il presidente non aveva partecipato alla riunione del consiglio nazionale svoltasi ieri mattina per valutare le opzioni per rispondere alle proteste, anche se era atteso che ricevesse più tardi un briefing al ritorno da Detroit. Parlando a Detroit Trump ha ricordato di aver imposto l’altro ieri dazi (del 25%) entrati in vigore ieri a «chiunque faccia affari con l’Iran».

    L'incontro con il principe

    Il sito Axios ha rivelato che il consigliere di Trump Steve Witkoff ha segretamente incontrato il principe iraniano Reza Pahlavi, figlio dello Scià rovesciato nel 1979 che si sta posizionando come leader «di transizione» se cade il regime e che è apparso più volte in tv per chiedere all’amministrazione Trump di intervenire in supporto delle proteste.

    Fino alla scorsa settimana la Casa Bianca non sembrava considerarlo un potenziale leader nel Paese ma p rimasta sorpresa dal fatto che i manifestanti hanno gridato il suo nome. Secondo Axios le discussioni sulle possibili opzioni di intervento in Iran sarebbero ancora ad uno stadio iniziale. «Non siamo alla fase decisionale su una azione militare al momento» ha detto un funzionario al sito, aggiungendo che è difficile ancora sapere quale sarà la decisione di Trump. Il segretario di Stato Marco Rubio ha suggerito in recenti incontri a porte chiuse che l’amministrazione sta valutando risposte «non cinetiche» (senza l’uso della forza delle armi) per aiutare i manifestanti.

    «Come Reagan»

    Il senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham che in passato ha indossato un cappellino rosso «Make Iran Great Again» ha rilanciato lo stesso slogan ieri su X alla fine di un lungo post: «Il presidente Trump certamente non è Obama. A mio parere è Reagan quando si tratta di proteggere i vitali interessi di sicurezza nazionale dell’America». Graham sostiene che «il colpo mortale agli ayatollah sarà una combinazione dell’incredibile coraggio patriottico dei manifestanti e dell’azione decisiva del presidente Trump. I manifestanti vanno nelle strade disarmati, rischiando le loro vite perché sanno di avere l’appoggio del presidente Trump».

    Il senatore aggiunge: «Niente truppe sul terreno, ma un dispiegamento infernale - come ha promesso - su un regime che ha oltrepassato ogni linea rossa. Cosa cerco? La distruzione dell’infrastruttura che consente il massacro del popolo iraniano e l’abbattimento dei leader responsabili per le uccisioni». Graham conclude: «Il lungo incubo del popolo iraniano finirà presto. Sono molto orgoglioso del presidente Trump».

    La reazione russa e dei Paesi Ue

    Il clima è di tensione e di incertezza. La Russia ha definito «un ricatto» i nuovi dazi, e «assolutamente inaccettabili» le minacce «di nuovi raid militari» americani, parlando di «conseguenze terribili» per il Medio Oriente. Italia, Unione europea, Regno Unito, Germania, Danimarca, Finlandia, Francia, Spagna, Portogallo, Olanda hanno richiamato ambasciatori o incaricati d’affari. Per il cancelliere Merz questi sono «gli ultimi giorni e settimane per il regime iraniano». L’Alta rappresentante della politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, dice che «non è chiaro se il regime cadrà o meno», Ursula von der Leyen parla di nuove sanzioni contro gli autori della repressione. Il Qatar vuole «mediare» tra Iran e Usa. Il portavoce del partito di Erdogan avverte che «interventi dall’esterno produrrebbero crisi».

    CorSera​
    ...ma di noi
    sopra una sola teca di cristallo
    popoli studiosi scriveranno
    forse, tra mille inverni
    «nessun vincolo univa questi morti
    nella necropoli deserta»

    C. Campo - Moriremo Lontani


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    • Sean
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      Il leader groenlandese: scegliamo Copenaghen rispetto a Washington. Vertice alla Casa Bianca con Vance

      Riunione alla Casa Bianca. L’isola: stiamo con i danesi

      Appuntamento oggi, giovedì 14 gennaio, alla Casa Bianca. Il vice presidente Usa, JD Vance ha deciso di partecipare all’incontro che i ministri degli Esteri di Danimarca, Lars Lokke Rasmussen, e di Groenlandia, Vivian Motzfeldt, avevano chiesto a Marco Rubio. Ci sarà anche il segretario di Stato, ma è chiaro che sarà Vance a condurre la riunione.

