Cronaca e politica estera [Equilibri mondiali] Thread unico.

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  • Sean
    Csar
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    • In piedi tra le rovine
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    Originariamente Scritto da Arturo Bandini Visualizza Messaggio
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    Non è tanto il cambio di vetrate che fa specie (Notre Dame è un tempio che ha avuto una storia travagliatissima, stravolto più e più volte nel corso dei secoli e in specie dopo le devastazioni della Rivoluzione, con restauri ottocenteschi che già ne mutarono quel che restava dell'assetto e della decorazione originari) quanto il fatto che, come si legge, anche la diocesi "è d'accordo"...il che ci dice tutto su come sia ridotta ormai la chiesa cattolica (non solo francese).

    Sul "modernariato", sul concetto dell' "arte" moderna, sulla ideologia del "contemporaneo" (l'ormai abusato e abominevole termine di "inclusività", come se poi una chiesa non fosse già inclusiva di suo, in quanto tutti possono entrare, non ti viene chiesto "chi sei" all'ingresso) faccio parlare quelli più bravi di me:

    "l'arte sacra è la forma dell'Informale, l'immagine dell'Increato, la parola del Silenzio. Ma se l'iniziativa artistica si distacca dalla tradizione, che la collega al sacro, la garanzia d'intelligenza decade e la stupidità trapela ovuque"

    "Rileviamo il pregiudizio secondo il quale un artista deve "rinnovarsi", come se la vita umana non fosse troppo breve per giustificare questa esigenza [...] dopo tutto non si soffre per il fatto che l'uomo non cambia testa ogni giorno, e non ci si aspetta dall'arte persiana che si tramuti da un giorno all'altro in arte polinesiana"

    "E' significativo in questo ordine di idee che spesso si esalti un sedicente artista "perchè esprime il proprio tempo", come se un'epoca in quanto tale - dunque qualcosa che può essere qualunque cosa - avesse dei diritti sulla verità [...] pretendere che un'opera sia buona perchè "esprime il nostro tempo" porta ad affermare che un fenomeno è buono per la semplice ragione che esprime qualcosa, dunque un crimine è buono perchè esprime una tendenza criminale, un errore è buono perchè esprime una mancata conoscenza e così via"

    "L'arte non ha solo l'obbligo di "discendere" verso il popolo, deve anche restare fedele alla sua verità primaria, per permettere agli uomini di salire verso di essa"

    (F. Schuon, Principi e criteri dell'arte universale)
    ...ma di noi
    sopra una sola teca di cristallo
    popoli studiosi scriveranno
    forse, tra mille inverni
    «nessun vincolo univa questi morti
    nella necropoli deserta»

    C. Campo - Moriremo Lontani


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    • Arturo Bandini
      million dollar boy
      • Aug 2003
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      bè è recente anche la polemica per canterbury (che per lo meno leggo ora essere stick e non veri graffiti indelebili)

      Graffiti su muri e colonne della cattedrale di Canterbury. Un problema di decoro e di ironia su Dio con domande tipiche da social network.

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      • M K K
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        Originariamente Scritto da Sean Visualizza Messaggio
        Non è tanto il cambio di vetrate che fa specie (Notre Dame è un tempio che ha avuto una storia travagliatissima, stravolto più e più volte nel corso dei secoli e in specie dopo le devastazioni della Rivoluzione, con restauri ottocenteschi che già ne mutarono quel che restava dell'assetto e della decorazione originari) quanto il fatto che, come si legge, anche la diocesi "è d'accordo"...il che ci dice tutto su come sia ridotta ormai la chiesa cattolica (non solo francese).

        Sul "modernariato", sul concetto dell' "arte" moderna, sulla ideologia del "contemporaneo" (l'ormai abusato e abominevole termine di "inclusività", come se poi una chiesa non fosse già inclusiva di suo, in quanto tutti possono entrare, non ti viene chiesto "chi sei" all'ingresso) faccio parlare quelli più bravi di me:

        "l'arte sacra è la forma dell'Informale, l'immagine dell'Increato, la parola del Silenzio. Ma se l'iniziativa artistica si distacca dalla tradizione, che la collega al sacro, la garanzia d'intelligenza decade e la stupidità trapela ovuque"

        "Rileviamo il pregiudizio secondo il quale un artista deve "rinnovarsi", come se la vita umana non fosse troppo breve per giustificare questa esigenza [...] dopo tutto non si soffre per il fatto che l'uomo non cambia testa ogni giorno, e non ci si aspetta dall'arte persiana che si tramuti da un giorno all'altro in arte polinesiana"

