Attenzione: Calcio Inside! Parte III
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Il caso più assurdo dei playoff è quello della Svezia che andrà ai Mondiali pur non avendo mai vinto una partita nel girone di qualificazione, chiuso con 2 punti: https://fanpa.ge/HPSIkOriginariamente Scritto da SeanTu non capisci niente, Lukino, proietti le tue fissi su altri. Sei di una ignoranza abissale. Prima te la devi scrostare di dosso, poi potremmo forse avere un dialogo civile.
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Eh non è il massimo ma la nations league a qualcosa dovrà servireOriginariamente Scritto da Marco pli 200 kg di massimale non siano così irraggiungibili in arco di tempo ragionevole per uno mediamente dotato.Originariamente Scritto da master wallaceIO? Mai masturbato.Originariamente Scritto da master wallaceIo sono drogato..
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Sta prendendo merda dal mondo soprattutto per quelle scellerate dichiarazioni sugli altri sport che sono dilettanti assurdoOriginariamente Scritto da Sean Visualizza MessaggioOriginariamente Scritto da Marco pli 200 kg di massimale non siano così irraggiungibili in arco di tempo ragionevole per uno mediamente dotato.Originariamente Scritto da master wallaceIO? Mai masturbato.Originariamente Scritto da master wallaceIo sono drogato..
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Gravina, pressing sulle dimissioni. Malagò, Abete e Marani per prendere il suo posto
Il presidente ha resistito ai flop del 2022 e 2024, è stato rieletto un anno fa con il 98,7%. Ma il suo consenso in Figc oggi è in calo. E la serie A vuole l’ex numero 1 del Coni
Il presidente ha resistito ai flop del 2022 e 2024, è stato rieletto un anno fa con il 98,7%. Ma il suo consenso in Figc oggi è in calo. E la serie A vuole l’e…
Abete, Malagò e il vento portentoso del cambiamento
Questo sarebbe invece il momento degli eversori e dei visionari. Dei quarantenni, raramente messi nelle condizioni di diventare classe dirigente
Questo sarebbe invece il momento degli eversori e dei visionari. Dei quarantenni, raramente messi nelle condizioni di diventare classe dirigente
Allegri o Conte, si apre la partita per il dopo Gattuso
Si cerca il successore sulla panchina della Nazionale
...ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni
«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta»
C. Campo - Moriremo Lontani
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Rieletto al 98% un anno fa...dai su ma di cosa stiamo parlando
Gravina è il classico capro espiatorio che si vuol far saltare in quel sistema marcio e mafioso che è il calcio
Dove gira il grano grosso c'è la creme de la creme della feccia italiana, che gira e rigira rimane lì
Devono saltare molte teste li dentro, ed in questo paese bisogna iniziare a fare in modo che ai piani alti ci arrivi gente competente e non furbetti corrotti come avviene in politica
Ma, l'Italia è questa, la generazione dei boomer è nata con l'idea di fottere (quelli dai 60 agli 80 anni odierni), non cambierà mai nulla, sarà sempre un magna magna in quei palazzi e uomini integri come Baggio ad esempio stanno alla larga da certe schifezzeLast edited by Luke91; 02-04-2026, 07:47:54.Originariamente Scritto da huntermastertu ti sacrifichi tutta la vita mangiando mer da in bianco e bevendl acqua per.farti le seghe nella tua kasa di prigio.Originariamente Scritto da luna80Ma come? Non avevi mica posto sicuro al McDonald's come salatore di patatine?
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Gattuso è stato un tentativo fallito: il successore va scelto con calma. Gravina capisca che il suo tempo è finito
Rino va congedato con l'onore che merita per averci provato. Ogni giorno in più di mancate dimissioni erode l’immagine residua del presidente federale
di Paolo Condò
«Giove acceca chi vuole perdere» è un detto che calza a pennello con il comportamento di Gabriele Gravina di queste ore, incapace di capire che il suo tempo è finito e che ogni giorno in più di mancate dimissioni erode l’immagine residua del presidente che seppe tenere in piedi il sistema calcio nei mesi terribili del Covid e da lì prese lo slancio per vincere un bellissimo Europeo. Gravina non può pensare di sopravvivere politicamente a una seconda batosta di questa portata, e discorsi sconnessi come quello di Zenica sul professionismo non rendono onore al dirigente che fu. Va da sé che non sia l’unico responsabile, ma un nuovo progetto non può che partire dalla poltrona più elevata.
