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Due settimane fa sono andato a vedere i Blood Incantation a Londra per il loro 'Absoltue Elsetour Part II.'
Absolute Elsewhere e' uno degli album death metal piu' belli degli ultimi anni: death metal + rock progressivo in stile Pink Floyd + intermezzi elettronici alla Tangerine Dream.
Quando passò dal rock/metal dei Timoria alla musica leggera sembrava dovesse spiccare davvero il volo, ma così non è stato. Intendiamoci la fama l'ha sicuramente raggiunta con la sua nuova musica, ma per la voce che ha mi aspettavo un successo più marcato.
io non so chi gli scrivesse i testi o se li scrivesse da solo, ascoltare "angelo" dedicata alla figlia con quelle estensioni vocali è emozionante
ha sempre avuto una voce di un livello superiore
viaggio senza vento è stato un album bellissimo 2020 era una proiezione verso il futuro visionario, forse alla fine visto come vanno le canzoni di pedrini (che cmq è un underground che merita tanto) è meglio che sia finita li
Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.
Due settimane fa sono andato a vedere i Blood Incantation a Londra per il loro 'Absoltue Elsetour Part II.'
Absolute Elsewhere e' uno degli album death metal piu' belli degli ultimi anni: death metal + rock progressivo in stile Pink Floyd + intermezzi elettronici alla Tangerine Dream.
Ci ha messo un po' a prendermi, ma e' incredibile
Il death non riesco ad ascoltarlo. Purtroppo il cantato growl nn riesco proprio a farmelo piacere. Ho ascoltato absolute elsewhere e sarebbe un gran disco se nn ci fosse quella voce
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Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.
se è per quello non sopporto nemmeno gli oasis
e si che sia ff che gli oasis hanno venduto a pacchi e sono osannati di milioni di persone
Il primo disco degli Oasis è bello forte, Steel.
I lavori solisti di Noel sono di ottimo livello pure...la vera testa di cazz0 e che canta pure demmerda, oltre a non aver mai dato alcun apporto né in scrittura né in composizione, è Liam.
Scusa Centos, ho confuso utente per la risposta.
Comunque non cambia il pensiero.
Il primo disco degli Oasis è bello forte, Steel.
I lavori solisti di Noel sono di ottimo livello pure...la vera testa di cazz0 e che canta pure demmerda, oltre a non aver mai dato alcun apporto né in scrittura né in composizione, è Liam.
hai quotato me ma non è che sia importante, magari era voluto di rimando
ma in ogni caso la mia opinione è personalissima, hanno accompagnato una generazione assieme ai blur
la rivalità fra i fratelli è sempre stata conosciuta e magari ha aiutato il mito della band
io quando sento quel wonderwaaaaaaaaaaaaaaall con quella a mi monta la carogna, è qualcosa che mi risuona male nelle orecchie
poi anche jagger ha adottato quel genere di a da almeno 10 anni "anybody seeeeen m(aaaaaaaaaaaaaa)y baby"
sono limitato io ci mancherebbe
hai quotato me ma non è che sia importante, magari era voluto di rimando
ma in ogni caso la mia opinione è personalissima, hanno accompagnato una generazione assieme ai blur
la rivalità fra i fratelli è sempre stata conosciuta e magari ha aiutato il mito della band
io quando sento quel wonderwaaaaaaaaaaaaaaall con quella a mi monta la carogna, è qualcosa che mi risuona male nelle orecchie
poi anche jagger ha adottato quel genere di a da almeno 10 anni "anybody seeeeen m(aaaaaaaaaaaaaa)y baby"
sono limitato io ci mancherebbe
Ahahahaahahahahaahaja
Ho modificato il QUOTE utente.
Comunque io non mi riferivo solo al cantato, che ho pure scritto che sostanzialmente è nammerda...dico solo che Noel è un chitarrista più che bravo imho e che come arrangiatore pure mi piace assai.
Gli Oasis sono sempre stai lui e basta.