        "E' significativo in questo ordine di idee che spesso si esalti un sedicente artista "perchè esprime il proprio tempo", come se un'epoca in quanto tale - dunque qualcosa che può essere qualunque cosa - avesse dei diritti sulla verità [...] pretendere che un'opera sia buona perchè "esprime il nostro tempo" porta ad affermare che un fenomeno è buono per la semplice ragione che esprime qualcosa, dunque un crimine è buono perchè esprime una tendenza criminale, un errore è buono perchè esprime una mancata conoscenza e così via"

        "L'arte non ha solo l'obbligo di "discendere" verso il popolo, deve anche restare fedele alla sua verità primaria, per permettere agli uomini di salire verso di essa"

        (F. Schuon, Principi e criteri dell'arte universale)
        Quello che dice Sgarbi lo trovo molto sensato
        L’arte sacra non è un fatto o fenomeno collettivo, ma dipende dalla visione individuale e dalla sensibilità propria dell’artista. Il concetto di sacralità è strettamente legato alla persona e al suo modo di rapportarsi col trascendente. Certamente esistono epoche maggiormente votate alla visione verticale rispetto alla orizzontale. Oggi ad esempio viviamo più immersi nella realtà orizzontale, materialistica. Tuttavia non ne farei un dramma. Semmai è corretto dire che manca una grande produzione in campo di arte sacra”.


        Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
        Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
        Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.

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        • Arturo Bandini
          million dollar boy
          • Aug 2003
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          mancano i praticanti, l'altro giorno alla messa per mio padre eravamo solo noi parenti e 4 anziani. Le chiese ormai hanno la sola funzione di monumenti e nel futuro saranno questo: monumenti e, quelle di minor pregio, forse vendute alle comunità islamiche per convertirle in moschee. All'estero è sempre più frequente e ora inizia anche qui

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          • Sean
            Csar
            • Sep 2007
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            • In piedi tra le rovine
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            I Volenterosi incalzano Trump sul piano per l'Ucraina: summit entro il fine settimana. E il presidente Usa attacca Zelensky

            Il premier canadese Carney e i leader europei spingono perché Kiev valuti la cessione in cambio di garanzie​

            Si cerca, freneticamente, una soluzione di compromesso tra americani, europei e ucraini. Oggi è fissato un summit online della «coalizione dei Volenterosi», i circa 30 Paesi che sostengono la resistenza ucraina. La riunione, convocata dal tandem franco-britannico alla guida del gruppo, discuterà delle garanzie di sicurezza da fornire a Kiev. Ma è chiaro che il confronto si allargherà alla proposta complessiva che ieri Volodymyr Zelensky ha inviato a Washington.

            Il leader ucraino ha parlato per telefono, si presume di ricostruzione del Paese, con il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, con il genero di Trump, Jared Kushner e con Larry Flink, amministratore delegato del fondo BlackRock. Sempre ieri il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrick Merz si sono sentiti al telefono per 40 minuti con Donald Trump. Non è andata bene.

            ​ Trump prima ha detto ai giornalisti che «ci siamo parlati in termini forti e i sono stati motivi di disputa con alcune persone». Poi ha rivelato: i leader europei «vogliono un incontro con noi e con Zelensky nel fine settimana in Europa».

            Infine è tornato ad attaccare il presidente ucraino, sottolineando «la corruzione» che dilaga nel Paese. A questo punto «Zelensky deve essere realista. Non vogliamo perdere altro tempo». Gli americani premono sul presidente ucraino affinché ceda anche la parte di Donbass ancora nelle mani del suo esercito. A quanto pare i leader europei e il premier canadese Mark Carney lo stanno invitando a «riflettere». La contropartita potrebbero essere, appunto, robuste «garanzie di sicurezza».

            Il passaggio chiave è quello che prevede tutele fornite dagli Stati Uniti, simili all’articolo 5 della Nato (tutti gli alleati corrono in soccorso di un partner aggredito). È un’idea suggerita mesi fa dall’Italia e che compariva già nella prima bozza presentata da Witkoff. Ora, il problema è come dare concretezza a questo impegno, sottoscritto anche dagli europei. I «Volenterosi» ne parleranno oggi e poi dovrebbero provare a tirare le fila nella prossima riunione, fissata per lunedì 15 dicembre a Berlino.

            L'ingresso nella Ue

            Stando alle indiscrezioni, pubblicate dal Washington Post, si starebbe ipotizzando l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea già nel 2027. Ma, a quanto risulta, questa data non è apparsa nel confronto tra i ministri degli Esteri Ue riuniti da ieri a Leopoli, proprio per esaminare questo tema. Finora, la Commissaria all’allargamento, la slovena Marta Kos, aveva fissato l’asticella al 2030, sollevando le perplessità di Spagna, Italia, Grecia, Portogallo. Il 2027 sembra davvero troppo vicino.