La questione del prossimo presidente è preliminare perché oltre alla depressione - che ci metterà un po’ più delle altre volte a passare - i problemi sul tappeto sono talmente tanti da essere diventati meme sui social, oggetto di scherno come le soluzioni che vengono proposte da anni, sempre le stesse, sempre più distanti da una realtà in continuo mutamento. Il che consegna al prossimo presidente la missione di portare il nostro calcio dall’era analogica a quella digitale, e per farlo dovrà combattere perché il 98% di consensi di cui ha goduto Gravina all’ultima elezione l’ha imbrigliato come una camicia di forza anziché dargli il potere necessario per fare le riforme e trattare con la Lega di A l’apertura di uno spazio azzurro. La velleitaria creazione di una commissione di «saggi» presi dai club e mai convocata ne è la plastica testimonianza.
Il suo successore può anche scendere al 60% dei voti, ma non dovrà affogare nei debiti di riconoscenza, o peggio di scambio, al momento di assumere l’incarico. E siccome parliamo di riforme profonde, che porterebbero risultati a dieci anni, ci vuole un presidente che ne veda i frutti quand’è ancora in carica, perché di statisti che lavorano per la posterità francamente non se ne scorgono.
L’orizzonte lungo non toglie comunque urgenza alla questione tecnica azzurra. Gattuso è stato un tentativo fallito, va congedato con l’onore che merita per averci provato, e il suo successore va scelto con calma. Il prossimo impegno ufficiale della Nazionale è in calendario il 25 settembre, contro il Belgio in Nations League, se prima va accettata qualche beffarda amichevole pre-Mondiale (dei nostri avversari) basterà un tecnico federale. A fine torneo per esempio il panorama di Carlo Ancelotti sarà più chiaro. La terza esclusione ha radici profonde che vanno finalmente sanate, ma anche responsabilità spicciole di una squadra che poteva e doveva qualificarsi lo stesso. E i due problemi non si elidono. Si sommano.
Negli ultimi dieci mesi non si è riusciti a parlare un minuto di calcio, perché Gattuso è stato investito di un compito messianico e retorico - restituisci l’Italia ai bambini! - al quale ha risposto con la dotazione obbligata di un tecnico che non può lavorare, nessun giorno concesso al di là delle stringatissime finestre Fifa, e che deve quindi attingere al proprio passato di giocatore. E dunque grinta, gruppo, attaccamento, cuore declinato nel 3-5-2 imperante in Italia e quasi dismesso nel resto del mondo. Il bagaglio di chi non pensa che siamo usciti dalle gerarchie per i nostri limiti, ormai conclamati, ma soltanto perché non abbiamo più fame. E infatti i discorsi conclusivi di Zenica - pareva di sognare - sono stati improntati al ringraziamento dei singoli e alla bellezza del gruppo unito. Buffon è stato serio, nel dire che l’impegno di questo staff era stato preso fino a giugno, e fino a giugno resterà comunque. Ma è una gogna che gli andrebbe risparmiata.
CorSera...ma di noi
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Nove mesi fa i presagi dell'incubo Italia. Buffon avrebbe dovuto uscire di scena, Gravina suscita pena e malinconia
Lo scorso giugno la presentazione di Ringhio come nuovo c.t, ma non è mai stato lui il problema
Compaiono immagini, conferenze stampa, facce che combaciano. Quelle dell’altra sera, a Zenica, a martirio concluso, sono le stesse che, nove mesi fa, vediamo entrare nella sala congressi sotterranea di un famoso hotel romano a pochi metri da Villa Borghese. I presagi erano esatti. Finirà male. Questi ci faranno finire male. Il silenzio dovete immaginarvelo. Una piscina di silenzio. La memoria crea successioni. Ecco, avanti procede Gigi Buffon (la solita smorfia di quando pensa che qualcuno abbia un bidone al posto del cuore). L’ultimo è il presidente Gabriele Gravina. Copio dagli appunti di quel mattino di giugno: il gran capo della Federcalcio ha rughe profonde, colorito biancastro, lancia occhiate indecifrabili (è preoccupato? è arrabbiato? prova imbarazzo? No, imbarazzo no: è un tipo di emozione — ne avremo tragica conferma in Bosnia — che non conosce). In mezzo, c’è lui: Rino Gattuso, il nuovo ct.
