Attenzione: Calcio Inside! Parte III

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    Finale di Coppa Italia, Lazio-Inter quattro giorni dopo. Sarri: “No a un’altra prestazione del c...

    Per l’Inter è l’occasione di centrare il double scudetto-Coppa Italia, che nella storia del club è stato centrato in campo solo una volta, nel 2010, quando Cristian Chivu era ancora calciatore. Per la Lazio, vincere domani significherebbe raddrizzare una stagione nata storta e concludere con un trofeo un percorso da subito in salita. Entrambi i tecnici hanno cominciato a preparare la finale già l’indomani del 3-0 dell’Inter sulla Lazio in campionato di sabato scorso. Una partita che i nerazzurri devono dimenticare, per non rischiare cali di tensione. E che al contrario i biancocelesti devono avere bene in mente, per evitare che il disastro si ripeta.

    Chivu frena sull’ossessione trofei

    Chivu parla chiaro: “Fra campionato e Coppa Italia, saranno due partite diverse. E giocare due partite con la stessa squadra in pochi giorni nasconde insidie. Dovremo essere umili e avere l’atteggiamento giusto. Ci siamo meritati lo scudetto e questa finale, che vogliamo onorare”. E quando gli si chiede quanto ci tenga a centrare il doppio obiettivo – tricolore e coppa nazionale – frena: “Non dobbiamo avere l’ossessione. Dobbiamo conservare voglia di divertirci ed entusiasmo, che abbiamo sempre avuto in stagione”.

    Sarri e la voglia di una coppa

    Per Maurizio Sarri, che non ha mai vinto una coppa alla guida di un club italiano, né una coppa nazionale in generale, l’occasione è importante: “In Inghilterra ho perso una coppa in finale al settimo rigore contro il Manchester City. E una finale l’ho persa in Italia. Dobbiamo dare soddisfazione al nostro pubblico, che finalmente sarà allo stadio. Fare il riscaldamento nel silenzio è deprimente, e immagino che anche per loro non venire allo stadio non sia stato semplice. A me non cambia la vita, ma sarebbe una bella soddisfazione dare un trofeo ai ragazzi e al pubblico”.

    https://www.repubblica.it/sport/calc...ivu-425340872/
    ...ma di noi
    sopra una sola teca di cristallo
    popoli studiosi scriveranno
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    C. Campo - Moriremo Lontani


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      Il calcio italiano vive capovolto rispetto alla realtà: la testa e tutto il corpo infilati in una buca, i soli piedi caprini che spuntano fuori e con quelli "ragionano". Si crede ancora essenziale all'interno del sistema sport, si continua a percepire addirittura come centrale nell'ambito della società...ma, come afferma il presidente della federtennis, quel tempo è passato, adesso: "Si incomincia a tenere conto che il calcio non è l’unico sport che si disputa in Italia, stiamo diventando un Paese più evoluto"...non so se questo indichi una "evoluzione" del paese, di certo un cambiamento: i giovani non vedono più nel giocare a calcio un obiettivo da perseguire, ci si iscrive a tanti altri sport, si seguono tanti altri sport...e la disaffezione dal calcio ha diretta relazione non solo coi risultati e lo "spettacolo" del pallone, ma anche con la sua gestione aberrante, degradante.

      Continue figure ridicole, pagliaccesche: il caso del derby di Roma è solo l'ultimo di una serie ormai infinita...e ci si espone così ai dileggi ed agli sberleffi...ma, quel che è peggio, si evidenzia come il sistema calcio tratti quello che dovrebbe essere il suo patrimonio più importante, cioè i tifosi: di merda, senza cura, senza rispetto.

      La Lega si riduce ad appellarsi al Tar «a tutela della competizione»...ma stilare i calendari, nonostante si conosca con abbondante anticipo (2 anni) la data della finale degli Internazionali di tennis, e piazzare il derby in quella precisa giornata, è "tutelare" la competizione o riconfermare al mondo quanto si è idioti?