            Il nodo delle riserve monetarie russe

            La terza questione riguarda l’utilizzo delle riserve monetarie russe bloccate in Europa, in particolare in Belgio. Ora la presidente della Bce, Christine Lagarde, accoglie con favore la nuova versione allo studio della Commissione europea: considerare i 185 miliardi custoditi dalla società belga Euroclear come «un prestito di riparazione», da restituire alla Russia quando comincerà a ripagare i danni di guerra. Lagarde, contraria al semplice sequestro dei beni, ieri si è espressa così in un evento organizzato dal Financial Times: «L’ultima soluzione ipotizzata per finanziare l’Ucraina attraverso i titoli russi congelati è, tra quelle viste finora, la più praticabile e la più coerente con il diritto internazionale ed europeo. Se riusciamo a spiegare la nostra posizione così com’è, credo che gli investitori in asset denominati in euro capiranno che non si tratta di una pratica che ci obbliga a rimuovere asset sovrani perché ci fa comodo. Si tratta di un caso del tutto eccezionale».

            L'ostacolo belga

            Ma, intanto, il primo ministro belga, Bart De Wever, avverte che il suo Paese potrà ricorrere alla Corte di Giustizia europea qualora la Ue decidesse di sequestrare le riserve russe in possesso di Euroclear. Lagarde si è anche detta d’accordo con Mario Draghi: «L’Europa dovrebbe emettere titoli congiunti per finanziare la difesa. Così come è stato fatto per il Covid».

            Il monito di Lavrov

            Fin qui il reticolo europeo. Mosca, per il momento, attende, senza, però, interrompere i bombardamenti in Ucraina. Il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, sostiene che l’Occidente non sia unito: solo Trump capisce quali siano «le cause profonde della guerra», mentre l’Europa «sta bloccando il processo di pace e sta cercando di incitare il cosiddetto leader ucraino e i membri del suo regime a continuare a combattere fino all’ultimo soldato». Infine, Lavrov ha aggiunto: «Non andremo in guerra con l’Europa. Ma risponderemo a qualsiasi mossa ostile, incluso il dispiegamento di contingenti militari europei in Ucraina e l’espropriazione dei beni russi».

            ​CorSera
            ...ma di noi
            sopra una sola teca di cristallo
            popoli studiosi scriveranno
            forse, tra mille inverni
            «nessun vincolo univa questi morti
            nella necropoli deserta»

            C. Campo - Moriremo Lontani


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              Originariamente Scritto da M K K Visualizza Messaggio

              Quello che dice Sgarbi lo trovo molto sensato
              L’arte sacra non è un fatto o fenomeno collettivo, ma dipende dalla visione individuale e dalla sensibilità propria dell’artista. Il concetto di sacralità è strettamente legato alla persona e al suo modo di rapportarsi col trascendente. Certamente esistono epoche maggiormente votate alla visione verticale rispetto alla orizzontale. Oggi ad esempio viviamo più immersi nella realtà orizzontale, materialistica. Tuttavia non ne farei un dramma. Semmai è corretto dire che manca una grande produzione in campo di arte sacra”.

              L'arte sacra non è "individuale" (come potrebbe sennò rimandare all'universale, cioè a quanto è valido "sempre e ovunque"?), in quanto trascende l'individuo, diversamente sarebbe arte profana. La spiritualità può essere individuale, personale, non l'arte: in quanto arte sacra è legata ad un canone espressivo che la precede e le dà una norma, altrimenti la raffigurazione del sacro diventerebbe inintelligibile se fosse sottoposta all'arbitrio dell'artista, dove quest'ultimo si farebbe fautore di una "religione" sua, per cui in una chiesa cattolica, una ortodossa, o in una moschea, una sinagoga, un tempio indù, per raffigurare il sacro ed il divino occorre restare nell'ambito della simbologia propria a quella religione, per il semplice motivo che quanto si va ad edificare, scolpire, dipingere, decorare proviene da una rivelazione di ordine superiore, "celeste", e non si può ricreare a "fantasia".

