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Sanremo 2026: LXXVI Festival della Canzone Italiana
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Certo che i deliri in certe teste abbondano. I giornalisti poi hanno i cervelli completamente in pappa...e non li smuovono nemmeno il crollo delle vendite, il totale scollamento con la "pubblica opinione", che preferisc ormai affidarsi al primo che passa sui social che ai media "canonici"....ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni
«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta»
C. Campo - Moriremo Lontani
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ahahaha poi si lamentano che non vendono. Pennivendoli pdm, spero falliateOriginariamente Scritto da Arturo Bandini Visualizza Messaggio,
E pensare che c'è gente che nel chiedere la fonte delle notizie si sente rassicurata solo nel caso uno risponda che la fonte è uno dei quotidiani noti
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Questa é patologia, non giornalismoOriginariamente Scritto da Arturo Bandini Visualizza Messaggio,Spesso vado più d'accordo con persone che la pensano in maniera diametralmente opposta alla mia.
"Un acceso silenzio brucerà la campagna
come i falò la sera."
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Sayf non ha vinto Sanremo a causa del televoto
Non quello della finale a cinque che lo ha premiato, ma quello di giovedì e il primo di sabato. Analisi non faziosa di una competizione vinta da Sal Da Vinci per uno zero virgola. In attesa della app che arriverà (forse) nel 2027
...ma di noi
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Fare pace con Sal Da Vinci
Ci piace andare nel mondo coi Sayf e le Ditonellapiaga, ma forse somigliamo più a ‘Per sempre sì’. Fenomenologia di una instant hit che sentiremo da qui all’eternità
A Sanremo sono le tre di notte, è appena stato proclamato il vincitore, e noi ci avviamo verso l’ultima festa prima del treno dell’alba. Al porto ci sono i venditori ambulanti che hanno riconvertito i bagagliai delle loro macchine in bancarelle di dixi in busta (allora è proprio vero che i giovani non bevono più), e altre macchine che invece s’accalcano per parcheggiare – ma per andare dove, la frase che si sente di più è «hanno raggiunto il massimo della capienza». Ci viene incontro un gruppo di ragazzi, avranno venticinque-trent’anni. Dal look e dai modi diresti che sono i tipi che ascoltano I Cani, e probabilmente è così. Stanno cantando: “Saremo io e te per sempre, legati per la vitaaaaaaaaa”.
Certo, prima dell’instant classic sanremese c’era stata Rossetto e caffè, che io non ho visto arrivare (non vedo arrivare mai niente, non so più niente di niente) e che quando m’è passata davanti me’è sembrata un plagio troppo evidente di Pensiero stupendo per darle la giusta attenzione (stacco: alla vigilia di questo Sanremo avrei dato tutto per un mash-up delle due con Patty nella serata delle cover). C’erano stati i meme e i tiktok, e le suore e le vecchie e le Valerie Marini che la ballano in brandelli digitali diventati più esoterici del Club Silencio lynchiano.
Era l’antipasto sexy (“Dimmi solo se vuoi / Io ci sono stanotte, ogni notte / Tu chiama e i’ corro addu te / E adesso le mie labbra sanno solo di te / È un gusto dolceamaro tra rossetto e caffè”) prima di fare sul serio e mettersi a posto. Si direbbe che quella di Per sempre sì sia una vittoria conservatrice se non reazionaria (il matrimonio tradizionale davanti a Dio, Pillon che si complimenta a mezzo social), a me sembra prima di tutto un’eccezionale mossa di business. Oltre che hit maker, Salvatore Michael Sorrentino (così all’anagrafe, a rimarcare l’effetto Grande bellezza che non poteva certamente essere casuale) mi pare un notevole imprenditore: Per sempre sì sarà, forse consapevolmente, l’inno (e il balletto: pure coreografo!) di tutti i matrimoni dei prossimi mesi, anni, decenni. Soppianterà ogni Ed Sheeran possibile, e a differenza del roscio inglese stavolta anche l’ultima zia capirà tutte le parole – e potrà ballarla nei video del cognato su Instagram.
Siamo tutti Sal Da Vinci, anche se ci costa ammetterlo. Siamo quelli che lo ascoltano da una settimana previa “sessione privata” su Spotify, ma che poi nei wrap di fine anno condivideranno solo Abdullah Ibrahim. Che la canzone vincitrice di una gara musicale – e soprattutto televisiva – (nazional)popolare come Sanremo sia quella che tutti cantano mi sembra abbastanza ovvio. Poi direte: eh ma il televoto avrebbe premiato quell’altro, eh ma col regolamento dell’anno scorso non avrebbe vinto lui. Ma credo che, come sempre, questi borbottii rispondano più all’immagine che vogliamo dare di noi che alla normalizzazione (se non la liberazione) con cui si dovrebbe accettare un ritornello che funziona – e che anche noi cantiamo da una settimana.