      Difficile prevedere se il confronto risolverà la crisi che si è aperta tra le due sponde dell’Atlantico sul destino della grande isola nell’Artico. Donald Trump insiste: «Faremo qualcosa in Groenlandia, che piaccia oppure no, non vogliamo avere la Russia o la Cina come nostri vicini». Il presidente americano ha precisato di volere raggiungere l’obiettivo nel «modo più facile», cioè con un accordo; altrimenti ricorrerà alle «maniere più dure».

      I vertici di Danimarca e Groenlandia hanno preparato la riunione a Washington su due livelli. Ieri, nel corso di una conferenza stampa congiunta, la premier danese Mette Frederiksen ha ammesso che «la situazione è difficile: non è stato semplice sopportare una pressione del tutto inaccettabile da parte di uno dei nostri più stretti alleati, ma c’è da sospettare che il peggio sia ancora in arrivo».

      Il primo ministro della Groenlandia, Jens Frederik Nielsen, ha aggiunto che il suo Paese, «Territorio speciale» della Danimarca, «non vuole essere né posseduto, né governato dagli Stati Uniti». Nielsen è stato lapidario: «Il solo fatto di dichiarare la volontà di comprare un altro Stato, non è rispettoso per la popolazione che ci vive. La Groenlandia sceglie la Danimarca rispetto agli Stati Uniti».

      Nello stesso tempo, però, i due governi si sono convinti che le manifestazioni di sdegno non basteranno a dissuadere Trump. Nei giorni scorsi hanno preparato una proposta concreta che oggi sottoporranno a Vance e Rubio. Il punto di partenza è l’«Accordo per la difesa della Groenlandia», firmato da Stati Uniti e Danimarca nel 1951. Quel documento riconosce l’esistenza di un solo presidio militare americano, la Thule Air Base, che adesso si chiama Pituffik, specializzata nella sorveglianza spaziale.

      Tuttavia l’intesa prevede l’ampliamento della presenza armata statunitense, a condizione che avvenga in consultazione con le autorità danesi e della stessa Groenlandia. E in effetti, nel corso della Guerra Fredda, il Pentagono ha costruito altre basi nell’isola, una di queste è stata scoperta recentemente, sotto una calotta di ghiaccio profonda trenta metri.

      Ora la Groenlandia, d’intesa con Copenaghen, sarebbe disponibile a ospitare altre basi americane. Decida Washington quante ne occorrono: anche fino a dieci. Il segretario della Nato, Mark Rutte, appoggia questa manovra e sta consigliando di procedere con un progetto di sicurezza dell’Artico avallato da tutti i membri dell’Alleanza Atlantica.

      Ieri, per altro, è uscito allo scoperto con queste parole: «Siamo tutti d’accordo sul fatto che, quando si tratta di protezione dell’Artico, dobbiamo lavorare insieme, ed è esattamente quello che stiamo facendo. Quello che mi aspetto nelle prossime settimane è che si discuta su come fare il passo successivo». Rutte allude a un tema cruciale, quando c’è di mezzo Trump: come verrebbero ripartite le spese per l’allestimento e la gestione delle nuove basi? Il segretario della Nato sta pensando a un contributo suddiviso tra gli alleati, in particolare tra quelli che, a parte Russia e Usa, fanno parte del Consiglio Artico: Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia.

      Anche Regno Unito e Germania sono pronti a partecipare a una missione di sicurezza collettiva. Chi avrebbe il comando? Non c’è dubbio che gli Stati Uniti rivendicherebbero il pieno controllo delle operazioni militari, da affidare al Joint Force Command di Norfolk, in Virginia.