      Mettere una parete a vetri nella sala centrale del var per "controllare" da fuori cosa stessero facendo i varisti, e consentire che qualcuno influenzi le loro decisioni, è a "tutela dela competizione"? Insabbiare le denunce che da anni segnalavano di un mondo arbitrale allo sfascio, col designatore che si comportava come un tiranno assoluto, era "a tutela della competizione"? Riconfermare Rocchi per 5 anni, nonostante il continuo sprofondo tecnico-qualitativo degli arbitri che gestiva, ed un assoluto cortocircuito del var, con episodi e decisioni o non decisioni assurde, incomprensibili a tutti, era "a tutela della competizione"?

      Ci si stupisce che i giovani si rivolgano ad altri sport, altre passioni, emozioni? O che dal calcio italiano i grandi potentati economici, i grossi investimenti, se ne tengano ben lontani? O che i diritti tv si vendano per due noccioline? O che nessuna grande star del football, nessun giovane astro, abbiano più come meta e ambizione quella di trasferirsi in serie A?

      Stiano attenti, che niente è dovuto e soprattutto niente è per sempre. Fra un qualche decennio il calcio potrebbe anche non esistere più, la storia dell'umanità ha già mandato in archivio fenomeni ben più importanti. I tifosi sono l'unico autentico piedistallo su cui si regge tutto il marcescente carrozzone, l'unica sola e vera "tutela della competizione", e se decideranno di lasciare il teatro, la recita poi chiude.
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      • Steel77
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        Originariamente Scritto da Sean Visualizza Messaggio
        Il calcio italiano vive capovolto rispetto alla realtà: la testa e tutto il corpo infilati in una buca, i soli piedi caprini che spuntano fuori e con quelli "ragionano". Si crede ancora essenziale all'interno del sistema sport, ci continua a percepire addirittura come centrale nell'ambito della società...ma, come afferma il presidente della federtennis, quel tempo è passato, adesso: "Si incomincia a tenere conto che il calcio non è l’unico sport che si disputa in Italia, stiamo diventando un Paese più evoluto"...non so se questo indichi una "evoluzione" del paese, di certo un cambiamento: i giovani non vedono più nel giocare a calcio un obiettivo da perseguire, ci si iscrive a tanti altri sport, si seguono tanti altri sport...e la disaffezione dal calcio ha diretta relazione non solo coi risultati e lo "spettacolo" del pallone, ma anche con la sua gestione aberrante, degradante.

        Continue figure ridicole, pagliaccesche: il caso del derby di Roma è solo l'ultimo di una serie ormai infinita...e ci si espone così ai dileggi ed agli sberleffi...ma, quel che è peggio, si evidenzia come il sistema calcio tratti quello che dovrebbe essere il suo patrimonio più importante, cioè i tifosi: di merda, senza cura, senza rispetto.

        La Lega si riduce ad appellarsi al Tar «a tutela della competizione»...ma stilare i calendari, nonostante si conosca con abbondante anticipo (2 anni) la data della finale degli Internazionali di tennis, e piazzare il derby in quella precisa giornata, è "tutelare" la competizione o riconfermare al mondo quanto si è idioti?

        Mettere una parete a vetri nella sala centrale del var per "controllare" da fuori cosa stessero facendo i varisti, e consentire che qualcuno influenzi le loro decisioni, è a "tutela dela competizione"? Insabbiare le denunce che da anni segnalavano di un mondo arbitrale allo sfascio, col designatore che si comportava come un tiranno assoluto, era "a tutela della competizione"? Riconfermare Rocchi per 5 anni, nonostante il continuo sprofondo tecnico-qualitativo degli arbitri che gestiva, ed un assoluto cortocircuito del var, con episodi e decisioni o non decisioni assurde, incomprensibili a tutti, era "a tutela della competizione"?

        Ci si stupisce che i giovani si rivolgano ad altri sport, altre passioni, emozioni? O che dal calcio italiano i grandi potentati economici, i grossi investimenti, se ne tengano ben lontani? O che i diritti tv si vendano per due noccioline? O che nessuna grande star del football, nessun giovane astro, abbiano più come meta e ambizione quella di trasferirsi in serie A?