Ogni mio intervento e' da considerarsi di stampo satirico e ironico ,cosi come ogni riferimento alla mia e altrui persone e' da intendersi come mai realmente accaduto e di pura fantasia. In nessun caso , il contenuto dei miei interventi su questo forum e' atto all' offesa , denigrazione o all odio verso persone o idee.
Originariamente Scritto da Bob Terwilliger
Di solito i buoni propositi di contenersi si sfasciano contro la dura realtà dell'alcolismo.
Peppe Vessicchio, col sorriso e con il silenzio era diventato un'icona popolare
Negli ultimi anni si era staccato dal Festival perché trovava svilito il ruolo di direttore
In un mondo - quello in cui viviamo - dove tutti gridano per farsi notare e in un settore - quello musicale - che vive di suoni e canto, Peppe Vessicchio è diventato un’icona con il silenzio. Bastava il «dirige l’orchestra» pronunciato dal conduttore al Festival di Sanremo prima della partenza di ognuna delle canzoni in gara perché tutti noi ci immaginassimo la telecamera puntata sul suo sorriso enigmatico nascosto da barba e baffi. Peppe alla napoletana, non Beppe come in tanti sbagliavano e lui che mai li correggeva.
Vessicchio è stato per tre decenni, a partire dagli anni Novanta quando all’Ariston tornò l’orchestra, una costante del Festival. Uno dei direttori con più presenze e vittorie (ben quattro) sul cartellino. Lo volevano tutti gli artisti perché non è facile domare quella bestia che è l’orchestra di Sanremo. Mettere un motore così potente su una canzone che non ha le spalle larghe la può anche spezzare. Il direttore sapeva invece coniugare le conoscenze accademiche di arrangiatore con una sensibilità pop senza snobberie.
La sua popolarità aveva ottenuto ulteriore spinta da «Amici» di Maria De Filippi: lì era il maestro comprensivo, competenza tecnica e toni pacati. Era diventato così iconico che nel 2017 la sua assenza divenne notizia più importante della presenza di tanti cantanti.
Colto, ironico (in gioventù aveva fatto anche cabaret), elegante, cura maniacale della barba e del taglio sartoriale degli abiti da vero gentleman napoletano, non si era mai fatto prendere la mano. Non lo aveva mai sfiorato l’idea di capitalizzare la popolarità diventando un opinionista buono per tutte le stagioni. Non era nel suo. Era un uomo di ragionamento, di equilibrio, di conoscenza e non di battuta da applausi facili. Anche le stroncature feroci, spesso a microfoni spenti, arrivavano con quel sorriso da stregatto che si riusciva a leggere anche sotto i baffi e la barba.
Da qualche anno si era distaccato dal Festival e più in generale dalla musica pop. Gli sembrava che il ruolo del direttore fosse svilito dall’uso sempre più frequente di sequenze, suoni preregistrati e clic che aiutano i musicisti a stare a tempo. Nell’ultima edizione di Sanremo aveva notato, sempre con grande garbo verso i colleghi di podio, che la scenografia impediva addirittura il contatto visivo fra direttore e orchestra.
Il suo rifugio era diventato lo studio degli influssi della musica sulle piante: confessava di aver fatto i primi esperimenti piantando pomodori nella vasca da bagno di casa per arrivare a produrre vino che faceva affinare in cantina al suono dei compositori classici. Lì sì che c’è bisogno di un direttore.
CorSera
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«Signore e signori, dirige il maestro Beppe Vessicchio» e partiva l’applauso più caloroso. Tanti anni di gioie e successi. Ricordava spesso l’emozione di aver sentito Whitney Houston cantare alle prove («un colpo al cuore per un misicista») o quando al seguito di Elio e Le Storie Tese con «La terra dei cachi», al ristorante tutti insieme, scoprirono di essere arrivati secondi, all’urlo di «questo Festival è truccato. Dovevamo arrivare ultimi». Ricordava spesso la bravura di Baudo «vero musicista» e la simpatia di Vianello.