              Questo se si tratta di un tempio sacro, che ha in sè una sua propria codificazione. Il discorso che fa Sgarbi (che difatti andrebbe contestualizzato e visto in che occasione e in riferimento a cosa ne ha parlato) è valido solo in relazione ad un soggetto sacro che viene rivisitato da un artista, ma che trova una collocazione dell'opera in un ambito laico e profano: diversamente una opera a carattere sacro, posta in un tempio, deve innanzitutto come spersonalizzarsi (in antico gli artisti neanche si firmavano) perchè al centro di quella non c'è il soggetto-uomo ma l'oggetto-divino, e, in quanto tale, identico a se stesso sempre: il sacro per sua natura è sottratto a tutto quanto è transeunte, soggettivo, temporale, mondano: non siamo nel dominio dell'immante ma del trascendente, e se è tale e in quanto tale, il sacro non può non essere (e nell'arte non può non rimandare) verticale: diversamente, come potrebbe "elevare" l'uomo dalla sua condizione per l'appunto "materica", o della finitezza, e dischiudergli una visione della dimensione del "divino", ovverosia dell'eterno?
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                Zelensky: gli Usa vogliono che noi ci ritiriamo dal Donbass, non i russi
                Washington vuole che l'esercito ucraino si ritiri dal Donbass, ma non quello russo: lo ha dett il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

                Zelensky: su eventuali cessioni territoriali la parola spetta al popolo
                Qualsiasi potenziale compromesso su eventuali cessioni territoriali da parte dell'Ucraina, dovrebbe essere deciso da un voto popolare. Lo dice il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky parlando a Kiev con un gruppo di giornalisti. Lo riportano varie testate tra cui AFP e Guardian.
                "Che sia attraverso elezioni o un referendum, deve esserci una posizione del popolo ucraino", ha detto Zelensky.

                Zelensky: gli americani parlano di zona economica libera nel Donbass, i russi di zona demilitarizzata
                Gli Stati Uniti puntano alla creazione di una "zona economica libera" nelle parti del Donbass attualmente controllate da Kiev. Lo ha affermato in un punto stampa il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Lo riportano i media ucraini. Gli americani la chiamano così, mentre i "russi" la chiamano "zona smilitarizzata", ha aggiunto il presidente ucraino.

                Repubblica


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                  Zelensky: «Usa possono agevolare nostro ingresso in Ue»

                  Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero influenzare le decisioni di "alcuni stati" contrari all'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea, secondo quanto riferisce il media ucraino Suspline. «Gli Stati Uniti possono adottare misure per sbloccare il nostro cammino verso l'Unione Europea da parte di alcuni stati. Possono agire politicamente. Voi ed io sappiamo che il presidente degli Stati Uniti ha determinate leve di influenza e che questo funzionerà su coloro che attualmente stanno bloccando l'Ucraina», ha affermato il capo dello Stato ucraino in un punto stampa insieme ad alcuni giornalisti a Kiev.

                  Riguardo alla questione dell'adesione dell'Ucraina alla NATO, Zelensky ha osservato che Washington al momento non vuole «vedere» Kiev come membro del blocco. «E ne parlano apertamente. Queste non sono supposizioni. Gli Stati Uniti di oggi, e anche di ieri. Non ci è mai stato rivolto un invito alla NATO prima, non ci sono mai stati forniti dettagli specifici, e questa posizione non è cambiata», ha detto il leader ucraino.

                  Zelensky: «Il controllo del Donetsk e la centrale di Zaporizhzhia sono nodi irrisolti»

                  «Abbiamo due punti chiave di disaccordo. I territori del Donetsk, e tutto ciò che è correlato, e la centrale nucleare di Zaporizhzhia. Sono questi i due argomenti su cui continuiamo a discutere».

                  CorSera
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                    Mi pare che non si dica una bestemmia se si afferma che si sta finalmente parlando di questioni concrete...su basi realistiche. Il "piano Trump" era una prima bozza attorno alla quale lavorare.

                    Da quanto emerge, al di là delle questioni territoriali, garanzie di difesa ecc...si intuisce che gli USA vorranno per loro un ritorno economico ed industriale. Staremo a vedere.

                    Sul referendum c'è un problema: chi vota? Metà popolazione è fuori dall'Ucraina ma dovrebbero partecipare anche loro nel caso...e inoltre, se per qualche voto dovesse vincere il no, poi si ricomincerebbe la guerra? Su di una materia simile, il referendum non è una opzione praticabile: sui trattati di pace decidono i vertici, anche perchè sono gli unici ad avere una visione complessiva, in tutte le sue complicate sfaccettature, della situazione, delle trattative, delle condizioni e accordi palesi e segreti, delle promesse, di tutto l'insieme.
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                      Spesso si è sostenuto che questa guerra (o resistenza) fosse voluta unicamente da Zelensky per mantenere il potere, a discapito della volontà del popolo ucraino.