      Il piano danese non si esaurisce con gli aspetti militari. A Vance e Rubio verrà proposto anche di intensificare la cooperazione economica tra Usa e Groenlandia, questa volta partendo dalla «Dichiarazione congiunta», siglata tra Danimarca e Stati Uniti, il 6 agosto del 2004. L’elenco dei settori potenzialmente coinvolti è generico: «Tra gli altri, ricerca, tecnologia, energia, questioni ambientali, istruzione, sviluppo, turismo, traffico aereo». Finora non ha prodotto risultati significativi. Ma la cornice giuridica consentirebbe alle imprese americane di accedere ai giacimenti di terre rare, al petrolio e ad altre materie prime.​

      CorSera​
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      C. Campo - Moriremo Lontani


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      • SimoneBW
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        Originariamente Scritto da The_machine Visualizza Messaggio
        Vabbè, diciamo che in Iran se gli USA intervengono fanno un favore a tutti
        Tutti chi?

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        • Sean
          Csar
          • Sep 2007
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          • In piedi tra le rovine
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          Gli USA o inviano truppe di terra (il che è da escludersi) o con una azione militare estemporanea (o dazi e sanzioni, che colpirebbero solo la povera gente) sarebbe difficile far cadere gli Ayatollah...almeno finchè avranno l'appoggio dell'esercito. La questione principale difatti è che manca una opposizione interna strutturata come "alternativa" e con leader capaci di guidare prima una rivoluzione e poi una transizione per passare oltre gli Ayatollah.

          Un'altra ipotesi potrebbe essere l'esercito che esautora i capi religiosi e assume la guida del paese. L'opzione "figlio dello Scià" è tanto ridicola quanto campata per aria: simbolo di un regime sanguinario e corrotto (https://www.lastampa.it/esteri/2026/...lavi-15466970/) contro il quale gli iraniani fecero già appunto una rivoluzione, preferendogli addirittura gli Ayatollah, è una marionetta degli USA che in tutta la sua vita non ha "fatto un cazzio" (come ha detto in tv la stessa Cecilia Sala)...è come se in Italia, per un cambio di regime, si proponesse o qualcuno proponesse Emanuele Filiberto...

          All'Iran servirebbe una soluzione alla Ataturk in Turchia, che abolì il sultanato, promulgò una costituzione laica, affidò la cura di quella e dello stato all'esercito...ma quello che all'Iran attualmente manca è appunto un Ataturk.
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          • M K K
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            Il vero problema è trovare qualcuno da mettere al comando e soprattutto che voglia collaborare ovvero prendere ordini dagli usa, un conto è Maduro che se lo sono venduto i suoi paesani , un altro è l'Iran.
            sicuramente non ci saranno operazioni di terra , bisogna vedere quali obbiettivi possono bombardare , magari dove producono e lanciano i missili verso Israele e qualche base militare a caso...
            Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
            Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
            Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.

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            • fede79
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              I media occidentali dicono che in 5 giorni ci sono stati 12000 morti, decessi avvenuti per colpa dei militari che sparano sui manifestanti; a Gaza, per arrivare a quel numero, ci sono volute diverse settimane di bombardamenti da parte di Israele: trova le differenze.
              sigpic
              Free at last, they took your life
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              • M K K
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                Vorrei sapere chi e come conta i morti
                Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
                Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
                Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.

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                • Sean
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                  L'occidente è una fogna senza alcuna credibilità. I media di quella fogna sono le pantegane.

                  Non è comunque il numero dei morti a fare una qualche differenza in quanto sta accadendo in Iran, ma il fatto che il regime sia ormai arrivato alla sua fase tirannica, consumando cioè tutta intera la classica parabola dei moti rivoluzionari ("liberatori" in principio, "conservatori" nella fase di mezzo, tirannici nella discesa). Successe pure alle elite della rivoluzione francese o bolscevica...in nome del "popolo" e poi su quel popolo si rovesciano ghigliottine (o cappi, pallottole...gli strumenti di repressione ed uccisione non mancano).

                  Purtroppo i regimi da soli non si riformano, anzi semmai si incattiviscono...per cui serve un'altra rivoluzione o che qualche organo di quel potere (tipo l'esercito) defezioni aprendo di fatto una nuova fase.