Quattro volte vincitore a Sanremo — nel 2000 con gli Avion Travel (Sentimento), nel 2003 con Alexia (Per dire di no), nel 2010 con Valerio Scanu (Per tutte le volte che) e nel 2011 con Roberto Vecchioni (Chiamami ancora amore) — e mai un gesto arrogante.
Negli ultimi anni non ha più diretto L’Orchestra e a tutti è sembrato impossibile avere il festival senza Vessicchio. Ma anche lì non se la prese. Disse «La vita, va avanti». Tanto che la sua assenza fu riempita da appelli per farlo tornare, calzini in vendita con il suo volto ricamato, social scatenati che chiedevano di avere Peppe. Lui spiegò che quello che gli mancava della kermesse canora, frequentata per quasi 30 anni, non era tanto dirigere, vincere, aumentare la popolarità, ma «stare con i colleghi». Confidò che per lui andare a Sanremo era uno stato di «felicità. L’atmosfera che si respira sempre attorno all’Ariston, gli incontri, le conoscenze, le cene notturne fra amici e le risate». Quello gli mancava, il calore. Ma certo non è mai stato solo, amatissimo dai conduttori tv e dal pubblico.
Una vita piena, spezzata all’improvviso. Il suo unico rimpianto era non aver mai lavorato con Battisti, e il suo ricordo del cuore è stata la collaborazione con Gino Paoli per «Ti lascio una canzone». Raccontò Vessicchio: «Gino mi disse: “ho scritto questo brano come un messaggio d’amore per quello che c’è stato anni fa tra me e Ornella (Vanoni). Lessi le parole e quasi mi venne da piangere. Questo è il grande potere della musica».
CorSera
...ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni
«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta»
Peppe Vessicchio è stato uno degli ultimi rappresentanti della grande tradizione italiana dei maestri direttori e arrangiatori d'orchestra, cioè di quella arte che è deputata al riempire di suoni e colori musicali un brano che spesso nasce scarno e sul quale va poi ritagliato un abito su misura: dare corpo e sostanza all'idea musicale.
Una grande tradizione, nomi noti a tutti come quelli dei Morricone, dei Reverberi, dei Detto Mariano, dei Fierro, dei Canfora, dei Celso Valli (anche lui scomparso recentemente), di tanti altri, un lungo elenco che si va però impoverendo, perchè adesso le note e le parti musicali vengono "scritte" dai computer, e difatti i suoni che innervano una canzone paiono (anzi sono) tutti uguali, producendo una piatta, indistinta uniformità: ora basta una tecnico programmatore di macchinari, in luogo di un maestro di arrangiamento e direzione orchestrale, per dare ad un brano uno spessore musicale, la sua "cifra", oggidì fattasi seriale.
Di questo slittamente verso l'indifferenziato omogeneizzato ne è esempio proprio il Festival: per quattro ore sembra di ascoltare sempre la stessa musica, la medesima canzone. Sintomatico anche il fatto che quasi nessuno, alla prova dell'orchestra, sappia più cantare e stare al tempo, perchè quando hai davanti una orchestra ed un direttore, o sai cogliere e restare nel solco del tempo musicale che viene dettato dal direttore, od inizi ad andare per i fatti tuoi - sintomatiche sono difatti le stonature e le afonie, che si cerca poi di correggere con interventi delle sofisticazioni tecnologiche chiamate a puntellare il vuoto e le deficienze del cosiddetto "artista".
I Vessicchio e colleghi dunque incarnavano la cultura musicale, lo studio, l'applicazione, il rigore, e in ultimo l'esaltazione del talento vero, perchè il maestro arrangiatore è colui che infine si mette al servizio (del cantante, dell'orchestra) per illuminare ancor meglio le potenzialità di una voce, di un brano...sempre che ci siano voci e canzoni, forme di arte che, a quanto pare, come i veri direttori e arrangiatori di orchestra stanno estinguendosi.
...ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni
«nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta»
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