        Stiano attenti, che niente è dovuto e soprattutto niente è per sempre. Fra un qualche decennio il calcio potrebbe anche non esistere più, la storia dell'umanità ha già mandato in archivio fenomeni ben più importanti. I tifosi sono l'unico autentico piedistallo su cui si regge tutto il marcescente carrozzone, l'unica sola e vera "tutela della competizione", e se decideranno di lasciare il teatro, la recita poi chiude.
        Il calcio odierno è l'emblema del nostro attuale paese, in declino, in balìa degli eventi ed in confusione. Solo alcuni altri sport rappresentano isole felici, eccezioni.

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        • Sean
          Csar
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          Inter, 10 e lode: Chivu vince anche la Coppa Italia dopo lo scudetto

          Se esiste un manuale di «chiusura del cerchio» in edizione italiana (la Champions è un’altra storia) lo scrive l’Inter, che un anno dopo batte la Lazio che le aveva tolto lo scudetto dal petto e conquista anche la Coppa Italia, la decima della sua storia. I fuochi d’artificio finale sono nerazzurri perché la squadra di Sarri si fa gol da sola, Chivu ringrazia e si porta a casa il trofeo, dominando una finale che è la copia della partita di campionato giocata quattro giorni prima, vinta senza dannarsi troppo dai nerazzurri anche in quel caso.

          Per l’Inter è una doppietta, un Doblete, che era riuscita sul campo solo nel 2010, l’anno di grazia del Triplete con Mourinho in panchina: farlo alla prima stagione intera da allenatore, per Chivu è la firma d’autore sotto un’annata che resterà nella galleria del club, soprattutto se sarà l’inizio di un nuovo ciclo di successi. Le premesse ci sono tutte, ma questo finale di stagione può anche essere ingannevole per il brusco crollo delle avversarie. L’Inter dopo la sosta di marzo invece ha ritrovato brillantezza generale e grande incisività in area. E proprio la semifinale di ritorno in Coppa, con la super rimonta da 0-2 a 3-2 in venti minuti contro il Como, resta una delle notti da ricordare della cavalcata verso il trofeo: se isoliamo il Mondiale per club, che era al termine della scorsa stagione ma era già con Chivu in panchina, l’Inter ha segnato 115 reti in 52 partite, meglio delle 114 dell’anno scorso in 59 gare.

          La Lazio però non dà mai la sensazione di poter scalfire il potere nerazzurro, neanche nella zuffa finale dopo un fallaccio inutile di Pedro su Dimarco. Ci riproverà in Supercoppa, ci riproveranno anche tutte le altre avversarie. Non sarà facile.


          CorSera
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            Lo strapotere dell'Inter e la capacità di indurre avversario all'errore: la distanza tra le altre ora è umiliante

            La Coppa Italia aggiunge ai nerazzurri di Chivu la dimensione dominante inaugurata a gennaio

            di Paolo Condò​

            La conquista della Coppa Italia finisce di aggiungere all’Inter di Cristian Chivu la dimensione dominante inaugurata in pratica a gennaio. Assieme a un gioco per molti aspetti codificato e a una facilità di gol degna delle corazzate europee, l’Inter ormai produce quel nervosismo che ottenebra i rivali inducendoli all’errore. Se già aveva realisticamente poche chance di rovesciare il pronostico — ed erano comunque legate a una concentrazione «folle», per dirla con Sarri — la Lazio ieri si è sparata sui piedi regalando letteralmente i due gol e con quelli la partita.

            La goffa autorete di Marusic e la palla perduta da Tavares che innesca il tandem Dumfries-Lautaro sono attimi di distrazione fatale; situazioni preparate (un corner) o semplici (un retropassaggio) nelle quali qualcuno ha tirato il fiato dopo aver corso un rischio e prima di affrontarne un altro. Lo spazio minimo in cui si celano i veri pericoli mortali. La scelta di schierare il ruvido Patric davanti alla difesa anziché l’euclideo Rovella, figlia del pesante k.o. subito sabato in campionato sullo stesso campo e dalla stessa avversaria, da parte di Sarri era una dichiarazione d’intenti, prima proteggersi e poi si vede (e un po’ di gioco in più con Rovella s’è visto, a buoi ormai scappati). Ma una finale è una finale: vale tutto, basta che funzioni. È stata l’Inter a evitare che funzionasse, invadendo la metà campo laziale senza pensarci troppo e trovando il doppio vantaggio nel modo che sapete. La Coppa era in cassaforte dopo 35 minuti, e domenica verrà festeggiata a San Siro — la data è sicura, incredibile vero? — accanto allo scudetto, a ribadire una distanza dalle altre che in questo finale di stagione si sta dilatando in modo perfino umiliante.

