
Originariamente Scritto da
Sean
Sarebbe utile riscoprire un piccolo saggio pubblicato negli anni '60 da Franco "Giorgio" Freda, La Disintegrazione del Sistema. Utile perchè come ogni opera di genio è anticipatoria sul divenire. Utile perchè difficilmente chi si trova nel cuore degli eventi, dei passaggi epocali, delle tensioni agoniche, difficilmente riesce a coglierne le prospettive o solo comprendere di essere nel mezzo di un mutamento: questo, sovente, lo si capisce solo dopo che la trasformazione è avvenuta.
Per arrivare a questa auspicata "disintegrazione" si devono percorrere tutti i passaggi, di ordine politico, economico e, ovviamente, morale. Noi oggi siamo proprio nel centro di questo uragano che va compiendo la degenerazione, attuata da quegli stessi stati liberali che, secondo la vulgata, ci hanno donato la felicità e la libertà. E le masse, infatti, non sono più felici e più libere? Anche un settantacinquenne vuole potersi godere la vita indisturbato, e, se per farlo si deve dare una piccola spallata alla legge che vieta di andare con le minorenni, tanto di guadagnato, si affretta la dissoluzione. A ben guardare noi già siamo all'anarchia, perchè gli stati liberali mai hanno avuto lo strumento per passare indenni le gigantesche crisi di ordine storico. Non abbiamo punti di riferimento, siamo - liberi e felici - al buio.
La concezione dello stato liberale è individualistica e sommamente anarchica, perchè affonda tutta nel desiderio, nell'astuzia, nel maneggio del singolo che non si riconosce nulla di superiore, che si fa idolo e che pensa a soddisfare unicamente la sua pancia, il suo portafoglio o il suo organo sessuale. Una società siffatta poteva non esprimere dalle sue viscere putrescenti un Silvio Berlusconi? Quel personaggio ne è solo una conseguenza naturale, così come naturale sarà il disfacimento - per implosione - di questa società fondata sull'anarchico caos dell'imperio del sè.
Siamo dunque in una landa di confine, senza neppure l'eroico sceriffo che cerca di dare almeno, a suon di revolverate, una parvenza di ordine, un appiglio a chi, indifeso, sgomenta. Ma è giusto (e non potrebbe essere altrimenti) che si beva il calice sino alla feccia. E perciò questo spettacolo ai nostri occhi è necessario - "Guardate di non allarmarvi: è necessario che tutto questo avvenga".
Questi rivolgimenti ci sono vitali perchè si rinasca, e perchè gli uomini (i pochi uomini che hanno saputo mantenersi vigili e nobili nella notte di un mondo che rovina) sappiano poi, dalla terra desolata lasciata come unica eredità al popolo da questa casta di liberal, sappiano poi approfittare della desolazione per ricostruire. Come? Ma con tutto ciò che è proprio dell'uomo stesso; con tutto ciò che l'uomo nobile sa trarre dalla sua natura immutabile, e che mai lo ha tradito: istinto e ordine. Far balenare ancora la fonte perenne dove poter far abbeverare il popolo cieco e sfiancato, alla fine, da troppa "felicità" e da troppa "libertà", idoli-feticcio che lo stanno divorando come Crono coi suoi figli. Ma noi dobbiamo comunque plaudire a questi tempi immondi e che ci hanno resi liberamente e felicemente schiavi, a questa inenarrabile strage di coscienze, di vite, di Bello. Plaudire non per ciò che è, ma per ciò che, attraverso questa disarticolazione di pensieri, ossa, carne e sangue fatui, sarà. Sta alla base di ogni opera di salvazione un sacrificio.
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