                      Se tuttavia emerge che siano gli stessi ucraini a non voler accettare determinate condizioni, occorre prenderne atto: sono loro ad aver sopportato il peso maggiore del conflitto e spetterebbe a loro assumersi la responsabilità di una scelta del genere. In questo senso, un eventuale referendum rappresenterebbe un'espressione democratica della volontà popolare.

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                      • Sean
                        Csar
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                        Tanto sappiamo tutti che non ci sarà alcun accordo di "pace", vuoi per i precedenti storici (una guerra di tal natura si potrà concludere solo come finiscono le guerre, cioè per esaurimento/sconfitta di uno dei belligeranti) e vuoi perchè la pace a questo punto non "conviene" a nessuno, Stati Uniti esclusi.

                        La "pace":

                        - non "conviene" a Zelensky, in quanto provocherebbe non solo la sua "cacciata" dal potere (e le susseguenti inchieste su corruzione ecc...) ma soprattutto il caos sociale, in quanto tutta la parte ultranazionalista ucraina, quella che con più ardimento e spargimento di sangue ha combattuto e sta combattendo, mai accetterebbe una menomazione territoriale. Si avrebbe una sorta di guerra civile interna, la stessa che ci fu in Italia nel post I GM (i reduci, gli "arditi" che non accettarono la mutilazione delle cessioni territoriali) e in Germania, entrambe poi conclusesi col cambio di regime, una rivoluzione sociale e politica e l'avvento dei fascismi. Lo stesso Zelensky potrebbe rischiare la vita.

                        La guerra per il governo ucraino è ormai l'unico modo per mantenere un "ordine" interno, evitare la disgregazione sociale e il caos conseguente. Guerra come punto di unione nazionale, in quanto, fin dall'antico, quando la patria è in pericolo le divisioni interne si attutiscono, finisco in secondo piano.

                        - non "conviene" alla UE per le ragioni spesso dette: anche qui la guerra come residuale polo aggregante, guerra per riempire di senso una "unione" che di senso va svuotandosi, sottoposta ormai alle formidabili pressioni della mutata geografia politica mondiale

                        - non "conviene" alla Russia in quanto ritiene di avere l'iniziativa militare e di poter dunque, lentamente ma inesorabilmente, raggiungere i suoi obiettivi, fidando nelle fratture occidentali, nella debolezza dei governi europei (anch'essi divisi), nei cambi di regime, nella indifferenza o stanchezza delle opinioni pubbliche

                        Conviene solo agli USA in quanto darebbe una botta alla alleanza russa con la Cina, potrebbe fare affari nei territori ucraini ceduti, investimenti nella ricostruzione e più in generale accordi commerciali, industriali, energetici con la Russia

                        Americani esclusi, tutti gli altri attori si affidano ormai a qualche evento futuro capace di far inclinare la bilancia di qua o di là, è questo rimettersi alle "sorti" l'unico "piano", in quanto la guerra, giunti a questo punto, non è più governabile e controllabile da nessuno dei tanti...per cui ciascuno spera che "domani accada qualcosa" di favorevole alla sua parte.
                        ...ma di noi
                        sopra una sola teca di cristallo
                        popoli studiosi scriveranno
                        forse, tra mille inverni
                        «nessun vincolo univa questi morti
                        nella necropoli deserta»

                        C. Campo - Moriremo Lontani


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                        • KURTANGLE
                          Inculamelo: l'ottavo nano...quello gay
                          • Jun 2005
                          • 37162
                          • 1,630
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                          Originariamente Scritto da The_machine Visualizza Messaggio
                          Spesso si è sostenuto che questa guerra (o resistenza) fosse voluta unicamente da Zelensky per mantenere il potere, a discapito della volontà del popolo ucraino.

                          Se tuttavia emerge che siano gli stessi ucraini a non voler accettare determinate condizioni, occorre prenderne atto: sono loro ad aver sopportato il peso maggiore del conflitto e spetterebbe a loro assumersi la responsabilità di una scelta del genere. In questo senso, un eventuale referendum rappresenterebbe un'espressione democratica della volontà popolare.

                          è così.
                          e hanno tutto il diritto a combatterla fino all'ultimo uomo

                          (da soli però, e senza i nostri miliardi di euro)
                          Originariamente Scritto da SPANATEMELA
                          parliamo della mezzasega pipita e del suo golllaaaaaaaaaaaaazzzoooooooooooooooooo contro la rubentus
                          Originariamente Scritto da GoodBoy!
                          ma non si era detto che espressioni tipo rube lanzie riommers dovevano essere sanzionate col rosso?


                          grazie.