            La considerazione che si deve agli avversari ha fatto dire a Chivu alla vigilia che lo 0-3 di sabato non significava nulla: una liturgia corretta — il rispetto non si negozia, si dimostra — che il campo ha smentito. Significava eccome. Nel ritorno l’Inter ha raccolto 40 punti, 8 più di chiunque altra e 14 più della Lazio. Il suo vantaggio in classifica è salito a 15 punti, e ormai siamo nella zona dei monologhi dell’Inter di Inzaghi (+19) e del Napoli di Spalletti (+16), due campionati finiti per k.o. tecnico molto prima del limite. L’idea che ieri potesse esserci partita era basata sulla resilienza di una Lazio capace, dentro a una stagione per molti versi disgraziata, di ritagliarsi una chance estrema di rovesciare il tavolo e guadagnarsi, con un trofeo, il posto in Europa. Quasi esoterica come idea, visto com’è andata. Chiudiamo con un po’ di autocritica, perché a metà stagione ci scappò di dire che il brillante comportamento di Esposito, a fronte di un’eclisse di Thuram, indicava chiaramente chi dovesse essere (accanto a Lautaro) l’attaccante titolare della prossima stagione. Senza certo rinnegare la stima per l’azzurro, quel che ha fatto il francese negli ultimi due mesi è tanta parte dello strappo operato dall’Inter. Avendolo visto in declino, mettiamo volentieri i suoi occhiali.

            CorSera
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              L'Inter sparecchia. La Lazio vede sfumare la chance di approdare in Europa...ma non era dalla Lazio ovviamente che ci si doveva aspettare un contrasto, una dimensione da avversario dell'Inter in questa stagione: i grandi assenti sono altri.

              Da gennaio in avanti, ad una Inter che entrava a pieno regime ha fatto da contraltare la pochezza, la nullezza di tutte quante le (molto presunte) "concorrenti": anche il Napoli, ad esempio, ha sì avuto una serie di infortuni in alcuni suoi importanti titolari...ma è sempre rimasta fuori fuoco, ha avuto problemi con Lukaku (che verrà ceduto, quindi anche il Napoli si iscriverà alla caccia all'attaccante nel prossimo mercato), non ha mai dato mostra di lottare per davvero per qualcosa.

              Juventus e Milan peggio che andar di notte: il Milan è in una crisi tecnica e societaria, una rosa mediocre che Allegri ha incredibilmente tenuto in alto fino al derby (vinto) di ritorno: poi un crollo totale. Squadra quasi da rifare, assoluta necessità di acquistare un attaccante degno di quel nome.

              La Juventus mai realmente in corsa per nessun trofeo, alla penultima giornata non è ancora nemmeno riuscita ad assicurarsi un posto nella prossima champions. Lo scudetto manca da 6 anni, ed in quell'arco di tempo l'unico zuccherino una coppa Italia vinta giusto due anni fa proprio con Allegri. Una dirigenza che pare messa lì "tanto per" ed un tecnico che ha il meglio della carriera alle spalle...e, come per il Milan, molto da fare sul mercato, a partire anche qui dall'attaccante.

              La Roma sta provando a rientrare in quella champions dalla quale manca dal decennio scorso ('18-'19 ultima volta), l'attaccante però l'ha trovato, ha un allenatore bravo...ma da qui a parlare di scudetto ce ne passa, quando appunto intanto bisognerebbe pensare a ripartire dalla champions.

              Dunque la vittoria, come quasi sempre, arride ai felici, in quanto conferma nelle sue certezze chi vince e al tempo stesso marca le distanze, illumina le manchevolezze, se non le vere e proprie mediocrità, di tutti gli altri. Sarà molto difficile, nello spazio di un solo mercato, per le (presunte) concorrenti colmare il famoso "gap", molto difficile, anche perchè i soldi scarseggiano...mentre l'Inter potrà limitarsi ad una verniciata qua e là.