E qui arriva il tema Eurovision. L’Eurovision è la cosa più brutta del mondo, e lo dico senza averne mai visto nemmeno un fotogramma (lo rivendico con orgoglio, cit.): davvero ci interessa far bella figura? È come essere vestiti bene al Met Gala. Il fatto è che siamo italianissimi, ma ci rincresce sempre essere percepiti come tali davanti agli occhi del mondo. Va bene solo esportare l’Italia che piace alla gentechepiace: alle cerimonie olimpiche sì ai gestacci ma se fatti con i disegni di Bruno Munari, no a Volare o-ho nell’itanglish (brivido broccolino!) di Mariah Carey.
È la solita questione morale: ci piace andare nel mondo coi Sayf e le Ditonellapiaga (che piacciono pure a me), ma l’Italia forse somiglia – ha sempre somigliato – più a un balletto di Sal Da Vinci. Fare pace con questa evidenza ci fa solo bene.
Ci piace andare nel mondo coi Sayf e le Ditonellapiaga, ma forse somigliamo più a ‘Per sempre sì’. Fenomenologia di una instant hit che sentiremo da qui all’eternità
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Su Spotify Sal Da Vinci è terzo. Primo "Ossessione" di Samurai Jay, secondo Sayf. Ditonellapiaga quarta. In buona sostanza il podio del Festival, nel suo complesso, trova riscontro nelle classifiche di ascolto e di vendita, alla faccia di certa critica sinistra che ormai vive (ha sempre vissuto) su delle galassie tutte sue.
D'altro canto, se fin dalle prove generali (e postai qui i tweet) i giornalisti e altri osservatori presenti, avevano scritto che "Per sempre sì" avrebbe vinto, è perchè evidentemente quella canzone, che può o non può piacere, ma dava una impressione (in ottica primo posto) diversa rispetto alle altre...probabilmente il ritornello immediato, la cantabilità, la melodia "nazional-popolare": io credo che abbia vinto proprio perchè ha rappresentato un momento di evasione "leggera" rispetto al plumbeo, al cupo in cui ormai siamo immersi: una canzone "catartica", se anche per soli 3 minuti.
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Sean guarda come ci hai azzeccato con questo commento nonostante molti giornalisti bocciassero la canzone di Sal Da VinciOriginariamente Scritto da Sean Visualizza Messaggio.
Ad esempio pare che la canzone di Sal Da Vinci sia una specie di "tormentone" ruffiano e che potrebbe godere (come fu per Geolier) dei favori dei televotanti campani, per cui l'insufficienza che prende dai giornalisti potrebbe trasformarsi in tutt'altro al momento della vera classifica...vale per lui e anche per altri ovviamente.
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Lì avevo fatto un riassunto delle pagelle dei pre-ascolti di gennaio...ma in effetti "tormentone" lo è...e pure un pò "ruffiana"
anche se poi in verità non ha fatto il pieno di televoti come Geolier, perchè, ad esempio, nella finale a 5 ha prevalso Sayf con un certo distacco al televoto...per cui a Napoli e dintorni non c'è stata quella mobilitazione totale che ci fu due anni fa, forse perchè non tutti i giovani erano pro Sal Da Vinci, e i suoi televoti credo li abbia avuti da ogni parte d'Italia, anche perchè la canzone ha un solo piccolo verso in napoletano, mentre Geolier la cantò tutta in napoletano.
Più in generale voglio dire una cosa: canzoni come quella di Sal Da Vinci ci sono sempre state, e sempre sono state avversate da certa critica. Canzoni "popolari" come "Sarà perchè ti amo", "Ci sarà", "Felicità", "Su di noi", ma per certi versi anche alcune canzoni di Cutugno come "L'italiano", hanno sempre fatto storcere il naso ai critici o parte dei critici...eppure ad anni di distanza sono tutte canzoni stranote, che tutti ormai cantano, che hanno avuto anche un grosso successo internazionale, che sono state campionate in versione "disco", insomma sono diventate dei "cult" transgenerazionali...
...allora la puzza sotto al naso nella musica leggera è bene non averla, per il semplice motivo che il pubblico è vasto, si tratta di canzone popolare e a ciascuno piace la sua...non puoi mica imporre a tutti, o pensare che a tutti debba piacere, che so, Guccini, De Andrè...io certe canzoni di Guccini e De Andrè, con tutto il rispetto, ma le trovo pure un pò pallose, come certi film uzbeki che piacciono solo ai critici, quelli per i quali ci si sturba per "i dieci minuti di silenzio" o "il piano sequenza" o "l'occhio della madre".
"Per sempre sì" è una canzone che ha infiniti precedenti nella musica italiana e a Sanremo, che abbia vinto è più che naturale...e secondo me nell'Albo del Festival ci sta a buon diritto, se uno conosce la storia della nostra canzone e se soprattutto si togliesse la puzzetta dal naso....ma di noi
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