                  Gli iraniani non vogliono diventare "occidentali" o ritrovarsi in casa americani e sionisti: vorrebbero soltanto liberarsi degli Ayatollah, e assumere un islamismo svincolato da una teocrazia, un "laicismo" iranico, cioè loro.

                  Quello che manca è però una grande figura attorno alla quale coagulare questa opposizione, una figura capace anche di attrarre quelle forze del regime che, alla stessa maniera del popolo, pensano che la teocrazia abbia fatto il suo tempo.

                  Non conosciamo come stia davvero messo al suo interno quel regime, che segrete opposizioni vi siano: stanno tutti con gli Ayatollah? Probabile che no...e allora è da quel "no" che può arrivare una speranza per gli iraniani.
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                  C. Campo - Moriremo Lontani


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                  • Sean
                    Csar
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                    Groenlandia, Trump: «Gli Usa ne hanno bisogno. Dev'essere in mano nostra, inaccettabile qualunque cosa di meno». Oggi il vertice a Washington

                    «Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale. La Nato diventa molto più formidabile ed efficace con la Groenlandia nelle mani degli Stati Uniti. Qualsiasi cosa di meno è inaccettabile»: le parole del presidente Usa Donald Trump, postate sul suo social network Truth, sono nette. E non sembrano lasciare molto margine di manovra per il summit previsto oggi tra il suo vice JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen e la sua omologa groenlandese Vivian Motzfeldt.

                    La Groenlandia, spiega ancora Trump, «è vitale per il Golden Dome che stiamo costruendo. La Nato dovrebbe farci da apripista per ottenerla. Se non lo facciamo noi, lo faranno la Russia o la Cina, e questo non accadrà!». Parole che tornano su punti - la sicurezza nazionale, la minaccia rappresentata da Russia e Cina - che il presidente Usa aveva già sollevato in passato, ma che, ripetute alla vigilia dell'incontro odierno, suonano come un segnale chiarissimo.​

                    Poche ore fa, Copenaghen aveva annunciato l'intenzione di rafforzare la presenza militare in Groenlandia. Il già acceso confronto tra Danimarca, Stati Uniti e Groenlandia, con quest'ultima - Territorio speciale danese, con un suo governo locale - al centro di un braccio di ferro dagli esiti imprevedibili, si è fatto però, dopo le dichiarazioni di Trump, ancora più spinoso.

                    Come scrive Giuseppe Sarcina, è difficile prevedere se l'incontro tra Vance e i ministri degli Esteri di Copenaghen e Nuuk (la città principale della Groenlandia, sede del suo governo locale) risolverà la crisi che si è aperta tra le due sponde dell’Atlantico sul destino della grande isola nell’Artico. Le pretese statunitensi sulla Groenlandia - avanzate da Trump prima ancora di re-insediarsi alla Casa Bianca, ma diventate ormai insistenti - hanno assunto una luce diversa dopo il blitz Usa in Venezuela. Per raggiungere l'obiettivo, la sua amministrazione starebbe lavorando a un acquisto concordato, ma non ha escluso del tutto neanche «maniere più dure», cioè l’uso della forza.​

                    CorSera​
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                    • M K K
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                      Bene
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                      Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
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                        • Sergio
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                          Ahia.....



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                          • Sean
                            Csar
                            • Sep 2007
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                            • In piedi tra le rovine
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                            Non crederò mai ad uno scontro armato e/o invasione americana della Groenlandia...come d'altra parte mi pare difficile che, in qualche altra maniera, non finisca sotto "protettorato" USA con la scusa delle penetrazioni russo-cinesi al Nord.
                            ...ma di noi
                            sopra una sola teca di cristallo
                            popoli studiosi scriveranno
                            forse, tra mille inverni
                            «nessun vincolo univa questi morti
                            nella necropoli deserta»

                            C. Campo - Moriremo Lontani


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                            • The_machine
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                              Mi domandavo che fine avesse fatto la nostra giurista specializzata in diritti umani:



                              Iran, Francesca Albanese criticata per una risposta sui social

                              Chiamata in causa sulla repressione, risponde richiamando i limiti del proprio mandato Onu

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                                Gratuitamente, se qualcuno ha un link per farle una donazione posti pure
                                Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
                                Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
                                Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.

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