              Staremo a vedere, però insomma non mi pare che in giro tiri aria di rivoluzioni in vetta.
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                Allegri medita l'addio al Milan: rottura con Ibrahimovic. E per Max c'è la tentazione Nazionale

                Tra il tecnico del Milan Allegri e il manager svedese Ibrahimovic nessun dialogo e alta tensione: incomprensioni sul mercato e sulle intromissioni di Zlatan con telefonate ai calciatori

                Con la qualificazione alla Champions ancora da ottenere nei prossimi 180', la squadra in ritiro, l'ad Furlani contestato, la curva reduce da una feroce protesta, il ds Tare delegittimato, cos'altro potrebbe succedere? In un clima da tutti contro tutti, con un ruolino di marcia terrificante (una sola vittoria, a Verona, nelle ultime sei partite) il momento del redde rationem, all'interno di un Milan diviso in correnti, si sta avvicinando.

                Comunque andrà a finire la corsa per un piazzamento nella coppa più ricca, un dato è certo: Max Allegri, tornato a Milano con entusiasmo e affetto verso una città che lo ha consacrato ai massimi livelli, è esausto. Stanco di fronteggiare più nemici interni che avversari sul campo, l'allenatore dello scudetto del 2011 è determinato a salutare il Milan a fine stagione, qualsiasi sia il piazzamento finale della squadra.​

                La motivazione è da ricercare nei rapporti ormai inesistenti con Zlatan Ibrahimovic, deflagrati all'indomani della sconfitta rimediata a Napoli. Siamo ai primi di aprile e va in scena un confronto fra Max e il manager svedese che mai ha avuto una corresponsione di amorosi sensi con il livornese, ancora dai tempi in cui lui era un giocatore e Max il suo tecnico. La miccia che fa esplodere un alterco durissimo è la scelta del terzo portiere da inserire nella rosa del prossimo anno. Un pretesto secondario eppure sufficiente da accendere in un amen animi già surriscaldati. Volano parole grosse e da quel momento Ibra non si vede più a Milanello e a San Siro è ricomparso solo di recente.

                Curiosamente sempre per una questione di portieri i due si erano messi le mani addosso nello spogliatoio dell'Emirates Stadium al termine del ritorno degli ottavi di finale di Champions in casa dell'Arsenal. Era il 2012 e lo stesso Ibra di recente ha raccontato l'episodio. «Avevamo perso 3-0 con l'Arsenal, e Allegri era tutto contento. È vero che avevamo passato il turno, ma non c'era nulla da ridere, e gliel'ho fatto notare. Allegri mi rispose: "Tu Ibra pensa a te, che hai fatto cag...". Gli ho ribattuto che aveva fatto cag... lui: per paura si era portato due portieri in panchina…».

                Del resto, finché la squadra performava oltre ogni previsione fino a ottenere 24 risultati utili consecutivi, le tensioni pur esistenti rimanevano sotterranee. Il Milan era secondo e Allegri aveva compattato spogliatoio e pubblico. Poi Max ha scoperto che Ibra ha frequenti colloqui con Antonio Cassano, uno dei principali detrattori del gioco del Milan nel corso della trasmissione su Twitch «Viva el futbol». Non solo. È emerso che il senior advisor di RedBird non si limita a suggerire alla proprietà indirizzi strategici di gestione del club ma ultimamente, dopo il calo di risultati, ha iniziato a telefonare a Fofana e Leao fornendo loro consigli tattici. Morale: se già prima Rafa era preda di una involuzione tecnica inspiegabile, ora è in confusione totale.

                Va da sé che in questo clima, portare la barca in porto è un'impresa per cuori forti. Max a gennaio per provare a restare in competizione per i primissimi posti aveva chiesto uno-due rinforzi ma la società gli aveva risposto che non c'erano risorse a disposizione, tanto che l'unico attaccante aggiunto alla rosa, cioè Fullkrug, è arrivato praticamente a zero in prestito puro. Peccato che a fine gennaio sono spuntati improvvisamente 30 milioni per l'attaccante Mateta, trattato direttamente dall'ad Furlani (senza che il ds Tare ne fosse a conoscenza). Nel frattempo il girone di ritorno è diventato un incubo.