                          PROFEZZOREZZAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

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                            Originariamente Scritto da Sean Visualizza Messaggio
                            Tanto sappiamo tutti che non ci sarà alcun accordo di "pace", vuoi per i precedenti storici (una guerra di tal natura si potrà concludere solo come finiscono le guerre, cioè per esaurimento/sconfitta di uno dei belligeranti) e vuoi perchè la pace a questo punto non "conviene" a nessuno, Stati Uniti esclusi.

                            La "pace":

                            - non "conviene" a Zelensky, in quanto provocherebbe non solo la sua "cacciata" dal potere (e le susseguenti inchieste su corruzione ecc...) ma soprattutto il caos sociale, in quanto tutta la parte ultranazionalista ucraina, quella che con più ardimento e spargimento di sangue ha combattuto e sta combattendo, mai accetterebbe una menomazione territoriale. Si avrebbe una sorta di guerra civile interna, la stessa che ci fu in Italia nel post I GM (i reduci, gli "arditi" che non accettarono la mutilazione delle cessioni territoriali) e in Germania, entrambe poi conclusesi col cambio di regime, una rivoluzione sociale e politica e l'avvento dei fascismi. Lo stesso Zelensky potrebbe rischiare la vita.

                            La guerra per il governo ucraino è ormai l'unico modo per mantenere un "ordine" interno, evitare la disgregazione sociale e il caos conseguente. Guerra come punto di unione nazionale, in quanto, fin dall'antico, quando la patria è in pericolo le divisioni interne si attutiscono, finisco in secondo piano.

                            - non "conviene" alla UE per le ragioni spesso dette: anche qui la guerra come residuale polo aggregante, guerra per riempire di senso una "unione" che di senso va svuotandosi, sottoposta ormai alle formidabili pressioni della mutata geografia politica mondiale

                            - non "conviene" alla Russia in quanto ritiene di avere l'iniziativa militare e di poter dunque, lentamente ma inesorabilmente, raggiungere i suoi obiettivi, fidando nelle fratture occidentali, nella debolezza dei governi europei (anch'essi divisi), nei cambi di regime, nella indifferenza o stanchezza delle opinioni pubbliche

                            Conviene solo agli USA in quanto darebbe una botta alla alleanza russa con la Cina, potrebbe fare affari nei territori ucraini ceduti, investimenti nella ricostruzione e più in generale accordi commerciali, industriali, energetici con la Russia

                            Americani esclusi, tutti gli altri attori si affidano ormai a qualche evento futuro capace di far inclinare la bilancia di qua o di là, è questo rimettersi alle "sorti" l'unico "piano", in quanto la guerra, giunti a questo punto, non è più governabile e controllabile da nessuno dei tanti...per cui ciascuno spera che "domani accada qualcosa" di favorevole alla sua parte.

                            però sean dimentichi un pezzetto della vicenda.
                            perchè se gli USA fossero davvero compatti nel voler chiudere questa guerra basterebbe loro chiudere le forniture di armi e l'ucraina sarebbe costretta a firmare la pace.

                            La verità è che negli USA ci sono invece visioni (interessi) molto discordanti.
                            C'è chi con questa guerra sta facendo paccate di soldi e non ha nessun interesse alla pace
                            Originariamente Scritto da SPANATEMELA
                            parliamo della mezzasega pipita e del suo golllaaaaaaaaaaaaazzzoooooooooooooooooo contro la rubentus
                            Originariamente Scritto da GoodBoy!
                            ma non si era detto che espressioni tipo rube lanzie riommers dovevano essere sanzionate col rosso?


                            grazie.




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                              Csar
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                              • In piedi tra le rovine
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                              Originariamente Scritto da KURTANGLE Visualizza Messaggio


                              però sean dimentichi un pezzetto della vicenda.
                              perchè se gli USA fossero davvero compatti nel voler chiudere questa guerra basterebbe loro chiudere le forniture di armi e l'ucraina sarebbe costretta a firmare la pace.

                              La verità è che negli USA ci sono invece visioni (interessi) molto discordanti.
                              C'è chi con questa guerra sta facendo paccate di soldi e non ha nessun interesse alla pace
                              Diciamo allora che gli USA ci "guadagnano" comunque anche in caso di prosecuzione della guerra, in quanto le prime 5 industrie belliche al mondo sono americane (la sesta è britannica)...e quindi in ottica affarista, dovendo gli europei (come già fanno) acquistare dagli USA, in quel senso un "affare" per gli americani ci sarebbe comunque...Però nell'ottica dell'interesse strategico e di sicurezza nazionale, che sopravanza quello del piano meramente affaristico (anche perchè le grandi potenze non ragionano solo per l'oggi ma anche in vista del domani e pure del dopodomani) staccare la Russia dalla Cina, e magari sfruttare le risorse russe (e i territori russi in Ucraina), rappresenterebbe non solo un affare che riguarderebbe una porzione maggiore di economia e forza lavoro americane, rispetto alla sola lobby delle armi, ma soprattutto un indebolire la Cina.