Arruffato, grifagno, le pupille come spilli neri, è il ritratto dell’allenatore modesto (arriva da una triste esperienza a Spalato) e della persona per bene che arriva dove non pensava, non sperava, non meritava, portandosi addosso stupore e valori nobili. Molti cronisti, routiniers azzurri, iniziano allora a chiamarlo con affetto smaccato, ai limiti della tenerezza, per nome. Ma a bassa voce. Ciao, Rino. Rino bello. Bentornato, Rino.
Gravina, intanto, ha ricominciato a fare Gravina. La cosa che gli viene meglio. Un discorsetto di circostanza, nemmeno una super*****la, ma proprio un discorsetto, trattandoci un po’ da fessi. «La scelta di Gattuso — spiega — non è stata dettata soltanto dal cuore». Infatti: anche dalla disperazione. Dopo che avevano spedito Luciano Spalletti, da solo, ad annunciare il proprio esonero (episodio più che bizzarro, lunare). E con Allegri, libero fino a due settimane prima, che aveva firmato per il Milan. Con Pioli che aveva cincischiato convinto di andare a vincere lo scudetto a Firenze. E Ranieri furbissimo a scaricarli via whatsapp (gli era bastato vedere la nazionale arrancare persino contro la Moldova).
Gattuso era un clamoroso, estremo, struggente ripiego. Era un’idea di Buffon (durissimo nel mettere il veto a un ritorno di Roberto Mancini che, in ginocchio sui ceci, implorava perdono e una nuova, bislacca assunzione). Rino sapeva tutto. Ma davanti a un’occasione così, chi avrebbe detto di no? Certo, intuiva perfettamente cosa pensavamo di lui. E ce lo diceva con lo sguardo: lo conosco il giudizio che avete di me. Aggiungendo: ma qui bisogna cercare di andare ai Mondiali, e io voglio andarci come tutti voi.
C’è stato un patto non scritto? Non lo so. Forse sì. Nei fatti, sì. Perché poi, in questi nove lunghi mesi, nessuno è stato particolarmente severo con il ct. È Gattuso, ci siamo sempre ripetuti, non è Bearzot o Lippi.
E non ha nemmeno Bruno Conti o Del Piero, ma Politano e Barella. Poi, chiaro: un bel po’ di pazienza è saltata l’altra sera, dopo l’espulsione di Bastoni. Quando al suo posto è entrato Gatti, Gatti santo cielo, e siamo rimasti a difendere con tre centrali, mentre era ovvio che ci saremmo dovuti mettere subito con una linea difensiva a quattro, e quattro pure a centrocampo, in modo da coprire tutto il prato e lasciare a Kean, con sua velocità, il compito dell’unica punta. Ci siamo anche chiesti come fosse stato possibile non schierare dall’inizio Palestra, in condizione straripante. Sebbene poi la cosa più stramba resti comunque quella di aver preferito, con efferata ostinazione, Retegui a Pio Esposito.
Vogliamo rimproverare questo al ct? Liberi di farlo. Ma il problema non era, e non è, Gattuso.
Così torniamo alle altre due facce di queste drammatiche conferenze stampa. Nell’ultima, quella di Zenica, Buffon ammette che gli dispiace molto non andare al Mondiale per la terza volta, però comunica che fino a giugno non si dimetterà. Uno normale, al posto suo, si sarebbe sfilato la giacca e avrebbe annunciato: scusate, mi vergogno, da stasera esco di scena. Ma cosa gli vuoi dire a Buffon? È sufficiente ricordargli che, prima di lui, sono stati capi delegazione due giganti come Gigi Riva e Gianluca Vialli, e un certo declino azzurro — diciamo — si spiega anche così.
Quanto, infine, a Gravina: custodisce una forza prodigiosa che gli consente di scollegarsi dalla realtà e non provare imbarazzo, di ignorare la delusione e il disonore, di fronteggiare tutto sempre con arroganza e malizia. Suscitando così in noi i sentimenti che più di tutti ci rendono umani: la pena e la malinconia.
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Per spezzare una lancia a favore di Gravina, relativamente alla frase sugli sport professionistici o meno, credo intendesse che in Italia, a livello normativo c'è una netta distinzione tra gli sport professionistici e dilettantistici a livello normativo. In questo senso cambia di molto quello che può essere l'intervento della federazione corrispondente nell'organizzazione dello sport stesso. Non ha detto che chi fa salto in lungo, ad esempio, si allena meno di un calciatore.
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Si fa anche il nome di Inzaghi per la nazionale.