                Se Ibra, come sembra, diventerà l'uomo forte del Milan, pronto a prendere in mano le redini del club (curiosamente hanno ricominciato a circolare le voci riguardanti Fabio Paratici come ds), Max potrebbe cedere alle lusinghe di Giovanni Malagò. E colorare d'azzurro il suo futuro. Finora ha scelto la strada del buon senso e ha usato frasi concilianti sulle sue intenzioni soprattutto per isolare sotto un ombrello protettivo la squadra. «Il mio proposito è restare il più a lungo possibile», ha detto Max amante del gioco d'azzardo. Ancora 180' e poi le carte verranno scoperte

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                  farebbe solo che bene....
                  Originariamente Scritto da Marco pl
                  i 200 kg di massimale non siano così irraggiungibili in arco di tempo ragionevole per uno mediamente dotato.
                  Originariamente Scritto da master wallace
                  IO? Mai masturbato.
                  Originariamente Scritto da master wallace
                  Io sono drogato..

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                  • Sean
                    Csar
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                    Se il Milan ha intenzione di "ripartire" da Ibrahimovic (quello che "prenderemo un tecnico giovane, ambizioso, forte"...e poi si presentò con Conceicao e finirono ottavi), che era sparito dai radar per i disastri combinati, sta messo veramente bene...per modo di dire.

                    Chiedo perchè non ci arrivo...ma quale sarebbe dunque la ratio di aver fatto fuori Maldini per prendere Ibrahimovic, che di gestione di cose di calcio non sa una mazza e non è bravo nemmeno ad aprire bocca?...e gli vorrebbero (ri)dare in mano la "programmazione" del Milan?

                    Allegri certo che farebbe bene a salutare, se dovesse andare così...a parte che comunque può ancora finire in champions, e dovrebbero fargli un monumento nel caso...ma io saluterei comunque: l'età e l'esperienza sono quelle giuste per la nazionale, e nei club ormai ha dato.

                    Sarebbe l'uomo giusto per la nazionale.
                    ...ma di noi
                    sopra una sola teca di cristallo
                    popoli studiosi scriveranno
                    forse, tra mille inverni
                    «nessun vincolo univa questi morti
                    nella necropoli deserta»

                    C. Campo - Moriremo Lontani


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                    • fede79
                      Bass Player
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                      Originariamente Scritto da Sean Visualizza Messaggio
                      Allegri medita l'addio al Milan: rottura con Ibrahimovic. E per Max c'è la tentazione Nazionale

                      Tra il tecnico del Milan Allegri e il manager svedese Ibrahimovic nessun dialogo e alta tensione: incomprensioni sul mercato e sulle intromissioni di Zlatan con telefonate ai calciatori

                      Con la qualificazione alla Champions ancora da ottenere nei prossimi 180', la squadra in ritiro, l'ad Furlani contestato, la curva reduce da una feroce protesta, il ds Tare delegittimato, cos'altro potrebbe succedere? In un clima da tutti contro tutti, con un ruolino di marcia terrificante (una sola vittoria, a Verona, nelle ultime sei partite) il momento del redde rationem, all'interno di un Milan diviso in correnti, si sta avvicinando.

                      Comunque andrà a finire la corsa per un piazzamento nella coppa più ricca, un dato è certo: Max Allegri, tornato a Milano con entusiasmo e affetto verso una città che lo ha consacrato ai massimi livelli, è esausto. Stanco di fronteggiare più nemici interni che avversari sul campo, l'allenatore dello scudetto del 2011 è determinato a salutare il Milan a fine stagione, qualsiasi sia il piazzamento finale della squadra.