                              La Cina alleata con la Russia (alleata per modo di dire, perchè questo patto non è paritario, in quanto la Cina sostiene l'economia di guerra russa e quindi ha una influenza preminente ora sulla politica russa, e questa soggiace a quella) vuol dire intanto un enorme serbatoio energetico a poco prezzo per le industrie cinesi, ma poi un affaccio sull'Europa e sul Polo Nord...e questo va contro gli interessi nazionali americani, senza dubbio.
                              ...ma di noi
                              sopra una sola teca di cristallo
                              popoli studiosi scriveranno
                              forse, tra mille inverni
                              «nessun vincolo univa questi morti
                              nella necropoli deserta»

                              C. Campo - Moriremo Lontani


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                                • Send PM


                                Chi frena sull'utilizzo dei 185 miliardi di beni russi congelati? Perché puntare il dito contro il Belgio è fuorviante

                                Appare più probabile che altri governi oggi si nascondano dietro le obiezioni belghe, tenendo in secondo piano le proprie riserve. E poi, forse, c'è anche una ragione meno confessabile​

                                La pressione in vista di un accordo per l’uso delle riserve russe a favore dell’Ucraina ricade oggi tutta sul Belgio. È in Belgio che si trova il 90% circa di quei beni congelati, con i 185 miliardi depositati presso la piattaforma finanziaria (privata) Euroclear con base a Bruxelles.

                                È sempre il Belgio ad aver espresso le maggiori riserve all’uso di quei fondi russi, temendo di dover rimborsare Mosca in proprio se in futuro un tribunale internazionale sancisse che il ricorso a quei beni è un esproprio (oppure se si arrivasse ad un accordo che implica la levata di tutte le sanzioni e la restituzione delle riserve).​

                                È il Belgio, infine, che non fa molto per facilitare la propria posizione. Proprio ieri il suo premier, Bart de Waver, se ne è uscito con una metafora audace sui beni di Mosca: «Questo è un Paese con il quale non siamo in guerra – ha detto –. Sarebbe come fare irruzione in un’ambasciata, portare via il mobilio e venderlo».

                                In queste condizioni accusare il Belgio dello stallo europeo e di un eventuale fallimento sui beni di Mosca sarebbe facile. Facile, ma fuorviante. Appare più probabile che altri governi oggi si nascondano dietro le obiezioni belghe, tenendo in secondo piano le proprie riserve e gli ostacoli che essi pongono a un accordo. Quali governi? Germania, Francia e Italia.

                                Vediamo perché, partendo dal più grande e, in apparenza, più determinato a usare i fondi di Mosca: la Germania.

                                Il cancelliere Friedrich Merz vuole finanziare l’Ucraina con le riserve russe. Ma la debolezza della sua coalizione con la Spd e quella specifica del suo partito (Cdu-Csu, al 24% nell’ultimo sondaggio Forsa di inizio dicembre) di fronte alla destra estrema di Alternative für Deutschland (al 26%, sempre nell’ultimo sondaggio Forsa), spinge il governo tedesco a porre delle condizioni complicate. In particolare, la Germania ha chiesto ed ottenuto dalla Commissione europea un meccanismo che sta inceppando l’intera struttura del prelievo dei beni.

                                Questo prelievo è concepito, sul piano legale, come segue: la Commissione europea colloca presso Euroclear un titolo di debito da 185 miliardi, in cambio del quale Euroclear presta questa somma alla Commissione europea in denaro liquido. Grazie a essa poi Bruxelles finanzia l’Ucraina, come anticipo delle riparazioni che si ritiene la Russia sarà condannata a pagare a Kiev in futuro. In caso che poi la Russia in futuro paghi davvero le eventuali riparazioni, l’Ucraina stessa dovrebbe rimborsare la Commissione Ue, che poi rimborserebbe Euroclear, che poi eventualmente rimborserebbe Mosca: ovviamente solo se quest’ultima – in un futuro ipotetico – appunto pagasse le riparazioni all’Ucraina. Se rifiutasse di riconoscere quelle riparazioni, invece, si intende che le riserve russe restano all’Ucraina in sostanza come (parziale) indennizzo.

                                C’è però una clausola tedesca che inceppa l’intero meccanismo. Merz ha convinto von der Leyen a far sì che il titolo di debito della Commissione, da consegnare a Euroclear, sia infruttifero e non rivendibile sul mercato. In pratica, sarebbe come una cambiale senza interessi di von der Leyen a Euroclear: nessun altro saprebbe cosa farsene.