Circa il presidente federale, gli Abete, i Malagò...il primo (75 anni) su quella poltrona ha già incollato il sedere...e visto che non cambiò niente allora (2007-2014) cosa dovrebbe portare di diverso oggi? Malagò (67 anni) è un altro che le poltrone sportive se l'è girate tutte, ammuffendo con esse...sono entrambi dello stesso acquario (o per meglio dire stagno) cui appartiene Gravina...quindi la novità, la discontinuità, il cambio di passo dove starebbe?
Dirigenti capaci di svolgere un ruolo pubblico e che siano tra i 40 ed i 50 anni in Italia proprio non ci sono? Una nazione gerentocratica, un parco divertimenti dove le attrazioni sono i dinosauri.
In questo paese, l'ultima classe dirigente giovane risale ai tempi del fascismo, che nacque come movimento di giovani ed espresse una classe politica giovane (dove tra l'altro a livello calcistico di mondiali se ne vinsero 2 consecutivi, oltre all'oro nelle olimpiadi, a tutt'oggi prima ed unica volta): Mussolini divenne presidente del consiglio a 39 anni...cioè a dire la nazione di un secolo fa era capace di esprimere scelte giovani, radicalmente nuove...ed oggi, nell'era del presunto "nuovo" per eccellenza (tecnologie, IA, nuovi orizzonti e domini della Tecnica ecc...) nel calcio (come anche in politica) da queste parti si sta ancora a ribendare le mummie.
Come dirigente capace di occuparsi di un programma di riforme ci sarebbe Maldini, si pensi anche a lui...e basta col dare i vitalizi agli "eroi" del 2006 (si veda alla voce Buffon ed altri)...la gratitudine fu già ripagata in milioni di euro, e in altri ruoli nessuno dei tanti di quella nidiata ha mostrato di possedere particolari qualità, se non, come Gattuso, un onesto volerci provare.
...ma di noi
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C. Campo - Moriremo Lontani
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sarebbe da ripescare pure Baggio, vergognosamente messo da parte nel 2011/12 quando voleva riformare il calcio....
oltre a chiedergli scusa in ginocchio...
come allenatore Allegri sarebbe l'ideale per la nazionale l'ho SEMPRE pensato, grande carisma, selezionatore, non si fa pippe sul bel gioco che in una nazionale è assolutamente INUTILE, non si farebbe influenzare nelle scelte, doveva essere il successore designato di Mancini se non avesse mollato per andare in arabia...
a Ringhio vogliamo tutti bene, ma il suo curriculum di allenatore parla da solo, cioè il brasile viene a rubarci una leggenda come Ancelotti e noi mettiamo uno che come allenatore ha fatto poco o nienteOriginariamente Scritto da Marco pli 200 kg di massimale non siano così irraggiungibili in arco di tempo ragionevole per uno mediamente dotato.Originariamente Scritto da master wallaceIO? Mai masturbato.Originariamente Scritto da master wallaceIo sono drogato..
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Gravina a quanto ho capito negli ultimi anni si è aumentato lo stipendio da 36 mila a 240 mila euro l'anno, ecco perché non molla.Originariamente Scritto da SeanTu non capisci niente, Lukino, proietti le tue fissi su altri. Sei di una ignoranza abissale. Prima te la devi scrostare di dosso, poi potremmo forse avere un dialogo civile.
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meritati fino all'ultimo centesimo ahahahahaOriginariamente Scritto da marcu9 Visualizza MessaggioGravina a quanto ho capito negli ultimi anni si è aumentato lo stipendio da 36 mila a 240 mila euro l'anno, ecco perché non molla.
ma poi Bonucci che va a fare il foglietto con i rigoristi e mandano uno del 2005 a calciare il primo, ma come si fa?
veramente hanno mandato dei dilettanti a guidare la nazionaleOriginariamente Scritto da Marco pli 200 kg di massimale non siano così irraggiungibili in arco di tempo ragionevole per uno mediamente dotato.Originariamente Scritto da master wallaceIO? Mai masturbato.Originariamente Scritto da master wallaceIo sono drogato..
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Questa scena di Bonucci me la sono persa....Originariamente Scritto da germanomosconi Visualizza Messaggio
meritati fino all'ultimo centesimo ahahahaha
ma poi Bonucci che va a fare il foglietto con i rigoristi e mandano uno del 2005 a calciare il primo, ma come si fa?
veramente hanno mandato dei dilettanti a guidare la nazionaleOriginariamente Scritto da SeanTu non capisci niente, Lukino, proietti le tue fissi su altri. Sei di una ignoranza abissale. Prima te la devi scrostare di dosso, poi potremmo forse avere un dialogo civile.
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