                      La motivazione è da ricercare nei rapporti ormai inesistenti con Zlatan Ibrahimovic, deflagrati all'indomani della sconfitta rimediata a Napoli. Siamo ai primi di aprile e va in scena un confronto fra Max e il manager svedese che mai ha avuto una corresponsione di amorosi sensi con il livornese, ancora dai tempi in cui lui era un giocatore e Max il suo tecnico. La miccia che fa esplodere un alterco durissimo è la scelta del terzo portiere da inserire nella rosa del prossimo anno. Un pretesto secondario eppure sufficiente da accendere in un amen animi già surriscaldati. Volano parole grosse e da quel momento Ibra non si vede più a Milanello e a San Siro è ricomparso solo di recente.

                      Curiosamente sempre per una questione di portieri i due si erano messi le mani addosso nello spogliatoio dell'Emirates Stadium al termine del ritorno degli ottavi di finale di Champions in casa dell'Arsenal. Era il 2012 e lo stesso Ibra di recente ha raccontato l'episodio. «Avevamo perso 3-0 con l'Arsenal, e Allegri era tutto contento. È vero che avevamo passato il turno, ma non c'era nulla da ridere, e gliel'ho fatto notare. Allegri mi rispose: "Tu Ibra pensa a te, che hai fatto cag...". Gli ho ribattuto che aveva fatto cag... lui: per paura si era portato due portieri in panchina…».

                      Del resto, finché la squadra performava oltre ogni previsione fino a ottenere 24 risultati utili consecutivi, le tensioni pur esistenti rimanevano sotterranee. Il Milan era secondo e Allegri aveva compattato spogliatoio e pubblico. Poi Max ha scoperto che Ibra ha frequenti colloqui con Antonio Cassano, uno dei principali detrattori del gioco del Milan nel corso della trasmissione su Twitch «Viva el futbol». Non solo. È emerso che il senior advisor di RedBird non si limita a suggerire alla proprietà indirizzi strategici di gestione del club ma ultimamente, dopo il calo di risultati, ha iniziato a telefonare a Fofana e Leao fornendo loro consigli tattici. Morale: se già prima Rafa era preda di una involuzione tecnica inspiegabile, ora è in confusione totale.

                      Va da sé che in questo clima, portare la barca in porto è un'impresa per cuori forti. Max a gennaio per provare a restare in competizione per i primissimi posti aveva chiesto uno-due rinforzi ma la società gli aveva risposto che non c'erano risorse a disposizione, tanto che l'unico attaccante aggiunto alla rosa, cioè Fullkrug, è arrivato praticamente a zero in prestito puro. Peccato che a fine gennaio sono spuntati improvvisamente 30 milioni per l'attaccante Mateta, trattato direttamente dall'ad Furlani (senza che il ds Tare ne fosse a conoscenza). Nel frattempo il girone di ritorno è diventato un incubo.

                      Se Ibra, come sembra, diventerà l'uomo forte del Milan, pronto a prendere in mano le redini del club (curiosamente hanno ricominciato a circolare le voci riguardanti Fabio Paratici come ds), Max potrebbe cedere alle lusinghe di Giovanni Malagò. E colorare d'azzurro il suo futuro. Finora ha scelto la strada del buon senso e ha usato frasi concilianti sulle sue intenzioni soprattutto per isolare sotto un ombrello protettivo la squadra. «Il mio proposito è restare il più a lungo possibile», ha detto Max amante del gioco d'azzardo. Ancora 180' e poi le carte verranno scoperte

                      CorSera
                      Sostituisci Milan e i vari personaggi con Roma ecc...pari pari. Questo succede quando in società non hai uomini che sanno di calcio, ma ti butti sull'improvvisazione
                      sigpic
                      Free at last, they took your life
                      They could not take your PRIDE

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                      • robybaggio10
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                        Originariamente Scritto da germanomosconi Visualizza Messaggio

                        devo darti ragione... ma qua il problema parte dalla proprietà, a questi di investire nel milan non frega una mazza...
                        in ogni caso il campionato sta offrendo uno spettacolo a dir poco pietoso quest'anno, non ho ricordi di un livello così basso in generale, poi hai voglia a chiedere più soldi alle pay tv per questo scempio...
                        uno schifo
                        Ok...alla proprietà vincere non interessa...e nemmeno investire. Però i soldi per Estupinan (18), Ricci (25), Nkunku (40) e Jashari (38) sono stati spesi in estate. Sarebbe bastato spenderli per 3 titolari da 40 milioni l'uno....ma 3 buoni davvero però!
                        I SUOI goals:
                        -Serie A: 189
                        -Serie B: 6
                        -Super League: 5
                        -Coppa Italia: 13
                        -Chinese FA Cup: 1
                        -Coppa UEFA: 5
                        -Champions League: 13
                        -Nazionale Under 21: 19
                        -Nazionale: 19
                        TOTALE: 270