                                Perché questo è un problema? Lo è proprio perché quel titolo di debito ha caratteristiche tali – zero cedola, invendibile sul mercato – che Euroclear non potrebbe presentarlo in garanzia alla Banca centrale europea per ricevere liquidità. Invece questa possibilità di accedere ai prestiti della Bce sarebbe essenziale per assicurare la sopravvivenza di Euroclear.

                                Va infatti considerato lo scenario in cui, a causa di una sentenza internazionale o del ritiro delle sanzioni, la piattaforma finanziaria belga fosse chiamata a rimborsare immediatamente le riserve a Mosca. Da sola non potrebbe farlo, perché non ha i fondi propri e perché avrebbe in mano solo un titolo di credito infruttifero consegnatogli dalla Commissione europea. Ma se Euroclear non potesse impegnare quel titolo in Bce in cambio di denaro liquido, a quel punto la stessa società finanziaria rischierebbe di fare default verso Mosca. E un fallimento di Euroclear rischierebbe di essere più devastante per l’economia europea del crash di Lehman Brothers, perché l’azienda di Bruxelles intermedia titoli per 100 mila miliardi di euro ogni tre mesi e ha in deposito altri titoli per 42 mila miliardi di euro.

                                La soluzione sarebbe semplice: far sì che il titolo consegnato dalla Commissione Ue a Euroclear frutti un interesse (anche basso) o sia rivendibile sul mercato; con una di queste due caratteristiche, la Bce potrebbe accettarlo in garanzia e il problema sarebbe risolto. Ma non si può, per ora. Non si può perché la Germania non vuole. E non vuole perché un titolo che frutti gli interessi o sia rivendibile sul mercato assomiglierebbe troppo da vicino a un eurobond, che per Merz è un tabù dato che il cancelliere teme l’avanzata della destra antieuropea di AfD.

                                Poi ci sono le responsabilità di Italia e Francia. Per metterle a fuoco va tenuto conto che il Belgio non oppone un rifiuto totale all’uso delle riserve russe; piuttosto, chiede che tutti i Paesi europei garantiscano la propria parte di rimborso nel caso in cui sia il Belgio a dover eventualmente rifondere Mosca. Il piccolo Paese, con un’economia di circa 560 miliardi di euro, teme altrimenti di essere devastata da un singolo pagamento da 185 miliardi.

                                Per questo al Belgio non bastano vaghi impegni, ma chiede garanzie legalmente esigibili dagli altri Paesi europei (pur accettando di fare la propria parte). E perché le garanzie siano esigibili, gli altri governi dovrebbero approvare le relative leggi in parlamento: un po’ come l’Italia fece per le garanzie sul credito alle imprese durante il Covid. I governi di Italia e Francia dovrebbero, entrambi, impegnarsi dunque su circa 25 miliardi di euro ciascuno: non da sborsare, né da accantonare, ma da versare solo in caso di escussione delle garanzie. Ma né Giorgia Meloni, né Emmanuel Macron hanno intenzione, per ora, di affrontare l’impopolarità di un passaggio parlamentare che offra garanzie in nome dell’Ucraina. Ritengono entrambi che il costo politico per loro sarebbe troppo elevato. Per questo non intendono aiutare il Belgio a risolvere il suo problema. Non così, almeno.

                                C’è forse poi un’altra ragione anche meno confessabile, dietro la freddezza di Francia e Italia sul piano per le riserve russe. Imprese di entrambi i Paesi hanno ancora sostanziali attività e beni investiti in Russia e temono il sequestro da parte del governo di Mosca, come ritorsione al piano europeo sulle riserve. La francese Total Energies ha notevoli quote azionarie in Novatek (giacimenti di petrolio) e Yamal LNG (giacimenti e liquefazione di metano). In Russia operano poi anche grandi e medie imprese italiane come Cremonini (fa la distribuzione di carni negli ex stabilimenti McDonald, ora in mano a un oligarca locale), Ferrero o De’ Longhi. I conti contenenti gli utili delle imprese italiane dal 2022 valgono almeno mezzo miliardo di euro, sono bloccati in Russia e sarebbero senz’altro sequestrati in caso di uso delle riserve.​

                                CorSera
                                ...ma di noi
                                sopra una sola teca di cristallo
                                popoli studiosi scriveranno
                                forse, tra mille inverni
                                «nessun vincolo univa questi morti
                                nella necropoli deserta»

                                C. Campo - Moriremo Lontani


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