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                        • robybaggio10
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                          • Dec 2011
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                          Originariamente Scritto da fede79 Visualizza Messaggio

                          Sostituisci Milan e i vari personaggi con Roma ecc...pari pari. Questo succede quando in società non hai uomini che sanno di calcio, ma ti butti sull'improvvisazione
                          Ma nella Roma chi sarebbero quelli che NON sanno di calcio a parte i Friedkin? Mi pare si siano sempre affidati a professionisti del settore. Gente che faceva calcio prima della Roma e ha continuato a fare calcio dopo.
                          I SUOI goals:
                          -Serie A: 189
                          -Serie B: 6
                          -Super League: 5
                          -Coppa Italia: 13
                          -Chinese FA Cup: 1
                          -Coppa UEFA: 5
                          -Champions League: 13
                          -Nazionale Under 21: 19
                          -Nazionale: 19
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                          • germanomosconi
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                            Originariamente Scritto da robybaggio10 Visualizza Messaggio
                            Ok...alla proprietà vincere non interessa...e nemmeno investire. Però i soldi per Estupinan (18), Ricci (25), Nkunku (40) e Jashari (38) sono stati spesi in estate. Sarebbe bastato spenderli per 3 titolari da 40 milioni l'uno....ma 3 buoni davvero però!
                            anche questo è vero, ma infatti con Maldini e Massara la musica era diversa....
                            Adesso hai Estupinan, Nkunku, Ricci e Jashari, se pensi che solo poochi anni fa avevi:
                            Tonali
                            Reijnders
                            Kessie
                            Giroud
                            Chala
                            Teo H.
                            Donnarumma
                            un sacco di questi persi a zero
                            ma di cosa parliamo dai?

                            Poi c'è gente che mi fa i paragoni tra il milan di Pioli e questo, mi piacerebbe vederlo Pioli con questi bidonazzi.
                            L'unico che negli ultimi anni hanno rimpiazzato decentemente è stato Donnarumma con Magic Mike, ma anche questo preso da Maldini eh, che casualità.
                            Va detto che pure Tare ha fatto schifo, si può tranquillamente fare il paragone con l'anno di Giuntoli alla juve
                            Originariamente Scritto da Marco pl
                            i 200 kg di massimale non siano così irraggiungibili in arco di tempo ragionevole per uno mediamente dotato.
                            Originariamente Scritto da master wallace
                            IO? Mai masturbato.
                            Originariamente Scritto da master wallace
                            Io sono drogato..

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                            • Venkman85
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                              Finale di Coppa Italia a livello di quelle di Champions
                              De Siervo riguardo la finale di Coppa Italia di ieri: "La finale di Coppa Italia è un evento cresciuto nel tempo, un evento al livello di qualsiasi finale di Champions League, che fa onore al nostro Paese e che permette alle tifoserie di gioire insieme in uno spettacolo che inizia un'ora e mezzo prima e che si conclude con una premiazione sempre più spettacolare. Le squadre di ieri hanno onorato la Coppa Italia ed è un buon segno dello stato di salute del nostro calcio".


                              Intanto su Calcio e Finanza però ci dicono questo:
                              Coppa Italia, flop ascolti: finale meno vista dal 2010 e torneo con meno spettatori in tv negli ultimi 10 anni



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                              • germanomosconi
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                                brutto dato...
                                Originariamente Scritto da Marco pl
                                i 200 kg di massimale non siano così irraggiungibili in arco di tempo ragionevole per uno mediamente dotato.
                                Originariamente Scritto da master wallace
                                IO? Mai masturbato.
                                Originariamente Scritto da master wallace
                                Io sono drogato..

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